La testimonianza della Chiesa in Africa: una sveglia per la Chiesa in Europa
[Korazym.org/Blog dell’Editore, 27.10.2025 – Miguel Cuartero] – Secondo l’analisi del Catholic Secretariat of Nigeria (CNS) e dalla Caritas nigeriana, dal 2015, in dieci anni, sono stato rapiti 201 tra sacerdoti e seminaristi, 15 sono stati uccisi, 4 restano ancora dispersi. Dieci anni di soprusi, violenze e discriminazioni che non risparmiano le religiose, i fedeli anche più giovani, gli spazi liturgici e le scuole Cattoliche, spesso vittime di razzie e incendi dolosi. Secondo un rapporto della ONG nigeriana Intersociety pubblicato nel 2023, in Nigeria dal 2009 sono stati uccisi 52.250 Cristiani da miliziani islamici, nel mirino anche 2.200 scuole Cristiane e 18.000 luoghi di culto.
Una vera caccia ai Cristiani. Nulla di più chiaro alla base di ciò che sta succedendo in Nigeria. Da anni si parla di persecuzione senza che nessuno, nella comunità internazionale, si indigni, senza che nessuno alzi la voce per denunciare le atrocità, violenze e ingiustizie che i Cristiani sono costretti a subire nel Paese africano.
La Chiesa in Nigeria, nel frattempo, resiste e reagisce. Resiste vivendo la propria fede senza paura e senza tentennamenti pur vivendo in un contesto ostile, senza nascondersi o scendere a compromessi. Reagisce con generosità attraverso una fioritura di vocazioni alla vita consacrata e al sacerdozio. Resistenza e reazione non difficili da trovare in altri Paesi del continente africano, che rappresentano oggi un modello per la Chiesa in Europa, che sembra sempre più in ritirata, alla ricerca di nuove vie pastorali, di pedagogie di inclusione per piacere al mondo, mentre vive un rigido inverno vocazionale.
In una recente conversazione con la stampa, il Cardinale Pietro Parolin, Segretario di Stato, si è riferito ai conflitti in Nigeria con parole che sono rimaste indigeste a molti fedeli Africani. Secondo quanto riporta Vatican News, il cardinale ha infatti affermato che quello nigeriano «non è un conflitto religioso, è più un conflitto di tipo sociale, per esempio tra gli allevatori e gli agricoltori». Ci sono «molti Musulmani – ha aggiunto il porporato – che sono vittime di questa intolleranza di gruppi estremisti che non fanno distinzione per portare avanti il loro scopo, i loro obiettivi. Usano la violenza nei confronti di tutti quelli che li ritengono oppositori».
La posizione del cardinale ha creato disagio tra i fedeli Nigeriani, che si sentono perseguitati, non per generici motivi sociali o agricoli, ma per la loro Fede. In un’intervista rilasciata a France Catholique, il Padre Chimaobi Clément Emefu, CSSp, professore di Diritto Canonico ad Attakwu (Nigeria) ha definito “una falsità” l’idea che le violenze in Nigeria siano dovute a conflitti tra pastori e agricoltori. Il religioso ha parlato di un «piano politico per islamizzare la Nigeria» e obbligare i Cristiani, con intimidazioni e razzie, a lasciare la loro terra; una persecuzione “istituzionalizzata” – ha detto anche a Vatican News – che conta con l’appoggio dei leader politici di maggioranza Musulmana. Allo stesso modo si è pronunciato il Vescovo di Maiduguri, Mons. John Bakeni, che – come riportato da InfoCatolica – ha affermato che, benché le cause siano complesse, il fattore religioso è determinante nello scatenare le violenze e le atrocità in atto: «Anche se il conflitto non è esclusivamente religioso, sarebbe altrettanto semplicistico non riconoscere che la dimensione religiosa agisce come un fattore che aggrava significativamente la situazione, soprattutto perché chiese, sacerdoti e altri potenti simboli del cristianesimo vengono attaccati, apparentemente impunemente». Il vescovo ha poi affermato con amara ironia che a rapire e violentare le ragazze, a bruciare le Chiese e a uccidere i sacerdoti sono i militanti jihadisti e non il cambiamento climatico.
Lo scandalo provocato in Africa dalla pubblicazione di Fiducia supplicans, il documento della Santa Sede del 2023, che sostiene la benedizione delle coppie irregolari, incluse quelle omosessuali, rappresenta una prova evidente di come la Chiesa in Africa sia capace di rimanere ferma di fronte al potere e ai costumi imposti dalla società. Non solo il tanto declamato popolo di Dio, ma sacerdoti, vescovi e intere conferenze episcopali africane hanno alzato la voce contro Roma rifiutando di applicare Fiducia supplicans nelle loro diocesi. Una protesta culminata nelle dichiarazioni del Cardinale Fridolin Ambongo Besungu, Presidente delle Conferenze Episcopali di Africa e Madagascar (SECAM) che si è recato da Papa Francesco per trasmettere personalmente il disagio della Chiesa in Africa di fronte alle posizioni di Roma di benedire le unioni «intrinsecamente disordinate». Papa Francesco ha poi parlato di “problematiche culturali” di un continente che “non tollera l’omosessualità”. Tuttavia il disappunto della Chiesa in Africa non è certo di natura culturale ma morale: la Fede non può regolarsi – e tantomeno adattarsi – in base ai costumi e alle mode del momento. Le stesse reazioni arrivarono dai vertici delle Chiese anglicane africane quando anche la Chiesa d’Inghilterra (proprio nel dicembre del 2023 mentre la Santa Sede pubblicava Fiducia supplicans), approvò la benedizione delle unioni omosessuali.
In queste settimane, le Chiese anglicane in Africa si sono dimostrate in netto contrasto coi loro fratelli europei opponendosi fermamente alla nomina della “arcivescova” Sarah Mullally alla Cattedra di Canterbury. I vertici anglicani della Nigeria e di altri Paesi in Africa (appartenenti al GAFCON, organizzazione anglicana ortodossa che include 12 Paesi africani) hanno formalizzato la separazione dalla Chiesa d’Inghilterra alla quale non riconoscono più il primato. Quello africano diventa dunque uno specchio per il Cristianesimo occidentale impegnato a dialogare e allacciare stretti rapporti col mondo al costo di scendere a compromessi. Un terremoto interno che avrà conseguenza molto gravi per la Chiesa d’Inghilterra.
Un recente articolo pubblicato sul sito spagnolo InfoVaticana, segnala questa anomalia ormai sotto gli occhi di tutti: quando la Fede viene subordinata all’ideologia il risultato è il decadimento, la divisione, la perdita della propria identità e missione. Al contrario, la Fede vissuta senza compromessi porta frutto e purifica. Perciò, oggi troviamo un «asse fratturato tra un Nord che relativizza la verità rivelata e un Sud che difende sfacciatamente la morale evangelica. Mentre l’Europa cerca di adattare il Cristianesimo al discorso ideologico dominante, l’Africa ci ricorda che il Vangelo non richiede approvazione culturale».
Nel frattempo desta scalpore l’approccio dei vescovi italiani nei confronti dell’omosessualità così come espresso nel recente Documento di sintesi dell’Assemblea Sinodale delle Chiese in Italia intitolato Lievito e di pace e di speranza. Nel parlare delle relazioni e delle discriminazioni, anziché chiarire la posizione della Chiesa, ribadire i contorni della antropologia Cristiana su cui questa si basa a ricordare il principio fondamentale della missione della Chiesa, ossia quello della salvezza delle anime, i vescovi italiani invitano i fedeli a sostenere le “giornate” promosse nella società contro il bullismo, la transfobia e l’omofobia. Giornate dietro le quali molto spesso si cela l’obbiettivo di indottrinamento (specie dei più giovani, e dunque più vulnerabili) e nelle quali più volte le famiglie si sono trovate disarmate, dovendo subire le prediche di associazioni e sedicenti esperti in materia la cui visione antropologica è in contrasto, quando non diametralmente opposta, al diritto naturale e alla antropologia Cristiana. Torna come un ritornello il continuo atto di autocondanna della Chiesa per non aver (in passato) accolto le persone omosessuali, confondendo lo slogan “tutti, tutti, tutti” con una indiscriminata accoglienza di tutto ciò che il mondo oggi offre.
Questo articolo è stato pubblicato dall’autore sul suo blog Testa del Serpente.


























