Rilevanza delle virtù teologali nell’ermeneutica del Magistero e della Magistratura: analisi comparativa sul piano sociologico, teologico, storico e giurisprudenziale

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Tali insegnamenti sulla carità sono sempre confermati concretamente dal nostro Pontefice Sua Santità Leone XIV (“Vivere la carità nell’attenzione al bene integrale del prossimo” è una “grande occasione per la crescita morale, culturale e anche economica dell’intera umanità’”. Leone XIV inquadra in questo modo il senso delle opere di carità, riprendendo anche i pensieri dei suoi predecessori, dato che cita la lettera enciclica di Giovanni Paolo II Centesiums Annus, pubblicata nel 1991, nel centenario della pubblicazione dell’enciclica Rerum Novarum di Leone XIII. Il Papa rivolge tale pensiero ad un gruppo dell’Opera San Francesco per i Poveri di Milano, incontrato stamani, 1 settembre, nel Palazzo Apostolico, sottolineando tre “aspetti complementari e fondamentali della carità”, ovvero “assistere, accogliere e promuovere”. Da oltre 60 anni questa fondazione, nata per iniziativa dei Frati Minori Cappuccini di Milano, si adopera per servire ed aiutare i poveri e coloro che sono ai margini della società. Per il Pontefice in questi tre elementi si racchiude “il compito che la Chiesa” affida all’Opera San Francesco “a beneficio delle persone che gravitano attorno alle strutture” che gestiscono e “anche dell’intera società”(  cfr. video/audio: https://www.google.com/url?sa=t&source=web&rct=j&opi=89978449&url=https://www.vaticannews.va/it/papa/news/2025-09/papa-carita-opera-san-francesco-milano-assistenza-accogliere.html&ved=2ahUKEwi9x9WG-7mPAxUd9rsIHTM9Ak8QFnoECCMQAQ&usg=AOvVaw1c–JY2RbRCs-Dqn0Xq2xq ).

 Tali insegnamenti sulla speranza sono stati propugnati sempre da Papa Francesco (“È la più umile delle tre virtù teologali, perché rimane nascosta”, spiega Papa Francesco: “La speranza è una virtù rischiosa, una virtù, come dice san Paolo, di un’ardente aspettativa verso la rivelazione del Figlio di Dio (Rm 8,19). Non è un’illusione” (Omelia di Santa Marta, 29 ottobre 2013). “È una virtù che non delude mai: se tu speri, mai sarai deluso”, è una virtù concreta, “di tutti i giorni perché è un incontro. E ogni volta che incontriamo Gesù nell’Eucaristia, nella preghiera, nel Vangelo, nei poveri, nella vita comunitaria, ogni volta diamo un passo in più verso questo incontro definitivo” (Omelia di Santa Marta, 23 ottobre 2018). “La speranza ha bisogno di pazienza”, proprio come bisogna averne per veder crescere il grano di senape. È “la pazienza di sapere che noi seminiamo, ma è Dio a dare la crescita” (Omelia di Santa Marta, 29 ottobre 2019). La speranza non è passivo ottimismo ma, al contrario, “è combattiva, con la tenacia di chi va verso una meta sicura” (Angelus, 6 settembre 2015).

Nel mito di Pandora, dal suo vaso aperto fuoriescono tutte le sciagure per abbattersi sull’umanità. Nel fondo rimane soltanto la speranza che però racchiude in sé qualcosa di oscuro. Il significato del termine greco ἐλπίς è duplice e non riveste un’accezione semplicemente positiva. Elpis è l’attesa del futuro e allo stesso tempo il timore che sia sempre incerto. È una promessa che può anche non realizzarsi mai. Infatti, “non si può sfuggire a ciò che vuole Zeus” (Esiodo, Le opere e i giorni 42-105). “Che cosa è la speranza?” Si dice fosse stato chiesto ad Aristotele. “È sogno di uomo sveglio”, avrebbe risposto (Vite dei filosofi, Diogene Laerzio). Nel mondo romano, la speranza si concretizza nella personificazione di una dea, Spes, che appare associata a Salus e Fortuna, ricevendo una connotazione di natura politica, quale buon auspicio per l’imperatore e di felice sviluppo per l’Impero. E poiché per gli antichi pagani la vita si arrestava sul precipizio dell’Ade, la speranza si legava a bisogni limitati che si cercava di volgere a proprio favore attraverso riti e voti. La vita era segnata dal fato, da un destino ineluttabile. Senza scampo. La speranza è sempre presente in ogni cultura e in ogni epoca e il suo significato aderisce, modellandosi, sul pensiero e sulla cultura dei diversi popoli, nel tempo e nelle latitudini. Tolto il suo significato di virtù teologale nel cristianesimo, il suo concetto diventa inafferrabile, positivo e negativo insieme, basti pensare ai proverbi della saggezza popolare: “la speranza è l’ultima a morire” o “chi di speranza vive disperato muore”. Secondo Giacomo Leopardi, è il bene maggiore dell’uomo perché gli consente di realizzare il piacere anche soltanto nella sua attesa. Categorico il pensiero di Nietzsche che la chiama “virtù dei deboli”. Per Emily Dickinson è un pensiero tenero: “La ‘Speranza’ è una creatura alata – che si viene a posare sull’anima – e canta melodie senza parole – senza smettere mai”. Per Ferdinando Pessoa è una suggestione eterea: “E solo se, mezzo addormentati, senza sapere di udire, udiamo, essa ci dice la speranza cui, come un bambino dormiente, dormendo sorridiamo”( cfr. https://www.vaticannews.va/it/papa/news/2020-05/la-speranza-la-virtu-piu-piccola-ma-la-piu-forte.html ). Conseguentemente ho apprezzato e condiviso questo testo molto importante per declinare e coniugare, anche sul piano esegetico, Teologia e Diritto canonico che invito tutti ad approfondire: “Il diritto come esercizio di carità”:

“È possibile conciliare l’applicazione rigorosa della legge con la misericordia e la carità che esige l’azione pastorale?

È proprio questa una delle caratteristiche fondamentali del diritto canonico (applicato dai giudici ecclesiastici), che lo differenzia dagli altri sistemi giuridici che purtroppo oggi risultano sempre più ancorati ad un profondo positivismo. Il diritto canonico, che insegna a saper interpretare e applicare correttamente la legge della Chiesa, è un diritto fondato sulla legge naturale e la legge divina, che rappresentano in definitiva i parametri di giustizia che deve seguire l’autorità ecclesiastica. Perciò, la legge canonica attribuisce a chi esercita l’autorità tutti gli strumenti necessari per adeguare il rigore e le esigenze della legge alla giustizia nel caso concreto, vale a dire, a non dimenticare le esigenze della carità e della misericordia nell’applicare la legge. Benedetto xvi diceva che «il diritto è condizione dell’amore». Per san Tommaso  (sommo dottore della Chiesa) «la misericordia senza giustizia è madre della dissoluzione, la giustizia senza misericordia è crudeltà» (cfr.   https://www.google.com/url?sa=t&source=web&rct=j&opi=89978449&url=https://www.osservatoreromano.va/it/news/202112/quo-283/il-diritto-come-esercizio-di-carita.html&ved=2ahUKEwj2h-KlmLyPAxUq2gIHHcDdEu4QFnoECCIQAQ&usg=AOvVaw3Lj8DmPD8HhhusrmMeaCVv ).