Rilevanza delle virtù teologali nell’ermeneutica del Magistero e della Magistratura: analisi comparativa sul piano sociologico, teologico, storico e giurisprudenziale
Ribadisco, riprendendo l’analisi iniziale, che tale Costituzione (DV 11) precisa che le verità divinamente rivelate, contenute ed espresse nei libri della Sacra Scrittura, furono scritte per ispirazione dello Spirito Santo; l’enciclica “Providentissimus Deus (1893) di Papa Leone XIII descrive la sua natura attraverso l’analisi della psicologia dell’autore sacro, sottolineando le sue caratteristiche intellettive, volitive ed operative che consentono di qualificarlo come autore (strumentale)-agiografo- non consapevole di essere ispirato (ma cosciente e capace, non in trance).
Va sottolineato che i libri dell’A.T. furono scritti originariamente in ebraico, in parte in aramaico, pochi in greco; i libri del N.T. furono scritti in greco; per l’A.T. il testo ebraico ci è pervenuto attraverso manoscritti, il Masoretico fra il VII e il IX sec. D.C. a Tiberiade.
La scoperta di Qumran (1947) ha fatto rinvenire dei manoscritti dell’A.T. che si accordano più con la traduzione greca dei LXX, testo attribuito agli ebrei di lingua greca di Alessandria, usato dalle prime comunità cristiane, esso fu tradotto in latino dal II secolo. Per il N.T. il Concilio di Trento nel 1546 dichiarò autentico il testo detto “Volgata”.
Il nesso fra Spirito di Dio e Parola di Dio è presente p.e. nell’A.T. in Zc 7,12, nel N.T. in 2TM 3,14-17 (tutta la Scrittura è ispirata da Dio, theopneustòs).
Il termine ispirato proviene dalla mantica ellenistica (pseudo scienza divinatoria, oracoli sibillini), nella quale “pneuma” indicava la forza del soffio divino che, investendo il sacerdote o altri, lo rendeva in uno stato di incoscienza, di raptus, non così presso coloro che ricevevano lo Spirito, sia nell’A.T. che nel N.T., i quali restavano nel pieno delle loro facoltà, per cui il modello dell’ispirazione biblica non separa mai l’azione dello Spirito dalla consapevole azione degli agiografi.
I Padri della Chiesa, ribadisco, hanno introdotto alcune categorie, Ippolito di Roma parla del profeta come “bocca di Dio”, altri parlano di strumenti p.e. voce divina, in seguito l’espressione “Dio autore” ricorrerà nei concilii (Firenze, Trento, Vat. 1° e 2°); un’altra formula usata da S. Girolamo e da S. Agostino sarà “dettato” (in latino ‘dictare’ significa anche comporre, insegnare, prescrivere), S. Tommaso elaborerà la tesi per la quale l’autore principale è lo Spirito Santo (causa principale), l’uomo è l’autore strumentale. Il Concilio fiorentino introduce per la prima volta la categoria dell’ispirazione quale ragione e fondamento del carattere divino dei libri sacri, quello tridentino precisò che anche la Tradizione è ispirata.
Pio XII scrisse che come il Verbo sostanziale di Dio si assimilò (incarnazione) agli uomini, tranne che nel peccato, così anche le parole di Dio, espresse in lingua umana, si assimilarono in tutto al linguaggio umano (A.T. e N.T.), eccetto che nell’errore. Una delle conseguenze dell’ispirazione è la verità o inerranza, essa trae la sua forza anche dal fatto che vi è un “canone” delle Scritture, cioè una norma. In ultima analisi Dio non voleva formare degli scienziati conoscitori delle sfere del cielo (Galilei), ma trasmettere la sua Parola agli uomini per la loro salvezza, per cui le discordanze, p.e. venivano spiegate con l’interpretazione allegorica, in particolar modo tenendo conto dei variegati generi letterari esistenti nelle diverse epoche storiche in cui scrissero gli agiografi.
Quindi, in conclusione (dopo l’esaustiva trattazione in merito di lunga stesura, ritenendola tematicamente inedita ed esclusiva nel contesto ermeneutico comparativo), come confermano gli studiosi, in linea di massima è la “Teologia Fondamentale” che affronta le materie più complesse, suddivise in due ambiti:
- Da un lato si occupa dei “fondamenti”, di quelle basi dalle quali deriva poi tutto quello che noi crediamo: la cristologia, la Trinità, la morale, la visione dell’uomo, il peccato, ecc. Possiamo già definire questo con una parola: la Rivelazione.
La Teologia fondamentale vuole riflettere sul fatto che Dio si rivela, si fa conoscere.
- Dall’altro la Teologia Fondamentale si occupa del perché noi crediamo, dei motivi della nostra fede. Parlando dei fondamenti della fede noi arriviamo sempre a porci la domanda: “Cosa rispondi ad un altro che ti chiede perché credi? Come sai spiegare con la tua mente, col tuo pensiero, con le tue parole, il motivo per cui credi?”:
“ Tema della credibilità del cristianesimo” (di cui infra)
Per questo studio, come viene acclarato anche da un altro Teologo, ci è di aiuto il bellissimo documento, che si chiama, ripeto, Dei Verbum che è una delle costituzioni dogmatiche del Concilio Vaticano II (cfr. https://www.gliscritti.it/approf/2006/conferenze/teofond01.html- : don Andrea Lonardo-7/21 novembre- 5 dicembre 2005).
Come viene ribadito pure da un importante documento pontificio, non tutta la verità cattolica ( fides quae) si può con certezza attingere dalla sola Scrittura senza l’aiuto/lo studio della Tradizione e del Magistero, l’unico organo legittimato ad interpretare autenticamente la Sacra Scrittura ( tematiche da mia moglie Marcella Varia e da me insegnate, ribadisco, per 10 anni nelle nostre catechesi/lezioni dal 2013 al 2023, sotto l’egida del Cardinale Paolo Romeo, Arcivescovo emerito di Palermo, canonista, Nunzio apostolico per 50 anni, cfr. https://pastoralefamiliare.chiesadipalermo.it/wordpress6/il-buon-pastore/ ).
Questa soluzione avrebbe sostanzialmente ribadito la posizione cattolica di fronte a quella protestante, senza toccare questioni ancora discusse tra i cattolici ed in cui il Concilio 1963/1965 non aveva voluto addentrarsi; avrebbe lasciato la via aperta ad ulteriori indagini; senza mettere in minoranza, per così dire, nessuna delle sentenze tenute dagli studiosi, ma senza imporre neppure un peso non necessario alla difesa della verità cattolica e dell’importanza della Tradizione
(cfr. L’intervento di Paolo VI al Concilio Vaticano II per la chiarificazione del testo della Dei Verbum “Il rapporto fra Scrittura e Tradizione, la verità della Sacra Scrittura e la storicità dei vangeli”di Padre Giovanni Caprile S.I. gesuita-15/4/2009
http://www.gliscritti.it/approf/2009/papers/caprile080709.htm ).


























