“La Speranza non è che il sogno di coloro che sono svegli”. 67° Viaggio di solidarietà e di speranza della Fondazione Santina in Perù – Quarta parte
[Korazym.org/Blog dell’Editore, 15.08.2025 – Vik van Brantegem] – Mentre eravamo in vacanza al mare, il 21 luglio 2025 Mons. Luigi (Don Gigi) Ginami, Presidente della Fondazione Santina e dell’Associazione Amici di Santina Zucchinelli, ha iniziato il 67° Viaggio di solidarietà e di speranza in Perù dal tema La Speranza non è che il sogno di coloro che sono svegli (Pindaro 518 A.C), dopo aver celebrato il giorno precedente, domenica 20 luglio 2025 alle ore 18.00 la Santa Messa di inizio viaggio presso la parrocchia San Leone Magno a Cenate Sopra. Ha terminato il viaggio l’11 agosto 2025, e il giorno dopo abbiamo iniziare a dare la consueta attenzione a questo viaggio con la prima puntata, riportando il primo report che Don Gigi ci ha inviato. Di particolare importanza l’inaugurazione a Puno della nuova cucina per bambini poveri nella scuola delle suore del Taller Miranda. Martedì 12 agosto 2025 Don Gigi ha celebrato alle ore 18.00 la Santa Messa di ringraziamento a termine del 67° viaggio di solidarietà e speranza presso il santuario della Madonna dei Campi a Stezzano. Il 13 agosto 2025 abbiamo riportato il suo secondo report, con una grande notizia: il riconoscimento dello Stato peruviano della Scuola materna “ENACE 763 Fundación Santina”. Ieri abbiamo riportato il terzo report intitolato David. Estás con Dios (Tu sei con Dio) in cui Don Gigi ci parla del Vescovo del Vicariato Apostolico di Puerto Maldonado, Mons. David Martínez de Aguirre Guinea, O.P., un missionario domenicano di origine basca, nato a Vitoria il 10 gennaio 1970. Oggi, solennità dell’Assunzione della Beata Vergine Maria, riportiamo il quarto report intitolato Testimonianze dal Giardino d’infanzia di Villa San Román.
Segue dalla Terza parte [QUI]
Report 67/4 – Testimonianze dal Giardino d’infanzia di Villa San Román
1. Presidente Saul: il “Giardino 763 Santina”, un faro di speranza e collaborazione comunitaria
Ci sono luoghi nel mondo che, senza volerlo, diventano simboli di trasformazione, fari che illuminano il cammino di chi cerca un futuro migliore. Il Giardino 763 Santina, nel quartiere Villa San Román di Juliaca, in Perù, è uno di questi. La sua storia non è semplicemente quella di un’infrastruttura migliorata o di un’istituzione educativa. È una storia di vita vissuta, di come la speranza, l’impegno e la collaborazione possano mettere radici profonde in una comunità fino a far fiorire uno spazio di amore, protezione e apprendimento per i più piccoli.
Nel 2014, quell’angolo del quartiere di Villa San Román sembrava dimenticato dal tempo. Quello spazio, che oggi risplende con i colori dell’infanzia, allora evocava tristezza: era un terreno desolato, senza vita né uno scopo visibile. Ma in ogni luogo abbandonato, si nasconde una possibilità. A volte, basta uno sguardo diverso, una persona disposta a vedere oltre la polvere e le macerie, una comunità decisa a cambiare rotta. Quel seme di speranza è stato piantato, e dieci anni dopo, quello che era solo uno spazio desolato è diventato un rifugio pieno di vita per decine di bambini, oltre che fonte di serenità per le loro famiglie.
Nel 2024 la mia famiglia e io eravamo alla ricerca di un luogo sicuro e stimolante per nostro figlio e ci imbattemmo nel “Giardino Santina”. Tra le diverse opzioni che stavamo valutando, questa non aveva bisogno di tante parole: aule luminose, aree gioco ampie e pulite, aria fresca e un’infrastruttura pensata per contenere risate, apprendimento e cura. In quello stesso luogo dove un tempo si respirava desolazione, ora c’era speranza e il cuore di quel cambiamento aveva un nome: Fondazione Santina. E dietro quell’opera c’era una storia di amore, dedizione e fede che aveva attraversato gli oceani.
La trasformazione di questo spazio in un ridente giardino, non è stato frutto del complesso meccanismo di una grande macchina statale, ma dello sforzo congiunto di tante mani e di tanti cuori. Tra le persone che vivevano intorno a quell’area c’era la Signora Olinda, impegnata per il benessere dei bambini: tutti fecero sentire la loro voce e cercarono aiuto. La Fondazione rispose. Dal 2016, padri e madri si unirono allo sforzo della Fondazione e così, anno dopo anno, con contributi concreti come tempo, lavoro, idee e presenza física, non solo l’infrastruttura migliorava ma ancor più cresceva il senso di appartenenza. E con esso, la certezza che ciò che si stava costruendo non era solo un insieme di aule, ma una vera e propria comunità.
Il primo incontro con la direttrice della scuolamaterna fu una rivelazione. Il suo profondo impegno e la sua gentilezza genuina si intrecciavano con una preoccupazione condivisa: la necessità di una partecipazione attiva dei genitori per costruire una solida comunità educativa. La sua constante insistenza sulla necessità di una fattiva partecipazione non solo mi sembrò logica, ma portava in sé la promessa di uno sviluppo integrale per ogni bambino. Tutto ciò mi lasciava con un senso di grande serenità, poiché stavo affidando mio figlio, il mio bene più prezioso, a un’istituzione più che adeguata.
Questo processo è stato un’ennesima dimostrazione del potere dell’azione collettiva. I genitori, ispirati dall’esempio della Fondazione, non si sono limitati a ricevere: sono diventati essi stessi protagonisti del cambiamento. Nell’impulso di continue migliorie alla scuola materna, hanno realizzato una copertura delle aree-gioco per proteggere i bambini dal sole cocente e dal freddo pungente, hanno posato pavimenti laminati per riscaldare gli spazi d’apprendimento, hanno organizzato feste piene di gioia e colori, curando ogni angolo della scuola, come si cura un tesoro condiviso.
La visita del figlio di Santina, Mons. Luigi Ginami, che è anche la guida spirituale della Fondazione, è stato un momento culminante, non tanto per l’evento in sé, quanto per ciò che rappresentava: un incontro tra culture, tra generazioni, tra sogni diventati realtà. Nell’attesa dell’incontro con Don Gigi, i bambini provavano danze, i genitori decoravano, l’intero quartiere si è riempito di vita. È stato un modo comune per dire “grazie”, per celebrare ciò che era stato realizzato e per rinnovare l’impegno per ciò che ancora può essere fatto.
In questo racconto c’è un messaggio potente: la speranza si costruisce, non si attende. Non basta desiderare che le cose cambino. Bisogna organizzarsi, costruire ponti, aprire porte. Il caso del “Giardino Santina” ci ricorda che l’educazione dei nostri figli non è responsabilità esclusiva dello Stato né degli insegnanti. È un lavoro congiunto, in cui ogni persona, a seconda del proprio ruolo, può e deve contribuire. La comunità è il terreno fertile in cui i progetti fioriscono, e l’esempio trascina più di qualunque discorso.
Quello che è stato fatto a Villa San Román comprende anche un forte appello. In un Paese dove spesso le promesse si perdono tra le carte e le carenze diventano parte della storia di vita quotidiana, questa storia dimostra che trasformare la realtà è possibile quando si uniscono visione, lavoro e cuore. E questa trasformazione non deve fermarsi alla realizzazione di una scuola materna: è piuttosto una metafora di ciò che potrebbe accadere in ogni quartiere, in ogni villaggio, se si decidesse di investire nei bambini, nella loro educazione e quindi nel futuro. Ricordiamo che quando una madre, un padre o un insegnante piantano il seme dell’amore nella vita di un bambino, in realtà stanno seminando speranza per tutto il mondo.
Ed è per questo che è così prezioso che oggi il “Giardino” porti il nome di Santina, a testimonianza di un’eredità di servizio, lotta e speranza; che le future generazioni conoscano questa storia non solo come aneddoto, ma come ispirazione; che i bambini crescano sapendo che la loro scuola è nata dallo sforzo di chi li amava senza aspettarsi nulla in cambio. E che ogni aula, ogni gioco, ogni sorriso porti l’eco di quella prima scelta: quella di non arrendersi all’abbandono, ma di credere invece che qualcosa di migliore è possibile.
Questo racconto in continua evoluzione è la storia che sarà narrata ai più piccoli, e sarà più di un semplice racconto. Sarà uno strumento di memoria, identità, significato. Perché ogni comunità ha bisogno di ricordare da dove viene perché sappia dove andare. E ogni bambino merita di crescere circondato da storie che insegnano che il bene esiste, che i sogni si possono realizzare, che la collaborazione può cambiare il mondo.
Oggi il “Giardino 763 Santina” non è solo uno spazio educativo. È un simbolo di ciò che si può ottenere quando si uniscono il cuore, la volontà e l’azione, un faro che illumina non solo Juliaca, ma chiunque voglia guardare con occhi nuovi il potere di una comunità organizzata.
Che questa storia si moltiplichi. Che ispiri. Che contagi. Perché se è stato possibile trasformare una scuola materna grazie all’amore, per amore si può trasformare anche un quartiere, una città, un Paese.
2. Betzy: un giorno di speranza (dal punto di vista di una giovane donna)
Ho scoperto il “Giardino” di Villa San Román, che si trova in una delle zone più remote e dimenticate di Juliaca, ai miei 22 anni. Mi chiamo Betzy Eliane e la scoperta di questo meraviglioso giardino purtroppo si lega a una storia in realtà molto triste. Venivo da una perdita dolorosa, perché mia sorella Indira Dayneth ci aveva lasciati, quando aveva solo 19 anni e questo vuoto nella mia esistenza mi stava consumando: non riuscivo a dare più alcun senso alla mia vita. In quel periodo provavo rabbia nei confronti di Dio e iniziai a mettere in discussione tante cose. Erano stati mesi difficili e ogni giorno Gli chiedevo il miracolo di salvare mia sorella perché non mi rassegnavo a perdere ciò che amavo di più. Ma poi, alla fine, è successo. La mia sorellina minore se n’è andata, lasciando un vuoto incolmabile in me e in mia madre, lei che era stata una ragazza gentile e premurosa, che sosteneva un centro di recupero per animali abbandonati e altre buone cause nella Città di Arequipa: perché portarmela via? Con il passare dei giorni, la tristezza che riempiva il mio cuore aumentava; non riuscivo a capire perché Dio non avesse voluto ascoltarmi. Non avevo capito nemmeno che aveva i suoi piani per me.
Un paio di mesi dopo, ecco un compito nella mia vita. Il mio cuginetto di soli tre anni stava iniziando la scuola materna. Tuttavia, essendo così piccolo e non essendo mai stato lontano dai genitori per così tanto tempo, si spaventava tanto quando era in un ambiente sconosciuto… e piangeva. In quel periodo non avevo lezioni all’università, ero libera e siccome mi dispiaceva tanto per lui, iniziai a passare ogni giorno del tempo con il bambino, affinché non si sentisse solo: lo accompagnavo alla scuola materna e poi rimanevo anche tutta la mattina ad assistere la sua maestra per qualsiasi necessità – senza immaginare cosa tutto questo avrebbe significato per me.
Credo che la vita ci regali esperienze e lezioni quando meno ce lo aspettiamo.
Così, più i giorni passavano e più mi sentivo sempre a mio agio in quell’ambiente e iniziai a farmi coinvolgere sempre più nelle attività della scuola materna, soprattutto con i bambini. Oltre alle maestre che insegnavano e si prendevano cura dei bambini con diligenza e pazienza, c’era una maestra di sostegno che mi aiutava immensamente in alcune attività: un aiuto non guasta mai… Iniziai a fare da babysitter ai bambini durante le riunioni tra genitori e insegnanti o durante i pasti. Fu un’esperienza bellissima: stare con loro ti riempie della loro gioia e innocenza. I loro sorrisi in risposta a piccoli gesti d’amore mi erano di grande conforto. E iniziai a capire quale fosse il mio compito. Intuii una luce di speranza e consolazione e compresi che era mia sorella che mi indicava la strada che aveva scelto per me: dunque non mi aveva abbandonata e questo era il messaggio che mi stava mandando.
Un giorno fu convocata una riunione dei genitori a cui partecipai con mio zio Saul. Dopo un primo momento dedicato all’elezione del Consiglio di amministrazione, si passò alla programmazione delle attività previste: la festa della mamma, la festa del papà e così via. Una di queste in particolare attirò la mia attenzione: la visita di Mons. Luigi Ginami. Anche se non conoscevo molto bene il retroscena e la storia pregressa che lo legava alla nostra scuola, la sua visita mi riempiva di grande emozione. Iniziai a fare ricerche e così venni a conoscere l’evoluzione della scuola materna di Villa San Román e come la sua spettacolare trasformazione fosse dovuta ad una buona iniziativa nata dal cuore di una donna di nome Olinda, che si era chiesta come poter portare calore in un giardino, che sembrava dimenticato dalle nostre autorità. E così ho saputo anche di quella luce di speranza venuta da lontano, che si chiama Mons. Luigi Ginami, una luce che ha superato i confini insieme alla meravigliosa “Fondazione Santina”, che porta speranza e amore in molti luoghi. Pensando a un modo per esprimere la nostra gratitudine per tanta generosità, mio zio e io decidemmo di realizzare un video che riassumesse tutte le buone azioni compiute da “Fondazione Santina”.
Quando è arrivato Mons. Luigi, la scuola materna era pieno di gioia e colori. I bambini, accompagnati dai genitori, lo hanno accolto con balli e musiche tipici di questa regione delle Ande peruviane. Poi abbiamo presentato il video che avevo realizzato e Mons. Luigi ne è stato molto contento. La canzone che l’accompagnava era Color de esperanza, un canto significativo per la Fondazione. Questo è l’inizio di una bellissima storia, perché Mons. Luigi non dipinse con il colore della speranza solo il mio viso ma anche il mio cuore e quello di tutti coloro che erano lì. Per la prima volta dopo tanto tempo avevo trovato qualcosa che mi riempiva davvero di felicità: avevo scoperto la bellezza di rendermi utile e il mio desiderio di aiutare continuava a crescere…

Il giorno della partenza di Mons. Luigi, mia madre e io accompagnammo all’aeroporto questa persona generosa, che aveva cambiato il nostro modo di vedere la vita. Ci facemmo promettere una sua visita per l’anno prossimo.
Mio zio Saul e sua moglie, mia zia Mary, sono molto impegnati nelle attività della scuola materna. Loro, insieme agli altri genitori, si impegnano tanto per assicurare il benessere dei bambini e così hanno montato nel parco giochi una tenda per proteggerli dal sole. I mesi passano e si avvicinano eventi molto importanti, come l’anniversario della Fondazione della scuola materna. Per portare un sorriso sui volti dei bambini, ho deciso di indossare un costume che loro adorano, come avevo fatto anche a Natale, quando mi sono vestita da Babbo Natale. In questo modo, ho potuto dare il contributo di un piccolo granello di sabbia a questa nobile causa. La mia più grande ricompensa sono i sorrisi dei bambini, quei sorrisi che ti spingono ad andare avanti nonostante le tante difficoltà.
Nella vita, è sempre meglio dare e ringraziare Dio per ogni giorno che ti permette di riconoscere quanto sia bella la vita. Ora capisco. So che la vita a volte è difficile e ti presenta prove che spesso ti fanno mettere in discussione tante cose. So che mia sorella è lassù, da qualche parte in cielo, e mi sta guardando. E so che farò tutto ciò che è in mio potere per essere ogni giorno una persona migliore e un giorno mi riunirò a lei. Grazie, Signore, per aver guidato i miei passi affinché io possa compiere buone azioni; grazie perché ho potuto rafforzare la mia fede perché mi hai messo nel posto e nel momento giusti; grazie, Fondazione Santina, per la tua grande generosità nei confronti dei bambini e dei bisognosi, grazie per quella luce di speranza che è il messaggio che lasci nei cuori di ogni persona che sostieni. Grazie per il messaggio di speranza che continui a diffondere in tutto il mondo.


























