Due momenti del Viaggio Apostolico di Papa Leone XIV in Turchia

Papa Leone XIV a Istambul
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[Korazym.org/Blog dell’Editore, 29.11.2025 – Jan van Elzen] – Giovedì 27 settembre 2025, Papa Leone XIV ha iniziato il suo primo Viaggio Apostolico, che lo ha portato prima in Turchia con la tappa a Iznik, in occasione del 1700° anniversario del Primo Concilio Ecumenico di Nicea, per poi andare in Libano domani, domenica 30 novembre. Mentre Korazym.org segue come di consueto le varie tappe del Viaggio Apostolico – dal tema Un solo Signore, una sola fede, un solo battesimo, organizzato per inviare un messaggio di unità interreligiosa e pace globale – di seguito riportiamo i commenti di Don Mario Proietti, CPPS, sulla firma della Dichiarazione congiunta con il Patriarca Ecumenico di Costantinopoli e sulla visita di Papa Leone XIV alla Moschea Blu di Istanbul.

Pietro e Andrea. La grazia di un incontro che supera le ferite
Il commento di Don Mario Proietti, CSSR

Ci sono scene che vanno guardate non con gli occhi del dibattito, ma con gli occhi della Fede. A Istanbul, davanti alla firma della Dichiarazione congiunta, ciò che appare è l’immagine dei due fratelli. Pietro e Andrea. Il successore di Pietro e il successore di quel fratello che condusse Pietro al Signore. L’Ortodossia conserva questa memoria come fondamento del suo Patriarcato, e la Chiesa Cattolica riconosce senza esitazione che la loro successione apostolica è reale e valida.

Davanti a questo, ogni disputa si ridimensiona. Resta il Mistero. Resta Cristo che non abbandona la sua Chiesa e che, nei giorni più inattesi, fa emergere un’unità più profonda delle divisioni.

La dichiarazione congiunta non finge che le ferite siano già guarite. Indica però tre impegni concreti.

Primo, custodire insieme la Fede di Nicea. Questo è totalmente compatibile con la dottrina Cattolica, perché non chiede aggiustamenti né compromessi, ma solo di radicarsi nell’unico Credo che professiamo da sempre: il Figlio consustanziale al Padre, la Trinità santa, la Risurrezione del Signore. Qui l’unità non è un sogno, è già realtà.

Secondo, continuare il dialogo teologico sui punti che ancora impediscono la piena comunione. Questo è non solo possibile, ma doveroso secondo la Chiesa Cattolica. La dottrina non si negozia, si chiarisce. Il primato petrino non è oggetto di baratto, e il dialogo serve proprio a dirlo senza arroganza e senza paura.

Terzo, lavorare per una data comune della Pasqua. Anche questo è perfettamente compatibile con la dottrina Cattolica. Non tocca il dogma, non altera la liturgia romana, non intacca la fede. È un desiderio pastorale e simbolico che può diventare un segno potente, se sarà il Signore a permetterlo.

Accanto a questi, ci sono due impegni più ampi: testimoniare insieme la pace e rifiutare ogni uso della religione per giustificare violenza. Qui non c’è nulla che contraddica la fede cattolica. È anzi il Vangelo nella sua forma più essenziale.

Messo tutto insieme, questo incontro non è una fusione, non è un’irresponsabile confusione delle Chiese. È un gesto che chiede una lettura più alta della storia. Uno sguardo che sa riconoscere che Cristo guida la sua Chiesa in un eterno presente che dialoga con l’eternità.

È questo lo sguardo che permette di vedere due fratelli che, dopo secoli, si parlano ancora. E di ascoltare, dietro le parole dei loro successori, la promessa del Signore che continua: «Io sono con voi tutti i giorni».

Vedo e non prego. La chiarezza di Leone XIV alla Moschea Blu
Il commento di Don Mario Proietti, CSSR

La visita di Papa Leone XIV alla Moschea Blu è stata un gesto semplice e limpido, privo di quelle sovrastrutture simboliche con cui spesso si appesantiscono eventi simili. L’Imam gli ha offerto di pregare, come è naturale per un Musulmano. Il Papa ha risposto con una frase che non lascia spazio a interpretazioni fantasiose: “Vedo e basta”.

Una visita resta una visita. La preghiera Cristiana resta preghiera Cristiana. La Tradizione Cattolica non ha bisogno di coreografie.

Qualcuno si è scandalizzato per le scarpe tolte, come se il Papa dovesse dimostrare la propria Fede con un gesto di maleducazione. In una moschea ci si toglie le calzature da sempre, ed è un segno di rispetto, non un atto liturgico. Confondere buona educazione e cedimento dottrinale significa non capire né l’una né l’altra cosa.

Negli anni abbiamo visto ogni gesto papale in luoghi non Cristiani trasformato in palcoscenico per tifoserie opposte. Il gesto di Leone XIV taglia corto.

Rispetto senza confusione, identità senza aggressività, dialogo senza travestimenti. A volte basta una frase per rimettere tutto al suo posto. Vedo e basta. In certi giorni è più che sufficiente.

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