Il parroco e la perdita del sacro, del rispetto e della ragione

Don Stefano Strada
Condividi su...

[Korazym.org/Blog dell’Editore, 29.10.2025 – Jan van Elzen] – Il delirio del Parroco di Bresso: festeggiare Halloween non è peccato perché è il carnevale anticipato (senza Messa) e celebrare secondo il rito antico è un carnevale (con Messa).

«Don Stefano Strada, il prete di Bresso che ha insultato il Rito antico e benedetto Halloween, rappresenta quei vecchi nostalgici del Vaticano II legati ad una idea di Chiesa ormai superata, fermi agli anni Settanta, quelli della loro giovinezza.  Prima questi vanno in pensione e meglio è per la Chiesa» (Bonifacio Castellane).

Riportiamo di seguito alcuni commenti a quanto è successo domenica scorsa, nella chiesa parrocchiale di San Carlo di Bresso nell’Arcidiocesi di Milano: durante la Messa il sacerdote celebrante – Don Stefano Strada – “si è esibito in un delirante show, nel quale ha sfoderato il più stantio e patetico armamentario contro la liturgia e soprattutto i fedeli tradizionali” (Messainlatino.it):

  • Tante castronerie concentrate in poche battute di Renzo Puccetti – Facebook, 29 ottobre 2025
  • Il pulpito profanato: quando il sacerdote ride del sacro di Don Mario Proietti, CPPS – Facebook, 29 ottobre 2025
  • Delirante sacerdote a Bresso: il Pellegrinaggio Summorum Pontificum è stato «un carnevale», come Halloween di Lorenzo V. – MiL-Messainlatino.it, 29 ottobre 2025

Tante castronerie concentrate in poche battute
di Renzo Puccetti
Facebook, 29 ottobre 2025

Gira in rete un video in cui all’altare un sacerdote si è rivolto ai bambini dicendo due cose:

1) Che non è peccato festeggiare Halloween perché cos’altro è Halloween se non un carnevale anticipato?

2) Ben peggio è il “carnevale” che secondo lui si è svolto a Roma con “i vestiti” dei sacerdoti che celebrano secondo il rito antico, dove addirittura alla fine hanno persino celebrato la Messa. Almeno, ha detto, ad Halloween la Messa non c’è.

Non sono molte le volte che si riescono ad ascoltare tante castronerie concentrate in poche battute. Dunque faccio i miei complimenti al prete in questione per avere dato una notevole prova di abilità in una tale prova.

Si possono svolgere alcune considerazioni:

A) Se andate su YouTube e fate una ricerca “sacerdote e Halloween” troverete quanto numerosi e sparsi nel globo siano le attestazioni che sono di parere diametralmente opposto a quella che con grande sicumera il don ha espresso sulla innocuità di Halloween. Almeno si fosse espresso avanzando la propria tesi come parere personale. No, lui dichiara, quasi un novello pontefice piccolo piccolo, che non c’è peccato. Evviva la modestia.

B) Anche non volendo considerare altri pareri, basta un minimo di connessione neuronale funzionante.

Che cosa si celebra il 1° novembre nel calendario liturgico? La solennità di Ognissanti. Ora Santi sono coloro che hanno vissuto integralmente l’insegnamento del Vangelo, che hanno seguito Cristo sulla croce, che hanno testimoniato la fede fino al martirio. Si pensi al martirio degli apostoli, al martirio degli 800 di Otranto che resistettero nella fede e preferirono morire piuttosto che abiurare e farsi musulmani, a quello delle Suore di Compiegne ghigliottinate dal furore rivoluzionario giacobino, ai martiri giapponesi, a San Kolbe e una scia enorme.

E che fa un Cattolico che festeggia Halloween? Invece di prepararsi a celebrare il tributo di onore ai santi, fa un “carnevale anticipato”. E che vuoi che ci sia di male? Ce li vedete gli Ebrei a fare un carnevale anticipato alla vigilia del Giorno della Memoria? Ce li vedete i Musulmani sciiti fare un carnevale anticipato alla vigilia dell’Ashura? Evviva il buon senso.

C) Restano le parole di scherno per i sacerdoti che hanno celebrato il giubileo appartenenti alla tradizione. A parte il fatto che tale celebrazione, con la Messa celebrata dal Cardinal Burke sull’altare di San Pietro è stata direttamente concessa dal Papa. E se si tratta di una carnevalata, il prete dovrebbe essere almeno consequenziale e accusare il Papa quale responsabile ultimo della carnevalata.

Ma una tale presa di posizione nasconde un livore specifico. Non si sentono mai accuse rivolte verso la ricchezza dei paramenti delle celebrazioni ortodossa. Nessuno le accusa di essere un carnevale, nonostante paramenti ben più ricchi di quelli Cattolici. Dunque perché un silenzio tombale per quelli e un così feroce scherno per persone colpevoli solo di una sensibilità diversa dalla sua, con tante buone ragioni per difendere una tradizione liturgica che si radica nelle origini della Chiesa per secoli e secoli? Cos’è che la rode? Cosa la fa diventare un toro imbufalito? Perché accoglienza per todos, todos, todos, ma non per questi confratelli? Alla grazia della Chiesa in uscita!

Si faccia un esame di coscienza. E ripari. Perché le verranno un giorno contati anche i capelli che non ha.

Il pulpito profanato: quando il sacerdote ride del sacro
di Don M
ario Proietti, CPPS
Facebook, 29 ottobre 2025

Ci sono parole che non si dimenticano, non perché siano profonde, ma perché fanno male. Alla fine di una Messa, un sacerdote ha dichiarato con leggerezza che “non è peccato festeggiare Halloween”, aggiungendo battute grossolane contro chi la pensa diversamente e, per completare l’opera, ironizzando su una Messa celebrata in San Pietro nella forma antica, autorizzata dal Papa. In pochi minuti si è condensato un intero dramma ecclesiale: la perdita del senso del sacro, del rispetto, della misura.

Non è questione di opportunità o di stile, ma di identità. Un prete che parla così non sbaglia semplicemente linguaggio; tradisce ciò che è. Mostra di aver smarrito la consapevolezza di essere alter Christus. Non parla da padre, ma da compagno di banco. Non custodisce il Mistero, lo commenta come fosse un talk show. Il suo bisogno di strappare una risata rivela una fame di consenso, non di conversione. È il segno di un clero che ha paura di sembrare “diverso” e finisce per confondersi nel coro del mondo.

Dietro queste parole si nasconde una crisi di paternità e di rappresentanza. Il sacerdote non crede più che la sua parola, pronunciata ex officio, sia efficace per grazia; allora cerca la reazione umana, la complicità, l’applauso. È il sintomo di un clericalismo nuovo, non autoritario ma complice, che svuota la liturgia della sua verità trasformandola in intrattenimento. Quando l’altare diventa palcoscenico, il sacrificio diventa spettacolo e il Vangelo perde la voce.

Il caso si aggrava quando l’ironia tocca l’Eucaristia celebrata in San Pietro. Ridicolizzare una Messa, qualunque forma abbia, significa non sapere più che cosa sia la Messa. È Cristo che si offre, non un gruppo di nostalgici in costume. Una liturgia autorizzata dal Papa non può essere trattata come carnevale, pena il venir meno del sensus Ecclesiae stesso. Qui non si tratta di preferenze liturgiche, ma di obbedienza e di fede. Chi ride di un atto sacro compiuto nel cuore della cattolicità mostra tre carenze: teologica, perché non riconosce la presenza del Mistero; ecclesiale, perché disprezza l’unità della Chiesa; umana, perché ignora il pudore e il rispetto dovuti a ciò che è santo.

E tutto questo si regge su un’ignoranza abissale. Ignoranza della teologia, che riduce il discernimento al buon senso da bar; ignoranza della liturgia, scambiata per teatro; ignoranza della Chiesa, trattata come fazione; ignoranza spirituale, che non misura il peso delle proprie parole sulle anime. È l’ignoranza di chi non sa di non sapere e crede che la libertà consista nel dire tutto. Ma il sacerdote non è un commentatore sociale: è un uomo consacrato, e ogni parola che pronuncia pesa sull’eternità delle anime.

Questa deriva rivela una cultura ormai diffusa: la liturgia come spazio espressivo personale. Il sacerdote diventa protagonista, il popolo spettatore, Dio comprimario. L’intenzione, in apparenza, è quella di rendere la fede più accessibile. In realtà, è la forma più subdola di vanità clericale. Dietro il tono ironico si nasconde l’illusione di poter salvare la Chiesa con la simpatia, di evangelizzare col sarcasmo. Ma l’ironia non converte, anestetizza. E quando la fede viene resa “leggera”, smette di pesare e di valere.

Non è solo colpa dei singoli. La responsabilità ricade su vescovi e formatori che, da anni, confondono la formazione sacerdotale con la psicologia di gruppo. Si insegnano dinamiche relazionali e tecniche di ascolto, ma non più il timore di Dio, la bellezza del culto, la tradizione viva. Si formano preti che sanno “parlare alla gente”, ma non sanno più pregare per la gente. Così, di fronte a una Messa solenne, vedono solo abiti e gesti d’altri tempi, come studenti di storia dell’arte che, davanti al Duomo di Firenze, commentano distratti: “sono sassi”.

È qui che il corpo episcopale dovrebbe ritrovare coraggio. Il vero rinnovamento non nasce da nuove pastorali, ma dal recupero dell’intelligenza del sacro. Un vescovo che tace di fronte a queste profanazioni non è prudente, è complice. Il silenzio non salva la comunione, la corrode. Servono formatori che insegnino ad amare ciò che si celebra, a custodire la liturgia come realtà viva, non come peso ereditato.

Finché l’altare resterà palco e il sacerdote intrattenitore, il popolo imparerà a ridere dove dovrebbe inginocchiarsi. E quando il riso del mondo entra nel santuario, non è più il mondo a convertirsi alla Chiesa, è la Chiesa che si traveste da mondo.

Finisco con il solo sentimento che mi resta: vergogna. Vergogna come sacerdote, perché quel confratello parla in mio nome e in nome di tutti noi. Vergogna perché l’abito che porto dovrebbe dire Dio, e invece a volte fa ridere chi non crede più.

E nella carità, chiedo scusa a tutti i fedeli che si sono sentiti feriti, scandalizzati, confusi. Non per senso di corporazione, ma per onestà. Quel prete lo riconosco come fratello nel ministero, lo rispetto nell’ufficio, ma confesso che faccio fatica a capire di cosa Dio si sia innamorato di lui. Forse della stessa miseria che abita anche me.

Chiedo la grazia di imparare a guardarlo come lo guarda il Signore: oltre la stupidità, oltre il rumore, dentro quel punto di luce che solo Dio sa scorgere nei suoi preti. E che questo sguardo, più grande della mia amarezza, mi aiuti ad amare come Lui ama, anche quando la Chiesa sanguina per le parole dei suoi.

Delirante sacerdote a Bresso: il Pellegrinaggio Summorum Pontificum è stato «un carnevale», come Halloween
di Lorenzo V.
MiL-Messainlatino.it, 29 ottobre 2025

Domenica scorsa, nella chiesa parrocchiale di San Carlo di Bresso (Arcidiocesi di Milano, Zona pastorale VII di Sesto San Giovanni, Decanato di Bresso), durante la Messa il sacerdote celebrante – che nostre fonti hanno identificato in Don Stefano Strada – si è esibito in un delirante show, nel quale ha sfoderato il più stantio e patetico armamentario contro la liturgia e soprattutto i fedeli tradizionali.

Il video dell’intera Messa pubblicato sul canale YouTube della Parrocchia di San Carlo di Bresso; dal minuto 56:29 il passaggio in questione.

Dopo aver insegnato (sic!) che la festa demoniaca di Halloween è semplicemente «un carnevale in anticipo» ed aver apostrofato come «imbecille» chi dica il contrario, ha paragonato – con un tono di voce alquanto ridanciano e buffonescamente alterato – tale festa pagana (ed «il coso dei gay»: ipse dixit) alla «sfilata dei tradizionalisti della Chiesa», ovvero la 14ª Peregrinatio ad Petri Sedem che si è svolta sabato scorso nella Basilica di San Pietro in Vaticano e coronata dalla Santa Messa pontificale celebrata, a seguito dell’autorizzazione del Santo Padre Leone XIV, dal Card. Raymond Leo Burke all’Altare della Cattedra di San Pietro, anch’essa oggetto di scherno da parte del sacerdote.

Reverendo, per il bene suo e dei fedeli che ascoltano i suoi insegnamenti (sic!), ci permettiamo filialmente di darle un consiglio: quando è nell’esercizio del suo ministero, si ricordi della carità cristiana verso il popolo di Dio che egli è stato chiamato a guidare, eviti di parlare di ciò che esula dalle sue conoscenze ed impari a rispettare le decisioni del Santo Padre (e del suo Ordinario, nonché Arcivescovo metropolita, che tale Santa Messa di «carnevale» ha autorizzato nella sua Arcidiocesi).

Di seguito riportiamo la trascrizione letterale del discorso, con piena riserva di valutare azioni a tutela in sede sia canonica sia penale.

Discorso di Don Stefano Strada
Bresso, Chiesa parrocchiale di San Carlo
Domenica 26 ottobre 2025

Allora prima di tutto vi dico che non è peccato se voi il 31 [31 ottobre: N.d.R.] fate la festa di Halloween: non è peccato, anche se c’è in giro qualche imbecille che lo dice, non è peccato.
Che cos’è la festa di Halloween? È un carnevale anticipato, no? Si va in giro in maschera, ma don Gianfranco [don Gianfranco Cesana, Parroco di San Carlo di Bresso: N.d.R.] si sarà accorto anche lui, ma a Roma, l’altro giorno, c’è stato un altro carnevale: hanno fatto mica la sfilata dei tradizionalisti della Chiesa? Se uno li guardava, diceva: va be’, è carnevale quello lì! Con su ancora i cappelli d’una volta, le mozzette… carnevale, eh!

Quindi c’han da dire dell’arci… del coso dei gay, di Halloween, e poi dopo lo fanno loro, anche con la Messa poi finale eh, pensa te! Meno male che la festa di Halloween non c’ha la Messa alla fine!

Ulteriori commenti

Articoli collegati

151.11.48.50