Prima udienza del processo d’Appello vaticano per la gestione dei fondi della Segreteria di Stato

Processo di Appello
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[Korazym.org/Blog dell’Editore, 22.09.2025 – Ivo Pincara] – Questa mattina, lunedì 22 settembre 2025 è iniziato nella nuova Aula del Tribunale vaticano la prima udienza del secondo grado di giudizio sulla gestione dei fondi della Segreteria di Stato, con il primo colpo di scena: dichiarato ammissibile la ricusazione del Promotore di Giustizia vaticano, Prof. Avv. Alessandro Diddi, presentato dai difensori di quattro dei condannati in primo grado.

Quattro degli imputati – il Cardinale Giovanni Angelo Becciu, i finanzieri Enrico Crasso e Raffaele Mincione e l’ex funzionario dell’Ufficio amministrativo della Segreteria di Stato, Fabrizio Tirabassi – hanno ricusato il Promotore di Giustizia, Prof. Avv. Alessandro Diddi, poiché avrebbe avuto “un interesse nel presente procedimento”, che ne minerebbe “totalmente la terzietà”, requisito indefettibile affinché Diddi possa svolgere correttamente la sua funzione di “ricercare la verità dei fatti”, al punto da delineare “il dovere” di astenersi “per ragioni quantomeno di convenienza”.

Pesano come un macigno sul processo la mole di messaggi intercorsi tra Francesca Chaouqui e Genoveffa Ciferri, che avrebbero ispirato il memoriale di Mons. Alberto Perlasca, ex Capo dell’Ufficio amministrativo della Segreteria di Stato, con le sue accuse contro il Cardinal Becciu. In particolare, si legge nell’istanza di ricusazione, Chaouqui, avrebbe manipolato il Perlasca (per il tramite di Ciferri) agendo dietro le quinte e in contatto con il Promotore di Giustizia Diddi.

Per la Corte d’Appello, formata da Mons. Alejandro Arellano Cedillo e da due giudici laici e un giudice sostituto, la richiesta è stata giudicata ammissibile dopo una breve Camera di consiglio. “Si chiede al Professor Diddi quale comportamento intenda tenere davanti alla istanza di ricusazione”. Il Promotore di Giustizia Alessandro Diddi ha tre giorni di tempo per trasmettere le sue risposte alla cancelleria. Spetterà alla Corte di Cassazione (formata da quattro giudici cardinali, Zuppi, Lojudice, Gambetti e Farrell) pronunciarsi in merito.

L’Avv. Cataldo Intrieri, difensore di Fabrizio Tirabassi, si è fatto una idea ben precisa della decisione di Diddi di non fare un passo indietro: “Il Professor Diddi col suo intervento ha personalizzato il processo Becciu, lo ha trasformato in una questione che investe il suo ufficio e forse l’intera istituzione giudiziaria. Credo sia legittimo chiedersi perché stia rischiando di creare tale difficoltà in un momento di delicata transizione istituzionale. Non si rende conto che rischia di trasformare il processo Becciu nell’affaire Diddi?“.

Il finanziere Raffaele Mincione lasciando l’aula al termine dell’udienza, ha confermato ai giornalisti presenti che venti giorni fa la Segreteria di Stato, a proposito della sentenza dell’Alta Corte Commerciale di Londra, avendo perso la causa, lo ha dovuto risarcire con 3,5 milioni di euro, visto che è stata condannata.

Dopo una pausa di dieci minuti, il Presidente della Corte d’Appello ha deciso di far andare avanti la prima udienza. Ha dato parola ad uno dei due giudici relatori, Massimo Masella Ducci Teri, che in una lunga relazione ha esposto “con dovuta chiarezza” l’oggetto del presente giudizio. Quindi, la sentenza pronunciata dal Tribunale vaticano, presieduto allora da Giuseppe Pignatone, il 16 dicembre 2023 e depositata il 30 ottobre 2024.

In più di un’ora il giudice ha ripercorso l’intera vicenda processuale: le indagini, la fase istruttoria, le tesi accusatorie, le denunce, i decreti di citazione a giudizio, le “numerose” ordinanze del Tribunale vaticano nel corso del dibattimento durato dall’estate 2021 all’inverno 2023. Si è ricostruita passo dopo passo la compravendita del palazzo di Sloane Avenue: affari, accordi, documenti, incontri tra Roma e Londra. Masella Ducci Teri è entrato nel merito dei singoli reati (tra questi: truffa, corruzione, peculato, autoriciclaggio) e delle imputazioni oggetto del giudizio. Nonché delle assoluzioni decise dal Tribunale di prima istanza. Il tutto a partire dalla sentenza di oltre 700 pagine, ora “impugnata davanti a questa Corte”.

Sempre Masella Ducci Teri ha spiegato che tutti gli imputati hanno impugnato anche le quindici ordinanze pronunciate dal Tribunale vaticano nel corso del 2022-23. Ha quantificato in 90 le posizioni soggettive: “I motivi sono stati ampiamente illustrati nelle memorie depositate dalle difese” a fine luglio 2025. Tra questi, la questione della validità dei Rescripta di Papa Francesco nel corso delle indagini che avrebbero causato una “disparità di trattamento rispetto ad imputati di altri procedimenti vaticani”. “Le disposizioni – affermano gli avvocati della difesa – avrebbero concesso ampi poteri all’Ufficio dell’accusa”, riguardo a indagini, raccolta delle prove, accertamenti tecnici con “conseguenti violazioni” delle “garanzie previste dai principi del cosiddetto giusto processo”. Gli imputati chiedono pertanto – tra le altre cose – l’assoluzione dai reati loro ascritti e per i quali sono stati condannati, la riduzione della pena, la revoca della interdizione dai pubblici uffici, della confisca dei beni e della condanna di risarcimento.

Il Presidente della Corte d’Appello ha rinviato tutto a domani “perché le eccezioni di improcedibilità sollevate sia dai difensori che dal Promotore di Giustizia siano esposte, confermate o ritirate”. L’udienza, iniziata poco dopo le 09.30 è terminata alle ore 11.25.

Indice – Caso 60SA
Rassegna stampa sul “caso Becciu”

Foto di copertina: prima udienza del processo di Appello al Tribunale vaticano, 22 settembre 2025 (Foto di Vatican Media).

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