I vescovi italiani invitano ad educare alla pace disarmante
“Il Signore ci dona e ci affida la sua pace. Ci consiglia di essere operatori di pace, per essere chiamati figli di Dio. La cura per una cultura di pace è una costante preoccupazione dei credenti e di tutti gli uomini di buona volontà. Leone XIV ha chiesto che ogni comunità sia una ‘casa della pace e della non violenza’, ‘dove si impara a disinnescare l’ostilità attraverso il dialogo, dove si pratica la giustizia e si custodisce il perdono’. Per questo motivo la Commissione Episcopale per i problemi sociali, il lavoro, la giustizia, la pace e la salvaguardia del creato, avvalendosi del contributo di teologi e teologhe impegnati nella riflessione sul tema della pace e ai quali va la nostra riconoscenza per l’apporto dato, ha preparato una Nota pastorale sul tema dell’educazione alla pace, approvata dall’81ª Assemblea Generale il 19 novembre 2025 ad Assisi. Già nel 1998, la Commissione Ecclesiale giustizia e pace della CEI aveva pubblicato una nota sull’educazione alla pace”.
Così inizia la Nota pastorale ‘Educare ad una pace disarmata e disarmante’, che analizza la situazione attuale e indica le vie da percorrere per educarci tutti alla Pace. Innanzitutto l’invito “a riscoprire la centralità di Cristo ‘nostra pace’ in ogni annuncio e impegno per promuovere la riconciliazione e la concordia”. Inoltre la Nota precisa di inserirsi ‘nel solco della Dottrina sociale della Chiesa’, proiettata nel contesto attuale.
La riflessione spazia dalle responsabilità dei leader politici (architetti di pace o di conflitti) agli artigiani di pace ovvero alle singole persone, che spesso agiscono secondo una cultura di violenza diffusa, anziché seguire ‘una via umile, fatta di gesti quotidiani, che intreccia pazienza e coraggio, ascolto e azione’, come propone tutto il magistero sociale da papa san Giovanni XXIII fino a papa Leone XIV:
“Il presente documento, ‘Educare a una pace disarmata e disarmante’, invita a riscoprire la centralità di Cristo ‘nostra pace’ in ogni annuncio e impegno per promuovere la riconciliazione e la concordia, e si inserisce nel solco della Dottrina sociale della Chiesa, con un’analisi attenta della situazione attuale segnata da numerosi conflitti; dall’ ‘inutile strage’ di persone, per lo più civili e bambini; da una mentalità che rincorre la strategia della deterrenza degli armamenti, che può cambiare l’economia e la cultura dei nostri Paesi; da una violenza diffusa che rischia di diventare una cultura che affascina soprattutto i più giovani”.
Nella Nota i vescovi sottolineano la necessità di ‘attingere’alla Parola di Dio: “Alle nostre comunità viene dato uno strumento per leggere la realtà contemporanea (prima parte della Nota); viene poi rivolto l’invito ad attingere alla Parola di Dio e al Magistero una visione di riconciliazione, di pace, di convivenza tra i popoli, continuamente minacciata dal peccato nelle sue forme anche ‘strutturate’ di ingiustizie e di guerre.
Essere alla scuola della pace significa mettersi alla scuola della Parola di salvezza e della Dottrina sociale della Chiesa; quest’ultima, in particolare da papa Benedetto XV fino a papa Leone XIV, è stata un punto di riferimento per tutti i popoli nella soluzione di conflitti e nel ripensamento delle vie di pace da percorrere. Da questa ricchezza di contenuti, che disarmano i cuori e trasformano gli strumenti di distruzione in mezzi di sviluppo, nasce un impegno che i cristiani condividono con tutti gli uomini e le donne di buona volontà”.
Da questa lettura del messaggio per la pace scaturisce la proposta delle ‘case di pace’: “Oggi si aprono tanti ambiti e orizzonti nei quali divenire ‘case di pace’: la preghiera, anzitutto, che implora costantemente questo dono di Dio e anima la speranza; la famiglia e la scuola, luoghi nei quali si comincia ad apprendere la non violenza; la società civile e la politica, chiamate ad avere una visione che assicuri sviluppo e solidarietà, che sono ‘i nomi nuovi’ della pace; a scongiurare la strategia della corsa agli armamenti e a non far proliferare le armi nucleari”.
Il messaggio dei vescovi si conclude con l’invito ad ‘applicare’ la pace di san Francesco di Assisi: “Sono grandi temi su cui occorre ritornare per formare le coscienze delle comunità, che devono essere illuminate da un ideale di pace. Ci sostenga, in questo percorso, san Francesco d’Assisi, la cui lezione di vita, dopo otto secoli, non perde d’attualità. Come scrive il suo primo agiografo, egli, «in ogni suo sermone, prima di comunicare la parola di Dio al popolo radunato, augurava la pace dicendo: ‘Il Signore vi dia la pace!’ Questa pace egli annunciava sempre sinceramente a uomini e donne, a tutti quanti incontrava o venivano a lui”.



























