Papa Leone XIV chiede di guarire la comunicazione
“Rinnovo il mio profondo dolore per il brutale attacco terroristico avvenuto nella notte tra il 26 e il 27 luglio scorso a Komanda, nella parte orientale della Repubblica Democratica del Congo, dove oltre quaranta cristiani sono stati uccisi in chiesa durante una veglia di preghiera e nelle proprie case. Mentre affido le vittime all’amorevole Misericordia di Dio, prego per i feriti e per i cristiani che nel mondo continuano a soffrire violenze e persecuzione, esortando quanti hanno responsabilità a livello locale e internazionale a collaborare per prevenire simili tragedie”: a fine dell’udienza generale, papa Leone XIV ha rinnovato il ‘profondo dolore’ per l’attacco terroristico in una parrocchia di Komanda, nella Repubblica Democratica del Congo, esortando quanti rivestono ruoli di responsabilità a collaborare per prevenire violenze e persecuzioni contro i credenti.
Inoltre il papa ha ricordato il 50^ anniversario della firma dell’Atto finale di Helsinki, avvenuto il 1^ agosto 1975, del quale è ‘indispensabile’ custodire lo spirito con l’invito a rafforzare la cooperazione, ricordando l’impegno di mons. Casaroli: “Animati dal desiderio di garantire la sicurezza nel contesto della guerra fredda, 35 Paesi inaugurarono una nuova stagione geopolitica, favorendo un riavvicinamento tra Est e Ovest. Quell’evento segnò anche un rinnovato interesse per i diritti umani, con particolare attenzione alla libertà religiosa considerata come uno dei fondamenti dell’allora nascente architettura di cooperazione da ‘Vancouver a Vladivostok’.
La partecipazione attiva della Santa Sede alla Conferenza di Helsinki, rappresentata dall’Arcivescovo Agostino Casaroli, contribuì a favorire l’impegno politico e morale per la pace. Oggi, più che mai, è indispensabile custodire lo spirito di Helsinki: perseverare nel dialogo, rafforzare la cooperazione e fare della diplomazia la via privilegiata per prevenire e risolvere i conflitti”.
E dopo la pausa oggi sono riprese le udienze generali in un clima di festa grazie ai giovani venuti a Roma per il loro giubileo riprendendo il ciclo di catechesi sul tema ‘Gesù Cristo nostra speranza’, incentrando la meditazione sul ‘Il sordomuto. E, pieni di stupore, dicevano: Ha fatto bene ogni cosa: fa udire i sordi e fa parlare i muti!’: “Anche questo tempo che stiamo vivendo ha bisogno di guarigione.
Il nostro mondo è attraversato da un clima di violenza e di odio che mortifica la dignità umana. Viviamo in una società che si sta ammalando a causa di una ‘bulimia’ delle connessioni dei social media: siamo iperconnessi, bombardati da immagini, talvolta anche false o distorte. Siamo travolti da molteplici messaggi che suscitano in noi una tempesta di emozioni contraddittorie”.
E’ stato un collegamento tra il giubileo degli influencer missionari, appena concluso, e quello dei giovani, appena iniziato: “In questo scenario è possibile che nasca in noi il desiderio di spegnere tutto. Possiamo arrivare a preferire di non sentire più niente. Anche le nostre parole rischiano di essere fraintese e possiamo essere tentati di chiuderci nel silenzio, in una incomunicabilità dove, per quanto vicini, non riusciamo più a dirci le cose più semplici e profonde”.
Per questo ha meditato l’episodio evangelico del sordomuto: “A questo proposito vorrei fermarmi oggi su un testo del Vangelo di Marco che ci presenta un uomo che non parla e non sente. Proprio come potrebbe accadere a noi oggi, quest’uomo forse ha deciso di non parlare più perché non si è sentito capito, e di spegnere ogni voce perché è rimasto deluso e ferito da ciò che ha ascoltato. In effetti, non è lui che va da Gesù per essere guarito, ma viene portato da altre persone.
Si potrebbe pensare che coloro che lo conducono dal Maestro siano quelli che sono preoccupati del suo isolamento. La comunità cristiana ha visto però in queste persone anche l’immagine della Chiesa, che accompagna ogni uomo da Gesù affinché ascolti la sua parola. L’episodio avviene in un territorio pagano, quindi siamo in un contesto dove altre voci tendono a coprire la voce di Dio”.
Quindi ha analizzato il comportamento di Gesù: “Il comportamento di Gesù può apparire inizialmente strano, perché prende con sé questa persona e la porta in disparte. Sembra così accentuare il suo isolamento, ma a ben guardare ci aiuta a capire cosa si nasconde dietro il silenzio e la chiusura di quest’uomo, come se avesse colto il suo bisogno di intimità e di vicinanza”.
Infatti il suo comportamento è strano: “Gesù gli offre prima di tutto una prossimità silenziosa, attraverso gesti che parlano di un incontro profondo: tocca le orecchie e la lingua di quest’uomo. Gesù non usa molte parole, dice l’unica cosa che gli serve in questo momento: ‘Apriti!’ Marco riporta la parola in aramaico, effatà, quasi per farcene sentire come ‘dal vivo’ il suono e il soffio. Questa parola, semplice e bellissima, contiene l’invito che Gesù rivolge a quest’uomo che ha smesso di ascoltare e di parlare… Chiudersi, infatti, non è mai una soluzione”.
Ma il comportamento di Gesù ha una finalità: “Il comportamento di Gesù può apparire inizialmente strano, perché prende con sé questa persona e la porta in disparte. Sembra così accentuare il suo isolamento, ma a ben guardare ci aiuta a capire cosa si nasconde dietro il silenzio e la chiusura di quest’uomo, come se avesse colto il suo bisogno di intimità e di vicinanza”.
La finalità è la prossimità: “Gesù gli offre prima di tutto una prossimità silenziosa, attraverso gesti che parlano di un incontro profondo: tocca le orecchie e la lingua di quest’uomo… Marco riporta la parola in aramaico, effatà, quasi per farcene sentire come ‘dal vivo’ il suono e il soffio. Questa parola, semplice e bellissima, contiene l’invito che Gesù rivolge a quest’uomo che ha smesso di ascoltare e di parlare… Chiudersi, infatti, non è mai una soluzione”.
(Foto: Santa Sede)


























