Papa Leone XIV e la conseguenza del precedente pontificato
[Korazym.org/Blog dell’Editore, 28.07.2025 – Andrea Gagliarducci] – La sentenza d’appello sull’ex Revisore Generale [1], Libero Milone, pubblicata la scorsa settimana, è solo una delle conseguenze della stagione di processi vaticani ereditata da Papa Leone XIV. Ma la sentenza è particolarmente significativa perché rivela, in un certo senso, la situazione che Leone XIV dovrà risolvere.
Libero Milone fu costretto a dimettersi dopo che la polizia dello Stato della Città del Vaticano fece irruzione nei suoi uffici e lo sottopose ad un interrogatorio di dodici ore, per poi allontanarlo senza troppi problemi dal territorio dello Stato della Città del Vaticano, con l’avvertimento di non farvi mai più ritorno. Milone, insieme al suo vice Ferruccio Panicco (anch’egli di fatto destituito, morto nel 2023 dopo una lunga malattia non alleviata dai suoi problemi con il Vaticano o dalle battaglie legali che ne seguirono), contestò la destituzione e chiese un risarcimento al Vaticano. Sia il Tribunale vaticano di primo che quello di secondo grado respinsero le richieste di Milone.
Nella sentenza d’appello, tuttavia, ci sono dettagli da considerare, al di là delle questioni tecniche e delle eventuali responsabilità da accertare. Il primo punto è che il comportamento della polizia vaticana è, in effetti, considerato improprio, ma non viene giudicato perché non è stato oggetto della denuncia. Dopotutto, il Corpo della Gendarmeria dello Stato della Città del Vaticano non è considerato “organico” allo Stato della Città del Vaticano. Vale a dire, un agente di polizia che commette un abuso potrebbe benissimo agire a titolo personale, piuttosto che come funzionario dello Stato stesso. La condotta della polizia non è eo ipso condotta statale.
Tuttavia, un poliziotto che abusa della sua autorità durante un controllo stradale costituisce una cattiva condotta ufficiale, che non è organica allo Stato, ma lo Stato è comunque responsabile della sua cattiva condotta. Una forza di polizia che esegue un ordine di un sovrano o di un agente sovrano dotato di autorità, beh, questa è organica.
Il rifiuto delle richieste di Milone è giustificato dal fatto che lo Stato della Città del Vaticano non ha – e qui cita testualmente – “un ordine post-rivoluzionario”, il che significa che tutto è accentrato attorno alla figura del Papa. Inoltre, questa è una contraddizione: se tutto è centralizzato, lo sono anche le responsabilità; quindi, perché considerare la Gendarmeria “non organica” al sistema statale?
Questi sono due dettagli, che rivelano la comprensione del sistema giuridico vaticano e come questa comprensione si sia sviluppata durante la “stagione processuale”. Se gli stessi giudici vaticani non considerano la Santa Sede all’interno del suo specifico ordinamento giuridico, come possono i processi essere considerati equi?
Il caso Milone sta diventando un esempio da manuale, essendo quello attualmente in discussione, date le notizie di attualità. Tuttavia, in generale, l’eredità della stagione processuale è proprio un’incomprensione del sistema giuridico vaticano. O, in alcuni casi, un attacco implacabile al sistema giuridico vaticano da parte di coloro che avrebbero dovuto difenderlo.
L’appello nel cosiddetto “processo Becciu” dovrebbe iniziare il 22 settembre. Il processo, che è un’indagine in tre parti sulla gestione dei fondi della Segreteria di Stato, riguarda il caso più in generale.
Anche quel processo aveva evidenziato diverse lacune nella comprensione della questione da parte del Vaticano. Si trattava infatti di un processo nato da una denuncia presentata dall’Istituto per le Opere di Religione (la cosiddetta banca vaticana) contro la Segreteria di Stato. Durante il processo, l’Istituto stesso aveva addirittura chiesto alla Segreteria di Stato il rimborso dei fondi destinati al Papa. Questa richiesta era assurda perché, secondo il diritto canonico, il Papa è la Santa Sede, e Papa e Segreteria di Stato sono sinonimi.
L’appello inizierà dopo che un altro procedimento ha portato alla luce una serie di intercettazioni telefoniche che hanno mostrato prove di manipolazione nelle testimonianze processuali, e dopo che l’Alta Corte di Londra ha stabilito che la Santa Sede deve rimborsare al finanziere Raffaele Mincione il 50% delle spese legali.
E poi c’è un caso che coinvolge lo IOR a Malta, un caso di possibili violazioni dei diritti umani per il sequestro delle pensioni a due ex funzionari dello IOR (il Direttore Paolo Cipriani e il Vicedirettore Massimo Tulli) condannati per mala gestione e attualmente in appello.
A questo si aggiungono le riforme incomplete lasciate da Papa Francesco. Ad esempio, il sistema giudiziario necessiterà di ulteriori revisioni, considerando che il Promotore di Giustizia è ora lo stesso sia per il primo grado che per quello di appello. Nel caso del processo Becciu [2], ci troviamo di fronte al paradosso che il Promotore di Giustizia, Alessandro Diddi, che ha impugnato la sentenza di primo grado, fungerà anche da Pubblico Ministero nel processo di appello.
Sembrano tutti dettagli tecnici, e lo sono. Tuttavia, ci aiutano a comprendere lo stato di cose che Papa Leone XIV ha ereditato dal pontificato di Papa Francesco, da qui le sfide che Leone XIV si trova ad affrontare all’inizio del suo.
Leone XIV deve restituire forza e credibilità ad un sistema giudiziario che ha perso entrambe negli ultimi anni. La stagione dei processi ha, in un certo senso, segnato la Vaticanizzazione della Santa Sede. È tempo di ristabilire un giusto equilibrio e di dare priorità alla Santa Sede rispetto allo Stato della Città del Vaticano.
Non è escluso che Papa Leone XIV possa decidere di congelare i ricorsi ancora da avviare, per prudenza, e forse di intraprendere una profonda riforma della giustizia vaticana. Tuttavia, la sfida più ardua sarà probabilmente quella di attuare il necessario ricambio generazionale.
Procedere ad un cambio della guardia sarà difficile. L’impressione è che questa stagione di prove sarà una lunga conseguenza del regno di Papa Francesco. Papa Leone XIV non sarà in grado di risolvere tutto subito. Non è detto che ci riesca.
Questo articolo nella nostra traduzione italiana è stato pubblicato dall’autore in inglese sul suo blog Monday Vatican [QUI].
[*] All’Ufficio del Revisore Generale è affidato il compito della revisione contabile del bilancio consolidato della Santa Sede. L’Ufficio ha il compito, secondo il programma annuale di revisione approvato dal Consiglio per l’Economia, della revisione contabile dei bilanci annuali delle singole Istituzioni curiali e degli Uffici, delle Istituzioni collegate con la Santa Sede o che fanno riferimento ad essa, i quali confluiscono nei suddetti bilanci consolidati. II programma annuale di revisione è comunicato dal Revisore Generale al Consiglio per l’Economia per la sua approvazione. L’Ufficio del Revisore Generale su richiesta del Consiglio per l’Economia, o della Segreteria per l’Economia, o dei responsabili degli Enti e delle Amministrazioni, svolge revisioni su situazioni particolari connesse a: anomalie nell’impiego o nell’attribuzione di risorse finanziarie o materiali; irregolarità nella concessione di appalti o nello svolgimento di transazioni o alienazioni; atti di corruzione o frode. Le stesse revisioni possono essere avviate autonomamente dal Revisore Generale che informa preventivamente il Cardinale Coordinatore del Consiglio per l’Economia, adducendone le motivazioni. Il Revisore Generale riceve dalle persone che ne sono a conoscenza in ragione dell’esercizio delle proprie funzioni le segnalazioni su situazioni particolari. Esaminate le segnalazioni, le presenta con una relazione al Prefetto della Segreteria per l’Economia e, qualora lo ritenga necessario, anche al Cardinale Coordinatore del Consiglio per l’Economia.
[2] Indice – Caso 60SA [QUI]



























