Papa Leone XIV: l’azione della Chiesa si manifesta nell’amore verso gli ‘ultimi’

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“E’ per me una gioia salutarvi questa mattina, membri del Consiglio di Rappresentanza di Caritas Internationalis, e in particolare il Presidente di Caritas, il Cardinale Kikuchi, Arcivescovo di Tokyo. Benvenuti! Vi ringrazio per la vostra visita durante questo Anno Giubilare della Speranza e per il servizio costante che la vostra organizzazione continua a offrire a tutta la Chiesa, alle persone in tutto il mondo”: oggi papa Leone XIV ha incontrato i rappresentanti di Caritas Internationalis, in occasione del pellegrinaggio giubilare con l’esortazione da operare sulla base dei ‘pilastri’ che sostengono la Chiesa nel mondo, ispirati dall’amore che ‘apre i nostri occhi alle ferite degli altri’.

Come aveva sottolineato papa Francesco anche papa Leone XIV ha rilanciato l’opzione della Chiesa per i poveri: “Fin dalla sua fondazione, Caritas Internationalis ha incarnato l’annuncio della Chiesa secondo cui ‘la preferenza di Cristo è per i poveri, gli ultimi, gli abbandonati e gli scartati’. Questa visione, infatti, si può cogliere nell’Eucaristia stessa, dove il Signore ‘avendo amato i suoi che erano nel mondo, li amò sino alla fine’. Nella mia Esortazione Apostolica ‘Dilexi Te’, ho riflettuto proprio su questo mistero: che l’amore che riceviamo da Cristo non è mai un tesoro privato, ma sempre una missione affidata alle nostre mani. L’amore ci invia; l’amore ci rende servi; l’amore apre i nostri occhi alle ferite degli altri”.

Per il papa Caritas Internationalis incarna quei tre ‘pilastri’ su cui si basa l’azione della Chiesa: “Caritas Internationalis è da tempo un segno luminoso dell’amore materno della Chiesa, e mi rincuora sapere che siete pronti a camminare con il Successore di Pietro nel servire ogni persona con dignità.

La vostra missione riecheggia la visione che ho condiviso nel mio primo discorso al Corpo Diplomatico, dove ho parlato dei tre pilastri che sostengono l’opera della Chiesa nel mondo: pace, giustizia e verità. Questi pilastri non sono ideali astratti. Sono il vostro lavoro quotidiano, il lavoro quotidiano di Caritas. Ovunque accompagniate una famiglia sfollata, o difendiate i diritti dei poveri, o offrite un cuore in ascolto ai dimenticati, la testimonianza della Chiesa diventa sempre più credibile”.

E quest’azione deve essere di sostegno alle Chiese locali: “In questo spirito, vi incoraggio a continuare ad accompagnare le Chiese locali, rafforzando la formazione dei leader laici e salvaguardando l’unità all’interno della vostra variegata organizzazione. La missione della Chiesa si dispiega solo quando camminiamo insieme come compagni di cammino, lasciando che lo Spirito Santo plasmi le nostre opere di misericordia”.

E nell’udienza ai partecipanti al Corso Internazionale promosso dal Tribunale della Rota Romana ‘A dieci anni dalla riforma del processo matrimoniale canonico’, papa Leone XIV ha invitato a considerare nei procedimenti la dimensione giuridica, ecclesiologica e pastorale: “Mi pare utile considerare la relazione che intercorre tra questi tre approcci.

Non di rado tale rapporto viene dimenticato, poiché si tende a concepire la teologia, il diritto e la pastorale come compartimenti stagni. E’ anzi piuttosto frequente che vengano implicitamente contrapposti tra di loro, come se il più teologico o il più pastorale comportasse il meno giuridico, e viceversa il più giuridico fosse a scapito degli altri due profili. Viene così oscurata l’armonia che, invece, emerge quando le tre dimensioni sono considerate come parti di una medesima realtà”.

Per questo Gesù è giudice ‘mite e misericordioso’: “Possiamo chiederci perché Gesù come Giudice sia stato presentato in questi documenti come mite e misericordioso. Una tale considerazione può apparire a prima vista come contraria alle esigenze inderogabili della giustizia, che non possono venir meno in virtù di una malintesa compassione. È vero che nel giudizio di Dio sulla salvezza è sempre operante il suo perdono del peccatore pentito, ma il giudizio umano sulla nullità matrimoniale non dovrebbe essere, però, manipolato da una falsa misericordia. Va certamente ritenuta ingiusta qualsiasi attività contrastante con il servizio del processo alla verità. Tuttavia, proprio nell’esercizio retto della potestà giudiziaria deve essere esercitata la vera misericordia”.

Richiamando ‘De Civitate Dei’ papa Leone XIV ha richiamato lo scopo della riforma, che non può derogare alla giustizia ed alla verità: “In questa luce, il processo di nullità matrimoniale può essere visto come un contributo degli operatori del diritto per soddisfare il bisogno di giustizia che è così profondo nella coscienza dei fedeli, e realizzare così un’opera giusta mossa da vera misericordia. Lo scopo della riforma, tendente all’accessibilità e alla celerità nei processi, tuttavia mai a scapito della verità, appare così quale manifestazione di giustizia e di misericordia”.

E’ stato un richiamo nel trovare accordi: “E’ vero che specialmente nella Chiesa, come peraltro nella società civile, bisogna adoperarsi per trovare accordi che, garantendo la giustizia, risolvano i litigi per via di mediazione e di conciliazione. Molto importante in tale senso è lo sforzo per favorire la riconciliazione tra i coniugi, anche ricorrendo, quando è possibile, alla convalidazione del matrimonio. Tuttavia, vi sono casi in cui è necessario ricorrere al processo, perché la materia non è disponibile per le parti”.

Questo avviene nella dichiarazione della nullità del matrimonio: “Esso è espressione del servizio della potestà dei pastori alla verità del vincolo coniugale indissolubile, fondamento della famiglia che è Chiesa domestica. Dietro la tecnica processuale, con l’applicazione fedele della normativa vigente, sono dunque in gioco i presupposti ecclesiologici del processo matrimoniale: la ricerca della verità e la stessa salus animarum. La deontologia forense, incentrata sulla verità di ciò che è giusto, deve ispirare tutti gli operatori del diritto, ciascuno nel proprio ruolo, a partecipare in quell’opera di giustizia e di vera pace alla quale è finalizzato il processo”.

Da qui deriva la dimensione pastorale: “La dimensione ecclesiologica e quella giuridica, se realmente vissute, fanno scoprire la dimensione pastorale. Anzitutto, è cresciuta negli ultimi tempi la consapevolezza circa l’inserimento dell’attività giudiziaria della Chiesa in ambito matrimoniale nell’insieme della pastorale familiare. Questa pastorale non può ignorare o sottovalutare il lavoro dei tribunali ecclesiastici, e questi ultimi non devono dimenticare che il loro specifico contributo di giustizia è un tassello nell’opera di promozione del bene delle famiglie, con particolare riferimento a quelle in difficoltà”.

(Foto: Santa Sede)