Maria Santissima, Madre di Dio, della Chiesa e degli uomini, Corredentrice, Mediatrice di tutte le grazie e Avvocata per il Popolo di Dio

Maria Corredentrice
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[Korazym.org/Blog dell’Editore, 05.11.2025 – Vik van Brantegem] – Il Dicastero per la Dottrina della Fede ha reso noto il 4 novembre 2025 la “Nota dottrinale Mater Populi fidelis su alcuni titoli mariani riferiti alla cooperazione di Maria all’opera della salvezza” del 7 ottobre 2025, memoria liturgica della Beata Vergine Maria del Rosario. La Nota pare motivata da evidenti ragioni pastorali in un mondo Cattolico in totale confusione, anche se non c’è alcun pericolo di divinizzazione della Madre di Dio, mentre invece porta ad una banalizzazione ulteriore della figura della beata Vergine Maria nell’opera della salvezza. Questa Nota divide e confonde i fedeli ancora di più di quanto lo sono già, in un clima ecclesiale già surriscaldato e polarizzato, contrariamente alla volontà e alle intenzioni di Papa Leone XIV. Di questa Nota non è che se ne avvertisse l’urgenza, avendo appreso della Madonna Corredentrice da santi come Massimiliano Kolbe, che certamente non era un devozionalista, Preghiamo la Madonna Auxilium Christianorum.

“Quando un’espressione richiede numerose e continue spiegazioni, per evitare che si allontani dal significato corretto, non serve alla fede del Popolo di Dio e diventa sconveniente”. Questa prudenza non vale per la Santissima Trinità, o siamo solo ad un passo della banalizzazione anche qui? Nel tempo in cui la Chiesa non è prudente su nulla, proprio su Maria diventa cauta. Mentre la Chiesa pare disposta a parlare di tutto con disinvoltura, proprio su Maria diventa prudente, e solo su Maria. Il dialogo è “la capacità di comunicazione e comprensione reciproca”. Invece, la nostra gerarchia ordina a noi Cattolici di rinunciare alla Verità per non contrariare i Protestanti, mentre dovrebbe esortarci a pregare per la conversione di coloro che sono nell’errore. «Cosa desidera più intensamente l’anima se non la Verità?» (Sant’Agostino).

Un amico mi ha confidato che sorge spontanea la domanda: è vero che uscirà una Nota del Dicastero per la Dottrina della Fede con i voti a ciascuna delle litanie lauretane?

Va evidenziato, che la Nota Mater Populi fidelis comunque non nega, né vieta i titoli per Maria Santissima di Corredentrice o Mediatrice di tutte le grazie. Quindi, continueremo a rivolgersi a lei nella nostra preghiera di intercessione come Corredentrice e Mediatrice di tutte le grazie, Avvocata per il Popolo di Dio, che brilla come l’alba, bella come la luna, pura come il sole e terribile come un esercito di guerra.

Nel corso della storia teologi, dottori della Chiesa, Papi e santi, hanno affermato come la Madre di Dio abbia i titoli di Corredentrice e Mediatrice di tutte le grazie. Ma – cosa più importante – lo afferma il sensus fidelium. I fedeli Cattolici riconoscono alla Madonna questi titoli, che derivano dalle sue azioni durante la vita terrena, dalla sua partecipazione attiva al divenire del Verbo e dall’immensa capacità di intercessione presso Dio, di cui gode nella vita celeste, come Regina del Cielo e della Terra, degli angeli e degli uomini.

I Christifedelis sapevano già, che la Madonna era stata concepita senza peccato originale, molto prima che il dogma dell’Immacolata Concezione fosse proclamato, come nel caso di qualsiasi dogma mariano. I Christifedelis sanno, che il ruolo materno della Madonna, concepita e voluta da Dio fin dall’inizio della storia della salvezza, deve essere proclamato e difeso sempre di più. E non “annacquata” o “dimenticata” per cercare di compiacere chi non è Cattolico, come ci ha insegnato nostro Signore Gesù Cristo con la parabola della lampada: “Voi siete la luce del mondo; non può restare nascosta una città collocata sopra un monte, né si accende una lucerna per metterla sotto il moggio, ma sopra il lucerniere perché faccia luce a tutti quelli che sono nella casa. Così risplenda la vostra luce davanti agli uomini, perché vedano le vostre opere buone e rendano gloria al vostro Padre che è nei cieli” (Mt 5,14-16).

La Beata Vergine Maria è via certo e la più sicura per raggiungere suo Figlio. Lei partecipa alla sua missione come nessun altro, come nemmeno i Serafini, Cherubini, Troni, Dominazioni, Virtù, Potestà, Principati, Arcangeli e Angeli, i cori angelici che sono le entità intermedie tra Dio e gli uomini. Solo Dio è più grande della Madonna. Ed è per questo che è così odiata da Satana e dai suoi discepoli.

«La Vergine Immacolata, prescelta ad essere Madre di Dio, e per ciò stesso fatta corredentrice del genere umano, gode presso il Figlio di una potenza e di una grazia così grande che nessuna creatura né umana né angelica ha mai potuto né mai potrà raggiungerne una maggiore» (Papa Leone XIII, Supremi apostolatus, 3).

«Il vero problema oggi è sapere di essere Cattolici in un tempo in cui il Cattolicesimo ignora di essere anticattolico» (Aldo Rocco Vitale).

Al Dicastero per la Dottrina della Fede, che sentenzia – con l’ennesimo documento che confonde invece di chiarire, a partire da una ricostruzione scorretta che minimizza il contributo di teologi, dottori della Chiesa, Papi e santi – che sarebbe inappropriato usare i titoli di Corredentrice e Mediatrice di tutte le grazie per la Madre del Signore e nostra, perché rischia di «oscurare l’unica mediazione salvifica di Cristo», va ricordato che quel titolo di Corredentrice, o il titolo equipollente di Cooperatrice”, è stato usato più volte da San Giovanni Paolo II negli anni del suo lungo pontificato:

  • Chiama la Madonna «la Corredentrice» nell’Udienza generale del 10 dicembre 1980.
  • Parla della «Madre di Dio, prima cooperatrice della potenza dell’Altissimo» nella Lettera apostolica A Concilio Costantinopolitano I del 25 marzo 1981.
  • «Maria, pur concepita e nata senza macchia di peccato, ha partecipato in maniera mirabile alle sofferenze del suo divin Figlio, per essere Corredentrice dell’umanità» (Nell’Udienza generale dell’8 settembre 1982).
  • Chiama la Madonna «Madre e Cooperatrice del Redentore» all’Angelus del 21 agosto 1983.
  • Chiama la Madonna «la Corredentrice» all’Angelus del 4 novembre 1984.
  • Afferma che «il ruolo corredentore di Maria non cessò con la glorificazione del Figlio» nell’Omelia al Santuario di Nostra Signora de la Alborada a Guyaquil in Ecuador il 31 gennaio 1985.
  • Chiama la Madonna «la Corredentrice» all’Angelus della Domenica delle Palme, 31 marzo 1985.
  • «Maria santissima, Corredentrice del genere umano accanto al suo Figlio, vi dia sempre coraggio e fiducia! E vi accompagni anche la mia benedizione, che ora di gran cuore vi imparto!» (Ai pellegrini dell’Opera Federativa Trasporto Ammalati a Lourdes-OFTA, sabato 24 marzo 1990).
  • «Quanto determinante è stata la presenza della Madonna nell’itinerario ascetico e missionario di Santa Brigida! […] Brigida guardò a Maria come a modello e sostegno nei vari momenti della sua esistenza. Di Maria proclamò con vigore il divin privilegio dell’immacolato Concepimento. Ne contemplò la sorprendente missione di Madre del Salvatore. La invocò come Immacolata, Addolorata e Corredentrice, esaltandone il ruolo singolare nella storia della salvezza e nella vita del popolo cristiano» (All’Angelus di domenica 6 ottobre 1991.
  • Afferma che «Maria è diventata cooperatrice della salvezza» nell’Udienza generale del 7 dicembre 1994.
  • Chiama la Madonna «cooperatrice del Redentore» nell’Udienza generale del 24 gennaio 1996.
  • Afferma che la Madonna è «la fedele cooperatrice del Figlio per la salvezza del genere umano» nell’Udienza generale del 18 dicembre 1996.
  • Chiama «Maria singolare cooperatrice della Redenzione» nell’Udienza generale del 9 aprile 1997.

Riportiamo di seguito alcuni commenti sensati all’ennesimo controverso documento del Víctor Manuel Fernández:

  • Quando la Fede si indebolisce, la prima cosa che cambia è il linguaggio di Zarish Imelda Neno su Facebook, 5 novembre 2025: la riflessione di una cattolica che viene da una terra – il Pakistan – in cui essere Cristiani è essere eroi.
  • No a Maria Corredentrice, la Santa Sede fa confusione di Luisella Scrosati su La Nuova Bussola Quotidiana, 5 novembre 2025:
  • Maria e la cooperazione alla redenzione. Una verità sospesa, non negata di Don Mario Proietti, CPPS, su Facebook, 5 novembre 2025.

Infine, ricordiamo che alla questione di Maria Corredentrice e Mediatrice di tutte le grazie, in passato abbiamo dedicati diversi contributi:

Quando la Fede si indebolisce, la prima cosa che cambia è il linguaggio
di Zarish Imelda Neno
Facebook, 5 novembre 2025

Ho letto con attenzione la Nota Mater Populi Fidelis pubblicata dal Dicastero per la Dottrina della Fede, sotto la guida del Cardinale Víctor Manuel Fernández, e confesso di essere rimasta profondamente perplessa. Il documento, reso pubblico il 4 novembre 2025, dichiara che i titoli mariani come Corredentrice e Mediatrice di tutte le grazie non dovrebbero essere utilizzati nella liturgia o nei documenti ufficiali della Chiesa, perché potrebbero “creare confusione dottrinale” e necessitano di “spiegazioni ripetute”.

Ma mi chiedo: davvero questi titoli hanno bisogno di essere corretti, o siamo noi ad aver smesso di comprendere il loro significato? Non sono forse la prova che, quando la Fede si indebolisce, la prima cosa che cambia è il linguaggio?

Per secoli, la Chiesa non ha mai avuto timore di proclamare la grandezza di Maria come Corredentrice e Mediatrice, perché sapeva che la forza di questi titoli non nasceva da un sentimentalismo, ma da una verità teologica profonda, radicata nel mistero dell’Incarnazione e della Redenzione.

Quando diciamo che Maria è Corredentrice, non la mettiamo sullo stesso piano di Cristo. Diciamo, piuttosto, che Ella ha cooperato alla Redenzione in modo unico, libero e pieno di grazia, partecipando intimamente all’opera del Figlio.

Non è un’invenzione devozionale, ma un insegnamento che attraversa la Tradizione sin dai primi secoli: Sant’Ireneo di Lione scriveva già nel II secolo: “Come Eva, disobbedendo, divenne causa di morte per sé e per tutto il genere umano, così Maria, obbedendo, divenne causa di salvezza per sé e per tutto il genere umano.” In questa frase c’è già tutta la mariologia: la cooperazione di Maria all’opera redentrice non è concorrenza, ma partecipazione. Sant’Efrem il Siro la chiamava “Mediatrice del mondo intero”, e San Bernardo di Chiaravalle affermava che “Dio ha voluto che nulla ci venisse concesso se non per mezzo di Maria.” San Bonaventura, grande dottore francescano, diceva: “Ogni grazia che riceviamo discende da Dio attraverso Maria.” E se i santi e i dottori della Chiesa non hanno avuto timore di usare questi titoli, perché dovremmo averne noi?

La mediazione di Maria non toglie nulla a Cristo. Lo diceva San Paolo VI, lo ribadiva San Giovanni Paolo II nella Redemptoris Mater: “Maria continua a intercedere come Mediatrice, partecipando alla mediazione unica e universale di Cristo.” Dire che Maria è Mediatrice di tutte le grazie significa riconoscere che tutte le grazie che riceviamo ci giungono da Cristo, ma attraverso di Lei, che con il suo Fiat ha aperto le porte della salvezza.

Il problema, dunque, non è la dottrina. È la mancanza di catechesi. Se i fedeli avessero ricevuto una formazione chiara, nessuno avrebbe equivocato quei titoli. Abbiamo preferito semplificare invece che spiegare, rendere tutto “accessibile” invece di elevare i cuori e le menti alla grandezza del mistero. Ma la fede non cresce con la semplificazione. Cresce con la contemplazione.

Con rispetto ma con franchezza vorrei chiedere alla Sua Eminenza Cardinale Fernández, davvero il nostro compito è adattare la Chiesa al mondo, o custodire la Fede che ci è stata consegnata dagli Apostoli? Perché sembra che, nel desiderio di essere più “dialoganti”, abbiamo smesso di essere formatori.

Abbiamo paura di sembrare rigidi, ma non abbiamo paura di sembrare tiepidi. Eppure, Cristo non ha mai abbassato la croce per renderla più leggera. Non ha cambiato il linguaggio per piacere ai pagani. Ha parlato con verità, e chi voleva capire, capiva.

La Chiesa dei primi secoli non aveva linguaggi moderni, ma aveva la forza dello Spirito. Non si preoccupava di essere accettata: si preoccupava di essere fedele. E i Cristiani non chiedevano di “aggiornare” la Fede, ma di vivere la Fede, anche a costo della vita.

Oggi, invece, si ha l’impressione che vogliamo tutto facile, tutto leggero, tutto comprensibile.

Ma la via del Vangelo non è la porta larga, è quella stretta. E chi ama la Madre non teme di chiamarla come la Chiesa l’ha sempre chiamata: Corredentrice, Mediatrice, Avvocata nostra.

Non sono le parole a creare confusione, ma la mancanza di verità nei cuori. Quando il popolo di Dio prega con fede, non si smarrisce nei concetti: capisce con il cuore ciò che la ragione non può contenere. Sottrarre questi titoli a Maria non elimina un rischio teologico: elimina una dimensione spirituale. È come togliere dal volto della Chiesa la tenerezza e la profondità che solo una Madre può donare.

La Fede non ha bisogno di aggiornamenti linguistici. Ha bisogno di fedeli che credano, conoscano, e amino. Se il linguaggio della Chiesa diventa “troppo alto” per noi, allora forse non è la lingua da cambiare, ma la nostra fede da risvegliare.

La Chiesa non deve imparare a piacere al mondo, ma a salvare il mondo. E questo può farlo solo restando fedele a ciò che ha ricevuto. Maria non chiede nuovi titoli: chiede figli che comprendano la verità dei titoli che già possiede. Corredentrice e Mediatrice non sono formule da museo: sono parole vive, che raccontano la cooperazione perfetta tra una Madre e il suo Figlio per la salvezza dell’umanità.

E allora, mi permetto di dire: forse il mondo non crede più perché la Chiesa ha smesso di parlare come credeva. Il linguaggio della fede non si adatta: si testimonia. E chi lo custodisce, custodisce anche la sua anima.

No a Maria Corredentrice, la Santa Sede fa confusione
di Luisella Scrosati
La Nuova Bussola Quotidiana, 5 novembre 2025

(…) Martedì 4 novembre, il Dicastero della Dottrina della Fede ha pubblicato una Nota dottrinale (…), approvata da Papa Leone XIV, nella quale ci viene spiegato che «considerata la necessità di spiegare il ruolo subordinato di Maria a Cristo nell’opera della Redenzione, è sempre inappropriato usare il titolo di Corredentrice per definire la cooperazione di Maria» (…).

Appena tre giorni prima, sabato 1° novembre, Leone XIV proclamava san John Henry Newman dottore della Chiesa. Piccolo dettaglio: Newman era uno di quelli che aveva difeso la possibilità di utilizzare il titolo di Corredentrice. La proclamazione del dogma dell’Immacolata Concezione (1854) aveva turbato, tra gli altri, il mondo anglicano. L’amico e compagno di John Henry Newman nell’avventura dell’Oxford Movement, Edward B. Pusey, formulò le obiezioni del mondo anglicano nell’Eirenicon, al quale Newman rispose con la nota Letter to the Rev. E. B. Pusey on his recent Eirenicon, che costituisce il trattato mariologico per eccellenza di Newman. Pusey si lamentava che la corredenzione non era affermata «in isolati passi di un autore devozionale […], ma nelle risposte formali indirizzate da Arcivescovi e Vescovi al Papa in merito a ciò che essi auspicano riguardo alla dichiarazione dell’Immacolata Concezione come articolo di fede» (An Eirenicon, London, 1865, pp. 151-152). Ed aggiungeva con disappunto che «questa dottrina, a cui qui si allude, è elaborata dai teologi cattolici romani di ogni scuola».

Newman era ben consapevole della conoscenza approfondita che Pusey aveva dell’insegnamento dei Padri della Chiesa; era perciò sorpreso del fatto che egli potesse accusare il mondo cattolico di una “quasi idolatria” nei confronti della SS. Vergine, a motivo dell’abbondanza di titoli onorifici e di densità teologica attribuiti alla Madonna, perché era proprio la «Chiesa indivisa», a cui Pusey si appellava, ad essere tanto generosa nei titoli mariani. «Quando si vede che Lei, con i Padri, dà a Maria i titoli di Madre di Dio, seconda Eva e Madre di ogni vivente, Madre della vita, Stella del mattino, mistico nuovo Cielo, Scettro dell’ortodossia, tutta immacolata Madre della santità, e simili, la gente potrebbe interpretare come una misera contropartita per tale modo di esprimersi le sue proteste contro chi dà a Maria il titolo di Corredentrice e Sacerdotessa».

Mai Newman avrebbe pensato che sarebbe arrivato un giorno in cui si sarebbe dovuto difendere il titolo di Corredentrice di fronte non ad un anglicano, ma al Prefetto dell’ex-Sant’Uffizio. Nientemeno. La ragione per cui il Dicastero cassa il titolo di Corredentrice è la sua potenzialità di generare «confusione e squilibrio nell’armonia delle verità della fede cristiana, perché “in nessun altro c’è salvezza; non vi è infatti, sotto il cielo, altro nome dato agli uomini, nel quale è stabilito che noi siamo salvati”» (At 4,12). E ancora: «il pericolo di oscurare il ruolo esclusivo di Gesù Cristo […] non costituirebbe un vero onore alla Madre». Affermazioni non originali, dal momento che sono tipiche delle obiezioni protestanti, ma di certo molto curiose in un documento ufficiale che si propone di rispondere a questioni che risveglierebbero «con frequenza, dubbi nei fedeli più semplici»; sì, perché nell’epoca della gestione Fernández, le Note dottrinali non esistono più per chiarire ciò che potrebbe apparire confuso, ma per rendere confuso ciò che era già chiaro.

Logica richiederebbe infatti che, se un termine che si è ormai ampiamente diffuso – non solo nella devozione dei fedeli, ma anche negli interventi papali ed episcopali e nei documenti ufficiali della Chiesa (si pensi ai due decreti, rispettivamente del 1913 e del 1914, del Sant’Uffizio) –, viene eventualmente frainteso in modo non conforme alla retta dottrina, la Santa Sede intervenga per chiarire e confermare, non per alimentare ulteriormente il fraintendimento e liquidare un titolo che si è ormai affermato a livello teologico e magisteriale.

Perché chiunque abbia una minima conoscenza di come si è sviluppata la riflessione teologica intorno alla corredenzione mariana e delle sue precisazioni fondamentali, sa bene che essa non sostiene una redenzione parallela a quella di Cristo, né una necessità assoluta della collaborazione mariana (de condigno) per la Redenzione, e neppure che Maria SS. non abbia avuto bisogno di essere redenta dal Verbo incarnato, suo Figlio. Tutti aspetti già ampiamente assodati, ma che Tucho & C. preferiscono continuare a fingere che siano confusi e pericolosi.

La Nota arriva pure a presentare un criterio, tratto da non si sa dove, che sarebbe semplicemente esilarante, se non fosse tragicamente presente in un documento ufficiale della Santa Sede: «Quando un’espressione richiede numerose e continue spiegazioni, per evitare che si allontani dal significato corretto, non serve alla fede del Popolo di Dio e diventa sconveniente». Bisognerebbe chiedere al card. Fernández e a mons. Matteo se credano realmente a quanto hanno scritto; perché, seguendo questo principio, bisognerebbe ritrattare praticamente tutti i dogmi mariani. E non solo. Forse che il titolo di Theotokos non richiese – e continua a richiedere – numerose e continue spiegazioni? Forse che il dogma dell’Immacolata Concezione non dev’essere continuamente spiegato per evitare di pensare che la Madonna sia esente dalla redenzione di Cristo? Le formulazioni del dogma trinitario o di quello cristologico non richiedono anch’esse «numerose e continue spiegazioni»? Sarebbero per questo «sconvenienti» e non utili alla fede del Popolo di Dio? Il principio enunciato dalla nota, costituisce di fatto la tomba di ogni definizione dogmatica e della stessa teologia.

Del tutto scorretta è poi la presentazione della storia della dottrina della corredenzione. Lo straordinario contributo di numerosi santi e teologi viene liquidato in appena un paragrafo (§ 17), segno piuttosto evidente che l’intenzione della Nota non era certo quella di fare il punto della situazione, ma di colpire la corredenzione. Altra liquidazione si registra nel misero accenno all’insegnamento dei pontefici, in particolare di San Giovanni Paolo II; salvo poi dedicare due ampi paragrafi alla posizione di Ratzinger (ancora cardinale).

La ragione di questa selezione non è difficile da cogliere: Ratzinger sarebbe, insieme a Papa Francesco, a cui viene dedicato l’intero paragrafo § 21, l’auctoritas per sostenere che il titolo di Corredentrice sarebbe inappropriato. A ben vedere, nel votum del 1996, in qualità di Prefetto della CDF, Ratzinger non rifiutava il titolo, ma riteneva che la riflessione teologica non fosse ancora matura per attribuire alla Madonna il titolo di Corredentrice e Mediatrice; la sua contrarietà al titolo, invece, riguarda una semplice intervista del 2002 (nella quale, tra l’altro, si dichiarava favorevole alla dottrina di fondo, come espressione del fatto che Cristo voglia condividere con noi tutto, anche il suo essere redentore). Ma un votum ed un’opinione vengono favorite nella Nota piuttosto che, per esempio, la presentazione del più sistematico insegnamento di Giovanni Paolo II sulla corredenzione mariana; il pontefice polacco (come i predecessori) non aveva poi minimamente esitato ad utilizzare più volte anche quel titolo che adesso Tucho ci spiega essere sconveniente e inappropriato. Giovanni Paolo II, evidentemente, si divertiva ad «oscurare l’unica mediazione salvifica di Cristo».

Ancora una volta, il Cardinale Fernández si conferma come un fabbricatore seriale di dubbi e pasticci, come già accadde per le risposte ad alcuni dubbi sollevati da Amoris lætitia, per le benedizioni alle coppie omo, per la pena di morte e la dignità umana. Doveva essere il primo prefetto da silurare con il nuovo pontificato, ed invece lo ritroviamo ringalluzzito a proseguire la propria opera di confusione. Al male è stato ancora concesso tempo per sfidare la pazienza divina e mettere alla prova la Fede dei Cristiani.

Maria e la cooperazione alla redenzione. Una verità sospesa, non negata
di Don Mario Proietti, CPPS
Facebook, 5 novembre 2025

Cari amici, ho letto molti commenti, anche sulla mia pagina, dopo la pubblicazione della Mater Populi fidelis, e mi pare che la confusione stia crescendo più per reazione emotiva che per reale lettura teologica. Il diavolo, quando vuole far deragliare la Fede, non inventa nuove eresie: semina sospetto e divide gli animi. Così oggi assistiamo a una curiosa battaglia tra gli “editori Cattolici” che cercano lo scoop e i “monaci del Monte Athos occidentale” che gridano allo scandalo. Eppure, se si legge il testo senza pregiudizio, il documento non cambia nulla di ciò che la Chiesa ha sempre creduto.

Quando la Nota invita a non usare in modo ufficiale titoli come Corredentrice o Mediatrice di tutte le grazie, non nega la loro verità teologica, ma chiede che non vengano impiegati nella liturgia o nei testi magisteriali per evitare equivoci. È una scelta di prudenza pastorale, non una censura dottrinale. Non si dice che quei titoli siano falsi, ma che, nel linguaggio attuale, richiedono spiegazioni continue per essere ben compresi.

In questo senso, la Mater Populi fidelis poteva anche non esserci. La dottrina sulla cooperazione di Maria alla Redenzione era già custodita da secoli nella Tradizione e nel Magistero ordinario della Chiesa. Tuttavia, il documento serve: non come nuova formulazione, ma come chiarificazione in un tempo di confusione e di parole facili. È un testo che ordina, non che innova.

Chi legge il testo con cuore Cattolico comprende che la Nota non chiude la porta a una futura definizione dogmatica, ma la tiene aperta. Non nega il contenuto della Fede, ne sospende solo la proclamazione solenne. La prudenza del linguaggio non equivale al silenzio della verità.

È la stessa storia che ha accompagnato i dogmi mariani precedenti. L’Immacolata Concezione fu creduta e predicata per secoli prima che Pio IX la definisse nel 1854. L’Assunzione, proclamata da Pio XII nel 1950, era già da secoli parte viva della Fede e della preghiera del popolo Cristiano. Allo stesso modo, la cooperazione di Maria alla Redenzione appartiene alla Tradizione Cattolica: la Chiesa la riconosce come verità teologicamente certa, anche se non ancora definita de fide.

La Mater Populi fidelis non rappresenta una condanna della Corredenzione, ma una sospensione prudenziale. Si potrebbe dire che il documento non è un punto d’arrivo, bensì una pausa provvidenziale. La Chiesa non spegne la luce della verità: la custodisce finché il tempo della piena chiarezza non giunge.

Questa è la sua vera funzione: preservare la Fede da usi impropri e mantenerla intatta per una futura proclamazione più limpida. Per questo, più che una frenata, il documento è una protezione.

Il mistero della cooperazione mariana resta integro: Maria partecipa in modo unico e subordinato all’opera redentrice del Figlio. È la “socia del Redentore”, come insegnavano i Papi da Pio IX a Pio XII. È Corredentrice de congruo, non de condigno; associata, non parallela.

In fondo, questo documento, con tutti i suoi limiti, ci ricorda una cosa semplice e profonda: non c’è bisogno di gridare nuovi titoli per difendere l’amore a Maria. Basta vivere la Fede della Chiesa, che da secoli la invoca come Madre, Avvocata, Ausiliatrice, Mediatrice di grazia.

E forse, diciamolo con un po’ di ironia, in un tempo che confonde le parole, anche un “compitino” come questo serve a non smarrire la lingua della Fede.

* * *

«Se la Beata Vergine possa essere detta Cooperatrice della Redenzione umana.
Osservo che la Redenzione del genere umano spetta principalmente a Cristo e deve essere attribuita unicamente a Lui come Redentore principale; e ciò è anche una verità certa di fede perché è detto espressamente: “Ho pigiato il torchio da solo e non c’era con me nessuno dei popoli” (Isaia 63, 3). Ed “Egli è il Mediatore del nuovo testamento” (Ebrei 9, 15), cosa che non si afferma di nessun altro. Perciò Cristo Signore è indubbiamente il Mediatore e Redentore principale. E per questo motivo, i titoli della Beata Vergine come Corredentrice e Coadiutrice di Cristo nella riparazione del genere umano sono da alcuni aboliti e respinti come sconvenienti.
Si chiede dunque se in realtà la Beata Vergine abbia cooperato all‘umana Redenzione e se per questo meriti il titolo di Corredentrice, specialmente nella Passione del Signore. Riguardo a ciò affermo che la Beata Vergine ha veramente cooperato alla Redenzione umana, così da meritare a buon diritto il titolo di Cooperatrice della Redenzione umana. Questa asserzione sembra essere conforme al comune sentire dei Padri e dei Dottori, poiché in primo luogo Dio volle che l’opera della Redenzione dipendesse dal consenso della Vergine, non volendo che l’Incarnazione avvenisse se non preceduta dal consenso della Beata Vergine.
Quindi, Ella non generò Suo Figlio semplicemente come le altre madri generano i figli – le quali dovrebbero dire con la madre dei Maccabei: “Non so come siete apparsi nel mio grembo” (2Maccabei 7, 22) – ma Lo generò dopo aver ricevuto la richiesta per mezzo dell’Angelo e aver dato il previo consenso all’opera della Redenzione. E così Lo generò come Redentore, poiché fu detto: “E chiamerai il suo nome Gesù” (Luca 1, 31), che significa lo stesso che Salvatore.
Perciò San Bernardo si rivolge alla Santissima Vergine in questo modo (Omelia 4, Super Missus est): “Aspetta l’Angelo la risposta, aspettiamo anche noi, o Signora, la parola di misericordia, noi che siamo miserabilmente oppressi dalla sentenza di condanna. Ed ecco che ti viene offerto il prezzo della salvezza: saremo subito liberati se tu consenti”. Se dunque dal consenso della Beata Vergine dipendeva l’opera della Redenzione, Ella ha veramente cooperato ad essa con il suo consenso, con la donazione del suo sangue, con il parto e con i suoi uffici materni alla Redenzione umana» (Jean-Jacques Bourassé (1813-1872), canonico della Metropolitana di Tours, Summa aurea de laudibus B.M.V., t. VIII, Lutetiae Parisiorum, 1862, c. 1275).

Maria Corredentrice nell’insegnamenti dei Papi

«Ne conseguì che, come Cristo, mediatore fra Dio e gli uomini, assunta la natura umana, annientò il decreto di condanna esistente contro di noi, inchiodandolo da trionfatore sulla Croce, così la santissima Vergine, unita con Lui da un legame strettissimo ed indissolubile, poté esprimere, con Lui e per mezzo di Lui, un’eterna inimicizia contro il velenoso serpente e, riportando nei suoi confronti una nettissima vittoria, gli schiacciò la testa con il suo piede immacolato» (Papa Pio IX, Ineffabilis Deus).

«Infatti la Vergine Immacolata, prescelta ad essere Madre di Dio, e per ciò stesso fatta corredentrice del genere umano, gode presso il Figlio di una potenza e di una grazia così grande che nessuna creatura né umana né angelica ha mai potuto né mai potrà raggiungerne una maggiore» (Papa Leone XIII, Supremi apostolatus officio).

«“Presso la croce di Gesù stava Maria, sua Madre”, che, mossa da un sentimento di infinita carità verso di noi, allo scopo di accettarci come figli, offrì addirittura il Figlio suo alla giustizia divina, morendo nel cuore con lui, trafitta dalla spada del dolore» (Papa Leone XIII, Jucunda semper expectatione).

«Infatti di là, secondo i disegni di Dio, ella cominciò a vegliare sulla Chiesa e ad assisterci e proteggerci come una madre in modo che, come era stata strumento del mistero della umana redenzione, così, con il potere quasi illimitato che le era stato conferito, fu dispensatrice della grazia che per tutti i tempi deriva da questa redenzione» (Papa Leone XIII, Adjutricem populi).

«La conseguenza di questa comunione di sentimenti e di sofferenze fra Maria e Gesù è che Maria “divenne legittimamente degna di riparare l’umana rovina” e perciò di dispensare tutti i tesori che Gesù procurò a noi con la Sua morte e il Suo sangue. Certo, solo Gesù Cristo ha il diritto proprio e particolare di dispensare quei tesori che sono il frutto esclusivo della Sua morte, essendo egli per Sua natura il mediatore fra Dio e gli uomini. Tuttavia, per quella comunione di dolori e d’angosce, già menzionata tra la Madre e il Figlio, è stato concesso all’Augusta Vergine di essere “presso il Suo unico Figlio la potentissima mediatrice e conciliatrice del mondo intiero”. La fonte è dunque Gesù Cristo e “noi tutti abbiamo derivato qualcosa dalla Sua pienezza; da Lui tutto il corpo reso compatto in tutte le giunture dalla comunicazione prende gli incrementi propri del corpo ed è edificato nella carità”. Ma Maria, come osserva giustamente San Bernardo, è l’“acquedotto”, o anche quella parte per cui il capo si congiunge col corpo e gli trasmette forza e efficacia; in una parola, il collo. Dice San Bernardino da Siena: “Ella è il collo del nostro capo, per mezzo del quale esso comunica al suo corpo mistico tutti i doni spirituali”. È dunque evidente che noi dobbiamo attribuire alla Madre di Dio una virtù produttrice di grazie: quella virtù che è solo di Dio. Tuttavia, poiché Maria supera tutti nella santità e nell’unione con Gesù Cristo ed è stata associata da Gesù Cristo nell’opera di redenzione, Ella ci procura de congruo, come dicono i teologi, ciò che Gesù Cristo ci ha procurato de condigno ed è la suprema dispensatrice di grazie» (Papa Pio X, Ad diem illum).

«[La B. Vergine] non senza un divino disegno fu presente alla crocifissione del Figlio […] talmente patì e quasi morì col Figlio suo che pativa e moriva, talmente abdicò ai suoi diritti materni sul Figlio per la salvezza degli uomini, e immolò il Figlio, per quanto a Lei spettava, per placare la giustizia di Dio, da potersi dire con diritto che Essa ha redento con Cristo il genere umano» (Papa Benedetto XV, Inter sodalicia).

«O Madre di pietà e di misericordia, che fosti presente come compaziente e corredentrice presso il tuo dolcissimo Figlio nell’atto in cui compiva la Redenzione del genere umano…, conserva ed aumenta continuamente in noi, te ne preghiamo, i preziosi frutti della Redenzione e della tua compassione» (Papa Pio XI, Orazione radiodiffusa per la chiusura del Giubileo dell’umana redenzione).

«Ella finalmente, sopportando con animo forte e fiducioso i suoi immensi dolori, più che tutti i fedeli cristiani, da vera Regina dei martiri, “compì ciò che manca dei patimenti di Cristo… a pro del corpo di lui, che è la Chiesa” (Col. I, 24)» (Papa Pio XII, Mystici Corporis).

«Ora nel compimento dell’opera di redenzione Maria santissima fu certo strettamente associata a Cristo […] “Come Cristo per il titolo particolare della redenzione è nostro signore e nostro re, così anche la Vergine beata (è nostra signora) per il singolare concorso prestato alla nostra redenzione, somministrando la sua sostanza e offrendola volontariamente per noi, desiderando, chiedendo e procurando in modo singolare la nostra salvezza”» (Papa Pio XII – Ad caeli reginam).

«La Munificentissimus Deus, la Costituzione apostolica di Pio XII sull’Assunzione di Maria in anima e corpo che, rifuggendo da ogni minimalismo sulla Santissima Vergine, la chiama anche “generosa Socia del divino Redentore”. È proprio quest’altra verità uno dei pilastri del dogma dell’Assunzione.
Per la Munificentissimus Deus ogni minimalismo mariano, che riduca la Santissima Vergine ad una semplice donna e discepola di Gesù, dev’essere respinto, a motivo di quell’unico e identico decreto con cui Dio ha predestinato Gesù ad incarnarsi, per essere il Redentore degli uomini. Minimizzare il mistero della Madre è ridurre il mistero del Figlio. E viceversa, tale e tanta è la loro intima unione.
La vittima preferita di questo minimalismo, soprattutto di questi tempi, è la verità della corredenzione mariana; ma, come si è visto, questa verità è uno dei pilastri che sostiene il dogma definito – e definitivo – dell’Assunzione di Maria. Maria è assunta in Cielo (anche) perché è Corredentrice. E se quello dell’Assunta è verità già definita dalla Chiesa, quello della corredenzione attende solo di essere formulato. Se l’Assunta è il dogma già venuto, la corredenzione è il dogma che verrà. Presto» (Luisella Scrosati – La Nuova Bussola Quotidiana, 1° novembre 2020).

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