Papa Leone XIV invita le congregazioni a cogliere i segni dei tempi
“Quella dei vostri Istituti ‘è una testimonianza splendida e varia, nella quale si rispecchia la molteplicità dei doni elargiti da Dio a fondatori e fondatrici che, aperti all’azione dello Spirito Santo, hanno saputo interpretare i segni dei tempi e rispondere in modo illuminato alle esigenze via via emergenti’. Così Brigida di Gesù Morello, già nel diciassettesimo secolo, attraverso la formazione delle giovani, in tempi nei quali non sempre la società ne riconosceva appieno il valore, inaugurava un’opera di promozione della donna che avrebbe portato molti frutti nel futuro.
Allo stesso modo san Gaspare del Bufalo, due secoli dopo, a Roma, con le missioni popolari e con la diffusione della devozione al Sangue di Cristo, si impegnava a combattere il dilagante spirito di ‘empietà ed irreligione’ che affliggeva il suo tempo. Un’impresa simile affrontava, in Francia, padre Jean-Claude Colin, ispirandosi, nel suo apostolato, allo spirito di umiltà e nascondimento di Maria di Nazareth”.
Con queste parole papa Leone XIV, questa mattina, in udienza ha salutato i partecipanti ai Capitoli Generali ed Assemblee di varie Congregazioni e Istituti (quali missionari del Preziosissimo Sangue; Società di Maria (Maristi); Frati Francescani dell’Immacolata; e Orsoline di Maria Immacolata), ricordando l’opera dei fondatori nel sottolineare alcuni particolari di tali congregazioni: “Il primo è l’importanza, nella vocazione religiosa che condividete, della vita comune, come luogo di santificazione e fonte di ispirazione, testimonianza e forza nell’apostolato…
Non per nulla lo Spirito Santo ha ispirato a chi vi ha preceduto di unirsi a sorelle e fratelli che la Provvidenza ha posto sul suo cammino, perché nella comunione dei buoni il bene si moltiplicasse e crescesse. Così è stato agli inizi delle vostre fondazioni e lungo i secoli e così continua ad essere anche ora”.
L’altro aspetto riguarda la scelta religiosa, prendendo spunto da un sermone di sant’Agostino: “Il secondo aspetto su cui vorrei soffermarmi è il valore fondamentale, nella consacrazione religiosa, dell’obbedienza come atto d’amore. Gesù ce ne ha dato l’esempio nel suo rapporto col Padre: ‘Non cerco la mia volontà, ma la volontà di colui che mi ha mandato’…
Oggi parlare di obbedienza non è molto di moda: la si considera una rinuncia alla propria libertà. Ma non è così. L’obbedienza, nel suo significato più profondo di ascolto fattivo e generoso dell’altro, è un grande atto d’amore con cui si accetta di morire a sé stessi perché il fratello e la sorella possano crescere e vivere.
Professata e vissuta con fede, essa traccia un cammino luminoso di donazione, che può aiutare molto il mondo in cui viviamo a riscoprire il valore del sacrificio, la capacità di rapporti duraturi e una maturità nello stare insieme che va oltre il ‘sentire’ del momento per cementarsi nella fedeltà. L’obbedienza è una scuola di libertà nell’amore”.
Infine il papa ha sottolineato la necessità di prestare attenzione ai ‘segni dei tempi’: “Infine, il terzo aspetto su cui vorrei soffermarmi è l’attenzione ai segni dei tempi. Senza questo sguardo aperto e sollecito sulle reali esigenze dei fratelli, nessuna delle vostre Congregazioni sarebbe mai nata. I vostri fondatori e fondatrici sono stati persone capaci di osservare, valutare, amare e poi partire, anche a rischio di grandi sofferenze, anche a costo di rimetterci del proprio, per servire i fratelli nelle loro reali necessità, riconoscendo nell’indigenza del prossimo la voce di Dio”.
E’ stato un invito a non dimenticare il motivo delle loro fondazioni, come aveva suggerito papa Francesco nella lettera apostolica sulla vita consacrata: “Per questo è importante per voi lavorare nella memoria viva di tali inizi coraggiosi, non nel senso ‘di fare dell’archeologia o di coltivare inutili nostalgie, quanto piuttosto di ripercorrere il cammino delle generazioni passate per cogliere in esso la scintilla ispiratrice, le idealità, i progetti, i valori che le hanno mosse’, individuandone potenzialità magari ancora inesplorate, per metterle a frutto nel servizio del ‘qui ed adesso’.
Carissimi, so quanto bene voi fate ogni giorno, in tante parti del mondo, un bene spesso sconosciuto agli occhi degli uomini, ma non a quelli di Dio! Ve ne ringrazio e vi benedico di cuore, incoraggiandovi a continuare con fede e generosità la vostra missione”.
(Foto: Santa Sede)


























