Bartolo Longo santo: ne parliamo con mons. Tommaso Caputo
Lo scorso 13 giugno papa Leone XIV ha presieduto il Concistoro Ordinario Pubblico per la Canonizzazione di otto beati, tra cui Bartolo Longo, che sarà proclamato santo, domenica 19 ottobre, come comunicato dall’Ufficio delle Celebrazioni Liturgiche del Sommo Pontefice. Egli fu fondatore del Santuario della Vergine del Rosario di Pompei ed era devoto di san Domenico e del Santo Rosario, alla cui diffusione dedicò la sua vita dopo la sua conversione.
Nella sua prima dichiarazione mons. Caputo aveva ricordato la sua beatificazione: “Bartolo Longo fu beatificato il 26 ottobre 1980 e, già negli anni successivi, una moltitudine di persone ha espresso un’esigenza del cuore: vedere il Fondatore canonizzato. In tanti hanno pregato intensamente secondo questa intenzione, in tanti si sono rivolti al Beato chiedendo la sua intercessione nei frangenti più difficili della loro vita. Il Santo Padre ha dato ascolto al popolo di Dio, che oggi fa festa…
La gioia non è tanto per Bartolo Longo. Egli è già in Cielo e contempla la visione beatifica del Padre. Cosa potrebbe desiderare di più? La gioia è per noi che abbiamo un nuovo Santo, una figura alla quale guardare e da imitare per raggiungere, un giorno, anche noi, il Paradiso. In ogni canonizzazione infatti si può distinguere il disegno di Dio. Quanti sono i santi nascosti, quelli della porta accanto. Non arriveranno all’onore degli altari, ma sono santi agli occhi del Padre.
La canonizzazione, il riconoscimento pubblico della santità di un uomo o di una donna, è invece strumentale alla volontà di Dio che, attraverso quei testimoni, ci dona un aiuto per darci la salvezza e la vita in pienezza, una gioia che niente e nessuno potrà più toglierci. Facciamo festa perché anche la canonizzazione del Beato Bartolo Longo è, ancora una volta, una dichiarazione d’amore che Dio fa all’umanità”.
Bartolo Longo nacque il 10 febbraio 1841 a Latiano, in provincia di Brindisi, e nel 1863 giunse a Napoli per completare gli studi di Giurisprudenza. Attraverso amici e professori, si avvicinò al mondo dello spiritismo, abbandonando completamente la fede cattolica nella quale era stato educato. Grazie al prof. Vincenzo Pepe ed al domenicano padre Alberto Radente, si convertì. La sua conversione fu totale, si dedicò anima e corpo alla religione e alla carità.
Grazie alla nobildonna Caterina Volpicelli conobbe la contessa Marianna Farnararo De Fusco, rimasta vedova in giovane età, con cinque figli piccoli. La nobildonna pugliese, che il 1° aprile 1885 sposò Bartolo Longo a Napoli, sarà decisiva nella realizzazione di tutta l’opera pompeiana, alla quale contribuì con le sue risorse economiche e con le sue idee, che spesso determinarono le scelte del Longo. Proprio per curare le proprietà di Marianna, Bartolo Longo giunse, nel 1872, a Valle di Pompei.
A mons. Tommaso Caputo, arcivescovo-prelato di Pompei e delegato pontificio per il Santuario della Beata Maria Vergine del Santo Rosario, abbiamo chiesto di raccontarci l’attesa, che si vive a Pompei: “Un’attesa gioiosa e colma di riconoscenza. Siamo grati a Dio che ha cambiato il cuore di un uomo che, da anticlericale, è diventato santo; alla Madonna del Rosario, che ogni giorno ha suggerito all’orecchio di Bartolo Longo le stesse parole rivolte ai servi di Cana: ‘fa’ quello che Egli ti dirà’; a papa Francesco che il 24 febbraio scorso, pur ricoverato all’ospedale Gemelli, ha approvato i voti favorevoli della sessione ordinaria dei cardinali e vescovi membri del Dicastero delle Cause dei Santi; a papa Leone XIV che, in un disegno provvidenziale anche per la sintonia spirituale con papa Leone XIII, celebrerà la canonizzazione di Bartolo Longo. La riconoscenza si fa preghiera e la nostra preghiera d’elezione è il Santo Rosario”.
Da anticlericale come arrivò ad essere ‘attratto’ dal Rosario?
“Longo, negli anni giovanili vissuti a Napoli da giovane studente universitario, si era allontanato da una vita di fede. Provava però la sofferenza interiore per quel distacco dal Padre. Saranno l’esempio e il buon consiglio di santa Caterina Volpicelli, di san Ludovico da Casoria, del prof. Vincenzo Pepe, del padre domenicano Alberto Radente, della contessa Marianna Farnararo De Fusco, che diventerà poi sua consorte, a riportarlo sulla via buona del Vangelo. Nell’ottobre 1872 giunse a Valle di Pompei, una terra desolata e piena di pericoli, e camminando per quelle strade sterrate, sentì un’ispirazione interiore: ‘Se cerchi salvezza, propaga il Rosario. È promessa di Maria: chi propaga il Rosario è salvo’. Quel giorno comprese che non sarebbe mai andato via da Pompei senza aver fatto tutto il possibile per diffondere la preghiera mariana, compendio e contemplazione della vita di Cristo Salvatore”.
E per quale motivo fondò tante opere di carità?
“Non si può testimoniare la fede senza vivere concretamente la carità. Ecco perché intorno al Santuario nacquero le Opere sociali: l’8 maggio 1887 l’Orfanotrofio femminile; il 29 maggio 1892 l’Istituto per i Figli dei carcerati; il 15 ottobre 1922, con la posa della prima pietra, l’Istituto per le Figlie dei carcerati. Dinanzi al dolore dei piccoli, piccoli per età e per condizione sociale, Longo non si è voltato dall’altra parte, ma ha condiviso e alleviato quella sofferenza donando loro una vita nuova”.
Quale fu la ‘cooperazione’ nell’edificazione del Santuario con Marianna Farnararo De Fusco?
“”Possiamo dire che lui era l’intuizione e lei la concretezza. Per Bartolo Longo, la sua parola, i suoi consigli, il suo ‘mantenere i piedi per terra’ furono essenziali. Ed anche grazie a lei che 60.000 ragazzi e ragazze sono stati sottratti alla strada ed indirizzati alla ‘vita buona del Vangelo’. Tra i coniugi Bartolo e Marianna s’instaurò un rapporto complementare. E’ per questo che consideriamo entrambi fondatori del Santuario, ma anche delle Opere di carità, della nuova Città di Pompei e della Congregazione delle Suore Domenicane Figlie del Santo Rosario di Pompei”.
Per quale motivo Bartolo Longo aveva un forte rapporto con papa Leone XIII?
“Papa Leone XIII fu uno dei maggiori estimatori dell’opera pompeiana, che seguì sin dagli albori del suo pontificato, iniziato nel 1878. Ricevette Bartolo Longo 12 volte: ne apprezzava la fede, l’umanità, l’attenzione agli altri, la devozione profonda, il grande slancio evangelizzatore, la concretezza. Sotto gli occhi del papa vi era la rapidità con la quale l’opera si espandeva. Si toccava con mano l’intercessione della Madonna e la presenza creatrice dello Spirito Santo. Papa Leone XIII, inoltre, è stato definito il “papa del Rosario”, per le encicliche che vi dedicò. E proprio la propagazione del Rosario è la vera ragione fondativa del Santuario”.
Infine esiste un legame tra papa Leone XIV e Pompei?
“Certo! Un legame profondo e singolare. Papa Leone XIV è stato eletto l’8 maggio scorso, giorno della recita solenne della Supplica e ricorrenza della Madonna di Pompei, alla quale ha dedicato alcune delle sue prime parole pronunciate dalla Loggia delle Benedizioni della Basilica di San Pietro. Per le intenzioni del Santo Padre e per il suo ministero di pastore della Chiesa universale, preghiamo ogni giorno, in particolare nella recita del Rosario. Nei giorni scorsi abbiamo accolto con gioia uno speciale segno di predilezione di papa Leone per Pompei: la nomina del card. Pietro Parolin, suo segretario di Stato, a Legato Pontificio per le solenni celebrazioni del prossimo 13 novembre, in occasione del 150° anniversario dell’arrivo a Valle di Pompei dell’Icona della Vergine del Rosario, evento che segnò la nascita del Santuario e della nuova città”.
(Foto: Santuario di Pompei)


























