Altro colpo di scena al Processo d’Appello sulla gestione dei fondi della Segreteria di Stato. Una nuova tegola sul Promotore di Giustizia vaticano

Corte d'Appello vaticano
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[Korazym.org/Blog dell’Editore, 26.09.2025 – Ivo Pincara] – Altro colpo di scena nel Processo d’Appello sulla gestione dei fondi della Segreteria di Stato, iniziato il 22 settembre 2025 nella nuova aula giudiziaria del Palazzo Apostolico. Dopo l’istanza di ricusazione del Promotore di Giustizia, Alessandro Diddi, presentata dagli avvocati della difesa nella prima Udienza e dichiarata ammissibile dalla Corte presieduta da Mons. Alejandro Arellano Cedillo nella seconda Udienza del 23 settembre 2025, i legali hanno presentato eccezione di inammissibilità dell’Appello proposto dal Promotore di Giustizia, accolta dal Tribunale d’Appello vaticano nella terza Udienza del 25 settembre 2025, dichiarando inammissibile il ricorso dell’accusa sulla sentenza di primo grado. La quarta Udienza è stata calendarizzata per il 6 ottobre 2025.

Così cadono gli argomenti sollevati dal Promotore di Giustizia e restano sul tavolo i temi trattati dai ricorsi delle difese e della parte civile IOR. Cade l’accusa di subornazione di testimone (Mons. Alberto Perlasca), per il quale il Cardinal Becciu era già stato assolto in primo grado. Ma soprattutto cadono gli argomenti che riguardavano il peculato e l’abuso d’ufficio relativi alla compravendita del palazzo al numero 60 di Sloane Avenue a Londra. Si discuterà dunque ancora di peculato ma solo in maniera limitata ai temi sollevati dalle difese e della parte civile IOR. Per le difese il processo potrebbe essere a questo punto in discesa, visto questa sentenza parziale con cui la Corte conferma alcune delle assoluzioni decise in primo grado (oggetto di Appello dell’accusa). Un processo che, dunque, si concentrerà solo sui ricorsi delle difese e della parte civile IOR.

La reazione del Cardinale Giovanni Angelo Becciu: «Bel segno, ma c’è ancora cammino da fare» e dei suoi legali, gli Avvocati Fabio Viglione e Maria Concetta Marzo: «Questa decisione esclude l’impugnazione del Promotore di Giustizia. Peraltro la stessa sentenza, aveva comunque già assolto il cardinale da una serie di accuse, anche in relazione alle residue contestazioni, certificando che il cardinale non si è appropriato nemmeno di un centesimo, né ha avuto alcun vantaggio».

Secondo il Prof. Mario Zanchetti «non è più il processo del secolo». Anche per l’Avv. Intrieri «la truffa del secolo è morta, e già questo è un risultato». Per l’Avv. Valerio Galassetti «il processo si è aperto nel segno della terzietà della Corte d’Appello, che ha subito colto alcune delle anomalie già emerse in primo grado». L’Avv. Claudio Urciuoli ha commentato: «Tutte le assoluzioni sono ormai giudicate, o si confermano quelle del primo grado oppure ci assolvono, può andare in meglio e non in peggio. La discussione verterà intorno al peculato e al famoso canone 1284, resta solo quello di questo processo».

Su Faro di Roma, Sante e Giancarlo Cavalleri osservano: «Processo Becciu: tre udienze, tre sconfitte per Diddi».

Su Silere non possum, D.S.A. e L.M. sul «crollo del “processo del secolo”» riassumano: «Il paradosso è che coloro che sono stati assolti – sacerdoti funzionari che hanno servito la Santa Sede con dedizione, senza aver mai commesso alcun crimine – non avevano bisogno di un “cavillo” per dimostrare la loro innocenza: lo avevano già fatto in primo grado e lo avrebbero fatto in secondo. Quello che fa più male, ora, è vedere ridotta a un tecnicismo la fine di un percorso che ha infangato la vita di persone integre, gettandole in un vortice di sospetti e insinuazioni. Un vortice alimentato da chi ha trasformato il Vaticano in un far west, senza alcun rispetto per la figura sacerdotale. (…) questa bagarre è stata pianificata e orchestrata da una donna repressa, ossessionata da un odio spasmodico verso colui che ritiene responsabile della sua cacciata dal Vaticano, e da un avvocato assetato di notorietà, ansioso di comparire sui giornali come il grande fustigatore. Ma non basta: l’intera vicenda è stata resa possibile dall’operato truffaldino e illegale di alcuni membri degli organi di polizia di questo Stato, che da anni praticano dossieraggi, intercettazioni abusive e pedinamenti su cardinali, vescovi, sacerdoti e laici. Un’attività costruita non per cercare la verità, ma per colpire, screditare e manipolare. (…) Oggi, forse, iniziamo finalmente a intravedere il trionfo della verità».

Su Milano Finanza, Fabrizio Massaro evidenzia che le difese hanno incassato «la Prima vittoria»:

«Cambia pelle il processo d’Appello in Vaticano al cardinale Angelo Becciu sull’acquisto del palazzo di Londra in Sloane Avenue e la gestione dei fondi della Segreteria di Stato si dimezza: diventa un processo nel quale gli imputati possono solo essere assolti o al massimo vedere confermate le condanne, e solo per i capi d’imputazione che il tribunale di primo grado ha riconosciuto.
L’accusa non potrà ottenere il ribaltamento di quanto stabilito dalla sentenza del giudice Giuseppe Pignatone a dicembre del 2023 che aveva condannato gli imputati solo per alcune fattispecie, assolvendoli invece per altre. È l’effetto dell’ordinanza pronunciata dalla Corte d’Appello vaticana presieduta da Monsignor Alejandro Arellano Cedillo nella terza Udienza tenuta giovedì 25, che ha dichiarato inammissibile il ricorso in Appello del Promotore di Giustizia (la pubblica accusa), perché presentato fuori dalle regole: il promotore Alessandro Diddi aveva proceduto, negli otto giorni successivi alla lettura del dispositivo della sentenza, a depositare solo la dichiarazione di voler appellare, allegando la requisitoria scritta per il primo grado. Secondo le difese degli imputati sarebbe una mossa che priva di motivazione il ricorso stesso. Una tesi che la corte ha accolto: “I motivi di un ricorso non possono formularsi in forma generica o astratta ma devono avere una sia pur minima determinatezza che possa consentire di comprendere il rapporto critico tra le ragioni della decisione e il fondamento razionale delle correlative censure”, è scritto nell’ordinanza letta dal presidente Arellano. (…)
Per i legali degli imputati (…) si tratta di un importante punto a loro favore che si aggiunge a quello ottenuto nella prima Udienza di lunedì 22, sull’ammissibilità dell’istanza di ricusazione del promotore Diddi, per via delle chat intercorse tra il testimone dell’accusa monsignor Alberto Perlasca con Genoveffa Ciferri e Francesca Immacolata Chaouqui sul memoriale del monsignore (ritenuto comunque inattendibile dal tribunale nella sentenza di primo grado)».

Francesco Peloso su Domani del 25 settembre 2025:

«Certo il vento è cambiato. Oltretevere rispetto a questa intricata vicenda con il nuovo Papa, diverse forzature messe in atto dall’accusa nel procedimento non sembrano più trovare spazio, i diritti della difesa vengono maggiormente garantiti, ma se tutto questo si tradurrà in una sentenza che capovolge il giudizio di primo grado è questione che resta aperta».

Nico Spuntoni su La Nuova Bussola Quotidiana, 25 settembre 2025:

«Appello per Becciu, ma i media vaticani bypassano i giudici – Chi è chiamato a raccontarla dai media ufficiali, intanto, dà prova di voler ostinatamente insistere su una narrazione partigiana già costata diverse brutte figure. A questo proposito resta indimenticabile l’editoriale di Andrea Tornielli dal titolo Processo giusto e trasparenza pubblicato su Vatican News per difendere a spada tratta la sentenza di primo grado. Era il 30 ottobre 2024 e la tesi della “trasparenza” è stata smentita apertamente dallo stesso ufficio del Promotore di Giustizia vaticano che ha aperto la già citata indagine per subornazione, falsa testimonianza e traffico di influenze in riferimento a fatti che sarebbero avvenuti proprio in relazione a quell’indagine e quel processo di primo grado. All’epoca il Direttore editoriale del Dicastero per la Comunicazione si spinse al punto di provare a confutare in prima persona le tesi legittimamente sostenute dalle difese degli imputati ed impartire la morale al cardinale imputato. Un po’ troppo persino per Francesco che autorizzò (lui in persona, non Tornielli) la pubblicazione di una controreplica di Becciu dal titolo Il diritto alla difesa su Vatican News.
Le cose però non sono cambiate da quelle parti e domenica sul portale ancora diretto a livello editoriale da Tornielli è uscito un articolo a firma di Salvatore Cernuzio che presentava l’inizio del processo d’appello a suon di giudizi ed amnesie. L’autore cerca di ridimensionare vistosamente il peso delle chat Ciferri-Chaouqui. Si limita a dire, ad esempio, che “alcune difese hanno asserito che le due donne hanno condizionato il monsignore nelle sue scelte e nelle sue dichiarazioni” dimenticando come lo stesso Promotore di Giustizia Diddi abbia sostenuto nell’udienza del 1° dicembre 2022: “Le chat spiegano chiaramente che alla Ciferri le domande sono arrivate dalla Chaouqui” in riferimento al famoso memoriale di Perlasca. Cernuzio scrive che “le dichiarazioni di Perlasca secondo una comune narrativa, avrebbero dato il via alle indagini concluse col rinvio a giudizio”.
Il giornalista di Vatican News attribuisce alla “comune narrativa” quanto invece si ritrova negli atti: prima del memoriale del 31 agosto 2020 mai era emerso il nome di Becciu nell’indagine e nell’interrogatorio del 29 aprile 2020 Monsignor Perlasca aveva escluso responsabilità del suo ex superiore. Cernuzio dalle colonne di un portale ufficiale – che dovrebbe essere imparziale specialmente a ridosso dell’apertura del processo d’Appello – bolla come “toni che sembrano anche richiamare vendette personali” quelli di chi ha sostenuto l’ipotesi di condizionamenti sull’indagine e sul processo di primo grado testimoniati dalle chat. La tesi, ricordiamo, sostenuta dalle difese di alcuni degli imputati e finita nell’istanza di ricusazione ritenuta ammissibile ieri dalla corte. Cernuzio poi “ruba” il posto ai giudici e conclude che “tale materiale non ha influito nella formulazione del verdetto”. A che servono i successivi gradi di giudizio? Non basta quello del giornalista?
Sembra davvero incredibile leggere simili “sentenze” su un organo ufficiale della Santa Sede. Eppure è tutto vero. Il solerte Cernuzio, però, nella ricostruzione fatta sulla “questione chat” appare un po’ distratto e si dimentica di menzionare l’apertura dell’indagine vaticana dello scorso giugno con capi d’imputazione inerenti proprio ai fatti di quelle conversazioni. L’ennesima brutta pagina per la comunicazione vaticana che Leone XIV ha dovuto ereditare dalla stagione bergogliana».

Luis Badilla e Robert Calvaresi in Osservazioni casuali N. 86 (20 settembre – 27 settembre 2025): «Il processo Becciu, così amplificato in passato anche con menzogne e mistificazioni, comincia a crollare strepitosamente. La via della verità è aperta. Cambia il vento in Vaticano e anche l’aria tra i giornalisti, ma non tutti.
Il ormai cosiddetto “processo Becciu”, che la stragrande maggioranza della stampa italiana ha fiancheggiato come erano le indicazioni che uscivano dalla Sala Stampa di Santa Marta, ora, nella sua fase di appello, squarcia verità ma riconosciute. Non sappiamo come andrà a finire. Ad ogni modo le decisioni della Corte sull’inammissibilità dell’Appello del Promotore Alessandro Diddi, anticipano come possibili e probabili altre piccole e grandi svolti. I commenti che si potrebbero fare sono molti e alcuni piuttosto devastanti. Il processo contro il Cardinale Becciu non sarebbe dovuto fare. Si è trattato di una montatura, di un complotto, e alcuni volti dei colpevoli sono riconoscibili. Per ora serve pazienza e attenzione».

Il giornalista sardo Mario Mossa, il 25 settembre 2025 ha scritto sulla sua pagina Facebook:

«Ha nascosto prove; ne ha create di nuove. Ha fatto cambiare dal Papa le regole della procedura, col processo in corso, perché il sacco non gli tornava giusto. Ha negato alla difesa i controinterrogatori dei testi. Ha trasformato un imputato nel supertestimone, al quale era stato detto cosa dire. Ha dato ascolto a due pregiudicate. Così il Promotore di Giustizia Diddi è arrivato a ottenere la condanna. Adesso è di fatto ricusato, dopo che la Corte d’Appello vaticana ha ammesso la richiesta delle difese. Forse c’è tempo per ristabilire l’ordine delle cose e condannare i veri colpevoli; per restituire la dignità al Cardinal Becciu. Almeno quella. Perché la sua carriera è finita senza rimedio. Che era uno degli scopi di uno dei casi più scandalosi di sempre. Certamente il più grande della Chiesa Cattolica degli ultimi secoli».

Indice – Caso 60SA
Rassegna stampa sul “caso Becciu”

Foto di copertina: Udienza del processo al Tribunale d’Appello vaticano (Foto di Vatican Media).

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