Famiglia: unirsi nella santità
La famiglia, di questi tempi, è molto in difficoltà a Palermo. Come in molte città del sud, circa il 50% per cento delle famiglie si è separato. Nell’Italia nel nord si parla di numeri ancora più alti e quasi più nessuno si sposa in chiesa. A Siroki Brijeg, in BosniaErzegovina, una cittadina con 26.000 abitanti, non si registrano separazioni. Questo perché gli sposi portano con sé un crocifisso e fanno la loro promessa sponsale sulla croce. Poi, i due, baciano la croce. Se uno abbandona l’altro, abbandona Cristo sulla croce. In questo caso, chi perde è Gesù. Dopo la cerimonia, i neosposi attraversano la porta di casa per collocare il crocifisso in un posto d’onore. Diventa il punto di riferimento della loro vita e il luogo di preghiera della famiglia. La giovane coppia crede fermamente che la famiglia nasca dalla croce.
Alessio ed Anna sono due giovani che vivono nel palermitano. Hanno deciso di formare una nuova famiglia da circa un anno costruendo le fondamenta della loro unione consacrandosi a Dio nel matrimonio, per accrescere la loro fede. Ecco il loro racconto.
Alessio, nel 2018 eri un giovane studente universitario. Hai incontrato Fratel Biagio, che si era abbandonato in digiuno e preghiera in strada e, poco dopo, in una intervista hai detto che volevi diventare santo, stai seguendo questo tuo proponimento?
«Il termine santo è una traduzione latina del termine ebraico “qadosh” che significa “separato” “diverso”, che calato nel contesto biblico viene inteso come qualcuno che “appartiene a Dio”. Per quelle che sono le mie possibilità ed i miei limiti dunque la risposta è sì, ogni giorno provo con tutto il mio cuore a mettere in pratica gli insegnamenti di Gesù, dedicando me stesso a seguire la sua Parola. “Essere santi” al contrario del sentire comune infatti, non significa avere l’aureola, non commettere mai peccato o essere perfetti; Santo è colui che accetta la chiamata del Signore ad essere un suo figlio/a amato/a (chiamata che riguarda ognuno di noi sulla terra) e che sulla base di questo si sforza di amare Dio, se stesso e gli altri a sua volta».
Oggi sei laureato e, nel frattempo, hai vinto un concorso in Polizia. Come vivi questa scelta di vita?
«Il lavoro che svolgo oggi arriva da un lungo periodo di studio ed impegno ma soprattutto da un profondissimo cammino di discernimento fatto a tu per tu col Signore in preghiera. Prima del concorso dissi a Lui: “se questa è la strada che hai scelto per me, accompagnami e aiutami a vincerlo” e così è stato. Per tale motivo cerco ogni giorno di onorare il dono che mi è stato fatto, dando il meglio che posso e rimanendo sempre grato».
Ti sei da poco sposato con Anna. Hai 29 anni. Cosa significa per un uomo della tua età sposarsi in chiesa per creare una famiglia?
«Il sacramento del matrimonio, al contrario di come spesso viene “interpretato”, oltre ad essere un sigillo sacro d’amore che il Signore appone sulla coppia, rappresenta una vera e propria vocazione ed in quanto tale, non è un cammino per tutti ma va ben ponderato. Per me ed Anna inoltre è diventato anche un mezzo per vivere ancora più intimamente la relazione con Dio mediante il rapporto ed il confronto con la fede dell’altra persona e quindi una maniera per fare ulteriore esperienza della presenza del Signore nella nostra vita. Non solo tradizione dunque ma una scelta di vita concreta consacrata a Dio».
(Tratto da l’altroparlante)


























