Memorie dalla Thailandia: un’estate da visiting professor alla scoperta di una Chiesa giovane, aperta e sorprendente

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Don Lorenzo Voltolin, docente della Facoltà teologica del Triveneto, è stato per due mesi visiting professor  al Saengtham College University di Bangkok, nell’ambito del protocollo di scambio attivo tra la Facoltà del Triveneto e la realtà accademica thailandese. Il racconto della sua esperienza.

“Dall’Italia a Bangkok sono dodici ore di volo che ti introducono in un mondo nuovo, dove la fede – non solo e non tanto quella cristiana – si fa presenza pubblica, intensa e profondamente intrecciata con le sfide della vita quotidiana. Questa riflessione, che mi sono ritrovato spesso a condividere, sintetizza bene il segno che la Thailandia ha lasciato in  me. Sono partito per insegnare, ma quel viaggio si è rivelato molto di più: un’occasione viva di scoperta e di incontro con una ‘chiesa giovane’, aperta e sorprendente”.

Don Lorenzo Voltolin, docente della Facoltà teologica del Triveneto, è stato per due mesi visiting professor al Saengtham College University di Bangkok, nell’ambito del protocollo di scambio attivo tra la Facoltà del Triveneto e la realtà accademica thailandese. Ha vissuto nel seminario ‘Lux mundi’, alle porte di Bangkok, e ha tenuto lezione di Teologia pastorale e di Missiologia nell’attigua Università:

“Ma la vera scuola era fuori dall’aula: tra un pranzo a base di zuppa di pesce e papaya dai mille sapori, una cena conviviale attorno a lunghi tavoli, e i pomeriggi tra studio, sport, lavori nell’orto e attività manuali condivise”. Il racconto della sua esperienza è pubblicato nel sito della Facoltà teologica del Triveneto (link alla pagina: https://www.fttr.it/memorie-dalla-thailandia-unestate-da-visiting-professor/).

Ne riportiamo qui alcuni stralci. “Chiesa di minoranza, ma dal volto aperto e internazionale. In Thailandia, dove la chiesa cattolica rappresenta una piccola minoranza (meno dell’1% della popolazione) si respira la fede nel clima di relazione autentica, nello spirito di dialogo e di accoglienza. Anche il confronto con il buddhismo, pilastro della società, non avviene mai  con aggressività, bensì mediante relazioni di stima, ascolto  e paziente testimonianza.           

Convertirsi al cattolicesimo, per un thailandese, significa spesso recidere antiche radici; ma la presenza dei missionari originari del Triveneto, alcuni in Thailandia da decenni, è un ponte  silenzioso e prezioso verso l’incontro tra mondi e tradizioni. Ho avuto la fortuna di ascoltare storie di preti che hanno attraversato le tribù montane o sperimentato la meditazione buddhista, segno di una chiesa in dialogo e in perenne ricerca”.

La formazione teologica vive in un continuo intreccio tra studio e vita vissuta: “Durante le mie lezioni, che adattavo per superare le barriere linguistiche, ho sempre portato anche esempi dalla pastorale italiana: fraternità, gruppi di ascolto, attenzione alle famiglie, evangelizzazione nei luoghi informali, scoutismo..Molte di queste esperienze sono per i cattolici thailandesi quasi un racconto di fantascienza. Loro mi raccontavano, invece, di una pastorale quotidiana fatta di visite agli ammalati e cori animati, piccoli gruppi parrocchiali e servizi caritativi.   Ma la vitalità era lì, concreta: a cena, a turno, i seminaristi narravano le esperienze pastorali della settimana, intrecciando episodi e speranze. Vederli protagonisti mi ha restituito lo sguardo fresco di una chiesa in movimento”.

La formazione in seminario ed al college prepara giovani resilienti, capaci di attraversare realtà culturali e tribali tra loro diversissime. Dopo gli anni di formazione (molti più che in Italia) li aspetta il servizio in parrocchia, ma anche l’impegno nella scuola, nel sociale, nelle molteplici iniziative diocesane: “Oggi, a casa, mi porto nel cuore la gratitudine per ogni relazione nata, per l’accoglienza ricevuta, per ciò che ho imparato (e dovuto reinventare) come docente. Ho capito  l’importanza di ascoltare, di sospendere il giudizio, di lasciarmi sorprendere ogni giorno dal Vangelo vissuto nella vita di tutti”. ​

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