Papa Leone XIV: designare nuove mappe di Speranza con l’Educazione. Lo Studio renda capaci di uno Sguardo nuovo, d’insieme, camminando in piedi

Papa Leone XIV
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[Korazym.org/Blog dell’Editore, 27.10.2025 – Jan van Elzen] – Sua Santità Papa Leone XIV ha celebrato oggi pomeriggio 27 ottobre 2025 la Santa Messa con gli studenti delle Università pontificie e sotto lo sguardo di Maria Sede della Sapienza, raffigurata dall’antica statua a fianco dell’Altare della Confessione della Basilica papale di San Pietro in Vaticano, ha firmato la Lettera apostolica Disegnare nuove mappe di speranza, a 60 anni dalla dichiarazione conciliare Gravissimum educationis di San Paolo VI, che sarà pubblicata domani, anniversario del documento del Concilio Ecumenico Vaticano II.

Nella sua omelia della Celebrazione Eucaristica, che ha aperto il Giubileo del Mondo Educativo, il Papa ha sottolineato che la Chiesa ha bisogno di uno sguardo d’insieme e più grande, che rifiuti “ogni logica parziale” e che sconfigga “l’atrofia spirituale”. Poi esorta gli Università pontificie a “sfamare la fame di verità e di senso”: “Senza si può persino morire”.

Il Santo Padre ha chiesto al Signore, che l’esperienza dello studio e della ricerca universitaria possa rendere gli studenti capaci di uno sguardo nuovo, d’insieme e più grande, li aiuti “a saper dire, raccontare, approfondire e annunciare le ragioni della speranza che è in noi”, e li formi “a essere donne e uomini mai curvi su voi stessi ma sempre in piedi”, capaci di portare ovunque “la gioia e la consolazione del Vangelo”. E alle Università ricorda che educare è un vero e proprio atto d’amore e che “sfamare la fame di verità e di senso è un compito necessario, perché senza verità e significati autentici si può entrare nel vuoto e si può perfino morire”.

L’intelligenza in piedi
Leone XIV e la vocazione Cristiana dello studio
di Don Mario Proietti, CPPS

Nel tempo in cui la pastorale ha preso il sopravvento sulla teologia e il linguaggio dell’emozione ha sostituito la chiarezza del pensiero, l’omelia che Papa Leone XIV ha rivolto oggi agli studenti delle Università Pontificie suona come un richiamo provvidenziale. Non è un discorso accademico, è un atto di guarigione spirituale. La donna curva del Vangelo di Luca, piegata su sé stessa e incapace di guardare in alto, diventa nelle parole del Papa l’immagine di una Chiesa che rischia di restare ripiegata sull’esperienza, sui processi, sulle prassi pastorali, dimenticando la verticalità della verità.

Leone XIV restituisce alla mente credente la sua dignità. “La grazia dello studente, dice, è ricevere uno sguardo ampio, che sa andare lontano, che non semplifica le questioni, che non teme le domande.” È una frase che racchiude la sua visione: lo studio non è accumulo di nozioni, ma liberazione dello sguardo. Dove il pensiero si piega, la fede smarrisce la sua luce. Dove la teologia cede alla prassi, la Chiesa smette di comprendere sé stessa.

La donna piegata che Gesù rialza è la figura di un pensiero redento. È la teologia che si rialza dopo anni di prigionia nelle strettoie della sociologia e del sentimentalismo religioso. In molti documenti recenti, anche nel linguaggio della Conferenza Episcopale Italiana, la fede appare ridotta a processo umano, più attenta a includere che a salvare, più preoccupata di comunicare che di contemplare. Il Papa, invece, indica una via diversa: alzare lo sguardo.

Nel richiamare Agostino, Tommaso, Teresa d’Avila ed Edith Stein, Leone XIV ci riporta alla sorgente: l’intelligenza Cristiana nasce dalla grazia e si alimenta nell’adorazione. Non c’è vera teologia dove non si prega, né preghiera autentica dove non si pensa. Per questo, egli definisce l’università un atto di carità: educare è rialzare, come Cristo rialza la donna curva. È restituire all’altro la capacità di guardare la realtà secondo Dio, non secondo la moda del momento.

La Chiesa di oggi ha bisogno di questo sguardo verticale, non di nuove parole d’ordine. L’intelligenza che si nutre della Fede non è rigida, è libera. Ed è proprio la libertà, nella sua radice più profonda, il tema nascosto e decisivo dell’omelia. Leone XIV non parla di autonomia intellettuale, ma di quella libertà che nasce dallo Spirito e fa dell’uomo un figlio, non uno schiavo delle proprie teorie. “Non avete ricevuto uno spirito da schiavi per ricadere nella paura”, cita l’Apostolo Paolo, “ma lo Spirito che rende figli adottivi”.

Il Papa denuncia così, con finezza, un’altra forma di schiavitù: quella dell’intelletto piegato alle ideologie e alle correnti teologiche che si autoalimentano. Oggi molti studenti, più che formati alla libertà del pensiero credente, vengono resi dipendenti dalle opinioni dei loro maestri. L’università non dovrebbe essere un laboratorio di esperimenti dottrinali, ma un luogo di discernimento. Non un ricettacolo di teorie, ma una scuola di libertà nello Spirito.

Il rischio è evidente: chi si forma su un pensiero disarticolato, domani guiderà il popolo di Dio senza radici. Gli universitari di oggi saranno i sacerdoti e i vescovi di domani. Se le loro menti vengono nutrite da un pensiero senza dogma, la pastorale diventa arbitrio, la liturgia invenzione, la teologia opinione. E allora non si formano pastori, ma funzionari di un sistema autoreferenziale.

Leone XIV, invece, chiede università che formino “donne e uomini mai curvi su sé stessi, ma sempre in piedi”. La libertà del pensiero Cristiano è precisamente questo: un’intelligenza che, redenta dalla grazia, cammina in piedi davanti alla verità. Non la libertà di inventare, ma quella di aderire pienamente alla realtà divina. È una libertà che illumina, non che dissolve.

Il Papa parla da padre, ma pensa da teologo. Il suo invito a “guardare in alto” non è poetico, è dottrinale. Significa recuperare una visione d’insieme, un orizzonte in cui la teologia, la filosofia e le scienze umane si compongano armoniosamente nella luce della Fede. È questo lo “sguardo unitario” che il mondo contemporaneo ha perduto. L’intelligenza Cristiana, invece, è sempre una sintesi viva, una ricerca ordinata che parte da Dio e a Dio ritorna.

Nel Giubileo degli studenti delle Università Pontificie, questo appello risuona come un programma di rinnovamento ecclesiale. Non ci sarà vera riforma della Chiesa senza una riforma del pensiero. Il Papa lo sa: per rialzare il cuore bisogna prima guarire lo sguardo. Solo così l’università Cattolica potrà tornare a essere ciò che deve: non una palestra di opinioni, ma un altare dove la verità si contempla e si trasmette.

Leone XIV non parla per accademici distratti, ma per una generazione che rischia di vivere la Fede come mestiere. La sua parola è diretta, pur restando discreta. Non vuole studenti più brillanti, ma più liberi; e non liberi di opinare, ma liberi di aderire alla verità. Lo sguardo ampio di cui parla è la visione Cattolica che ricompone la frammentazione del pensiero contemporaneo.

È la libertà che nasce dalla verità e la verità che genera la libertà. In questa sintesi si colloca l’intero magistero di Leone XIV, che riporta la Chiesa a pensare con mente limpida e cuore puro, perché solo una Chiesa che pensa in piedi potrà davvero camminare dietro a Cristo.

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