Il 68° viaggio di solidarietà e speranza della Fondazione Santina in Siberia, dove la misericordia di Dio scioglie i cuori
[Korazym.org/Blog dell’Editore, 21.10.2025 – Vik van Brantegem] – Come abbiamo annunciato [La Fondazione Santina ristruttura un refettorio per bambini poveri in Siberia – 26 settembre 2025], in occasione del 68° Viaggio di solidarietà e di speranza in Siberia, che Mons. Luigi (Don Gigi) Ginami, Presidente della Fondazione Santina e dell’Associazione Amici di Santina Zucchinelli svolgerà dal 24 al 28 ottobre 2025, verrà inaugurato a Novosibirsk un refettorio per bambini poveri in Russia. Dopo il primo report In viaggio con due donne e tre autori di Don Gigi per il viaggio, che avrà come tema La speranza vede l’invisibile, sente l’intangibile e realizza l’impossibile, che abbiamo pubblicato il 16 ottobre 2025, riportiamo di seguito il suo secondo report, con cui presenta Don Alfredo Fecondo, un missionario in Siberia, dove la misericordia di Dio scoglie i cuori.

Report 68/2 – Don Alfredo Fecondo
Ho cambiato un po’ il programma. Dato che i nostri vescovi domenica voleranno in Kazakistan, incontreremo il Vescovo di Novosibirsk, Mons. Joseph Werth, alla guida della Diocesi della Trasfigurazione a Novosibirsk dall’11 febbraio 2002, sabato alla benedizione della sala di pranzo, mentre domenica andremo nella parrocchia di Don Alfredo Fecondo, F.S.C.B., un missionario di lunga data in Siberia, e pranziamo con lui. Poi faremo le visite di patronato e poi continueremo il programma previsto.
Il prossimo viaggio in Siberia sarà molto breve ed allora nella quiete di Città Alta a Bergamo mi preparo con più scrupolo e propongo un secondo Report che ci aiuterà a vivere bene le poche ed intense giornate siberiane.
Questa mattina volevo dedicarmi alla lettura di alcune pagine di Memorie da una Casa di Morti, ma il messaggio della cara Suor Daria di giovedì 16 ottobre 2025 scatena la mia curiosità. Chi è Don Alfredo Fecondo? Menomale un prete che parla italiano.
Abbandono così il progetto della lettura, nella ricerca appassionata su alcuni documenti che lo possono riguardare e nell’immenso mare di Internet trovo e catalogo diversi testi che esprimono bene la sua esperienza ed il contesto per me importante dove vivrò nella prossima settimana. Riscrivo e sintetizzo qui quanto ho trovato nei diversi articoli e testi, che ora ho salvato nel mio archivio. Ecco a voi quindi l’esito della mia intensa giornata di studio e preparazione al viaggio.
Dove due o più persone
si riuniscono nel mio nome,
lì sono io con loro (Mt 18,20)
Ci troviamo in Siberia, dove i sacerdoti della Fraternità San Carlo [*] portano avanti la missione di seminare il messaggio del Vangelo. È una terra in cui la storia e il freddo hanno reso i cuori duri. Alla Messa partecipano sette-otto persone, un numero esiguo ma comprensibile in un posto dove la maggioranza della popolazione ha ricevuto un’educazione atea, nella quale la religione era vista come qualcosa di superfluo per la vita. Un secolo di comunismo ha lasciato segni profondi, percepibili anche nella scarsa frequentazione della Chiesa Ortodossa.
Padre Alfredo Fecondo, sacerdote abruzzese, spiega: “Operiamo con percentuali estremamente ridotte, ma Dio è comunque presente anche qui. Sono consapevole che ci sono alcuni Cattolici, ma non tutti partecipano attivamente”.

Don Alfredo vive in Siberia dal 1994 e si occupa di due parrocchie: una a Novosibirsk, città di un milione e mezzo di abitanti, e una a Berdsk, cittadina universitaria che conta circa centomila abitanti.
Don Alfredo conserva una certezza: chi ha mantenuto la fede mostra una profonda umanità, speranza e positività. Nell’incontro con le persone si rivela la sorpresa di un Dio che si fa vicino.
Don Alfredo racconta: “Cerchiamo di stabilire un percorso con i quindici o venti fedeli che partecipano alla Messa domenicale. Molti chiedono i sacramenti come il battesimo o il matrimonio. Come diceva Papa Francesco, Dio ci precede sempre. Tuttavia, a volte le persone nutrono timori e faticano ad aprirsi completamente. Invitarti a pranzo o accoglierti nella loro vita non è semplice per loro”.
In un contesto dove tutto si basa sui rapporti personali e sulla costruzione di un’amicizia autentica, non esiste una pastorale strutturata: le realtà sono piccole e frammentate. È una sorta di comunità primitiva che si forma in abitazioni private o appartamenti condivisi da venti persone, poiché non ci sono chiese. Eppure, anche dove tutto appare arido, Don Alfredo percepisce la misericordia di Dio. Ogni sabato mattina si mette in viaggio verso i villaggi, percorrendo 200 chilometri su neve e ghiaccio. Trascorre fino a dieci ore in auto per raggiungere una donna anziana che accoglie due-tre persone per celebrare l’Eucaristia a casa sua. “Ogni volta ho la fortuna di scoprire la tenerezza che Dio ha per ogni individuo. Il modo in cui si avvicina a ciascuno mi commuove profondamente”.

Nella vita quotidiana, Don Alfredo si dedica anche all’insegnamento universitario a Berdsk, dove tiene corsi di storia d’Italia e lavora a stretto contatto con colleghi Ortodossi, con i quali ha instaurato relazioni di amicizia sincere. Tuttavia, non mancano le difficoltà: la Chiesa Ortodossa attraversa una crisi di partecipazione e tende a temere il confronto con quella Cattolica. “L’ecumenismo tra le persone è possibile nei rapporti umani”, afferma Don Alfredo, “ma a livello istituzionale resta ancora lontano”.
Il Vescovo di Novosibirsk ha assegnato a Don Alfredo l’incarico di costruire una piccola chiesa da quaranta posti. Per ottenere la benedizione del vescovo ortodosso locale, Don Alfredo si è rivolto ad un amico sacerdote ortodosso per intercedere. La risposta ricevuta è stata inequivocabile: “Questo vescovo odia i Cattolici e non vuole avere nulla a che fare con loro”. Nonostante gli ostacoli da affrontare siano ancora molti, Don Alfredo rimane fiducioso: la misericordia di Dio continua a sorprendere.
Lojòk
uno dei gulag più terrificanti
dell’era sovietica
“Avevo sentito parlare di quel posto, ma non ci ero mai stato. Si trova nel territorio della mia seconda parrocchia e ho deciso di visitarlo proprio quel sabato”.
Anni fa, il Vescovo di Novosibirsk ha chiesto a Don Alfredo di occuparsi anche dei Cattolici di Berdsk, una città a cinquanta chilometri dalla sua abitazione. La parrocchia in questione ha vissuto momenti difficili: la sua chiesetta è stata colpita da due incendi negli ultimi anni.
Don Alfredo racconta: “Il luogo si chiama Lojòk. Lì sorgeva uno dei gulag più spietati dell’era sovietica, costruito accanto a una cava di calcare dove i prigionieri erano costretti a lavorare. Tra il freddo e le polveri nocive che invadevano i polmoni, la loro aspettativa di vita non superava i sei mesi. In quel luogo furono imprigionati anche molti sacerdoti e suore. Proprio nel punto in cui avvenivano le esecuzioni e le sepolture è nata una sorgente ritenuta miracolosa dai locali, che la chiamano Santa Fonte.
Lojòk si affaccia sulle rive di un lago, circondato da una corona di betulle. Sopra la sorgente, nel corso degli anni, la Chiesa Ortodossa ha edificato una chiesetta dal tetto azzurro, sormontato da una cupola dorata. Qui arrivano pellegrini per pregare e raccogliere l’acqua in bottiglie e contenitori.
Nei dintorni esiste ancora la vecchia fabbrica di mattoni dove venivano sfruttati i prigionieri. Testimonianze raccontano, che nei forni finivano anche i corpi dei defunti. Una volta arrivato a quel luogo, mi sono raccolto in preghiera per qualche minuto”.
La mente di Don Alfredo si è riempita di pensieri: i martiri caduti in quel luogo, le voci degli amici, la propria vocazione. Ha sentito crescere dentro di sé una domanda colma di emozione: Signore, perché sei così misericordioso con me? Quel sentimento lo ha travolto. Si trovava davanti alla memoria sconosciuta di sacerdoti e suore che, prima di lui e come lui, hanno dato la vita a Cristo.
Don Alfredo racconta: “Tuttavia, rivivendo l’affetto degli amici, il senso predominante era quello di un abbraccio che avvolgeva tutto. Non saprei definirlo diversamente. E continuavo a chiedermi: perché sei così pieno di misericordia proprio con me?” Nel ricordarlo, si commuove ancora e aggiunge: “E poi c’era un’altra sorgente. Come quella davanti alla quale tutto è cominciato per me. Siamo in una regione profondamente segnata dal dramma dei gulag comunisti, dove si consumarono atrocità contro chiunque fosse etichettato come “nemico del popolo”. Tra questi, “bianchi”, kulaki, proprietari terrieri, borghesi, benestanti, nobili, intellettuali, ingegneri e intere comunità come tedeschi, polacchi, ucraini, lituani, estoni, lettoni e persino italiani. Persone arrestate, condannate, fucilate o deportate senza alcuna motivazione reale. La tragedia fu talmente devastante che Solženitsyn, nel suo Arcipelago Gulag, paragonò i milioni di vittime delle purghe comuniste ai grandi fiumi della Russia: l’Enisej, l’Ob e la Lena, ciascuno lungo circa cinquemila chilometri”.
Don Fecondo si rifà spesso alla letteratura per descrivere l’essenza della Russia. Cita due opere emblematiche: Una giornata di Ivan Denisovič di Solženitsyn e il racconto Lo studente di Cechov. Due capolavori che, con straordinaria profondità e umanità, introducono il lettore al dramma della storia russa. Nel primo, la crudezza della vita nei lager rivela inattese manifestazioni di positività umana persino nei gesti più semplici e apparentemente insignificanti. Nel racconto di Cechov, invece, colpisce bàbushka Vasilìsa: ascoltando il passo evangelico in cui Pietro piange dopo il tradimento, scoppia improvvisamente in lacrime. Perché? Evidentemente ciò che aveva appena sentito, un evento avvenuto diciannove secoli prima, aveva un legame profondo con il presente — con le vicende delle persone intorno a lei, quel villaggio desolato, e persino con l’umanità intera.

Te Deum 2015
Il testo che segue è tratto dal numero di Tempi del 31 dicembre 2015 e secondo tradizione è dedicato ai Te Deum, i ringraziamenti per l’anno appena trascorso. Don Alfredo Fecondo canta qui per noi il suo Te Deum, che mi ha particolarmente colpito, perché ci mostra il volto di persone da lui incontrate e le descrive con sorprendente umanità.
– Canterò il mio Te Deum per la follia d’amore con cui Lui manda ancora me, povero e insignificante missionario, nel cuore della Siberia a servire alcune piccolissime comunità di Cattolici ex deportati sparsi in un raggio di circa 200 chilometri da casa e a costruire una chiesetta nella parrocchia situata vicinissimo a uno dei lager più spietati e temuti dell’epoca sovietica.
– Canterò il mio Te Deum per Galina. Quasi settantenne di un villaggio sperduto. Tumore alle ossa. Le foto di un non lontanissimo passato narrano di una donna russa di rara irresistibile bellezza degna di un Dostoevskij, che, dopo aver subìto una decina di operazioni negli ultimi tempi, mi dice: «Padre, è peccato desiderare di morire?». «O smettere di soffrire?», le chiedo. «Sì, ma allora perché Dio mi fa soffrire? Per purificarmi dei miei tanti peccati?». «Non lo so, è possibile; ma tu chiedilo a Lui, se Lo ami». «Certo che Lo amo, e Lui mi ama. Un tempo no: mia madre era credente, io no. Facevo quel che volevo». «Allora, forse Lui ti chiede di testimoniare questo amore». E lei, d’impeto: «Sììì, è proprio così!». «Padre – riprende – devo dirle che Suor Adela mi ha salvato». E io, tra lo stupito e l’ortodosso: «Ma come, una donna può salvare qualcuno?». E lei: «No, non Suor Adela, ma Dio attraverso Suor Adela mi ha salvato».
– Canterò il mio Te Deum per Zebo, una ragazza musulmana di circa vent’anni, non Russa, abbandonata alla nascita in un orfanotrofio, con un passato di violenze di ogni tipo, analfabeta ma più furba di un Napoletano con le tre carte, che due anni fa ha chiesto e ricevuto il Battesimo. L’altro giorno mi ha detto: «Padre, quando facciamo il presepe in parrocchia?». E io: «Perché chiedi di fare il presepe?». «Quando lei me l’ha proposto l’anno scorso, io mi sentivo come un bambino appena nato. Una pace e una gioia simili non le avevo mai provate. Per me fare il presepe è poter provare la gioia di essere io stessa là con quei pastori e vedere con i miei occhi la Sua nascita. È come se quello che ti era stato promesso l’avessi finalmente ricevuto». «Cosa?». «L’amore! L’amore che ho cercato per tutta la vita, l’amore materno, l’amore infinito». La notte di Natale Zebo riceverà la Prima Comunione.
– Canterò il mio Te Deum per Galja. Sessantenne figlia di deportati, nata e rimasta nello stesso posto dove la nonna e la mamma Lilia, appena quattordicenne, erano state mandate nel 1942 e dove vado un sabato al mese, lungo strade coperte per circa 200 chilometri di neve e di ghiaccio. Sabato scorso sono uscito di casa alle 07.45 e sono rientrato alle 19.45. Qualche confessione, poi la Messa e infine il pranzo. All’improvviso dico: «Galja, avrei una domanda: per cosa ringrazieresti Dio in quest’ultimo anno?». «Che io ci sono. Che noi ci siamo».
– Canto il mio Te Deum per la mia vita, chiamata ormai a sperimentare sempre più, dentro la frammentarietà e l’incompiutezza di rapporti (con giovani che mi parlano di suicidio o studenti che, nel migliore dei casi, non riescono a staccarsi dal telefonino per più di tre minuti), impegni (le enormi difficoltà legate alla costruzione di una chiesetta con quaranta posti a sedere) eccetera, una strana compiutezza.
[*] La Fraternità Sacerdotale dei Missionari di San Carlo Borromeo è una società clericale maschile di vita apostolica – fondata nel 1985 da Mons. Massimo Camisasca, poi Vescovo di Reggio Emilia-Guastalla, oggi emerito – indicata per brevità come Fraternità San Carlo. Nata dal carisma del movimento di Comunione e Liberazione, è caratterizzata dal duplice scopo della vita comune e della missione. La sede centrale della fraternità è a Roma. Il fine della Fraternità è di formare sacerdoti missionari per le diocesi di tutto il mondo, su richiesta dei vescovi che ne hanno bisogno. I sacerdoti vengono inviati in gruppi di due, tre o più; condividono la stessa casa e generalmente sono destinati a rimanere a lungo nella diocesi dove sono stati richiesti. Fraternità ha case in Italia e nel mondo (tra cui a Novosibirsk in Siberia con due sacerdoti, a Taipei in Taiwan e a Washington negli Stati Uniti).




























