Da papa Leone XIV un appello a fermare l’escalation di guerra
Riconoscere lo Stato di Palestina ‘potrebbe aiutare, però in questo momento veramente non si trova dall’altra parte volontà di ascoltare, quindi il dialogo in questo momento è rotto’, rispondendo ad alcune domande lo ha detto ieri sera papa Leone XIV nel rientro,in Vaticano da Castel Gandolfo, affermando che ‘la Santa Sede ha riconosciuto la soluzione dei due Stati già da molti anni’, e che ‘bisogna cercare una maniera per rispettare tutti i popoli’, in quanto il riconoscimento dello Stato di Palestina “potrebbe aiutare, però in questo momento veramente non si trova dall’altra parte volontà di ascoltare, quindi il dialogo in questo momento è rotto”.
Inoltre riguardo l’Europa e alle incursioni della Russia, papa Leone XIV ha affermato che ‘qualcuno sta cercando un’escalation, è ogni volta più pericoloso’, ribadendo la ‘necessità di deporre le armi, di fermare le avanzate militari ed avvicinarsi al tavolo del dialogo’, con l’aggiunta che ‘se l’Europa fosse realmente unita potrebbe fare tanto’. Infine, sull’azione diplomatica della Santa Sede, il papa ha spiegato: “Continuamente stiamo parlando con gli ambasciatori, stiamo cercando anche con i capi di Stato, quando vengono stiamo cercando una soluzione”.
Nel frattempo a Gorizia in contemporanea alle parole papali i vescovi italiani,sloveni e croati, nella veglia di preghiera, hanno lanciato un appello alla pace a 80 anni dalla fine della Seconda guerra mondiale “in un tempo sempre più dilaniato da conflitti violenti, noi, Chiese in Italia, Slovenia e Croazia, leviamo insieme, con forza, il nostro grido di pace e il nostro appello, perché ogni comunità cristiana sia protagonista di speranza, vigile e attiva nel promuovere e sostenere cammini di riconciliazione”.
Nella memoria della visita nel 1992 di papa san Giovanni Paolo II i vescovi hanno pregato per la pace da un territorio di ‘confine’: “Siamo qui con i giovani, ‘germogli di pace’, in questa terra di confine che porta ancora i segni di tragiche esperienze di guerra e di violenza, ma che è anche crocevia di dialogo interculturale, ecumenico e interreligioso…
La nostra preghiera parte da questo territorio, si estende a tutti i Balcani e si allarga fino ad unire, in un unico abbraccio, Terra Santa, Ucraina e tutte le altre zone insanguinate dalla guerra. Non possiamo restare in silenzio di fronte alla drammatica escalation di violenza, al moltiplicarsi di atti di disumanità, all’annientamento di città e di popoli. Il grido che sale da molte parti del Pianeta è straziante e non può restare inascoltato”.
E’ stato un invito a superare i confini nazionali per un comune sentimento europeo di pace: “Guardando oltre i confini nazionali (non più linee di separazione, ma luoghi di amicizia e incontro fra i popoli) comprendiamo che le identità culturali e spirituali nazionali si fondono oggi in un più alto e condiviso patrimonio identitario europeo.
Questo richiama ed esige coraggiose e feconde esperienze di riconciliazione, per perdonare e chiedere perdono, dalle quali può sorgere il bene assoluto della pace, secondo le intuizioni dei ‘padri fondatori’ dell’Europa comunitaria. Un’Europa di pace, aperta al mondo, capace di ispirare fratellanza e universalismo ben al di là della sua geografia”.
E’ un impegno per essere ‘case della pace’ nei propri territori: “Noi, Chiese in Italia, Slovenia e Croazia, ci impegniamo per il rispetto dell’inalienabile dignità di ogni persona, dal concepimento alla morte naturale; per la vicinanza ai poveri, ai malati e agli anziani; per la verità e la giustizia come cardini della vita comune; per la libertà religiosa, diritto umano fondamentale; per la riconciliazione e la guarigione delle ferite storiche; per la cura del Creato, che siamo chiamati a custodire e a consegnare alle nuove generazioni migliore di come lo abbiamo ricevuto”.
(Foto: Cei)


























