Giornata per l’eliminazione della violenza contro le donne: per Gessica Notaro occorre dire no

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La Giornata internazionale per l’eliminazione della violenza contro le donne è una ricorrenza istituita dall’Assemblea generale delle Nazioni Unite, tramite la risoluzione numero 54/134 del 17 dicembre 1999. L’Assemblea generale delle Nazioni Unite ha designato il 25 novembre come data della ricorrenza, in  quanto in quel giorno del 1960nella Repubblica Dominicana furono uccise tre attiviste politiche, le sorelle Mirabal (Patria, Minerva e Maria Teresa), successivamente chiamate anche Las Mariposas, per ordine del dittatore Rafael Leónidas Trujillo.

Quel giorno le sorelle Mirabal, mentre si recavano a far visita ai loro mariti in prigione, furono bloccate sulla strada da agenti del Servizio di informazione militare. Condotte in un luogo nascosto nelle vicinanze furono stuprate, torturate, massacrate a colpi di bastone e strangolate, per poi essere gettate in un precipizio, a bordo della loro auto, per simulare un incidente.

In Italia ha subìto violenze fisiche o sessuali da partner o ex partner il 13,6% delle donne (2.800.000), in particolare il 5,2% (855.000) da partner attuale e il 18,9% (2.044.000) dall’ex partner. La maggior parte delle donne che avevano un partner violento in passato lo hanno lasciato proprio a causa delle violenza subita (68,6%). In particolare, per il 41,7% è stata la causa principale per interrompere la relazione, per il 26,8% è stato un elemento importante della decisione.

Il 24,7% delle donne ha subìto almeno una violenza fisica o sessuale da parte di uomini non partner: il 13,2% da estranei e il 13% da persone conosciute. In particolare, il 6,3% da conoscenti, il 3% da amici, il 2,6% da parenti e il 2,5% da colleghi di lavoro. Le donne subiscono minacce (12,3%), sono spintonate o strattonate (11,5%), sono oggetto di schiaffi, calci, pugni e morsi (7,3%). Altre volte sono colpite con oggetti che possono fare male (6,1%). Tra le donne che hanno subìto violenze sessuali, le più diffuse sono le molestie fisiche, cioè l’essere toccate o abbracciate o baciate contro la propria volontà (15,6%), i rapporti indesiderati vissuti come violenze (4,7%), gli stupri (3%) e i tentati stupri (3,5%).

E per parlare dell’importanza di questa giornata abbiamo incontrato a Tolentino Gessica Notaro, divenuta testimone pubblico in seguito allo sfregio al volto con l’acido compiuto dall’ex fidanzato nel 2017, nella campagna di sensibilizzazione e di contrasto alle violenze di genere: “Occorre porre attenzione alle persone che chiedono aiuto e quando non c’è una sufficiente preparazione per poter dare una mano con il buon senso e non solo con quello che sarebbe giusto fare tecnicamente  con il protocollo. E’ un insieme di cose da fare ma nel tempo siamo migliorati. C’è ancora molta strada da fare, ma abbiamo fatto molti miglioramenti”.

Quindi è possibile dire no ai soprusi, agli abusi ed alla violenza nata all’interno di una relazione?

“Certo. E’ possibile dire no, perché l’amore non ha niente a che vedere con le relazioni tossiche, all’interno delle quali la donna resta legata all’uomo che la maltratta, un uomo che all’inizio si camuffa molto bene. Eppure si percepisce sin dall’inizio se una relazione è davvero sana oppure no. La donna lo sente nello stomaco. Se ci disperiamo e passiamo più tempo a piangere che ad essere felici, dovremmo porci subito delle domande”.

Allora per quale motivo è diventata una testimonial?

“Mi è successo un episodio molto spiacevole, in quanto 8 anni il mio ex fidanzato mi ha tirato in viso l’acido; però da quella volta non mi sono arresa ed ho reagito, cercando di trovare una ragione a quella che poteva essere una sfortuna ed ho provato a rendermi utile”.

Qual è la forma più subdola di manipolazione, campanello di allarme?

“Consiste in un agire che fa sentire la vittima sempre sbagliata e inadeguata, in continuo senso di colpa. L’uomo trasforma la donna nella causa di tutti i probabili fallimenti del quotidiano e schiaccia la sua personalità per un insano desiderio di emergere. Il manipolatore aumenta il proprio ego, nutrendosi dell’energia altrui”.

E le donne, ingabbiate in una relazione tossica, quale tipo di fragilità manifestano?

“Le donne potrebbero commettere l’errore di non aprirsi e di non parlare del loro dolore per un senso di vergogna, quando invece è fondamentale chiedere aiuto subito. Subito! E poi c’è una costante nelle relazioni non sane: la tendenza da parte delle vittime a giustificare i partner violenti e a trattarli come se fossero un po’ i loro figli. Noi donne, purtroppo, in alcuni casi vestiamo l’abito della ‘crocerossina’ e questo è un gravissimo sbaglio. Gli uomini vanno trattati da compagni, non da figli”.

Comunque esiste ancora ‘omertà’ da parte delle famiglie di fronte a tali violenze contro le figlie?

“Un po’ sì, perché chiaramente le persone si vergognano di chiedere aiuto in quanto ti senti in colpa quando succede l’aggressione, ma in realtà è qualcun altro che deve provare vergogna”.

A proposito di colpa in quale modo è possibile dire alla donna che subisce di superare questo momento?

“Smettendo di vergognarsi, perché non dobbiamo vergognarci noi, ma qualcun altro; poi cercare di cambiare subito il proprio atteggiamento cercando di non comportarsi da vittima, ma di reagire e di aprire le spalle al mondo alzando la testa e porsi in maniera diversa, chiedendo aiuto, in quanto se ti metti il mantello di agnello il lupo ti mangia”.

In quale modo ci si può accorgere che il fidanzato od il marito stia diventando aggressivo?

“Dipende dalle situazioni. Di sicuro l’amore è qualcosa che dovrebbe renderci sereni. Se non siamo sereni ed avvertiamo ansia, con il trascorrere del tempo potremmo porci una domanda su cosa non funziona nel rapporto”.

Un consiglio a chi si trova in questa situazione?

“Quando avvertiamo stati di ansia o qualche dubbio è necessario un confronto con altre persone con un’amica, sorella, collega… Od anche un amico. Insomma persone di fiducia che possano condividere questo ‘peso’. Basta rompere il ‘ghiaccio’ e la situazione può essere gestita al meglio. Importante è parlare e condividere senza lasciarla nel nostro intimo”.