A Parigi i giovani sono alla ricerca con la comunità di Taizè
“Cari giovani, in occasione dell’Incontro europeo organizzato dalla Comunità di Taizé, Sua Santità papa Leone XIV mi ha chiesto di trasmettervi i suoi cordiali saluti e l’assicurazione della sua vicinanza spirituale. Il vostro incontro costituisce una nuova tappa del ‘Pellegrinaggio di fiducia sulla terra’ iniziato da Frère Roger quasi mezzo secolo fa proprio in questa città di Parigi. Il Santo Padre è lieto di sapere che siete riuniti in una città segnata da una ricca eredità religiosa, plasmata nel corso dei secoli dalla luminosa testimonianza di tante figure di santità che, ciascuna a modo suo, hanno risposto con coraggio alla chiamata di Cristo”: attraverso il segretario di Stato, card. Pietro Parolin, papa Leone XIV ha inviato un telegramma ai giovani che da domani fino al 1^ gennaio si incontreranno a Parigi su invito della Comunità di Taizè per il 48^ incontro europeo sul tema della ricerca.
Quindi il papa ha invitato i giovani a non evitare la domanda ‘Chi cercate?’, in quanto essa è fondamentale: “Alla fine di quest’anno, segnato da tante prove per la nostra famiglia umana, la generosa ospitalità che state ricevendo a Parigi da credenti di ogni estrazione e da persone di buona volontà è un messaggio potente per il mondo. Possano i momenti di preghiera e di condivisione che vivrete in questi giorni aiutarvi ad approfondire la vostra fede, discernendo sempre più chiaramente come vivere il Vangelo nella realtà concreta delle vostre vite”.
Concludendo il telegramma il papa ha ricordato il Concilio di Nicea con un invito particolare per i giovani: “Questo incontro si svolge anche in un particolare momento ecclesiale, segnato dalla chiusura di un Anno Giubilare e dalle commemorazioni del 1700° anniversario del Concilio di Nicea… Il Santo Padre vi incoraggia a diventare pellegrini di fiducia, artigiani di pace e riconciliazione, capaci di portare una speranza umile e gioiosa a chi vi circonda”.
Nella lettera di invito, richiamata dal papa, il priore frère Matthew evidenzia la necessità della ricerca di Dio; per questo molti giovani nello scorso anno sono giunti a Taizè: “Nel corso dell’ultimo anno abbiamo accolto a Taizé giovani provenienti da Ucraina, Palestina, Libano, Nicaragua, Myanmar e altri luoghi devastati dalla guerra e dai conflitti. La loro fede e il loro desiderio di una pace giusta e duratura sono stati per noi fonte di ispirazione. Abbiamo anche ascoltato le testimonianze di persone che lavorano a Gaza o che hanno familiari in quella città. Vediamo il dolore di coloro che hanno persone care prese in ostaggio e ascoltiamo il grido di chi cerca giustizia sotto regimi oppressivi”.
Ugualmente i giovani visitati dal priore di Taizè hanno manifestato il desiderio di libertà e di dedicarsi alla cura di chi soffre: “Ho anche poi trascorso del tempo con i fratelli della nostra comunità di Taizé che vivono in piccole fraternità in Brasile e a Cuba. Il Brasile è ancora segnato dall’eredità della schiavitù e da grandi disuguaglianze. Eppure ci sono persone che si rifiutano di arrendersi e lottano per stare al fianco dei più poveri. Penso in particolare a una comunità nella città di Salvador, dove i senzatetto dormono in chiesa e si aiutano a vicenda.
A Cuba ho visto un popolo coraggioso affrontare enormi difficoltà. Ho incontrato una nonna che ha usato tutti i suoi risparmi affinché suo nipote avesse tutto il necessario per l’inizio dell’anno scolastico. Sua madre, come molti altri cubani, è emigrata in cerca di un futuro migliore. In molti posti, le persone si chiedono: come posso usare la libertà che mi è stata data per esprimere solidarietà a chi soffre? Esse cercano dei modi per concretizzare il loro desiderio di amare e di prendersi cura, dando un senso alla loro vita attraverso l’aiuto e il servizio”.
Per questo la domanda (‘Cosa cercate?’) è fondamentale nella vita: “Il nostro mondo è pieno di bellezza, ma anche di ingiustizia. Qual è il mio posto in tutto questo? Cosa mi viene chiesto di fare? Questa è la domanda che spesso sento nel cuore di fronte alla complessità della vita e alle scelte che mi si presentano.
Nel Vangelo di Giovanni, le prime parole di Gesù sono: ‘Che cosa cercate?’ Ho condiviso questa domanda con un gruppo di sei giovani volontari a Taizé, provenienti da sei paesi diversi, sparsi su quattro continenti. Quello che segue è ispirato da ciò che mi hanno detto. A loro e a tutti i volontari che ci aiutano a gestire gli incontri a Taizé, trascorrendo del tempo con la nostra comunità per pregare e comprendere meglio la chiamata di Cristo nella loro vita, vorrei dire grazie”.
A questa domanda ecco alcune risposte del priore: “Gesù è entrato nel mondo silenziosamente: ‘Il Verbo si fece carne e venne ad abitare in mezzo a noi’. Colui che era presso Dio e che era Dio prima dell’inizio di tutte le cose è venuto ad abitare con noi nascendo in modo umile e povero, nel silenzio della notte: la luce che splende nelle tenebre.
E dunque questo silenzio non è vuoto. Diventa un luogo di incontro. Nel silenzio non siamo soli. Ma fatichiamo, perché la nostra mente è piena di cose. Come dice la Regola di Taizé: ‘Se sei disattento, rientra nella preghiera non appena ti accorgi della tua distrazione, senza per questo lamentarti’. Molti secoli fa, qualcuno pregava: ‘Di te ha detto il mio cuore: Cercate il suo volto; il tuo volto, Signore, io cerco’. Nel silenzio del nostro cuore, torneremo costantemente a cercare Dio?”
Da qui la necessità di cercare una giustizia nel mondo, ma camminando sulle orme di Gesù: “Gesù incarna il mondo della giustizia e delle giuste relazioni che i Vangeli chiamano il Regno di Dio. Ma si arrabbiò e rovesciò i tavoli dei venditori e dei cambiavalute nel Tempio per far posto a Dio. Gesù parlò con veemenza contro l’ipocrisia religiosa, ma fu anche capace di accogliere un capo religioso come Nicodemo.
Conosceva i farisei e accettò la loro ospitalità, ma condivise anche i pasti con persone escluse dalla società. Nutriva un amore incrollabile per le pecore perdute del suo popolo Israele, ma ammirò la fede di un ufficiale romano e guarì il suo bambino; e si lasciò sfidare dalla fede di una donna pagana incontrata durante un viaggio all’estero.
Assumendosi il rischio di stabilire relazioni con persone diverse, Gesù ha favorito la fiducia e ha incarnato il potere riconciliatore di Dio. Se sappiamo che la luce splende nelle tenebre e che, attraverso semplici gesti di bontà umana, l’amore di Dio può vincere, allora siamo liberi di agire”.


























