Papa Leone XIV con San Charbel. Il Libano come luogo dove la Fede si fa Luce
[Korazym.org/Blog dell’Editore, 01.12.2025 – Don Mario Proietti, CPPS] – La scena è cambiata in poche ore. Ieri il Papa pregava nel cuore della Turchia, oggi inizia la giornata inginocchiato davanti alla tomba di San Charbel, nel silenzio di Annaya, dove la pietà libanese diventa carne, storia, miracolo quotidiano.
L’accoglienza del superiore maronita ha il sapore delle montagne del Libano. Ogni parola gronda memoria, gratitudine, teologia. Dal Prologo di Giovanni, “grâce sur grâce”, fino al ricordo del 1925, quando un superiore maronita presentò al Papa la causa di Charbel. Oggi, esattamente un secolo dopo, un successore di Pietro si ferma nello stesso luogo. La storia a volte sembra una liturgia che ritorna, senza effetto speciale, semplicemente Fede.
Il Papa risponde con uno stile completamente diverso, più sobrio, più essenziale. Ed è proprio questa differenza che fa risaltare la sostanza. Leone XIV non presenta Charbel come il taumaturgo da cartolina, lo mostra come un maestro di ciò che il nostro mondo rifiuta: preghiera, silenzio, modestia, povertà. Quattro parole che tagliano come pietra viva e che parlano a una Chiesa spesso distratta dal superfluo.
C’è un passaggio che pesa più di altri. Quando il Papa ricorda ai ministri ordinati “le esigenze evangeliche della vocazione”, si respira una limpida chiamata alla coerenza. San Charbel diventa una correzione fraterna per tutti, senza accuse, senza rumore, soltanto verità.
La forza dell’intercessione del santo è descritta con equilibrio. Non c’è magia, non c’è folklore, solo quella misericordia che Dio riversa su chi si affida. Il flusso di pellegrini che ogni mese sale ad Annaya è presentato come un fiume che nasce dalla fonte della Fede, non da un turismo del miracolo.
Poi c’è il gesto finale, una lampada portata dal Papa. Non un oggetto da museo, ma un simbolo semplice e universale. È la Luce che passa attraverso la vita di Charbel, è la richiesta di pace per il Libano, è l’invito a lasciare che la conversione apra la strada a ciò che la politica non riesce mai a ottenere.
Questa visita si incastra nella storia come una pietra che combacia. Il Libano rimane un crocevia fragile, e proprio per questo è il luogo dove la Fede mostra il suo volto più autentico. Qui il Papa non fa diplomazia. Qui ricorda al mondo che la pace non nasce dalle riunioni ma dai cuori riconciliati.
Annaya ci consegna oggi un’immagine nitida: la santità non passa di moda e continua a illuminare quando tutto il resto vacilla. E se vogliamo che la fiamma accesa da questa tappa non si spenga, vale la pena fare ciò che il Papa ha suggerito senza proclami: tornare alla preghiera, al silenzio, alla povertà evangelica. Le uniche strade che conducono davvero alla Luce.
Visita e preghiera sulla tomba di San Charbel Maklūf
Monastero di San Maroun
Annaya
Lunedì, 1° dicembre 2025
Saluto del Santo Padre
Cari fratelli e sorelle!
Ringrazio il Superiore Generale per le sue parole e per l’accoglienza in questo bel Monastero di Annaya. Anche la natura che circonda questa casa di preghiera ci attrae con la sua bellezza austera.
Rendo grazie a Dio che mi ha concesso di venire pellegrino alla tomba di San Charbel. I miei Predecessori – penso specialmente a San Paolo VI, che lo ha beatificato e canonizzato – l’avrebbero tanto desiderato.
Carissimi, che cosa ci insegna oggi San Charbel? Qual è l’eredità di quest’uomo che non scrisse nulla, che visse nascosto e taciturno, ma la cui fama si è diffusa nel mondo intero?
Vorrei riassumerla così: lo Spirito Santo lo ha plasmato, perché a chi vive senza Dio insegnasse la preghiera, a chi vive nel rumore insegnasse il silenzio, a chi vive per apparire insegnasse la modestia, a chi cerca le ricchezze insegnasse la povertà. Sono tutti comportamenti contro-corrente, ma proprio per questo ne siamo attratti, come l’acqua fresca e pura per chi cammina in un deserto.
In particolare, a noi vescovi e ministri ordinati, San Charbel richiama le esigenze evangeliche della nostra vocazione. Ma la sua coerenza, tanto radicale quanto umile, è un messaggio per tutti i cristiani.
E poi c’è un altro aspetto che è decisivo: San Charbel non ha mai smesso di intercedere per noi presso il Padre Celeste, fonte di ogni bene e di ogni grazia. Già durante la sua vita terrena molti andavano da lui per ricevere dal Signore conforto, perdono, consiglio. Dopo la sua morte tutto questo si è moltiplicato ed è diventato come un fiume di misericordia. Anche per questo, ogni 22 del mese, ci sono migliaia di pellegrini che vengono qui da diversi Paesi per passare una giornata di preghiera e di ristoro dell’anima e del corpo.
Sorelle e fratelli, oggi vogliamo affidare all’intercessione di San Charbel le necessità della Chiesa, del Libano e del mondo. Per la Chiesa chiediamo comunione, unità: a partire dalle famiglie, piccole chiese domestiche, e poi nelle comunità parrocchiali e diocesane, fino alla Chiesa universale. Comunione, unità. E per il mondo chiediamo pace. Specialmente la imploriamo per il Libano e per tutto il Levante. Ma sappiamo bene – e i santi ce lo ricordano – che non c’è pace senza conversione dei cuori. Perciò San Charbel ci aiuti a rivolgerci a Dio e a chiedere il dono della conversione per tutti noi.
Carissimi, come simbolo della luce che qui Dio ha acceso mediante San Charbel, ho portato in dono una lampada. Offrendo questa lampada affido alla protezione di San Charbel il Libano e il suo popolo, perché cammini sempre nella luce di Cristo. Grazie a Dio per il dono di San Charbel! Grazie a voi, che ne custodite la memoria. Camminate nella luce del Signore!




























