Papa Leone XIV e il “processo del secolo”
[Korazym.org/Blog dell’Editore, 29.09.2025 – Andrea Gagliarducci] – È stato definito “il processo del secolo” – un soprannome o epiteto che condivide, non senza una certa ironia, con diversi altri processi degli ultimi due decenni – ma ha diritto a questo titolo in quanto rappresenta la prima volta nella storia, che un cardinale è stato processato dal Tribunale penale ordinario dello Stato della Città del Vaticano.
In ogni caso, il processo al Cardinale Giovanni Angelo Becciu e altri [1] rischia certamente di diventare una delle eredità più spinose lasciate da Papa Francesco. La fase d’appello del processo si è aperta la scorsa settimana [2] e ha già prodotto due colpi di scena drammatici.
Il caso contro Becciu riguarda la gestione dei fondi di competenza della Segreteria di Stato, dove Becciu ha prestato servizio per anni sotto Francesco come Sostituto – in pratica il capo di gabinetto papale – e include un notevole gruppo di coimputati, sui quali non è necessario soffermarsi molto in questa sede.
l primo colpo di scena della scorsa settimana è stato l’accoglimento da parte della Corte d’Appello, presieduta dall’Arcivescovo Alejandro Arellano Cedillo, della richiesta di ricusazione del Promotore di Giustizia vaticano (il Procuratore della Città del Vaticano) presentata dalla difesa. La richiesta di ricusazione nasce dalla rivelazione, avvenuta la scorsa estate, di una serie di chat che mostravano come Monsignor Alberto Perlasca fosse stato “assistito” (se non manipolato) nella sua testimonianza. Lo status di Perlasca come testimone chiave era stato significativamente ridimensionato nella sentenza, nonostante fossero state le sue stesse ricostruzioni a costituire la base della tesi dell’accusa.
Il secondo colpo di scena è stato il rigetto da parte della Corte d’Appello del ricorso del Promotore di Giustizia vaticano, che aveva chiesto alla Corte di annullare alcuni verdetti di “non colpevolezza” emessi per alcuni imputati per alcune accuse e di rivedere le pene imposte ad altri. La Corte ha stabilito che il ricorso del Promotore era stato presentato con un vizio procedurale e oltre i termini previsti, consentendo alla difesa di sostenerne l’inammissibilità. La Corte ha accolto le argomentazioni della difesa.
Il processo di Appello prosegue, ovviamente, ma procede a rilento. La Corte Suprema del Vaticano sarà chiamata a pronunciarsi sulla ricusazione del Promotore di Giustizia Alessandro Diddi, che nel frattempo si è autosospeso dal processo. L’Appello potrà procedere solo se le richieste della difesa saranno accolte, il che significa che la sentenza di primo grado non potrà essere aggravata.
I due sviluppi drammatici, tuttavia, testimoniano anche un cambiamento sostanziale nel clima vaticano. Papa Francesco voleva che il processo si concludesse, intervenendo persino con quattro rescritti per “facilitare” le indagini, e aveva piena fiducia nel Procuratore vaticano. Tre significative riforme del sistema giudiziario vaticano sotto Papa Francesco hanno inoltre rafforzato la posizione del Promotore di Giustizia, anche a scapito di un normale equilibrio di potere, considerando che il Promotore di Giustizia è lo stesso sia in primo grado che in appello. Con Papa Francesco, il tribunale sarebbe stato probabilmente chiamato a “inventare” una formula per tenere a galla la tesi dell’accusa, mettendo da parte le richieste della difesa.
Non è più così, poiché anche l’atteggiamento del Presidente del Tribunale d’Appello Arellano sembra mirare a riequilibrare il funzionamento della giustizia vaticana. Arellano non si è limitato ad ascoltare la difesa e a permettere che si verificassero questi due drammatici sviluppi. Ha apportato, quasi inosservato, un sostanziale cambio di paradigma.
Nell’ordinanza che annunciava tutte le decisioni del processo, Arellano ha criticato la pratica di citare o utilizzare esempi tratti dalla giurisprudenza della “repubblica vicina” (cioè l’Italia) sia da parte della difesa che del Promotore di Giustizia del Vaticano. Questa posizione ha un peso enorme, anche se non può essere ponderata a breve termine.
Il processo sulla gestione dei fondi della Segreteria di Stato non è stato solo un processo contro un sistema vaticano. Fu un processo radicato in un concetto italiano di giurisprudenza, con l’aggiunta di una connotazione morale solitamente di competenza del diritto canonico. In definitiva, il Promotore di Giustizia, Alessandro Diddi, è un avvocato in Italia, e tutti gli avvocati coinvolti nel processo dovettero confrontarsi con un sistema giuridico come quello vaticano. Lo Stato della Città del Vaticano, infatti, adottò il codice penale italiano. Ma non accettò mai il codice più recente, il Codice Rocco, ancora in vigore, perché era un prodotto del fascismo. Pertanto, quando si entra in Vaticano, i codici più recenti risalgono al 1913, con procedure non più utilizzate in Italia.
È uno Stato diverso, tra le altre cose, con una logica completamente diversa. Ma a questo proposito, è il Tribunale vaticano che deve affermare la forza del diritto nazionale (cioè del diritto vaticano) su quello della “Repubblica vicina”. Questo non è accaduto. Paradossalmente, il pontificato di Papa Francesco ha assistito a un riavvicinamento con il suo ingombrante vicino italiano. L’accordo tra Italia e Santa Sede, che prevede che i dipendenti vaticani paghino le tasse anche in Italia, risale al 2015. Questo accordo ha minato la sovranità della Santa Sede [3].
Persino l’Autorità di Informazione Finanziaria, i cui membri erano internazionalizzati, è tornata a essere gestita da Italiani provenienti dalle fila della Banca d’Italia. E, ovviamente, la giustizia vaticana non è mai stata così strettamente legata alla giustizia italiana come quando Giuseppe Pignatone è stato nominato Presidente del Tribunale di Primo Grado. Allo stesso tempo, i membri del Tribunale hanno spesso ricoperto incarichi in Italia: le ultime riforme di Papa Francesco hanno anche eliminato il requisito che almeno un giudice lavori esclusivamente per il Vaticano.
Eppure, molti degli scandali finanziari della Santa Sede hanno avuto origine in Italia o riguardano casi italiani che riguardano solo marginalmente la Santa Sede. Anche i processi Vatileaks hanno avuto origine in Italia.
In breve, la posizione di Arellano rappresenta una rottura con una tendenza che era stata interrotta con grande difficoltà, a costo di una campagna mediatica senza precedenti contro la Santa Sede, e che era poi tornata con Papa Francesco, accompagnata da una campagna mediatica a sostegno dell’opera del Papa contro la corruzione.
Questo cambio di paradigma influenzerà anche il pontificato di Leone XIV?
Leone XIV ha appena preso una prima decisione significativa, ovvero la nomina dell’Arcivescovo Filippo Iannone a Prefetto del Dicastero per i Vescovi. È sotto enorme pressione e molti centri di potere si sono rafforzati e inaspriti nell’ultimo mese di Papa Francesco. La sua intervista per la sua biografia non è stata considerata una risposta efficace alle accuse di insabbiamento di abusi in Perù, sebbene la risposta alle accuse sulle sue azioni fosse proprio la base della sua decisione di concedere quell’intervista.
In breve, la luna di miele di Leone XIV con i media sta volgendo al termine.
I drammatici sviluppi del Processo d’Appello in Vaticano potrebbero, in qualche modo, riaccendere campagne mediatiche anti-vaticane che prendono di mira persino il Papa. Alcuni segnali in tal senso sono già emersi. Ad esempio, si sta riaprendo il dibattito sulle lettere di Papa Francesco che avrebbero portato alla decisione del Cardinal Becciu di non partecipare al Conclave. L’uso di quelle lettere, in realtà, rappresenta un attacco al Cardinale Pietro Parolin, nonché una pressione indiretta su Leone XIV affinché avvii un cambio di governo e ceda alle pressioni per introdurre determinati elementi specifici nella sua squadra di governo.
Nel frattempo, il “processo vaticano del secolo” sta ormai diventando una questione di poco conto, con un impatto poco chiaro sul destino dell’attuale pontificato e persino sulla valutazione storica del precedente. Il tempo dirà se questo avrà qualche effetto sulle decisioni di Leone XIV.
Questo articolo nella nostra traduzione italiana è stato pubblicato dall’autore in inglese sul suo blog Monday Vatican.
[2] Udienza d’Appello 1 – 22 settembre 2025 – Prima udienza del processo d’Appello vaticano per la gestione dei fondi della Segreteria di Stato
Udienze d’Appello 2 e 3 – 26 settembre 2025 –Altro colpo di scena al Processo d’Appello sulla gestione dei fondi della Segreteria di Stato. Una nuova tegola sul Promotore di Giustizia vaticano
Condannato in primo grado a cinque anni e mezzo per peculato e truffa aggravata, il Cardinale Giovanni Angelo Becciu aveva già ottenuto l’assoluzione in primo grado per alcune accuse, tra cui quelle di abuso d’ufficio e subornazione. Ora, con l’inammissibilità dell’Appello dell’accusa, queste assoluzioni diventano definitive. Il Processo d’Appello va avanti solo per le accuse per cui era stato condannato in primo grado. Prossima Udienza il 6 ottobre 2025.
[3] A seguito della “Convenzione tra la Santa Sede e il Governo della Repubblica Italiana in materia fiscale” firmata il 1° aprile 2015 per la Santa Sede dall’Arcivescovo Paul Richard Gallagher, Segretario per i Rapporti con gli Stati, e per il Governo della Repubblica Italiana da Pier Carlo Padoan, Ministro dell’Economia e delle Finanze.
Le disposizioni normative della Convenzione trovano applicazione nei confronti di persone fisiche e giuridiche, fiscalmente residenti in Italia, che siano titolari di attività finanziarie presso enti e istituti finanziari che operano nello Stato della Città del Vaticano e nella fattispecie: chierici e membri degli istituti di Vita consacrata e delle Società di Vita Apostolica; dignitari, impiegati, salariati e pensionati della Santa Sede e degli altri enti ecclesiastici; Istituti di Vita Consacrata, Società di Vita Apostolica e tutti gli altri enti con personalità giuridica canonica o civile vaticana. Il trattamento fiscale dei redditi di capitale e di redditi diversi di natura finanziaria, restando esclusi dall’ambito applicativo tutti i redditi di diversa natura.
Per saperne di più si potrebbe leggere Voxcanonica.com.


























