Dalla Cei una Chiesa che cammina con il popolo

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Durante l’Udienza al card. Marcello Semeraro, prefetto del dicastero delle Cause dei Santi, papa Leone XIV ha autorizzato a promulgare i Decreti per riconoscere il martirio e le virtù eroiche di diversi Servi di Dio: il martirio del Servo di Dio Ubaldo Marchioni, sacerdote diocesano, nato il 19 maggio 1918 a Vimignano di Grizzana Morandi (Italia) e ucciso in odio alla fede il 29 settembre 1944 a Casaglia/Marzabotto (Italia).

Poi riconosciuto il martirio del Servo di Dio Martino Capelli (al secolo: Nicola), sacerdote professo della Congregazione dei Sacerdoti del Sacro Cuore di Gesù, nato il 20 settembre 1912 a Nembro (Italia) e ucciso in odio alla fede il 1° ottobre 1944 a Pioppe di Salvaro (Italia). Ed ancora riconosciute le virtù eroiche del Servo di Dio Enrico Bartoletti, Arcivescovo di Lucca, nato il 7 ottobre 1916 a Calenzano (Italia) e morto il 5 marzo 1976 a Roma (Italia). Riconosciute le virtù eroiche del Servo di Dio Gaspare Goggi, sacerdote professo della Congregazione della Divina Provvidenza, nato il 6 gennaio 1877 a Pozzolo Formigaro (Italia) e morto il 4 agosto 1908 ad Alessandria (Italia);

Infine le virtù eroiche della Serva di Dio Maria del Sacro Cuore (al secolo: Maria Glowrey), religiosa professa della Società di Gesù, Maria, Giuseppe, nata il 23 giugno 1887 a Birregurra (Australia) e morta il 5 maggio 1957 a Bangalore (India). Infine le virtù eroiche della Serva di Dio Maria de Lourdes Guarda, fedele laica, nata il 22 novembre 1926 a Salto (Brasile) e morta il 5 maggio 1996 a San Paolo (Brasile).

Per quanto riguarda il riconoscimento delle virtù eroiche di mons. Bartoletti il presidente della CEI, card. Matteo Zuppi, ha sottolineato la gratitudine della Chiesa italiana: “Nel suo servizio alle Chiese in Italia ha concretizzato lo spirito conciliare, dandone attuazione e permeando tutte le scelte pastorali dalla Parola di Dio. E’ stato questo il primo vero piano pastorale a livello nazionale. Di lui che, nel corso del suo ministero ha attraversato una fase delicata della vita sociale e politica del Paese e ha accompagnato il cammino di rinnovamento ecclesiale, ci restano l’amore per la Chiesa e la capacità di vivere la speranza incarnata”.

Inoltre la mozione La mozione approvata dall’81ª Assemblea generale della Cei ad Assisi ha preso avvio da un ringraziamento ‘per l’abbondanza dello Spirito che ha accompagnato il Cammino sinodale in questi anni’, affermando che il documento di sintesi ‘Lievito di pace e di speranza’ rappresenta una testimonianza del metodo vissuto e offre orientamenti utili al discernimento ecclesiale ‘per dare concretezza a una Chiesa missionaria, prossima e sinodale’, affidando al Consiglio permanente ed al gruppo di lavoro dei vescovi  il compito di indicare ‘percorsi di studio e approfondimento per il discernimento degli orientamenti e delle proposte del Documento di sintesi’, secondo quanto affermato durante l’incontro con papa Leone XIV:

“Tenendo conto anche del Documento finale della XVI Assemblea Generale Ordinaria del Sinodo dei Vescovi, ‘Per una Chiesa sinodale: comunione, partecipazione, missione’, ci impegniamo a vivere lo spirito e lo stile sinodale promuovendo i necessari strumenti, anche a livello nazionale, per essere ‘una Chiesa unita, segno di unità e di comunione, che diventi fermento per un mondo riconciliato’. Guardiamo a Cristo, nostra speranza, fonte del nostro agire, tutto affidando a Maria, Madre della Chiesa, perché accompagni il cammino della Chiesa italiana”.

Inoltre nel documento finale i vescovi hanno richiamato l’esigenza ad essere una ‘casa della pace’:

“Accogliendo l’invito di papa Leone che, nell’udienza concessa ai Vescovi della CEI lo scorso 17 giugno, aveva incoraggiato ogni comunità a diventare “una ‘casa della pace’, dove si impara a disinnescare l’ostilità attraverso il dialogo, dove si pratica la giustizia e si custodisce il perdono”, approvando il documento ‘Educare ad una pace disarmata e disarmante’, che sarà diffuso nei prossimi giorni ed articolato in tre parti secondo il metodo del ‘vedere-giudicare-agire’:

“Nella prima viene proposta un’analisi della situazione mondiale, europea e italiana, certamente non esaustiva, ma capace di delineare le problematiche più rilevanti. Nella seconda si aggiunge una riflessione alla luce della Sacra Scrittura, della Tradizione e delle Magistero. Nella terza parte si indicano i sentieri dell’educazione delle coscienze, che permettono di affrontare i temi della guerra, del disarmo, della testimonianza cristiana in un mondo sempre più conflittuale, della democrazia come garanzia di pace”.

Inoltre in occasione del 40^ anniversario dell’Intesa fra la CEI e il Ministero della Pubblica Istruzione circa l’insegnamento della religione cattolica nella scuola (Irc), firmata il 14 dicembre 1985, i vescovi hanno approvato il documento ‘L’insegnamento della religione cattolica: laboratorio di cultura e dialogo’: “Il testo evidenzia e rilancia tale disciplina come contributo prezioso della Chiesa alla comunità scolastica e alla crescita di una sempre più ampia alleanza educativa.

Vengono infatti richiamate due dimensioni fondamentali dell’insegnamento della religione cattolica: la sua piena appartenenza alle finalità della scuola e il suo essere luogo accogliente, aperto a tutti, a prescindere dalle personali scelte di fede, e dunque palestra di conoscenza e comprensione reciproca, per una convivenza fraterna e costruttiva”.

Oltre all’introduzione, il Documento si compone di quattro capitoli: il primo offre alcuni elementi per leggere le trasformazioni in atto e cogliere il loro impatto sull’educazione e il contributo dell’Insegnamento della Religione Cattolica; il secondo richiama le ragioni e le caratteristiche che disciplinano l’Irc nella scuola; il terzo è dedicato al profilo professionale e all’impegno educativo degli insegnanti di religione; il quarto evidenzia la responsabilità che l’intera comunità cristiana ha verso l’Irc e l’importanza di promuovere progettualità e collaborazioni educative nei luoghi ordinari.

Infine i vescovi hanno ribadito che la carità è il nucleo della missione della Chiesa: “Soprattutto di fronte a disuguaglianze crescenti, fragilità multidimensionali, povertà energetica, nuove solitudini che domandano ascolto e visioni capaci di futuro. Non si può infatti ridurre la carità a mera filantropia: la gratuità, la preghiera e la vita sacramentale restano la sorgente da cui scaturisce l’impegno verso i più fragili, in una dinamica che unisce la parola, l’Eucaristia e l’incontro con i poveri”.

Ecco il motivo per cui è stato fatto un appello, affinchè sia valorizzato il servizio civile: “ In quest’ottica, l’iniziazione cristiana alla carità, la formazione degli operatori, la qualità degli ambienti di accoglienza e la cura del vissuto ecclesiale che accompagna ogni gesto di prossimità diventano elementi decisivi. All’azione educativa si affianca poi la dimensione culturale e sociale: l’opera caritativa ha infatti una ricaduta politica, stimolando percorsi legislativi e amministrativi in grado di rispondere alle trasformazioni sociali. Si colloca in questo orizzonte l’appello a valorizzare il servizio civile nella sua originaria vocazione alla pace e alla nonviolenza e quello a far sì che la Caritas sia custodita nella sua specificità, evitando la parcellizzazione pastorale, affinché resti ponte, luogo di comunione, strumento di collaborazione concreta e sinodale”.

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