Maria Santissima è Corredentrice, Mediatrice di tutte le grazie e Avvocata per il Popolo di Dio. I termini Mediatrice e Corredentrice senza confusione si illuminano a vicenda nell’unica Mediazione e Redenzione di Cristo

Corredentrice
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[Korazym.org/Blog dell’Editore, 09.11.2025 – Vik van Brantegem] – Che non è stato proclamato ancora il dogma di Maria Corredentrice, Mediatrice di tutte le grazie e Avvocata per il Popolo di Dio, non vuol dire che questi antichi titoli di Maria Santissima non sono vere. Come non era falso affermare la Maternità divina, la Verginità perpetua, l’Immacolata Concezione e l’Assunzione al Cielo della Madre di Dio e Madre nostra, prima che furono proclamati questi quattro dogmi mariani, cioè verità rivelate e proclamate dal Magistero, che devono essere accettate come incontrovertibile e non soggetta a discussione. Anche per i quattro dogmi mariani attuali, ci è voluto del tempo per vederne la proclamazione.

O Maria, nostra speranza

Maria, nostra speranza

Al termine della Celebrazione Eucaristica presieduta dal Santo Padre Leone XIV nella solennità della Dedicazione della Basilica Lateranense, oggi domenica 9 novembre 2025, viene eseguito il Canto mariano, O Maria, nostra speranza (dalla raccolta di canti Testimoni di speranza di Marco Frisina, Paoline 2025):

Madre di Dio e Madre nostra,
tu sei difesa di chi spera in te.
Volgi lo sguardo su chi t’invoca,
o Mediatrice di grazia.

Madre di Cristo, luce del mondo,
tu sei la causa di ogni letizia,
nel gaudio dello Spirito Santo
tu ci conduci per mano.

O Maria, nostra speranza,
Madre e sorella, prega per noi;
serva e Regina, intercedi per noi.

Vergine santa del buon consiglio,
Maestra di carità e di fede,
verso le fonti dell’acqua viva
indichi a noi il cammino.

Dispensatrice di ogni grazia,
Madre di misericordia ed amore,
Madre dell’unità dei credenti,
Regina della pace. Rit.

Madre e compagna del Redentore,
la tua preghiera ci ottiene il perdono:
sotto il tuo manto ci rifugiamo,
o Madre dei peccatori. Rit.

Ecco, l’ulteriore conferma – in occasione di una Santa Messa presieduta dal Papa regnante – che non c’era necessità della abnorme “Nota dottrinale Mater Populi fidelis su alcuni titoli mariani riferiti alla cooperazione di Maria all’opera della salvezza” del Dicastero per la Dottrina della Fede del 7 ottobre 2025, come si può comprendere anche della lettura della Costituzione dogmatica del Concilio Vaticano II Lumen gentium del 21 novembre 1964:

«Funzione salvifíca subordinata
62. E questa maternità di Maria nell’economia della grazia perdura senza soste dal momento del consenso fedelmente prestato nell’Annunciazione e mantenuto senza esitazioni sotto la croce, fino al perpetuo coronamento di tutti gli eletti. Difatti anche dopo la sua assunzione in cielo non ha interrotto questa funzione salvifica, ma con la sua molteplice intercessione continua a ottenerci i doni che ci assicurano la nostra salvezza eterna. Con la sua materna carità si prende cura dei fratelli del Figlio suo ancora peregrinanti e posti in mezzo a pericoli e affanni, fino a che non siano condotti nella patria beata. Per questo la beata Vergine è invocata nella Chiesa con i titoli di avvocata, ausiliatrice, soccorritrice, Mediatrice [*]. Ciò però va inteso in modo che nulla sia detratto o aggiunto alla dignità e alla efficacia di Cristo, unico Mediatore.
Nessuna creatura infatti può mai essere paragonata col Verbo incarnato e redentore. Ma come il sacerdozio di Cristo è in vari modi partecipato, tanto dai sacri ministri, quanto dal popolo fedele, e come l’unica bontà di Dio è realmente diffusa in vari modi nelle creature, così anche l’unica mediazione del Redentore non esclude, bensì suscita nelle creature una varia cooperazione partecipata da un’unica fonte. La Chiesa non dubita di riconoscere questa funzione subordinata a Maria, non cessa di farne l’esperienza e di raccomandarla al cuore dei fedeli, perché, sostenuti da questa materna protezione, aderiscano più intimamente al Mediatore e Salvatore».

[*] Nella nota si legge: Cf. LEONE XIII, Encicl. Adiutricem populi, 5 sett. 1895: ASS 28 (1895-96), p. 129. S. PIO X, Encicl. Ad diem illum, 2 febbr. 1904: Acta I, p. 154; Dz 1978a (3370) [Collantes 5.032-33]. PIO XI, Encicl. Miserentissimus, 8 maggio 1928: AAS 20 (1928), p. 178. PIO XII, Messaggio Radiof., 13 maggio 1946: AAS 38 (1946), p. 266.

La Beata Vergine Maria
è mediatrice di tutte le grazie
e la Chiesa lo aveva già approvato

Sia nel Calendario Romano Generale, sia nei Calendari delle Chiese Particolari e degli Istituti Religiosi, ricorre frequentemente la memoria della Beata Vergine Maria.

Sono numerosi nei Propri del rito romano i formulari di Messe della Madonna; il loro oggetto, unico è identico, – l’opera di Dio in Maria Santissima, compiuta in vista di Cristo e della Chiesa -, è celebrato sotto molti e vari aspetti.

Papa San Giovanni Paolo II promulgò il Messale della Beata Vergine Maria, con formulari liturgici propri relativi ad alcuni titoli mariani, da cui riportiamo di seguito l’introduzione alla Messa di “Maria Vergine madre e mediatrice di grazia”:

Nel 1921 Benedetto XV († 1922), su richiesta del card. Desiderio-Giuseppe Mercier († 1926), concesse a tutto il Belgio l’ufficio e la messa della beata Vergine Maria «Mediatrice di tutte le grazie», da celebrarsi il 31 maggio. La Sede Apostolica concesse poi a numerose altre diocesi e congregazioni religiose, dietro loro richiesta, il medesimo ufficio e la messa; perciò ne seguì che la memoria della beata Vergine Maria mediatrice divenne quasi generale.

Il Concilio Vaticano II, nel 1964, ha spiegato ampiamente la funzione della beata Vergine Maria nel mistero di Cristo e della Chiesa; ed ha accuratamente esposto il senso e la forza della «mediazione» della beata Vergine: «La funzione materna di Maria verso gli uomini in nessun modo oscura o diminuisce l’unica mediazione di Cristo, ma ne mostra l’efficacia. Poiché ogni salutare influsso della beata Vergine verso gli uomini non nasce da vera necessità, ma dal beneplacito di Dio, e sgorga dalla sovrabbondanza dei meriti di Cristo, si fonda sulla mediazione di lui, da essa assolutamente dipende e attinge tutta la sua efficacia; non impedisce minimamente l’unione immediata dei credenti con Cristo, anzi la facilita» (LG 60).

Nel 1971 la sacra Congregazione per il Culto divino ha approvato la messa sotto il titolo della «Beata Vergine Maria, madre e mediatrice di grazia».

Questa messa, aderendo fedelmente alla dottrina del Concilio Vaticano II, commemora contemporaneamente la funzione materna e il compito di mediatrice della beata Vergine (cfr Proprio delle messe dell’Ordine dei Servi della beata Vergine Maria, Curia Generalizia OSM, Roma, 1972, pp. 36-37).

Ai nostri giorni questa messa viene celebrata in molti luoghi l’8 maggio e qui viene proposta con alcune variazioni e con l’aggiunta del prefazio.

Il formulario, come si conviene, celebra anzitutto Cristo, «vero Dio e vero uomo, unico mediatore (…) sempre vivo a intercedere in nostro favore» (Prefazio; 1 Tm 2, 5; Eb 7, 25; Orazione sulle offerte, Orazione dopo la Comunione).

Ma onora anche la beata Vergine madre e mediatrice di grazia, poiché il Padre, «nel mirabile disegno del suo amore» (Colletta; cfr Prefazio), l’ha costituita madre e collaboratrice del Redentore (cfr Colletta, Prefazio).

La Vergine Maria e madre di grazia, poiché ha portato nel suo «grembo purissimo (…). Cristo vero Dio e vero uomo» (Antifona d’ingresso) e ci ha donato lo stesso «Autore della grazia» (Colletta; cfr Alleluia).

La Vergine Maria è mediatrice di grazia, poiché e stata socia di Cristo nel procurarci la grazia più grande, la redenzione cioè e la salvezza, la vita divina e la gloria che non ha fine (cfr LG 61).

Nel formulario la «mediazione» della beata Vergine viene giustamente interpretata come «provvidenza d’amore» (Prefazio): «di intercessione e di perdono, di protezione e di grazia, di riconciliazione e di pace» (Prefazio).

Ave, santa Maria, fonte di pietà:
dal tuo grembo purissimo
sgorga la ricchezza di tutte le grazie,
Cristo vero Dio e vero uomo.

Convegno
Le glorie di Maria tra il XIX e XX secolo

Il giorno dopo la solennità dell’Immacolata Concezione della Beata Vergine Maria, il 9 dicembre 2025 alle ore 17.30 verrà svolto a Roma nella Sala Conferenze dell’Istituto Maria Santissima Bambina in via Paolo VI 21, un Convegno dal titolo Le glorie di Maria tra il XIX e XX secolo in occasione del 75° Anniversario del dogma dell’Immacolata Concezione e del 100° Anniversario dell’apparizione della Madonna a Suor Lucia di Pontevedra, organizzato dal Comitato Papa Pacelli-Associazione Pio XII e dalla Fondazione Lepanto.

Presiede il Convegno, S.Em.R. il Signor Cardinale Dominique Mamberti, Cardinale Protodiacono, Prefetto del Supremo Tribunale della Segnatura Apostolica.

Interverranno i Relatori:

  • S.E.R. Mons. Edoardo Cerrato, Vescovo emerito di Ivrea: San John Henry Newman, Dottore della Chiesa e la Beata Vergine Maria
  • Prof. Roberto de Mattei, Presidente della Fondazione Lepanto: Pontevedra 10 dicembre 1925: il messaggio della Vergine a Suor Lucia
  • Avv. Emilio Artiglieri, Presidente del Comitato Papa Pacelli-Associazione Pio XII: Perché il dogma dell’Assunzione?
  • Fr. Mario Paolo Maria Padovano, O.P.: La Madonna e la nostra vita interiore

La Madre del Salvatore
e la nostra vita interiore

Nell’occasione sarà presentato il libro La Madre del Salvatore e la nostra vita interiore di Réginald Garrigou-Lagrange (Fede e Cultura 2023, 406 pagine AMAZON – Presentazione di Marco Bracchi e Prefazione di Serafino Tognetti), alla presenza del curatore Alessandro Gaudino.

La Vergine Maria esercita, subordinatamente al Figlio di Dio, una regalità universale in qualità di madre del Redentore e, in Lui, madre di tutti gli uomini. Il libro La Madre del Salvatore e la nostra vita interiore del teologo francese Padre Réginald Garrigou-Lagrange, O.P. (1877-1964), uno dei più autorevoli e penetranti interpreti di San Tommaso d’Aquino, che collega la dimensione dogmatica della mariologia alla dimensione contemplativa sul ruolo di Maria nella storia della salvezza, spiega le ragioni dell’eminente venerazione che dobbiamo alla nostra buona Madre Celeste mediante l’esposizione delle grandi dottrine della mariologia nel loro rapporto con la nostra vita interiore. Si mette in luce la predestinazione della Vergine Maria alla maternità divina, il tocco unico che la grazia opera in lei, fino allo sviluppo teologico del suo ruolo di corredentrice e mediatrice di tutte le grazie. La sottomissione di Maria alla volontà di Dio è infatti una fonte inesauribile di virtù quali la fede, la speranza e l’umiltà. Impreziosisce il volume un’analisi della figura di San Giuseppe, il cui compito nei confronti del Verbo Incarnato è il più alto dopo quello della Madonna.

L’apparizione di Pontevedra del 1925

100 anni fa, il 10 dicembre 1925, Nostra Signora apparve a Suor Lucia, una dei tre pastorelli di Fatima, nella sua camera del convento dell’ordine di Santa Dorotea a Pontevedra, in Spagna. In questo giorno speciale ricordiamo l’apparizione di Nostra Signora e in particolare la Devozione al suo Cuore Immacolato, perché sia per tutti noi un cammino di conversione e di speranza.

Con il cuore circondato di spine, Nostra Signora chiese che si diffondesse la devozione ai Primi Sabati del mese, in riparazione alle offese recate al suo Cuore Immacolato. A coloro che si confesseranno, faranno la comunione, reciteranno il rosario e mediteranno per 15 minuti nei primi cinque sabati, promette assistenza nell’ora della morte.

Al fianco di Nostra Signora, sollevato e posato su una nube luminosa, vi era un Bambino. La Santissima Vergine, pose una mano sulla spalla di Lucia. Così che fece, Lucia vide in Lei un cuore coronato di spine, che teneva nell’altra mano. Nello stesso tempo, il Bambino disse: «Abbi compassione del Cuore Immacolato della tua Santissima Madre, coperto di spine, a causa degli uomini ingrati che in tutti i momenti Vi infiggono, senza che vi sia chi faccia un atto di riparazione per strapparle».

Quindi, la Vergine Santissima disse: «Guarda, figlia mia, il Mio Cuore coronato di spine che gli uomini ingrati a ogni momento Mi conficcano, con bestemmie e ingratitudini. Tu, almeno, cerca di consolarMi, e di’ che tutti quelli che per cinque mesi, nel primo sabato, si confesseranno ricevendo poi la santa Comunione, diranno un rosario, e Mi faranno 15 minuti di compagnia meditando sui 15 misteri del rosario, coll’intenzione di darMi sollievo, lo prometto di assisterli, nell’ora della morte, con tutte le grazie necessarie alla salvezza di queste anime».

La Madre del Salvatore, spiegata da Garrigou-Lagrange

di Fabrizio Cannone
La Nuova Bussola Quotidiana, 26 luglio 2023

Il libro La Madre del Salvatore. E la nostra vita interiore è il settimo testo di Padre Réginald Garrigou-Lagrange ripubblicato da Fede & Cultura, sette libri fondamentali, ampiamente sufficienti per mettersi alla scuola di questo domenicano e teologo francese. Rileggere e studiare oggi – come dovrebbero fare i seminaristi e i laici che desiderano una formazione integrale – testi come La sintesi tomistica (2015), La vita eterna e la profondità dell’anima (2018) o Le tre età della vita spirituale (2020), è utilissimo e benefico.

Padre Garrigou spese la vita per la ricerca teologica, la diffusione della verità che salva e la difesa della dottrina evangelica, ad mentem Thomae. In tal senso, insegnò per mezzo secolo a Roma (dal 1909 al 1959), presso l’Angelicum, dove si formarono generazioni di teologi e intellettuali cattolici, tra i quali San Giovanni Paolo II. Morì nella capitale del Cattolicesimo, sua seconda patria, nel 1964, e San Paolo VI lo citò più volte nelle Udienze generali (27 novembre 1968, 11 dicembre 1968, 22 luglio 1970).

Ma anche la mariologia del domenicano francese è profonda, architettonica, intensa e al contempo personale ed esistenziale, come nota il curatore dell’opera, Marco Bracchi. Secondo Bracchi, al di là delle facili e vane critiche di “astrattismo” o “intellettualismo” che i neoterici usano verso gli scolastici, «la Vergine è per lui il modello concreto – né angelicato né distante – dell’operare della grazia divina» (p. 13).

In pratica, Padre Reginaldo sintetizza e non contrappone la mariologia cristotipica e la mariologia ecclesiotipica (cf. p. 12) come si farà invece in anni più recenti, periodo definito da taluno come «l’era glaciale della mariologia». Padre Garrigou, del resto, non si ferma a San Tommaso e al Medioevo. Ma al Dottore Comune della Chiesa associa, senza commistioni indebite o alterazioni di sorta, la teologia spirituale di figure come San Giovanni della Croce, Santa Teresa d’Avila, Sant’Alfonso Maria de’ Liguori, e ciò fa sempre sotto la direzione del più recente magistero dei pontefici. Bracchi spiega che il teologo francese collega la dimensione dogmatica della mariologia, senza cui si farebbe una mariologia a geometria variabile, alla dimensione contemplativa sul ruolo – spirituale, esistenziale, psicologico – di Maria «nella storia della salvezza» (p. 15).

I quattro dogmi mariani (Maternità divina, Verginità perpetua, Immacolata Concezione e Assunzione al Cielo) sono le basi e le fondamenta vive della nostra vita spirituale ordinaria di credenti. Anche perché, come ricordava Paolo VI: «Se vogliamo essere cristiani, dobbiamo essere mariani» (24 aprile 1970).

Secondo Marco Bracchi, in questo accessibile trattato di mariologia Cattolica, «il pensatore d’Oltralpe non si ferma mai al primo livello speculativo (…), ma conclude sempre alla forma applicativa della riflessione» (p. 15). Ovvero a cosa è, a cosa deve essere, Maria per noi, alla luce della sua piena partecipazione alla natura umana e alla sua, unica e inimitabile, collaborazione all’opera redentrice del Figlio.

Padre Reginaldo, oltre alla trattazione scientifica sul mistero di Maria, si diffonde sui principali temi annessi e connessi, che oggi, purtroppo, trovano meno spazio nelle facoltà teologiche e presso i mariologi à la page. Tra questi temi, ci piace citare la «predestinazione di Maria» (pp. 50-60), il progresso spirituale di Maria, senza cui non ci sarebbe il merito della conquista (pp. 121-142), la maternità universale di Maria rispetto a tutti gli uomini e non solo gli eletti (pp. 216-224), la mediazione della Vergine (pp. 225-233 e 281-290), la Corredenzione mariana (pp. 243-256, con una preghiera che la definisce «Corredentrice del genere umano» approvata da San Pio X, p. 381), la misericordia di Maria (pp. 291-300), la sua regalità universale (pp. 301-319) e la consacrazione a Lei (pp. 334-345).

«Dio ci parla attraverso le buone letture», diceva Padre Pio da Pietrelcina. E questa lo è.

Osservazioni di Don Mario Proietti, CPPS

sulla “Nota dottrinale Mater Populi fidelis
su alcuni titoli mariani
riferiti alla cooperazione di Maria
all’opera della salvezza”

1. «L’Incarnazione non è un evento estetico o simbolico, ma la scelta di Dio di entrare pienamente nella carne dell’uomo e di santificarla dall’interno. È il cuore stesso della fede cristiana: Unus ex nobis, uno di noi, fuorché nel peccato. Contemplare Maria Corredentrice, allora, non è un esercizio di devozione, ma un atto di antropologia teologica: perché mostra fino a che punto Dio abbia voluto essere uomo, e quanto l’amore umano, quando è vero, possa condurre fino a Dio. Io non sono un vescovo, né il Papa. Le mie parole non pretendono autorità, solo fedeltà. Posso dire però, con la serenità di chi vive nel carisma del Preziosissimo Sangue, che credo fermamente in Maria Corredentrice, sapendo a cosa credo. Perché il Sangue di Cristo è anche il sangue di Maria: è lì che si tocca il mistero della cooperazione, l’intreccio perfetto tra grazia e libertà. Eppure, leggendo molti commenti, comprendo che questo meraviglioso mistero, invece di essere contemplato, viene usato come spada per combattere. Io vorrei che tornasse ad essere incanto: una verità da adorare in ginocchio, non un’arma da brandire contro qualcuno. Chi ama Maria la difende meglio amandola come fece Gesù: non con le parole, ma col cuore trafitto».

2. «Il mio disaccordo non riguarda la Nota in sé, che resta teologicamente corretta, ma le motivazioni e il criterio di “opportunità” con cui è stata presentata. La prudenza è sempre opportuna, ma non lo è più quando diventa il pretesto per nascondere la verità. Ed è da questo punto che desidero ripartire. Perché il principio secondo cui “alcune verità non si devono dire per non generare confusione” merita di essere affrontato fino in fondo.
Prendiamo l’esempio della Trinità. È la verità centrale della fede Cristiana, eppure nessuna parola che la esprime è di comprensione immediata. Una sola sostanza e tre persone, processioni, relazioni sussistenti, pericoresi: ogni termine richiede spiegazioni continue. Eppure la Chiesa non ha mai ritenuto “inopportuno” proclamare il mistero trinitario solo perché il popolo non può comprenderlo pienamente. Ha preferito essere fraintesa piuttosto che tacere. Ha insegnato, spiegato, catechizzato, ma non ha mai taciuto.
Negli anni successivi al Concilio Vaticano II, in alcuni ambienti di dialogo interreligioso si suggerì di evitare, almeno nelle prime fasi del confronto con l’Islam e con l’Ebraismo, il linguaggio trinitario, per favorire un terreno comune. Ma il Magistero chiarì prontamente che il dialogo non può prescindere dalla verità della Fede. Il rispetto non nasce dal silenzio, bensì dalla testimonianza limpida. Unitatis redintegratio (n. 11) lo afferma con chiarezza: “Nulla è più alieno dallo spirito dell’ecumenismo che un falso irenismo, che altera la purezza della dottrina cattolica e ne oscura il senso genuino”.
Se allora si è difeso il mistero trinitario, oggi la stessa fedeltà dovrebbe difendere il mistero mariano. Dire che Maria è Corredentrice non significa ridurre Cristo, ma riconoscere quanto Dio esalti la libertà umana quando la trova totalmente docile. È una parola che richiede spiegazioni, certo, come ogni verità grande. Ma proprio la necessità di spiegare è il segno della profondità del mistero, non la sua inutilità.
Il Concilio Vaticano II, in Lumen gentium 62, insegna che Maria “è invocata nella Chiesa sotto i titoli di Avvocata, Ausiliatrice, Soccorritrice, Mediatrice. Tuttavia, ciò si intende in modo che nulla detragga né aggiunga all’unica mediazione di Cristo”. San Giovanni Paolo II, nella Redemptoris Mater, ha poi approfondito la cooperazione mariana, parlando di una mediazione “partecipata e subordinata”, espressione perfettamente conforme alla Tradizione.
San Tommaso d’Aquino ricorda che quando una formula può generare equivoco, non si abbandona la verità (res significata), ma si purifica il modo di dirla (modus significandi). Tutta la storia dei dogmi è nata da questa fedeltà: parole difficili, incomprese, persino scandalose, che alla fine hanno custodito la Fede.
La prudenza ecclesiale non consiste nel tacere ciò che è vero, ma nel trovare il modo più chiaro per dirlo. San Giovanni Paolo II, nella Veritatis splendor (n. 99), lo afferma senza esitazione: “Tacere o attenuare la verità, per rispetto umano o per timore delle conseguenze, sarebbe negare la verità stessa”.
Una fede che rinuncia a dire ciò che è vero per timore di essere fraintesa smette di essere Cattolica e diventa un linguaggio di cortesia. Il mistero non va censurato, va insegnato. La Chiesa non è chiamata a semplificare la verità, ma a farla amare. Chi tace per evitare spiegazioni rinuncia alla missione; chi spiega, anche a costo di fatica, diventa testimone della luce.
Ecco perché sono convinto che il discorso ecumenico diventi più autentico e più fecondo se il confronto si fonda sulla Verità e non sulla compiacenza. Oggi è toccato ai titoli mariani, ma le distanze che ci separano dal mondo protestante riguardano questioni ben più gravi di un titolo. Se passa il principio di tacere per incontrarsi, che cosa accadrà quando i nodi arriveranno al pettine dell’identità cattolica?
Dovremo forse tacere tutta la dogmatica, la cristologia, la sacramentaria Cattolica per arrivare a un altare dove, di fatto, non ci sarà più neanche Gesù Cristo? Questo è ciò che realmente mi preoccupa».

La Santa Sede e i troll
Ovvero:

il Cardinal Fernández passa troppo tempo online?

Phil Lawler sul suo blog riprende delle osservazioni di @deliavatican dopo aver partecipato alla presentazione del Cardinale Víctor Manuel Fernández della “Nota dottrinale Mater Populi fidelis su alcuni titoli mariani riferiti alla cooperazione di Maria all’opera della salvezza, che riportiamo di seguito nella nostra traduzione italiana dall’inglese.

«La presentazione non si è tenuta presso la Sala Stampa della Santa Sede, ma presso la Curia dei Gesuiti. Il Cardinal Fernández ha spiegato che ciò era dovuto al fatto che il documento “non si prestava al dialogo tra i giornalisti e il dicastero”. In altre parole, non avrebbe risposto a nessuna domanda. Ma la sede insolita ha permesso ad un osservatore esterno di interrompere i lavori, inveendo contro il cardinale. Gallagher conclude: “Sospetto che il Cardinal Fernández tornerà in Sala Stampa per eventuali documenti futuri”.
Il Cardinal Fernandez ha citato la dichiarazione del 1996 dell’allora Cardinal Ratzinger, che aveva posto le stesse domande sui titoli mariani. Fernández ha affermato che lo studio del 1996 “si concludeva con una risposta che non era stata resa pubblica”, quindi la stava rendendo pubblica ora. Abbiamo già sentito questa frase: che la Santa Sede sta rilasciando una dichiarazione basata su uno studio fatto in passato e mai reso pubblico – e non lo è ancora – ma fidatevi, è proprio questo che diceva? Gallagher si è posta la domanda ovvia, che le regole di base (vedi sopra) le impedivano di porre: “perché Ratzinger ha scelto di non rendere pubblica la sua decisione e Fernández ora pensa che il momento sia maturo?”
Ma forse la cosa più interessante di tutte è l’osservazione di Gallagher secondo cui Fernández “è infastidito da ‘alcuni gruppi di ispirazione mariana’ su Internet che stanno turbando la fede dei Cattolici comuni”. In altre parole, ha sentito il bisogno di una dichiarazione ufficiale a causa delle attività online di un piccolo gruppo di Cattolici che promuovevano – e continuano a promuovere – l’uso dei titoli mariani in questione. Non a caso, quegli attivisti online sono Cattolici tradizionalisti, e Gallagher suggerisce che “una delle ragioni principali di questo documento è che il Cardinal Fernandez è eccessivamente infastidito dai Cattolici tradizionalisti”. Anche in questo caso, abbiamo già sentito questo tema.
Ora, per essere onesti, è vero (e qui parlo per me stesso) che una manciata di facinorosi online sembrano compiacersi del fatto che i Protestanti diffidino di termini come “Corredentrice” e, invece di spiegare come il termine dovrebbe essere correttamente inteso, li scherniscono, rallegrandosi del loro disagio. Queste persone (fortunatamente poche, ma rumorose) fanno più male che bene alla propria causa, e certamente non rendono onore alla Madonna con la loro anti-evangelizzazione.
Eppure è inquietante che pochi troll online possano provocare una dichiarazione ufficiale da parte di un dicastero della Santa Sede, una dichiarazione che sgomenta e offende così tanti Cattolici leali e fedeli, e li fa temere – non senza ragione – che i funzionari della Santa Sede li considerino loro avversari, come “queste persone” le cui opinioni devono essere soppresse» (Phil Lawler).

Articoli precedenti

Foto di copertina: Giovanni Gasparro, Corredenzione, 2015, olio su tela, 80×100 cm, Collezione privata.

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