Mons. Pighin: un manuale per conciliare scienza e teologia

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Nei scorsi mesi è uscita in libreria una nuova opera di mons. Bruno Fabio Pighin, professore ordinario della Facoltà di Diritto Canonico di Venezia e di bioetica nello Studio Teologico in Pordenone, consultore del Dicastero per la Dottrina della Fede, dedicata alla bioetica teologica, ‘Bioetica teologica. Manuale di sintesi globale’, che affronta le ‘questioni più scottanti sulla vita umana:dalla procreazione artificiale alla maternità surrogata, all’ingegneria genetica alla piaga dell’aborto, dalla sterilizzazione al cambio di sesso, dal trapianto di organi all’uso delle cellule staminali, dall’eutanasia al suicidio ‘assistito, dall’omicidio agli orrori delle guerre, dalla legittima difesa alla pena di morte’.

Il primo capitolo costituisce il grande portale di accesso a tutta la trattazione successiva perché si trovano descritti, in forma chiara e documentata, i principi fondativi della bioetica teologica. Gli altri 15 capitoli scandiscono le tematiche inerenti alla vita umana. Non solo un manuale su temi bioetici, già difficili per i complessi rapporti tra medicina, etica e diritto, ma anche sulla scienza teologica, ambito del sapere non meno articolato, perché richiede competenze sulla Bibbia, sulla storia della Chiesa, sulle correnti filosofiche e le dottrine sociali, sul diritto canonico ed ecclesiastico, sul vasto tesoro del magistero della Chiesa:

“L´idea di realizzare una sintesi globale sulla bioetica teologica mi è sorta più di 20 anni fa. Mi fu suggerita dall´editrice Edb di Bologna, la quale era interessata a una mia pubblicazione del genere. Da allora raccolsi molta documentazione aggiornandola continuamente al progresso biomedico e agli sviluppi psicosociali e giuridici. Gli interventi del papa mi hanno stimolato a portarla a termine. E’ noto, infatti, l´assillo del pontefice per le questioni bioetiche. Egli invoca continuamente la fine dei sanguinosi conflitti bellici che stanno provocando orrendi massacri. Ripete con insistenza che ogni guerra tra popoli è una sconfitta per tutti. Ricorda pure altre guerre più subdole che causano un numero spaventoso di vittime nel mondo”.

Perché un libro che tratta la bioetica dal lato teologico?

“Ho inteso colmare un vuoto nella bibliografia in materia, che è abbondantissima, ma spesso è datata, parcellare e priva di sistematicità. La nuova opera fornisce una sintesi aggiornata e globale, come è precisato dal suo sottotitolo. E’ una specie di ‘mosaico’ unitario che evita il rischio di presentare temi scollati tra loro. Perciò la pubblicazione assume la veste di ‘manuale’ che affronta in forma critica la riflessione sull’intero arco della vita umana: la problematica alla sua origine, la cura della salute e delle malattie e il dramma del fine-vita terrena”.

Teologia e bioetica: quali sono i punti di ‘contatto’?

“La bioetica non è chiusa in sé stessa. Per sua natura, ha un carattere interdisciplinare e transculturale, oggi spesso trascurato, perché viene privilegiata la specializzazione spinta a scapito dei molti aspetti nel quadro generale della vita. Il nuovo volume gode di una originalità in direzione opposta: riflette sulla persona dal suo concepimento alla sua morte naturale mettendo in dialogo le scienze biomediche con le norme giuridiche italiane e internazionale, le risultanze socioculturali con le risonanze psicologiche.

Questo ampio respiro viene sempre illuminato dalla fede cristiana che offre un apporto enorme ed insostituibile. I punti di contatto tra teologia e bioetica sono tantissimi, perché emergono dal loro rapporto intrinseco. Basti pensare ai seguenti principi che innervano la trattazione: il rispetto per la dignità assoluta della persona che trascende l’orizzonte terreno; la gestione responsabile di sé di fronte alla propria coscienza e a Dio; la solidarietà umana e cristiana nella famiglia universale”.

E’ possibile tutelare la vita di fronte alle scoperte scientifiche?

“I progressi della biomedicina vanno considerati con grande favore per i singoli e per l’umanità. Consentono di sostituire organi malati con il trapianto. La nuova era della genetica e quella delle cellule staminali aprono orizzonti di vita prima insperati. Tuttavia gli interventi tecnologici d’avanguardia e non possono essere utilizzatati in forma ambivalente, talvolta a sfregio della dignità assoluta della persona umana. Inoltre, ogni conquista biomedica va incontro alla sicura sconfitta della morte. Questa viene spesso esorcizzata ignorando l’esigenza del paziente inguaribile in condizioni critiche di essere accompagnato con le ‘cure palliative’, senza renderlo bersaglio dell’accanimento terapeutico o porlo sulla china dell’eutanasia e del suicidio assistito, che rappresentano una sconfitta per tutti”.  

Ragione e rivelazione cristiana sono ‘inconciliabili’?

“Le conquiste della ragione sono un bene essenziale. Esse però pongono interrogativi ai quali non riescono a dare una risposta, che la rivelazione offre in abbondanza, senza sostituirsi alla scienza, ma stabilendo con essa un’alleanza. In ambito bioetico la fede cristiana scongiura la caduta in catastrofi, come sono i conflitti bellici tra popoli. Ma ci sono pure altre ‘guerre’ più subdole da evitare. Assumono vari nomi: aborto e omicidio volontari, incidenti stradali e infortuni sul lavoro, eutanasia e suicidio, pena capitale ed eventi climatici disastrosi, favoriti da politiche dissennate. E’ innegabile quindi l’apporto della fede per la vita delle persone e dell’intera umanità”. 

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