I vescovi esprimono solidarietà per la Terra Santa
Al termine dei lavori del Consiglio Episcopale Permanente, svoltosi a Gorizia, la CEI ha pubblicato una nota in cui i vescovi chiedono “con forza che a Gaza cessi ogni forma di violenza inaccettabile contro un intero popolo e che siano liberati gli ostaggi. Si rispetti il diritto umanitario internazionale, ponendo fine all’esilio forzato della popolazione palestinese, aggredita dall’offensiva dell’esercito israeliano e pressata da Hamas”.
Per questo i vescovi hanno raccolto l’invito di papa Leone XIV per pregare per la pace sabato 11 ottobre: “Per i cristiani significa, anzitutto, pregare per la pace. Accogliamo, quindi, l’invito di papa Leone a “pregare, ogni giorno del prossimo mese, il Rosario per la pace, personalmente, in famiglia e in comunità”. Lo faremo, in particolare, l’11 ottobre, alle ore 18, con quanti si recheranno in piazza San Pietro, per la Veglia del Giubileo della Spiritualità mariana, ricordando anche l’anniversario dell’apertura del Concilio Vaticano II. Vogliamo essere desti di fronte agli eventi della storia e critici di fronte a scelte che provocano morte e distruzione”.
Ed hanno proposto alcuni segni di solidarietà: “Proponiamo gesti eloquenti di prossimità con chi soffre e di riconciliazione tra le parti. Anche noi, in comunione con Papa Leone, vogliamo diventare costruttori di ponti, secondo l’Appello firmato con le Conferenze Episcopali di Slovenia e Croazia: “Riaffermiamo la nonviolenza, il dialogo, l’ascolto e l’incontro come metodo e stile di fraternità, coinvolgendo tutti, a partire dai responsabili dei popoli e delle nazioni, perché favoriscano soluzioni capaci di garantire sicurezza e dignità per tutti”.
Per questo, nei prossimi giorni, il segretario generale, mons. Giuseppe Baturi, si recherà a Gerusalemme per esprimere solidarietà alla Chiesa di Terra Santa e verificare la possibilità di incrementare l’aiuto umanitario.
Mentre nel comunicato conclusivo è stato evidenziato il messaggio di pace lanciato da Gorizia: “Il messaggio forte di riconciliazione è stato ribadito e rilanciato nell’incontro con i Vescovi delle Conferenze Episcopali Slovena e Croata, culminato nella Veglia di preghiera e con la sottoscrizione di un appello congiunto. Un documento in cui le Chiese in Italia, Slovenia e Croazia hanno riaffermato la nonviolenza, il dialogo, l’ascolto e l’incontro come metodo e stile di fraternità, coinvolgendo tutti, a partire dai responsabili dei popoli e delle nazioni, perché favoriscano soluzioni capaci di garantire sicurezza e dignità per tutti”.
In un contesto di polarizzazione crescente, i vescovi hanno sottolineato l’importanza di una testimonianza ecclesiale unita, visibile e autentica: “Questo chiede che siano promosse iniziative chiare e comuni, capaci di esprimere la voce unitaria della Chiesa in Italia: veglie di preghiera, segni di prossimità, digiuni e momenti liturgici. Di fronte al propagarsi di slogan violenti, la Chiesa è infatti chiamata a esprimere un linguaggio qualitativamente diverso, radicato nella preghiera, nella carità e nella verità”.
Un cambiamento culturale evidenziato dalla paura invece che dall’accoglienza: “E’ sempre più evidente, per i Presuli, una frattura culturale e antropologica profonda i cui segni sono la diffusione crescente della ‘paura del diverso’, l’aumento dei suicidi tra gli adolescenti, la crisi dei legami sociali. Tali fenomeni possono essere letti all’interno del quadro di una regressione spirituale globale, alimentata da un consumo disumanizzante e da una comunicazione violenta”.
Per indicare il degrado relazionale che attraversa le nostre società è stato richiamato il concetto di ‘demenza digitale’. Anche in questo, la missione della Chiesa si fa urgente: generare comunità accoglienti, formare alla mitezza, custodire la memoria. Azioni possibili attraverso la proposta di una visione profetica e di indicazioni operative che aiutino le comunità a vivere il Vangelo nel cuore delle sfide contemporanee.
Infine c’è l’impegno di educare alla fraternità, alla responsabilità sociale e alla partecipazione civica, che ha trovato nel cammino sinodale un’occasione concreta per ripensare percorsi formativi e priorità pastorali con una delibera, accolta all’unanimità: “Il Consiglio Episcopale Permanente approva il Documento di sintesi che verrà votato durante la terza Assemblea sinodale, in programma a Roma il 25 ottobre 2025. Grato per il percorso ecclesiale compiuto in questi anni e tenendo conto di quanto previsto dai Regolamenti (Regolamento Assemblea sinodale, art. 12; Regolamento Cammino sinodale, art. 16), il Consiglio Permanente ricorda che il Cammino sinodale verrà chiuso dall’81ª Assemblea Generale (Assisi, 17-20 novembre 2025) con la ricezione del Documento di sintesi. Pertanto, fissa nei termini seguenti le tappe successive fino all’82ª Assemblea Generale (Roma, 25-28 maggio 2026): la Presidenza della CEI nominerà un gruppo di vescovi che, coadiuvato dagli organi statutari, elaborerà, a partire dal Documento votato dall’Assemblea sinodale, priorità, delibere e note che saranno al centro dei lavori dell’Assemblea Generale di novembre 2025”.
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