Sui passi di Sant’Agostino

Sant'Agostino
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[Korazym.org/Blog dell’Editore, 24.08.2025 – Vik van Brantegem] – A partire da sabato 23 agosto 2025, all’interno del programma pomeridiano A Sua Immagine trasmesso su RAI 1, ogni settimana alle ore 16.10 circa, va in onda un ciclo di otto puntate – delle quali al momento ne sono state presentate sei – dedicate alle comunità agostiniane maschili e femminili e ai principali luoghi di culto legati all’Ordine di Sant’Agostino. Protagonista di questo itinerario è Padre Pasquale Cormio, O.S.A., che ogni settimana visita una comunità agostiniana, ne illustra i tesori storico-artistici e il carisma spirituale, evidenziando il legame con Sant’Agostino e la sua eredità. Ogni puntata si conclude con una breve riflessione sul Vangelo della domenica, a sottolineare la continuità tra la tradizione agostiniana e la vita della Chiesa di oggi.

Dopo la puntata del 23 agosto dalla basilica di Sant’Agostino in Campo Marzio a Roma, le prossime cinque puntate si svolgeranno il 30 agosto presso la basilica di Santa Maria del Popolo a Roma, il 6 settembre presso il santuario della Madre del Buon Consiglio a Genazzano, il 13 settembre presso la chiesa di Santa Chiara della Croce a Montefalco, il 20 settembre presso la chiesa della Santissima Trinità a Viterbo, 27 settembre presso la Basilica di San Nicola da Tolentino a Tolentino.

Un percorso che unisce spiritualità e cultura, e che offre l’occasione di conoscere più da vicino la ricchezza delle comunità e dei santuari agostiniani in Italia.

Foto di copertina: Sandro Botticelli, Sant’Agostino nello studio (dettaglio), 1480 circa, affresco, 152×115 cm, Chiesa di San Salvatore in Ognissanti, Firenze.
L’opera viene realizzato da Sandro Botticelli sul tramezzo che dava accesso al coro della chiesa di Ognissanti, sul lato opposto del San Girolamo dipinto dal Ghirlandaio nel 1480. Probabilmente anche l’opera del Botticelli risale al medesimo periodo: della relazione esistente fra le due opere troviamo riscontro, oltre che nella spiccata analogia compositiva, anche ne
Le Vite del Vasari. Per le analogie dei due lavori si ritiene che entrambi vennero commissionati dai Vespucci, come dimostra anche l’arme della famiglia dipinta sotto l’iscrizione.
Sant’Agostino è raffigurato come il tipico umanista dell’epoca, mentre è colto da un’illuminazione divina all’interno del proprio studio, stipato di preziosi libri e da altri oggetti da studioso, come un calendario solare e una sfera armillare. Grande cura è riposta nella descrizione dei dettagli, come i gioielli che decorano la mitria appoggiata accanto al tavolo da studio, in cui i singoli riflessi delle perle e delle pietre preziose derivano dall’esempio del realismo dei pittori fiamminghi, rinnovato in quegli anni proprio dall’arrivo del Trittico Portinari di Hugo van der Goes a Firenze.
Nel grande libro con le dimostrazioni geometriche del teorema di Euclide, posto alle spalle della figura del santo, Umberto Baldini notò per primo la presenza di un particolare curioso: nella finta scritta tracciata sulla pagina del libro è presente, sottolineata da un esponente a croce, una frase vera che dice: “Dov’è Fra Martino? Non c’è, è andato fuori Porta a Prato”. Si tratta probabilmente di una scherzosa menzione delle scappatelle di un frate alle quali Botticelli aveva suo malgrado assistito mentre lavorava nella chiesa, che dà un’inedita immagine spiritosa dell’artista spesso descritto di carattere malinconico e acuto.
La figura del santo è impostata ad un’espressività e un’energia plastica notevole, che deriva dall’esempio di Andrea del Castagno, con una fedele rappresentazione dell’anatomia soprattutto nelle mani del santo, a cui l’illuminazione incisiva dà un risalto scultoreo dalla forza quasi titanica. Ciò fa serpeggiare una certa inquietudine nell’affresco, particolarmente evidente se lo si confronta con il sereno San Girolamo di Ghirlandaio sulla parete opposta. In queste tensioni si legge il riflesso dei drammatici avvenimenti del 1478 (la congiura dei Pazzi), che innescarono una crisi fatta di incertezze, culminante a fine del secolo nella teocrazia savonaroliana. Botticelli fu uno degli artisti più profondamente colpiti da questa crisi, che segnò anche la sua produzione verso forme sempre più isolate e consapevolmente arcaizzanti.
Nella seconda metà del Cinquecento, in osservanza dei dettami del Concilio di Trento, molte chiese furono ristrutturate con l’intento di eliminare alcuni elementi architettonici. Nella chiesa di Ognissanti risale al 1564 l’intervento di demolizione del tramezzo e il trasporto delle due pitture murali, staccate a massello, perdendo gran parte della cornice architettonica dipinta, e collocate sulle pareti contrapposte della navata. L’intervento viene ricordato in una scritta in latino che è ancora parzialmente visibile sull’architrave dipinta del Sant’Agostino. Poco prima dell’alluvione del 1966 l’opera del Botticelli fu, come quella del Ghirlandaio, sottoposta ad un restauro realizzato da Leonetto Tintori mirato ad alleggerire le ridipinture ed ad eliminare i completamenti cinquecenteschi, senza per questo rimuovere la pittura dal punto in cui era stata posizionata in epoca di controriforma. A seguito dell’alluvione, però, la parte inferiore dell’opera aveva subito un’accelerazione dei fenomeni di degrado, rendendo necessario un ulteriore intervento di restauro. Dopo aver tentato, con risultati poco soddisfacenti, di asciugare la parete per operare direttamente in loco, si optò per la rimozione della pittura dalla struttura murale. Questo intervento fu realizzato conservando solo pochi millimetri dell’intonaco pittorico, che fu poi fatto aderire ad un nuovo supporto di resina poliestere e fibra di vetro rinforzato da un telaio in alluminio.
Oggi l’opera è appesa sulla parete destra della navata. Botticelli nel 1495 ha dipinto un’altra versione del soggetto, a tempera su tavola, conservata alla Galleria degli Uffizi a Firenze.

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