Papa Leone XIV ai missionari consacrati: la relazione con Dio è importante

Condividi su...

“Cari fratelli, sono contento di incontrarvi in occasione della vostra centoquattresima Assemblea Generale. Come sapete, anch’io ho svolto il ministero che vi è affidato e conosco l’importanza di ritrovarsi insieme per ascoltare e discernere, alla luce dello Spirito Santo, ciò che il Signore chiede a voi e ai vostri Ordini e Congregazioni per il bene della Chiesa. Per questa assemblea avete scelto il tema ‘Fede connessa: vivere la preghiera nell’era digitale’. Esso tocca tre aree oggigiorno molto importanti per la vita religiosa: la relazione con Dio, l’incontro coi fratelli e il confronto con il mondo digitale”: salutando p. Arturo Sosa, presidente dell’Unione Superiori Generali, papa Leone XIV, nel pomeriggio, ha incontrato 160 consacrati, che fino al 28 novembre parteciperanno alla 104^ Assemblea dell’Unione Superiori Generali a Sacrofano.

Quindi ha analizzato la prima parte del titolo, incentrando la riflessione sulla relazione con Dio: “La nostra speranza si fonda sulla consapevolezza di camminare verso l’incontro e la piena comunione con Dio, che per primo ci ha offerto la sua amicizia. Per questo, fondamentale nell’esistenza di ogni consacrato è la preghiera: spazio relazionale entro il quale il cuore si apre al Signore, imparando a chiedere e a ricevere con fiducia e gratitudine il suo amore che guarisce, trasforma e infiamma alla missione. Così testimoniamo ciò che realmente siamo: creature bisognose di tutto, abbandonate nelle mani provvidenti e buone del Creatore”.

E’ stata un’esortazione a coltivare “questa fede perché non si affievolisca, magari a causa di fughe o difese, oppure soffocata dall’ansia o dalla presunzione di sentirci ‘gestori di molti servizi’. Allora, abbagliati dai riflettori dell’efficientismo, intorpiditi dai fumi del compromesso o bloccati dalla paralisi della paura, rischiamo di fermarci, oppure di trasformare il nostro cammino di pellegrini in una corsa disordinata e logorante, dimentica dalla sua fonte e della sua meta.

A tale scopo il Giubileo ci offre un’occasione preziosa per tornare a ciò che conta, stringendoci al cuore infuocato di Dio, perché siano la sua luce e il suo calore a guidare e alimentare il nostro procedere personale e i nostri percorsi comunitari!”

Il secondo valore è l’incontro con i fratelli: “In tale dinamica gli Istituti, gli Ordini e le Congregazioni che rappresentate sono, per così dire, corpi carismatici, in cui tutti sono profondamente connessi per la stessa umanità, per la medesima fede, per l’appartenenza a Cristo e per la chiamata che unisce nella fraternità. Così nella Chiesa, ‘soggetto comunitario e storico della sinodalità e della missione’, i legami sono trasfigurati in vincoli sacri, in canali di grazia, in vene e arterie vive che irrorano un unico corpo con lo stesso sangue”.

Quindi c’è bisogno del confronto con il ‘mondo’ digitale: “La tecnologia informatica rappresenta infatti una sfida anche per i consacrati. Da un lato offre possibilità immense di bene, sia per la vita comune che per l’apostolato. Sarebbe miope ignorare le straordinarie opportunità che fornisce alla comunione e alla missione, permettendoci di raggiungere persone lontane, di condividere la fede attraverso nuovi linguaggi, di arrivare anche a chi, per vie ordinarie, fatica ad avvicinarsi alle nostre comunità.

Al tempo stesso, però, queste risorse possono influenzare fortemente, e non sempre per il meglio, il nostro modo di costruire e mantenere relazioni. E’ facile, ad esempio, lasciarsi tentare dall’idea di sostituire la mera connessione virtuale ai rapporti reali tra le persone, dove sono indispensabili presenza, ascolto prolungato e paziente e condivisione profonda di idee e sentimenti”.

Concludendo l’incontro il papa ha richiamato alla custodia delle relazioni: “Come Superiori, voi avete la responsabilità di custodire anche in questo ambito la fraternità e la comunione, vigilando affinché i mezzi tecnici non compromettano l’autenticità delle relazioni, né riducano gli spazi necessari a coltivarle. In particolare vorrei sottolineare che strumenti tradizionali di comunione come i Capitoli, i Consigli, le Visite canoniche e i momenti formativi non possono essere relegati all’ambito dei collegamenti ‘a distanza’.

La fatica del trovarsi insieme per dialogare e confrontarsi è parte integrante della nostra identità evangelica. In questo paesaggio di luci e di ombre ci attende una sfida: quella di integrare con equilibrio nova et vetera, custodendo e coltivando la relazione con Dio e con i fratelli, senza trascurare o seppellire, per pigrizia o per timore, i nuovi talenti che il Signore mette nelle nostre mani”.

(Foto: Santa Sede)