Papa Leone XIV ha ricordato i nuovi martiri
“Le parole dell’apostolo Paolo, presso la cui tomba siamo riuniti, ci introducono alla commemorazione dei martiri e dei testimoni della fede del XXI secolo, nella festa dell’Esaltazione della Santa Croce. Ai piedi della Croce di Cristo, nostra salvezza, descritta come la ‘speranza dei cristiani’ e la ‘gloria dei martiri’, saluto i Rappresentanti delle Chiese Ortodosse, delle Antiche Chiese Orientali, delle Comunioni cristiane e delle Organizzazioni ecumeniche, che ringrazio per aver accettato il mio invito a questa celebrazione. A tutti voi qui presenti rivolgo il mio abbraccio di pace!”
Con queste parole iniziali nella Basilica di san Paolo papa Leone XIV ha ricordato i nuovi martiri a 25 anni di distanza dalla celebrazione presieduta da san Giovanni Paolo II nella memoria di quanti testimoniano ‘la fede senza mai usare le armi della forza e della violenza, ma abbracciando la debole e mite forza del Vangelo’ insieme ai rappresentanti delle altre Chiese e Comunioni Cristiane, tra cui per il Patriarcato Ecumenico l’Arcivescovo Elia di Helsinki, per il Patriarcato di Mosca il Metropolita Antonij, per la Comunione Anglicana il Reverendo Anthony Ball, Direttore dell’Anglican Centre di Roma, per il Consiglio Metodista Mondiale il Reverendo Reynaldo Ferreira Leão Neto, Segretario Generale.
Nell’omelia il papa ha sottolineato il significato di ‘martyria’, ricordando la commemorazione dei testimoni della fede del XX secolo dell’Anno santo del 2000: “Siamo convinti che la martyria fino alla morte è ‘la comunione più vera che ci sia con Cristo che effonde il suo sangue e, in questo sacrificio, fa diventare vicini coloro che un tempo erano lontani’. Anche oggi possiamo affermare con Giovanni Paolo II che, laddove l’odio sembrava permeare ogni aspetto della vita, questi audaci servitori del Vangelo e martiri della fede hanno dimostrato in modo evidente che ‘l’amore è più forte della morte’.
Ricordiamo questi nostri fratelli e sorelle con lo sguardo rivolto al Crocifisso. Con la sua croce Gesù ci ha manifestato il vero volto di Dio, la sua infinita compassione per l’umanità; ha preso su di sé l’odio e la violenza del mondo, per condividere la sorte di tutti coloro che sono umiliati e oppressi”.
Per questo ha ricordato i molti martiri uccisi per la testimonianza di fede: “Tanti fratelli e sorelle, anche oggi, a causa della loro testimonianza di fede in situazioni difficili e contesti ostili, portano la stessa croce del Signore: come Lui sono perseguitati, condannati, uccisi… Sono donne e uomini, religiose e religiosi, laici e sacerdoti, che pagano con la vita la fedeltà al Vangelo, l’impegno per la giustizia, la lotta per la libertà religiosa laddove è ancora violata, la solidarietà con i più poveri”.
Ed la sottolineatura della speranza di chi è stato martirizzato per la loro fede: “Secondo i criteri del mondo essi sono stati “sconfitti”… Fratelli e sorelle, nel corso dell’Anno giubilare, celebriamo la speranza di questi coraggiosi testimoni della fede. E’ una speranza piena d’immortalità, perché il loro martirio continua a diffondere il Vangelo in un mondo segnato dall’odio, dalla violenza e dalla guerra; è una speranza piena d’immortalità, perché, pur essendo stati uccisi nel corpo, nessuno potrà spegnere la loro voce o cancellare l’amore che hanno donato; è una speranza piena d’immortalità, perché la loro testimonianza rimane come profezia della vittoria del bene sul male”.
Quindi ha ricordato alcuni nomi: “Penso alla forza evangelica di suor Dorothy Stang, impegnata per i senza terra in Amazzonia: a chi si apprestava a ucciderla chiedendole un’arma, lei mostrò la Bibbia rispondendo: ‘Ecco la mia unica arma’. Penso a p. Ragheed Ganni, prete caldeo di Mosul in Iraq, che ha rinunciato a combattere per testimoniare come si comporta un vero cristiano. Penso a fratel Francis Tofi, anglicano e membro della Melanesian Brotherhood, che ha dato la vita per la pace nelle Isole Salomone. Gli esempi sarebbero tanti, perché purtroppo, nonostante la fine delle grandi dittature del Novecento, ancora oggi non è finita la persecuzione dei cristiani, anzi, in alcune parti del mondo è aumentata”.
Questi sono motivi per non dimenticare: “Cari fratelli e sorelle, non possiamo, non vogliamo dimenticare. Vogliamo ricordare. Lo facciamo, certi che, come nei primi secoli, anche nel terzo millennio ‘il sangue dei martiri è seme di nuovi cristiani’. Vogliamo preservare la memoria insieme ai nostri fratelli e sorelle delle altre Chiese e Comunioni cristiane. Desidero quindi ribadire l’impegno della Chiesa Cattolica a custodire la memoria dei testimoni della fede di tutte le tradizioni cristiane. La Commissione per i Nuovi Martiri, presso il Dicastero per le Cause dei Santi, adempie a tale compito, collaborando con il Dicastero per la Promozione dell’Unità dei Cristiani.
Ha concluso l’omelia con la citazione di un bambino pakistano, che apre al coraggio della fede: “Possa il sangue di tanti testimoni avvicinare il giorno beato in cui berremo allo stesso calice di salvezza!.. Carissimi, un bambino pakistano, Abish Masih, ucciso in un attentato contro la Chiesa cattolica, aveva scritto sul proprio quaderno: ‘Rendere il mondo un posto migliore’. Il sogno di questo bambino ci sproni a testimoniare con coraggio la nostra fede, per essere insieme lievito di un’umanità pacifica e fraterna”.
A conclusione dell’omelia sono stati citati in diverse lingue alcuni martiri di questo tempo come suor Leonella Sgorbati, missionaria della Consolata, uccisa in ‘odium fidei’ a Mogadiscio in Somalia il 17 settembre 2006 davanti all’ospedale pediatrico dove lavorava. E’ stata beatificata il 26 maggio 2018, giorno in cui ricevette il sacramento della Confermazione a Piacenza, la sua terra d’origine.
Inoltre sono stati ricordati anche i cristiani evangelici assassinati dai terroristi nella missione di Silgadji, il 29 aprile 2019, in Burkina Faso, primo attacco ai fedeli raccolti in un luogo di culto del Paese. Un pensiero anche ai ventuno copti ortodossi uccisi in Libia il 15 febbraio 2015, si trattava di 20 egiziani e un ghanese, vennero sgozzati sulla spiaggia di Sirte dove si trovavano per lavoro perché non rinnegarono la propria fede. Ad ucciderli gli uomini del sedicente Stato islamico. I loro corpi furono poi ritrovati nel 2017 in una fossa comune.
Papa Francesco li ha inseriti anche nel Martirologio Romano ‘come segno della comunione spirituale’ che unisce la Chiesa cattolica e quella copta ortodossa. Nel fare memoria della loro storia sono state accese diverse lampade, poste ai piedi della croce, perché la luce della fede non muore mai come non muore l’amore di Cristo per chi lo segue.
Al termine di questa Commemorazione papa Leone XIV ha salutato i rappresentanti delle altre Chiese e Comunioni Cristiane nella sagrestia e, successivamente, si è trattenuto con i cardinali e le altre personalità presenti nella Sala della Pinacoteca, dove il decano del Collegio Cardinalizio, il card. Giovanni Battista Re, gli ha rivolto alcune parole di augurio per il suo compleanno.
(Foto: Santa Sede)


























