Papa Leone XIV chiede di prendersi cura dei poveri all’Opera San Francesco

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“Con gioia incontro voi, membri dell’Opera San Francesco per i Poveri. Da quasi settant’anni la vostra istituzione si impegna per ‘assicurare assistenza e accoglienza a persone in stato di bisogno e… favorire una promozione umana globale della persona nel solco della tradizione cristiana, specialmente Francescana, della dottrina della Chiesa e del suo Magistero’. L’Opera è nata dal cuore grande di un umile frate portinaio, il venerabile fra Cecilio Maria Cortinovis, sensibile ai bisogni dei poveri che bussavano alla porta del Convento Cappuccino di Viale Piave, a Milano”.

E’ iniziato con un richiamo allo Statuto l’udienza di papa Leone XIV con un gruppo dell’Opera ‘San Francesco per i Poveri’ di Milano, in cui ha ricordato la necessità della cura: “Il buon religioso aveva chiesto al Signore di aiutarlo a dare a questi amici un’assistenza migliore, e la Provvidenza gli aveva risposto, affiancandogli un’altra persona generosa: il dottor Emilio Grignani. Iniziava così la bellissima avventura di cui tutti voi, oggi, siete testimoni e protagonisti”.

Quest’opera è nel solco della tradizione francescana nella cura dei poveri, riprendendo la ‘Leggenda maggiore’ di san Bonaventura: “Ciò che fate si pone nel solco della tradizione francescana, ed è bene ricordare alcune parole di San Francesco sui poveri: ‘Quando vedi un povero (diceva il Santo di Assisi ) ti vien messo davanti lo specchio del Signore e della sua Madre povera. Così pure negli infermi sappi vedere le infermità di cui Gesù si è rivestito’.

E un giorno, volendo dare a un bisognoso il suo mantello e riflettendo sulla condivisione fraterna dei doni di Dio, aveva affermato: Bisogna che restituiamo il mantello… al povero: perché è suo. Difatti noi lo abbiamo ricevuto in prestito, fino a quando ci sarebbe capitato di trovare qualcuno più povero di noi”.

Da questo episodio è avvenuta una fioritura di opere, come proponeva anche sant’Agostino: “Carissimi, noi oggi ricordiamo una storia di carità che, nata dalla fede di un uomo, è fiorita dando vita a una grande comunità promotrice di pace e di giustizia. Celebriamo una storia fatta non di benefattori e beneficati, ma di fratelli e sorelle che si riconoscono, gli uni per gli altri, dono di Dio, sua presenza, aiuto reciproco in un cammino di santità. Onoriamo il Corpo di Cristo, piagato e al tempo stesso in continua guarigione, le cui membra si aiutano le une le altre, unite al Capo nello stesso amore; e proprio per questo vediamo un corpo vivo, che cresce giorno per giorno verso la sua piena maturità”.

Ed ha sottolineato le tre caratteristiche della carità, di cui la prima è l’assistenza: “Assistere vuol dire rendersi presenti ai bisogni del prossimo. Ed a tal proposito, è impressionante la quantità e la varietà di servizi che, nel corso degli anni, siete riusciti ad organizzare e offrire a chi si rivolge a voi: dalle mense al guardaroba, dalle docce agli ambulatori, dai servizi di sostegno psicologico alle consulenze per il lavoro, per fare alcuni esempi, arrivando a sostenere in svariati modi più di trentamila persone all’anno”.

Però l’assistenza deve essere accogliente: “A questo si affianca l’accogliere, cioè il fare spazio all’altro nel proprio cuore, nella propria vita, donando tempo, ascolto, sostegno, preghiera. E’ l’atteggiamento del guardare negli occhi, dello stringere la mano, del chinarsi, tanto caro a papa Francesco, che ci spinge a coltivare, nei nostri ambienti, un clima di famiglia, e che ci aiuta a superare la solitudine dell’ ‘io’ attraverso la comunione luminosa del ‘noi’. Quanto c’è bisogno di diffondere questa sensibilità nella nostra società, dove a volte invece l’isolamento è drammatico!”

L’assistenza e l’accoglienza si completano nella promozione con un richiamo all’enciclica ‘Centesimus Annus’ di papa san Giovanni Paolo II: “Qui entrano in gioco il disinteresse del dono e il rispetto della dignità delle persone, per cui ci si prende cura di chi si incontra semplicemente per il suo bene, perché possa crescere in tutte le sue potenzialità e procedere per la sua strada, senza aspettarsi contropartite e senza imporre condizioni. Proprio come fa Dio con ciascuno di noi, indicandoci una via, offrendoci tutto l’aiuto necessario per percorrerla, ma poi lasciandoci liberi”.

Questo è il ‘compito’ dell’Opera San Francesco: “E’ questo, carissimi, il compito che la Chiesa vi affida, a beneficio delle persone che gravitano attorno alle strutture che gestite e anche dell’intera società. Vivere la carità nell’attenzione al bene integrale del prossimo, infatti, ‘è una grande occasione per la crescita morale, culturale e anche economica dell’intera umanità’. Grazie per ciò che fate e per la testimonianza che date con il vostro camminare insieme!”

Inoltre con un telegramma a firma del card. Pietro Parolin, segretario di Stato, papa Leone XIV ha espresso il suo dolore per il terremoto che ha colpito l’Afghanistan con preghiere: “per le anime dei defunti, per i feriti e per quanti sono ancora dispersi. Affidando tutti coloro che sono stati colpiti da questa calamità alla Provvidenza dell’Onnipotente, esprime la sua sentita solidarietà in particolare con coloro che piangono la perdita dei propri cari e con il personale di emergenza e le autorità civili coinvolte nei lavori di soccorso e recupero”.

(Foto: Santa Sede)

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