Papa Leone XIV ai sindaci: dare un volto alle città
“Sono lieto di incontrare tutti voi che rappresentate l’Associazione Nazionale dei Comuni Italiani. Viviamo questo appuntamento nel tempo di Natale e a conclusione di un anno giubilare: la grazia di questi giorni illumina certamente anche il vostro servizio e le vostre responsabilità. L’incarnazione del Figlio di Dio ci fa incontrare un bambino, la cui mite fragilità si scontra con la prepotenza del re Erode. In particolare, l’uccisione degli innocenti da lui ordinata non significa solo perdita di futuro per la società, ma è manifestazione di un potere disumano, che non conosce la bellezza dell’amore perché ignora la dignità della vita umana”: con queste parole iniziali oggi papa Leone XIV ha accolto in udienza i sindaci italiani per discutere insieme le sfide a cui sono sottoposte le città.
Affrontando il tema dell’autorità il papa ha preso occasione dal tema del Natale: “Al contrario, la nascita del Signore rivela l’aspetto più autentico di ogni potere, che è anzitutto responsabilità e servizio. Perché qualsiasi autorità possa esprimere queste caratteristiche, occorre incarnare le virtù dell’umiltà, dell’onestà e della condivisione. Nel vostro impegno pubblico, in particolare, siete consapevoli di quanto sia importante l’ascolto, come dinamica sociale che attiva queste virtù. Si tratta, infatti, di porre attenzione alle necessità delle famiglie e delle persone, avendo cura specialmente dei più fragili, per il bene di tutti”.
Ed ecco le sfide a cui i sindaci sono chiamati a confrontarsi per dare un ‘volto’ alla propria città: “La crisi demografica e le fatiche delle famiglie e dei giovani, la solitudine degli anziani e il grido silenzioso dei poveri, l’inquinamento dell’ambiente e i conflitti sociali sono realtà che non vi lasciano indifferenti. Mentre cercate di dare risposte, voi sapete bene che le nostre città non sono luoghi anonimi, ma volti e storie da custodire come tesori preziosi. In questo lavoro, si diventa sindaci giorno dopo giorno, crescendo come amministratori giusti e affidabili”.
Il sindaco da ‘seguire’ è Giorgio La Pira: “In proposito, vi sia d’esempio il venerabile Giorgio La Pira, il quale, in un discorso ai Consiglieri comunali di Firenze, affermava: ‘Voi avete nei miei confronti un solo diritto: quello di negarmi la fiducia!’… Sia davanti alle difficoltà sia rispetto alle occasioni di sviluppo, vi esorto a diventare maestri di dedizione al bene comune, favorendo un’alleanza sociale per la speranza”.
Un richiamo particolare è stato quello dell’attenzione al gioco d’azzardo ed ad altre forme di malattia ‘sociale’: “Le nostre città conoscono purtroppo forme di emarginazione, violenza e solitudine che chiedono di essere affrontate. Vorrei richiamare l’attenzione, in particolare, sulla piaga del gioco d’azzardo, che rovina molte famiglie. Le statistiche ne registrano in Italia un forte aumento negli ultimi anni.
Come sottolinea Caritas Italiana nel suo ultimo Rapporto su povertà ed esclusione sociale, si tratta di un grave problema educativo, di salute mentale e di fiducia sociale. Non possiamo dimenticare anche altre forme di solitudine di cui soffrono molte persone: disturbi psichici, depressioni, povertà culturale e spirituale, abbandono sociale. Sono segnali che indicano quanto ci sia bisogno di speranza. Per testimoniarla efficacemente, la politica è chiamata a tessere relazioni autenticamente umane tra i cittadini promuovendo la pace sociale”.
Per questo in conclusione ha citato don Primo Mazzolari, augurando un buon anno: “L’attività amministrativa trova così la sua piena realizzazione, perché fa crescere i talenti delle persone, dando spessore culturale e spirituale alle città. Carissimi, abbiate dunque il coraggio di offrire speranza alla gente, progettando insieme il miglior futuro per le vostre terre, nella logica di un’integrale promozione umana”.
In precedenza aveva incontrato un gruppo di pellegrini della parrocchia San Tommaso da Villanova di Alcalá de Henares, in Spagna, soffermandosi su alcuni tratti del religioso agostiniano: “Nella sua vita e nei suoi scritti, egli ci rivela una ricerca incessante della preghiera continua, cioè a dire una santa inquietudine di essere alla presenza di Dio in ogni momento. Questo implica una profonda interiorità e lo svuotarsi di se stessi per ascoltare e per lasciare agire il Signore”.
Altre caratteristiche sono state la laboriosità e l’amore per i poveri: “Oltre che per la sua vita spirituale, san Tommaso da Villanova si distingue per la sua laboriosità. Questo aspetto, in un mondo che sembra offrirci tutto in modo sempre più rapido, più facile, ci interpella. La sua sobrietà e semplicità, la sua abnegazione nel lavoro (soprattutto in ambito universitario) ed il suo zelo apostolico ci portano a pensare che dobbiamo riconoscere i talenti che abbiamo ricevuto e metterli al servizio della comunità, con impegno e dedizione, affinché si moltiplichino a beneficio di tutti. Infine, vorrei sottolineare il suo amore per i poveri, che gli è valso il titolo di ‘mendicante di Dio’. Mi hanno detto che nella vostra parrocchia questo aspetto è molto presente, in gesti e opere concrete”.
(Foto: Santa Sede)


























