Al Tribunale di Enna la prima udienza per il Vescovo Gisana e il Vicario Giudiziale Murgano, accusati di falsa testimonianza nel caso Rugolo
[Korazym.org/Blog dell’Editore, 29.10.2025 – Ivo Pincara] – In un Tribunale di Enna blindato da polizia e carabinieri si è aperto stamani il processo contro il Vescovo di Piazza Armerina, Mons. Rosario Gisana e il Vicario Giudiziale diocesano, Mons. Vincenzo Murgano, Parroco della chiesa madre di Enna, ambedue accusati di falsa testimonianza nel processo all’ex sacerdote della Diocesi di Piazza Armerina, Signor Giuseppe Rugolo, condannato per violenza sessuale a danno di minori a 4 anni e mezzo in primo grado e 3 in appello. La vicenda ha scosso profondamente la comunità ecclesiastica e civile ennese, portando alla riduzione allo stato laicale del sacerdote.
Secondo la Procura di Enna, il Vescovo Gisana avrebbe mentito su incontri e presunte offerte di denaro alla famiglia Messina per mettere a tacere la vicenda, e avrebbe persino consegnato a Rugolo una copia della denuncia ecclesiastica presentata dai genitori del giovane, poi ritrovata nel computer del sacerdote. Il Vicario Giudiziale Murgano, invece, avrebbe negato di aver dato assistenza legale a Rugolo, ma una registrazione acquisita agli atti lo smentirebbe.
Il nuovo legale di Gisana, Avv. Pierfrancesco Bruno del Foro di Roma, ha presentato istanza per il rito abbreviato mentre i legali di Murgano hanno preannunciato che depositeranno la richiesta alla prossima udienza. In aula, gli avvocati degli imputati, che però erano assenti, hanno chiesto di inserire tra le parti offese il Ministero della Giustizia mentre sono state presentate le richieste di costituzione delle parti civili sulle quali il giudice Marco Strano si è riservato. “Per noi l’unica persona offesa in questo caso è solo lo Stato – dice l’Avv. Bruno -. Antonio Messina [l’archeologo che ha denunciato Gisano e Murgano) non è persona offesa”.
Secondo l’accusa, durante il procedimento contro Rugolo, il Vescovo Gisana e il Vicario Giudiziario Murgano avrebbero reso dichiarazioni false o reticenti, ostacolando l’accertamento della verità. Le loro testimonianze sarebbero state finalizzate a proteggere Rugolo o a minimizzare la gravità delle accuse. A far emergere queste presunte omissioni è stata la denuncia di Antonio Messina, che ha segnalato incongruenze e silenzi da parte dei vertici ecclesiastici.
Antonio Messina ha dichiarato: “Ho denunciato perché credo nella verità e nella giustizia. È giusto che anche il Vescovo Gisana e Mons. Murgano rispondano delle loro responsabilità, delle coperture e delle false dichiarazioni con cui hanno difeso chi ha commesso abusi. La mia richiesta di giustizia non si ferma ai tribunali italiani: la porterò anche davanti alla giustizia ecclesiastica”.
Il caso Rugolo ha aperto un dibattito più ampio sul ruolo della Chiesa nella gestione delle denunce di abusi e sulla necessità di maggiore trasparenza. Il processo a Gisana e Murgano rappresenta un momento cruciale per verificare se, oltre ai crimini del singolo sacerdote, vi siano state responsabilità istituzionali nel tentativo di insabbiamento.
La prossima udienza è stata fissata per il prossimo 19 novembre.
E rimaniamo in attesa delle dimissioni del Vescovo di Piazza Armerina.


























