Rilevanza delle virtù teologali nell’ermeneutica del Magistero e della Magistratura: analisi comparativa sul piano sociologico, teologico, storico e giurisprudenziale

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In questa terza parte, dopo l’esegesi sociologica, pertanto, ritengo doveroso ed utile procedere ad un discernimento comparativo avvalendomi delle mie variegate, pluriennali esperienze ed ai miei 50 anni di studi in riferimento alle rispettive competenze ermeneutiche del “Magistero della Chiesa cattolica” (Il soggetto della funzione magisteriale è il Collegio episcopale in comunione con il suo Capo, il Romano Pontefice. In tale funzione interpretativa il Magistero gode di una speciale «assistenza dello Spirito Santo», cfr. Costituz. Dogmatica DV 8 -10 che comunica ai Vescovi, con la successione episcopale, «un carisma sicuro di verità». Per questo motivo è l’unico interprete autentico della Rivelazione https://www.operavillatroili.it/ritiri-e-catechesi/il-magistero-della-chiesa-1366 ), nonché,  della “ Magistratura” ( cfr. https://www.altalex.com/documents/news/2022/06/13/interpretazione-legge-lezione-sezioni-unite-su-analogia – Artt. 101 e ss. Costituzione Italiana sugli organi giurisdizionali-Sentenza n. 38596 del 6.12.2021 le Sezioni Unite della Suprema Corte di Cassazione “l’attività interpretativa della legge, propria del giurista, magistrato e non, seguendo i criteri interpretativi positivizzati nel nostro ordinamento dall’art. 12 Preleggi” ).

A tal proposito ho approfondito per 40 anni durante le mie docenze universitarie e le mie variegate esperienze istituzionali, accademiche, professionali, editoriali, ecclesiali e seminariali (di cui infra)  anche  il rapporto  esegetico fra Teologia, Giurisprudenza e morale, con miei  articoli in questa rivista cattolica ed anche con  pubblicazioni degli atti dei convegni da me organizzati, cfr. https://gloria.tv/post/JMF7Ai1bJfY21JYFn331ZQGAz .

 Aggiungo che la “giustizia, sul piano filosofico, com’ è noto, si realizza allorché ciascun individuo nello Stato svolge solo le attività che corrispondono alle sue predisposizioni naturali (in “La giustizia e le 3 funzioni dello stato secondo Platone”).

 L’individuo può svolgere bene un solo compito ed occorre bandire dallo stato l’abitudine di svolgere due o più attività a volte contrastanti tra loro. 
Le tre funzioni principali dello stato che si riferiscono alla produzione dei beni necessari alla vita della città, alla sua difesa e al suo governo trovano un’analogia nell’interna struttura dell’uomo in cui coesistono principi di azione: l’anima incupisci bile che presiede la vita biologica; quella irascibile in cui si esprime la forza dell’individuo; l’anima razionale che deve sovrintendere l’attività dell’uomo e governare le altre due anime.

 Alle tre anime dell’individuo corrispondono le tre classi della società: l’anima razionale sono i reggitori-filosofi ai quali è demandato il governo dello stato. Ogni anima e ogni classe deve avere una forma e disciplina cui corrisponde una determinata virtù: l’anima razionale la saggezza, quella irascibile la fortezza, quella concupiscibile la temperanza (n.d.r.: virtù cardinali). Quest’ultima è importante perché rende possibile i rapporti tra governanti e governati. La giustizia è il principio in base al quale ogni individuo compie l’attività che gli è propria, attua e perfeziona la sua natura. La giustizia si realizza in ciascun individuo come ordine interiore che informa e sostiene le attività del soggetto e le coordina con quelle degli altri membri della comunità. La giustizia è il principio ideale, l’anima dello stato. (cfr.  “L’Utopia“ di Tommaso Moro: Teorie filosofiche sui sistemi di governo”, libro di testo di Storia delle dottrine politiche, esame da me sostenuto, già laureato in Giurisprudenza, come studente di Scienze politiche, Facoltà nelle quali successivamente ebbi incarichi di insegnamento dal 1983 al 2013).

 Conseguentemente, ritengo rilevante riportare questo mirabile testo dell’attuale autorevole esponente del Magistero, Cardinale vicario del pontefice (cfr. https://share.google/brPALNvOr3dPPM7MB

 “Nel corso della sua lunga esperienza di formatore dei futuri sacerdoti (Titolati molti ad esercitare nel futuro anche funzioni di Giudici ecclesiastici), quali sono stati gli obiettivi prioritari fissati e le difficoltà eventualmente incontrate? …”) connesso eziologicamente con il seguente: Il prete nel sogno di un aspirante cristiano 4 settembre 2025 (Andrea Lebra).

“Il Prof. Duilio Albarello (con cui sono in contatto su facebook), presbitero diocesano, docente di teologia fondamentale all’Istituto Superiore di Scienze Religiose di Fossano (CN) e alla Facoltà teologica dell’Italia settentrionale di Milano (dove abbiamo il domicilio), ha offerto una bella relazione dal titolo «Il prete “secolare”. Un ministero tra comunità e società» (relazione pubblicata qui su SettimanaNews). Mentre Cristina Simonelli, docente di Antichità cristiana e Teologia patristica a Verona e a Milano, già presidente del Coordinamento Teologhe Italiane (CTI), si è soffermata su alcuni “tratti” che dovrebbero caratterizzare la figura e il ministero del presbitero nella Chiesa di oggi. La conclusione è toccata al giornalista vaticanista Andrea Lebra (cfr. http://www.settimananews.it/famiglia/famiglie-missionarie-km0-un-dono-dello-spirito/ ) che si qualifica “aspirante cristiano”, dire come sogna il presbitero per la Chiesa di oggi:

– Radicato nell’umano

Il presbitero che vorrei incontrare nella Chiesa di oggi è una persona ricca di calore umano che sa costruire relazioni profonde. Incontra la gente, là dove vive e lavora: ne ascolta le domande, anche quando sono spinose e radicali, mettendosi nei panni di chi le formula, senza pregiudizi e senza giudicare in anticipo. Sa immergersi nell’umano fino a tal punto di comprensione e simpatia da vibrare all’unisono con le angosce e le sofferenze, le gioie e le speranze, i dubbi e le certezze degli uomini e delle donne di oggi.

 -Abitato dalla Parola di Dio

Ha lo sguardo degli occhi e del cuore fisso su Gesù guida e perfezionatore della fede (Eb 12,2) ed è abitato dalla consapevolezza che il suo Vangelo  (Testo ricevuto quotidianamente dal mio amico  e collega nei nostri Corsi accademici di Teologia Dott. Girolamo Oliveri che ringrazio, cfr. https://youtu.be/J1c2ZXoD-X4?si=fld0kkCtgylDtKLS ) è notizia buona, bella e umanizzante. È familiare con la Parola di Dio contenuta nelle sacre Scritture e da lui annunciata in ogni occasione opportuna o non opportuna (2Tm 4,2). Dal momento che l’ignoranza della Sacra Scrittura  è ignoranza di Cristo, avverte forte la necessità di renderle accessibili e familiari alla comunità che presiede, realizzando tutto ciò che serve perché i cristiani possano assiduamente frequentarle in abbondanza. Formatore di coscienze cristiane mature…….  

-Stile del “Buon Pastore” (cfr. il nostro stile  https://pastoralefamiliare.chiesadipalermo.it/wordpress6/il-buon-pastore/ )

Evita immobilismo e rigidità. È libero da arroganza e presunzione. Mette al bando occhi duri e faziosi, lingue taglienti e impietose, voci senza fascino e senza sussulti, giudizi insindacabili fatti cadere come clave paralizzanti. Non carica di pesi insopportabili la gente, ma a tutti offre il peso leggero e il giogo liberante di Gesù Cristo e del suo Vangelo. Della grazia non è controllore, ma facilitatore; per lui la Chiesa non è una dogana colpevolizzante, ma la casa paterna e materna dove c’è posto per tutti…… (cfr. https://www.settimananews.it/ministeri-carismi/prete-nel-sogno-un-aspirante-cristiano/?fbclid=IwdGRzaAMnc4pjbGNrAydyDGV4dG4DYWVtAjExAAEeeTuMftIwXbVPQ7G3QJuZd54Cxi8O5-3SZV6pNNQ-aGdJ1g2u-PPwjC03RKY_aem_hCz_qlsaPAL-Z7UvYObb1w&sfnsn=scwspwa ).

Conseguentemente desidero riportare la nostra esegesi in ordine alla figura del presbitero in questo articolo qui già pubblicato insieme al citato nostro fraterno amico Don Salvatore Lazzara che ha sempre valorizzato il seguente testo, con un c.v. straordinario, fondata sulla nostra pluriennale  amicizia con molti sacerdoti dei quali abbiamo apprezzato la carità manifestata nel loro ministero

(cfr.  https://l.facebook.com/l.php?u=https%3A%2F%2Fwww.korazym.org%2F113712%2Friflessioni-pastorali-sullamicizia-autentica-dei-sacerdoti%2F%3Ffbclid%3DIwZXh0bgNhZW0CMTAAYnJpZBExb0VJUk9KSWhmbUpkdjZNRAEeh7UCD-HeC2KtY97NVG8dc8d0GjKnidAhV0qgSYFYmw3CUFOdZOf4B0PasBQ_aem_EJeEJwhYQEZxcxNbRNwQog&h=AT0l1ig4IZvelOsILTa-9D2ZhCAGTzE_WV5-I1tvKymrRcEVNlLRf_tc3_eQZ9RElDPdjUj23EU3Y2CN8-oAjrFQlEw1bryaeQwTM2_uqwov5zLn0EvySJh3kXR3cg7RrwQv ):

 “Se anche parlassi le lingue degli uomini e degli angeli, ma non avessi la “carità”, sono come un bronzo che risuona o un cembalo che tintinna (Corinzi 1-13). 2E se avessi il dono della profezia e conoscessi tutti i misteri e tutta la scienza (in cui rientra anche il Diritto oggettivo), e possedessi la pienezza della fede così da trasportare le montagne, ma non avessi la carità, non sono nulla. 3E se anche distribuissi tutte le mie sostanze e dessi il mio corpo per esser bruciato, ma non avessi la carità, niente mi giova. 4La carità è paziente, è benigna la carità; non è invidiosa la carità, non si vanta, non si gonfia, 5non manca di rispetto, non cerca il suo interesse, non si adira, non tiene conto del male ricevuto, 6non gode dell’ingiustizia, ma si compiace della verità. 7Tutto copre, tutto crede, tutto spera, tutto sopporta. 8La carità non avrà mai fine. 12Ora vediamo come in uno specchio, in maniera confusa; ma allora vedremo a faccia a faccia. Ora conosco in modo imperfetto, ma allora conoscerò perfettamente, come anch’io sono conosciuto. 13Queste dunque le tre cose che rimangono: la fede, la speranza e la carità; ma di tutte più grande è la carità! “(cfr.

https://www.santegidio.org/pageID/30048/langID/hu/cap/13/lbrID/10/BIBLIA.html ).

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