Leone XIV: i finali e gli inizi
[Korazym.org/Blog dell’Editore, 29.12.2025 – Andrea Gagliarducci] – La Messa della Vigilia di Natale nella Basilica di San Pietro è stata caratterizzata da una serie di simboli, tutti a dimostrazione di come Papa Leone XIV si stia muovendo a grandi passi verso una transizione definitiva, destinata a iniziare sul serio non appena il Giubileo si concluderà. In particolare, ci sono tre piccoli segnali da considerare.
Il primo segnale: Leone XIV ha salutato di persona i fedeli in Piazza San Pietro prima della celebrazione serale e ringraziarli. È un gesto che ama compiere, e che ha fatto spesso da quando è diventato Papa. Per la prima volta, tuttavia, ha indossato la fascia con lo stemma papale. Finora, lo stemma non era mai apparso sulla fascia, e questo era stata interpretata da molti come un segno pratico di continuità con il pontificato precedente, e più precisamente con la decostruzione dei simboli avvenuta sotto Papa Francesco. Il fatto che lo stemma ricamato sia apparsa sulla fascia, tuttavia, smentisce questa narrazione. Che questo è successo nella notte di Natale, all’inizio della conclusione dell’Anno Santo inaugurato da Papa Francesco, è altrettanto significativo.
Il secondo segnale risiede nelle parole di Leone XIV. La sua omelia della Vigilia di Natale aveva due particolarità: citava l’ultima omelia di Natale di Benedetto XVI da Papa e l’ultima omelia di Natale di Papa Francesco. In sostanza, Leone XIV attingeva all’eredità di entrambi i suoi predecessori, prendendo il meglio da entrambi e cercando di armonizzarli. Ma così facendo, segnalava anche di essere un pontefice diverso, uno che non avrebbe messo da parte le cose buone del passato, ma che avrebbe anche avuto una propria direzione. Il suo è un pontificato diverso.
Il terzo segnale, in realtà, si verificò pochi giorni prima, nel discorso alla Curia Romana per gli auguri natalizi di Papa Leone XIV, il 22 dicembre. I discorsi di Papa Francesco alla Curia furono un evento atteso da tempo, perché li utilizzò per scagliarsi contro la Curia. Nessuno ha dimenticato il suo discorso sulle quindici malattie della Curia, seguito da quello sui rimedi per i mali della Curia. Leone XIV dimostrò fin dall’inizio, tuttavia, di non aver né inteso coltivare alcuna inclinazione ad attaccare coloro che lavorano in Vaticano. Anzi, affermò fin dall’inizio che “i Papi vanno e vengono, la Curia rimane“, dimostrando il suo apprezzamento per il lavoro svolto dietro le quinte da così tanti di loro. Il tono del suo discorso, quindi, non era accusatorio. Leone XIV evidenziò invece un tema: la comunione. Concluse chiedendo che si coltivasse l’amicizia anche all’interno della Curia e che non si indulgesse nell’inimicizia.
Papa Leone XIV deve gestire la complessa eredità di Papa Francesco. L’ultima parte del pontificato di Francesco, in particolare, aveva alimentato l’amarezza all’interno della Curia. Allo stesso tempo, alcune delle intuizioni cruciali del Papa argentino erano state perse di vista. Questo non era insolito in un pontificato che era comunque durato una dozzina di anni molto movimentati. Leone XIV, quindi, si trovò di fronte al difficile compito di salvare quelle intuizioni, evitandone le insidie, o meglio, di sanare le ferite senza condannare o rinnegare in blocco l’opera del suo predecessore.
L’ha fatto con cautela, prendendo alcune decisioni di governo che ribaltano le decisioni di Francesco e, allo stesso tempo, pubblicando i “documenti sospesi” rimasti alla fine del pontificato di Francesco. Con questa cautela, Leone XIV voleva inviare un messaggio: che rispettava ciò che era accaduto prima e che non aveva davvero intenzione di attuare uno spoil system se tutti avessero remati nella stessa direzione.
Anche la decisione di Leone XIV di continuare a parlare di sinodalità, è un segnale concreto in questo senso: chiarisce che ascolterà tutti e che a tutti verrà data voce. E, in definitiva, questo è proprio lo scopo del Concistoro del 7-8 gennaio.
Il 12 dicembre, Papa Leone XIV ha inviato una lettera a tutti i cardinali spiegando lo scopo del Concistoro, elencando quattro punti in particolare:
- una rilettura dell’Esortazione apostolica Evangelii gaudium;
- uno studio della Costituzione apostolica Praedicate Evangelium, con particolare attenzione alla Chiesa universale e alle Chiese particolari;
- Sinodo e sinodalità come strumenti di collaborazione con il Pontefice;
- una “approfondita riflessione teologica, storica e pastorale” sulla liturgia, “per conservare la sana tradizione e tuttavia aprire la strada a un legittimo progresso”, per dirla – come Leone XIV ha fatto nella sua lettera – con le parole della Costituzione sulla sacra liturgia del Concilio Vaticano II, Sacrosanctum Concilium.
Questi quattro temi sono particolarmente indicativi della traiettoria di Leone XIV.
I primi due temi riguardano l’Esortazione programmatica di Papa Francesco e la sua Costituzione apostolica, che ha portato alla riforma della Curia. Da un lato, Leone XIV non vuole perdere lo slancio missionario lasciato da Papa Francesco, anche se l’espressione “Chiesa in uscita” non è ancora uscita sulle sue labbra. Il tema della missione, tuttavia, è centrale.
C’è bisogno di armonizzare le riforme dell’era di Francesco, perché la struttura della Chiesa non può essere solo missionaria. C’è bisogno di un centro, e questo è compreso da coloro che, come il Papa, sono stati superiori di una comunità religiosa con case sparse in tutto il mondo.
Inoltre, Leone XIV riformula l’idea di sinodalità, definendola come una forma di collaborazione con il Papa, ponendo al centro la comunione ideale da lui lanciata all’inizio del suo pontificato. Questa comunione si realizza anche attraverso una pax theologica su temi come la liturgia. Questo era l’obiettivo di Benedetto XVI, che aveva liberalizzato l’uso del rito antico proprio per favorire la comunione e stroncare le correnti estremiste, ovvero coloro che vedevano la liturgia come uno strumento per mettere in discussione l’intero Concilio Vaticano II. Leone XIV torna al Concilio, ma sembra pienamente impegnato a realizzare la pax theologica, cosa che non interessava a Papa Francesco, che aveva limitato l’uso del rito antico, bollando come retrogradi tutti coloro che vi si avvicinavano. L’approccio di Leone XIV sarà probabilmente moderato.
Passo dopo passo, ha rimesso a fuoco tutti i simboli del suo pontificato, senza mai rinnegare Francesco; anzi, lo ha citato più di chiunque altro nei suoi discorsi, allocuzioni e omelie. Probabilmente non ci saranno grandi inversioni di tendenza nella riforma della Curia voluta da Papa Francesco: sarebbe complicato. Ma Papa Leone XIV ha già dimostrato la volontà di apportare modifiche e fa affidamento sui cardinali per un approccio completo alla riforma.
Il fatto che faccia affidamento sui cardinali testimonia anche il suo approccio sinodale. Papa Francesco aveva posto la Chiesa in uno stato di sinodo permanente, ma poi un consiglio ristretto di cardinali fu chiamato a governare con lui, un organismo che non fu mai istituzionalizzato ma servì come mezzo di consultazione e trascese l’intero collegio cardinalizio.
Papa Francesco apprezzava anche le occasioni speciali, come l’incontro con i gesuiti in ogni Paese che visitò. Non è che Francesco facesse favoritismi con gruppi di religiosi. Tutti erano uguali, ma alcuni erano più uguali di altri.
Invocando la sinodalità, Leone XIV chiede anche una maggiore partecipazione da parte di tutti. Lo fa secondo un concetto di responsabilità condivisa, che nell’omelia della Messa del Giorno di Natale ha definito “via della pace”.
Le Porte Sante stanno iniziando a chiudersi; l’Anno Santo indetto da Papa Francesco sta volgendo al termine. Ma le porte si stanno aprendo ad un nuovo pontificato, ancora da definire: quello di Leone XIV.
Questo articolo nella nostra traduzione italiana è stato pubblicato dall’autore in inglese sul suo blog Monday Vatican.



























