Presentazione del libro “Danilo #VoltoDiSperanza N. 52″ a Bergamo, nel ventennale dell’intervento al cuore di Santina
[Korazym.org/Blog dell’Editore, 08.07.2025 – Vik van Brantegem] – Quest’ anno il 18 luglio, giorno di anniversario dell’Associazione Amici di Santina Zucchinelli Onlus nata nel 2013, è vicino alla partenza per il prossimo viaggio di solidarietà e speranza di Mons. Luigi (Don Gigi) Ginami. Il venerdì 18 luglio 2025 verrà presentato il suo recente libro Danilo #VoltoDiSperanza N. 52. La data è particolarmente emozionante, perché sono 20 anni dall’intervento sul cuore aperto di sua madre Santina [QUI]. In occasione di questo anniversario, l’associazione presieduta da Don Gigi ha deciso di celebrare l’anniversario di questo intervento chirurgico, con l’istituzione del Premio Fondazione Santina Onlus per lo studio dello scompenso cardiaco grave. L’Avv. Paolo Amoroso illustrerà insieme al Dott. Emanuele Berbenni in cosa consista questo premio, di cui abbiamo parlato il 16 maggio 2025 [QUI].
Il 67° viaggio di solidarietà e speranza in Perù dal 21 luglio all’11 agosto 2025 della Fondazione Santina Onlus e dell’Associazione Amici di Santina Zucchinelli Onlus, avrà come tema La Speranza non è che il sogno di coloro che sono svegli (Pindaro 518 A.C). In questa occasione, a Puno la Fondazione Santina Onlus inaugurerà la nuova cucina per bambini poveri nella scuola delle suore del Taller Miranda.
La presentazione del libro Danilo avrà luogo venerdì 18 luglio 2025 alle ore 17.30 presso la chiesa del monastero benedettino di Santa Grata in via Arena a Bergamo.
L’incontro verrà aperto con il video L’intervento chirurgico sul cuore di Santina. 4 minuti in sala operatorio il 18 luglio 2005 [QUI] e gli interventi del Dott. Emanuele Berbenni e del Dott. Luca Lorini, Il racconto di quel giorno 18 luglio 2005.
Seguiranno l’intervento di Madre Scolastica, Abbadessa del monastero di Santa Grata; il video promo del libro Damilo (Amazon Kindle direct publishing), Passione per i poveri in Camerun [QUI], l’intervento di Bedy Moratti, Impressioni sul libro; il video Fondazione Santina nel villaggio di Gazad nell’ estremo nord del Camerun inaugura un pozzo di acqua [QUI]; l’intervento di Padre Danilo Fenaroli, L’esperienza di Fondation Bethléem di Mouda in Camerun; il video Adozioni in Camerun programma 2025-28 [QUI]; l’intervento di Padre Danilo Fenaroli, L’esperienza delle adozioni a distanza in Camerun; il video Camerun nel carcere di Maroua con i terroristi di Boko Haram [QUI]; l’intervento di Padre Danilo Fenaroli, difficile regione dell’estremo nord del Camerun; il video Il Cardinale Angelo Comastri racconta la nascita di Fondazione Santina Onlus [QUI]; l’intervento dell’Avv. Paolo Amoroso in occasione del ventennale dell’intervento al cuore: Premio Fondazione Santina Onlus per lo scompenso cardiaco grave; Conclusioni del Dott. Emanuele Berbenni; video conclusivo Presentazione del libro “Danilo” #VoltoDiSperanza N. 52 [QUI].
Introduzione al libro Danilo
di Giambattista Fenaroli
Segretario di Ngama Amicizia Onlus
«Un impegno irrinunciabile per chiunque nella Chiesa eserciti un ministero di autorità: sparire perché rimanga Cristo, farsi piccolo perché Lui sia conosciuto e glorificato, spendersi fino in fondo perché a nessuno manchi l’opportunità di conoscerLo e amarLo». Quando ho sentito queste parole pronunciate da Papa Leone XIV nella sua prima omelia, non ho potuto fare a meno di pensare a Danilo. Perché questo è Danilo: un sacerdote umile, silenzioso, radicalmente evangelico. Non è uomo delle grandi parole, ma dei piccoli gesti quotidiani. In lui si ritrova la sobria coerenza di una vita spesa per Cristo e per i poveri, senza riserve, senza ricerca di visibilità, senza la preoccupazione di lasciare un nome, ma piuttosto un esempio. Danilo è sempre stato un’anima consacrata. In famiglia si racconta che già da bambino sentiva la chiamata a Dio. Un giorno la mamma dimenticò di svegliarlo per fare il chierichetto: quando Danilo si rese conto di aver perso la Messa, si disperò. La sorella Rosa lo trovò in lacrime, e fu la madre a spiegare il motivo: Danilo non riusciva a sopportare di non aver potuto servire all’altare. Nacque prematuro — a sette mesi meno sette giorni — in un freddo gennaio, con un peso normale (circa 3,5 kg), ma con polmoni ancora immaturi. Subito dopo il Battesimo, portato fuori casa nel freddo, iniziò a manifestare difficoltà respiratorie. Fu portato per più giorni in ospedale a Brescia, dove, dopo un ciclo di cure, il medico disse a sua madre che tutto il possibile era stato fatto: ora restava solo affidarsi “a Chi può più di noi”.
Lei lo fece senza esitare, consacrandolo alla Madonna delle Rose di Albano. Però si riprese e crebbe sano, sebbene i timori iniziali fossero stati di una malformazione o addirittura di perderlo. Fu sempre il più coccolato dei quattro figli, anche per questo motivo: i suoi fratelli Giambattista, Vittorio e Rosa, più grandi, lo proteggevano e lo amavano profondamente. Giunto all’età delle scuole medie, pur potendo iniziare le scuole anche nel suo paese, Predore, tra lo sconcerto della famiglia, Danilo volle entrare in Seminario a Clusone. Lì completò anche le superiori, ma al momento della scelta definitiva per la vita consacrata, dopo la morte dell’amato fratello Giambattista, fu colto dal dubbio. Ne parlò con la madre, che lo rassicurò: il suo amore non dipendeva certo dal fatto che restasse in seminario, il dolore era ben altro. Ma Danilo aveva già maturato in cuore un’altra scelta: diventare missionario. Durante gli anni in Seminario, aspettava con crescente entusiasmo le visite dei padri del Pime (Pontificio Istituto Missioni Estere). Ma come spiegare alla madre questo desiderio? Si rivolse allora al parroco, don Vitali, che si fece portavoce presso la famiglia. Danilo entrò così nel Pime, dove completò gli studi e fu ordinato sacerdote a 26 anni. La sua prima destinazione fu la Costa d’Avorio, dove rimase tre anni. Problemi di salute lo riportarono in Italia, a Roma. Ma, ristabilitosi, volle ripartire: questa volta per il Camerun. Le comunicazioni erano così difficili che la madre, preoccupata per il lungo silenzio, si rivolse direttamente alla casa madre del Pime a Roma. Le lettere impiegavano anche quattro mesi ad arrivare. Così, furono i superiori a imporgli di telefonare a casa: un piccolo compromesso per un cuore già tutto votato alla missione. Scrivo queste righe con emozione personale. I nostri nonni erano fratelli e Danilo è mio padrino di battesimo. Porto il nome di suo fratello Giambattista, morto in un incidente stradale mentre si recava al funerale del fratello di mia madre. I miei genitori scelsero quel nome in memoria, ma anche in speranza. Nonostante viva da sempre lontano, in Camerun dove ha scelto di spendere la sua vita tra i più poveri, padre Danilo è sempre rimasto presente nella mia vita. È stato lui a celebrare il mio matrimonio, un gesto che ha suggellato con la benedizione ciò che la vita aveva già saldato con l’amore. Nella nostra famiglia lo consideriamo un punto di riferimento: è lui il nostro maestro di Fede. La sua fedeltà al Vangelo non è mai stata ideologica o militante, ma profondamente relazionale. Fatta di prossimità e presenza, ci ricorda il valore delle cose che durano: la preghiera costante, la carità quotidiana, la comunione vissuta senza clamori. È questa fedeltà che lo rende credibile, autentico, capace di toccare i cuori.
Anni fa, fu proprio lui a chiedermi di aiutarlo in modo concreto, chiedendomi di organizzare e seguire un’associazione che potesse sostenere la sua missione africana nella Fondation Bethléem. Nacque così Ngama Amicizia Onlus, una realtà semplice, costruita attorno al suo nome e al suo carisma, che raccoglie oggi gli amici di padre Danilo: persone comuni che si mettono a disposizione per lui, per i suoi bambini, per la speranza che semina ogni giorno tra i più fragili. Attraverso il sostegno a distanza e le donazioni, Ngama è diventata una rete silenziosa ma fedele, un’estensione della sua opera missionaria anche qui, nel cuore della Bergamasca. È un ponte tra il suo amore per l’Africa e la generosità di chi lo conosce. Danilo è sempre stato un costruttore di ponti, di comunità, di unione. Rosario, un amico d’infanzia, ricorda ancora la sua mitezza e il suo sorriso, capace di conquistare anche gli avversari più duri ed arrabbiati durante le partite a calcio. Una gioia serena e profonda, la stessa che ancora oggi lo accompagna nella sua missione, dove continua, senza clamori, a vivere il Vangelo. Danilo è davvero colui che “sparisce perché rimanga Cristo”. Attraversa la vita come un seminatore, spargendo il seme della carità con mani laboriose, senza mai vantarsi o mettere in mostra quanto raggiunto, ma sempre teso a poter dare di più ai suoi ragazzi.
Premio Fondazione Santina Onlus
La Fondazione per il Tuo cuore, al fine di promuovere e sostenere la formazione clinica e l’attività di ricerca scientifica, particolarmente in ambito cardiovascolare, con il contributo di “Fondazione Santina Onlus”, istituisce il premio denominato “Fondazione Santina Onlus”. La Fondazione Santina Onlus sostiene numerosi progetti di solidarietà in Italia e in diverse parti del mondo, come Messico, Perù, Colombia, Bolivia, Kenya, Gaza, Iraq e Vietnam. Una delle prime finalità della Fondazione è l’assistenza sociale e socio-sanitaria in favore di soggetti affetti da gravi patologie cardiovascolari e la loro riabilitazione. Il Premio Fondazione Santina Onlus 2025 è stato consegnato durante la Cerimonia Conclusiva del 56° Congresso ANMCO, che si tenuto sabato 17 maggio 2025, presso la Sala Anfiteatro del Palacongressi di Rimini.
Ti stringo al cuore con un grosso bacione
Intervento cardiochirurgico mamma
18 luglio 2005 ore 15.00-20.40
di Mons. Luigi Ginami
Cuore indica il luogo dove il mistero dell’uomo trascende nel mistero di Dio
Oggi ho vissuto la giornata più significativa e grande della mia vita dopo il giorno della ordinazione sacerdotale ho visto il cuore di mia Madre! Quel cuore che mi ha nutrito ed ha battuto per me per tanti anni! Sono commosso e pieno di riconoscenza per un meraviglioso creatore e per la bravura dei chirurghi! Non merito tanto sono pieno di stupore e riconoscenza! Semplicemente e solo grazie per essermi vicino! La lotta è stata dura ma nella mia debolezza ho vinto (19 luglio 2005 ore 01.44).
Con questo SMS – ripreso dal mio cellulare nella notte seguente al delicato intervento chirurgico al quale si è sottoposta mia madre – inizio queste pagine che rispondono ad un prepotente desiderio di riproporre a me stesso ed agli amici in alcune pagine la terribile e meravigliosa esperienza di poter assistere in Sala Operatoria all’intervento chirurgico sul cuore di mia madre. Perché entrare in sala operatoria se non sono un medico, ma un prete? Perché vedere, assistere, partecipare ad un intervento chirurgico tanto impegnativo, quando tante persone ed amici avrebbero sconsigliato fortemente tale scelta? In quel mattino di lunedì 18 luglio, il giorno più significativo della mia vita dopo il giorno dell’ordinazione sacerdotale, nel mio cuore mi ponevo questa domanda con molta forza e vigore… È ancora un SMS che ho ricopiato dal mio cellulare a svelare quanto provavo in quel mattino:
Devo vivere ogni istante di oggi con ogni impegno ed energia dando il massimo di me. Lo devo a me stesso e lo devo a mia madre. La paura è tanta ma con forza d’animo la vinco è una terribile lotta con me stesso e sono completamente solo perché nell’estrema solitudine si incontra se stessi! Entrerò in camera operatoria e lì rimarrò perché il mio posto oggi è lì dove mia madre soffre e non in chiesa, perché la mia chiesa vera è la dove si soffre. Mia sorella sta lavando mia madre. Ho preso due caffè (18 luglio 2005, ore 12.33).
Queste poche righe di fuoco definiscono il mio animo prima di quel pomeriggio e prima degli incontri preparatori con il Primario di Anestesia, Prof. Luca Lorini e con il Primario di Cardiochirurgia dello splendido reparto degli Ospedali Riuniti di Bergamo, il Prof. Paolo Ferrazzi. Riflettevo sui mille significati che attribuiamo puntualmente al cuore da un punto di vista sentimentale, da un punto di vista filosofico ed addirittura biblico e teologico. A tale proposito scelgo solo la definizione di cuore che il grande teologo tedesco Karl Rahner ci regala: “Il cuore è la realtà intima e unificante che evoca il mistero che resiste a tutte le analisi, che è la legge silenziosa più potente di ogni organizzazione e utilizzazione tecnica dell’uomo. Cuore indica il luogo dove il mistero dell’uomo trascende nel mistero di Dio; là la vuota infinitudine che egli esperimenta dentro di sè grida ed invoca la infinita pienezza di Dio. (…) Dire cuore significa dire amore, l’amore inafferrabile e disinteressato, l’amore che vince nell’inutilità, che trionfa nella debolezza, che ucciso dà la vita” (K. Rahner).
Stavo per vedere il cuore della mia mamma, non un cuore qualsiasi, il cuore che aveva battuto per me, il cuore che mi aveva alimentato quando da piccolo embrione abitavo in Lei… quel cuore che aveva pianto, riso e si era preoccupato per me, quel cuore che tanto mi aspetta e desidera al mio arrivo da Roma dalla piccola finestra della nostra casa in Città Alta; quel cuore in cui ritrovavo tutto me stesso, la mia vita, la mia esistenza… vedere il cuore di mia madre, ammirare quel capolavoro della creazione, vedere quanto Dio è grande nella sua creazione. Stupore, meraviglia, silenzio erano gli ingredienti da mettere nel mio cuore e nel mio cervello per seguire e capire quanto avveniva. La strada per giungere a contemplare il suo cuore era quella della sofferenza, avrei visto il cuore della mia vecchia mamma ottantenne perché era ammalato e necessitava una cura medica e chirurgica. Che strano per rivelare il proprio cuore si deve sempre seguire la strada della sofferenza: anche Gesù sulla croce ci ha mostrato il suo cuore nella sofferenza, un cuore squarciato per amore! Da solo non ce l’avrei mai fatta! Occorreva qualcuno che avesse sorprendenti qualità per permettere tutto questo; persone di grande professionalità e competenza, di grande capacità tecnica, ma uomini animati in questa loro eccellente bravura da un cuore pieno di generosità e amore, solo altri cuori potevano mostrare a me il cuore della mia mamma, il cuore della mia vita! Paolo e Luca, il Prof. Ferrazzi ed il Prof. Lorini hanno compiuto questo miracolo!
Un prete in sala operatoria?
Non si può vedere il cuore della propria madre, come si vede qualsiasi altra realtà, ammirare questo mistero che è il cuore umano è stato un dono preparato per me dal Signore in lunghi vent’anni di esercizio del mio ministero sacerdotale. Scavando il mio passato ho trovato un’esperienza analoga e propedeutica a quella che ho vissuto il 18 luglio 2005 dalle ore 15.00 alle ore 20.40. Nel 1986 ero a Roma come giovane prete per concludere i miei studi e come attività pastorale avevo scelto di prestare il mio servizio al grande ospedale del San Giovanni che si trovava a due passi dal Pontificio Seminario Romano in cui ero studente-ospite. Tale esperienza mi mise più volte a contatto con la sala operatoria e così, quasi vent’anni fa nacque la pagina che ripropongo qui di seguito. All’inizio del mio ministero sacerdotale ero chiamato ad assistere a un intervento sul cranio, sul cervello… che strani mente e cuore: i due organi vitali ricchi di enormi significati! Ecco il testo da me scritto nel lontano 1986. Per capire il 18 luglio 2005, si deve prima capire quell’intervento dal quale ho ricavato significati importanti per orientare la mia vita e che mi hanno preparato a seguire l’intervento chirurgico su mia madre.
Una potente lampada illumina il campo operatorio delimitato dai verdi panni sterili che si confondono con i camici dei chirurghi. La mascherina che mi copre naso e bocca fa filtrare un leggero odore dl disinfettante misto all’odore acre dell’elettrobisturi. II respirare ritmico dell’apparecchiatura di anestesia si sovrappone al rumore dei ferri. Nel silenzio della stanza operatoria il clima è calmo e sereno. Il Dott. Roberto Colantoni e la Dott.ssa Marina Avitabile stanno eseguendo un intervento sul cranio. Devo ringraziare la loro cordialità ed amicizia perché hanno guidato il tempo che ho trascorso assistendo all’operazione. Mi sono trovato così in atteggiamento di meraviglia per la loro abilità e professionalità legate a una sorprendente disinvoltura e precisione. Dopo una chiara spiegazione del tipo d’intervento della Dott.ssa Avitabile, i vari passaggi mi venivano presentati man mano dal Dott. Colantoni. È strano stare ad assistere a un intervento chirurgico; sembra di trovarsi in un santuario il cui centro è l’uomo. Si crea un geniale santuario. non per venerare un eroe, non un uomo valoroso e forte, ma un uomo inerte, sanguinante… povero. Un prete in una sala operatoria? Che ci fa? Impara! Impara chi sia l’uomo. Quella sera ho scoperto l’uomo nella sua materialità nella sua povertà: vedevo un essere inerte, piccolo, fragile; mi chiedevo: guarda che cosa sei, guarda come sei piccino! Tutto ciò mi turbava, ma al tempo stesso constatavo che era lo stesso uomo con lo stesso cervello che compiva un intervento tanto delicato! E scoprivo così la grandezza di essere uomini. È formidabile scoprire in una sala operatoria povertà e fragilità unirsi a grandezza e forza, si avverte un contrasto che esige con insistenza una spiegazione. Anch’io m’interesso dell’uomo. In modo diverso, ma forse ugualmente importante a quello del chirurgo, poiché anch’io vivo in questo contrasto di povertà e grandezza. Tale contrasto chiede una spiegazione e questa mi viene offerta da una strana persona. Una persona che dice di essere Dio e nasce in una stalla… che parla di vita eterna e muore In croce… Una persona allora che ama il contrasto e lo fa suo: Gesù Cristo. Allora m’accorgo che vale veramente la pena di credere nell’uomo e di servirlo con passione: quella passione che ho notato negli occhi attenti di quei chirurghi, quella sera. Non importa come; ciò che importa è capire che la vita ha un senso, proprio in questo contrasto e che essa rivendica a ciascuna piccola persona la sua infinitezza e immortalità (Sala Operatoria Traumatologia cranica, Ospedale San Giovanni, Roma, anno 1986).
Ringrazio Dio che mia madre possa ricevere cure così sofisticate e specialistiche
Tenendo la mano accompagno mamma sul lettino che la porta nel quartiere operatorio; ad un certo punto la devo lasciare perché mi devo lavare e cambiare. Lascio i miei vestiti in un armadio mi devo spogliare ed indossare una casacca a maniche corte, un paio di pantaloni di tela entrambi di colore verde, calzini bianchi e zoccoli. Indosso una sorta di capello e mascherina. Poi l’accurato rito di lavare gomiti braccia e mani: il cartello indica di lavare e sciacquare per almeno tre minuti. E poi sopra questo abbigliamento, prima di entrare in sala, mi viene dato il camice sterile. Trovo mamma nella saletta attigua alla camera operatoria, scherziamo insieme, ma troviamo il tempo per recitare un Ave Maria ed un Angelo di Dio. Le operazioni di preparazione sono già iniziate anche se Lei non si accorge, la pre-anestesia comincia a fare effetti, i risultati delle prime analisi del sangue (durante l’intervento ne praticheranno diversi) sono già arrivati e rivelano ai medici anestesisti i farmaci che devono essere usati. Luca, il Primario di Anestesia ci raggiunge e ci rincuora, sarà Lui il responsabile di tutta la parte anestetica – una parte tanto sconosciuta dai profani quando di importanza capitale – sarà il Prof. Lorini il grande regista del lungo intervento per quanto riguarda i costanti farmaci da somministrare con grande attenzione per mantenere in anestesia mia madre. Il perfetto intervento riesce solo quando tra chirurgo ed anestesista esiste una sorta di simbiosi e tale simbiosi è assicurata con due primari del calibro di Lorini e Ferrazzi. Mamma si addormenta serena tenuta dalle mie mani. Da questo momento trascorre circa una mezz’ora nella quale Luca organizza l’anestesia: si deve intubare, si deve attivare il monitor che misura pressione e battito cardiaco, si deve praticare la respirazione artificiale, nel frattempo arrivano i flaconi di sangue che saranno utilizzati, l’infermiera con molta professionalità mostra al Primario ogni singola confezione: devono verificare numero, scadenza e gruppo sanguigno. Mentre assisto a queste fasi preparatorie mi accordo che la sala operatoria è molto affollata ed assomiglia ad un industrioso alveare dove ogni persona deve compiere senza alcun errore il proprio compito, la Caposala Cristina Piffari controlla con scrupolo ogni cosa, incoraggia e corregge eventuali imperfezioni del lavoro. Vi è la squadra di anestesia che utilizza una sofisticata strumentazione tecnica attraverso la quale Luca mi mostra le prime immagini del cuore di mamma Santina e dei difetti che la coronarografia eseguita dal Prof. Valsecchi aveva scoperto. È incredibile vedere in vent’anni come si sia evoluta la scienza chirurgica ed anestetica, la terapia del dolore e la cura della terapia intensiva: le immagini sono spettacolari e provocano in me quell’iniziale stupore che crescerà a dismisura durante il difficile, ma ottimo intervento eseguito da quei validi professionisti! Vi è poi una squadra di tecnici qualificati che sta preparando un altro strumento indispensabile per il momento in cui l’intervento richiederà la circolazione extra-corporea del sangue di mamma: durante quel lungo tempo di circa due ore e quaranta saranno loro a garantire la vita alla paziente. Chiedo al Signore di guidare la loro mano e la loro intelligenza. Un’altra squadra, che sarà guidata dal Prof. Ferrazzi, si compone dei Cardiochirurghi che tra pochi minuti inizieranno l’intervento: sono due medici di aiuto, il Primo Aiuto nell’intervento è il Dott. Samuele Pintiricci, un giovane dalla mano meravigliosa e ricco di grande determinazione ed il Dott. Costantin che subito si impegnerà a ricavare chirurgicamente la safena dalla gamba per i by-pass. Essi sono ausiliari da una solerte e precisa ferrista (la bravissima Anna Maria Urtis assisterà il primario nel secondo intervento chirurgico della notte tra il 27 – 28 luglio 2005 dopo l’arresto cardiaco) pronta a capire i bisogni immediati dei chirurghi ed a porgere loro l’occorrente per l’intervento. Oltre a queste tre squadre, infermieri – tra i quali la carissima Maria Berardelli – vanno e vengono per le diverse necessità della sala, ferri chirurgici sterili, ecc. Fuori dalla sala sono al lavoro altri medici ed infermieri: gli esami del sangue da scrutare ed i risultati di cui puntualmente abbisogna il Primario di Anestesia per praticare la sua cura su mia madre, gli infermieri che sterilizzano e predispongono i ferri operatori. Quante persone, competenti e motivate tutte attorno al cuore di mia madre, quando nel mondo molti poveri non hanno nessuna attenzione per il proprio cuore, quando la gente muore di fame. Ringrazio Dio che mia madre possa avere una attenzione così grande, una cura così sofisticata e precisa: non ce lo meritiamo proprio è un grande regalo della Provvidenza e della nostra bella Città di Bergamo!
Guardo con ammirazione e provo stupore per come il Creatore abbia fatto di ogni persona uno splendido capolavoro
Il campo operatorio è pronto, ed è Samuele ad iniziare l’intervento, mentre Constantin incide la gamba per ricavarne la safena. L’intervento si prefigge di mettere tre by-pass sulle estese calcificazioni delle coronarie e di sostituire la valvola aortica anch’essa calcificata. Tali operazioni saranno svolte dal Primario Paolo Ferrazzi, ma per giungere a tale intervento i chirurghi devono lavorare per circa un’ora. Gli occhi concentrati, le esperte mani tagliano e cuciono con maestria i vasi che sanguinano, isolano la mammaria e la preparano per essere utilizzata nell’intervento. Ancora una volta, come venti anni prima, la sala si avvolge progressivamente di silenzio, sembra che il silenzio sia lo spazio in cui mi è dato vedere il cuore! Piano, piano sotto le solerti mani di Samuele la carne e lo sterno si aprono per mostrare prima polmoni e poi cuore. L’emozione è fortissima provo commozione e riconoscenza per quel vecchio cuore che pulsa tutto il suo affetto verso di me. È un cuore ammalato, ingrossato per la fatica e forse per il bene che ha saputo donare al marito, ai figli ai nipotini a quanti incontra ogni giorno per strada, ai poveri, alle missioni ai dimenticati: ma soprattutto al suo figlio sacerdote “il mio Luigi”! Ricordo cosa mi scriveva in una vecchia lettera dell’11 ottobre 1981 che mi inviava quando ero appena giunto a Roma per i miei studi: “Ti voglio tanto, tanto bene e mi sei vicino in ogni istante della giornata, in particolare nel momento che ricevo Gesù nel mio cuore, gli parlo di te, gli chiedo di darti sostegno morale”. Mia mamma in quell’occasione in ben altro modo mi rivaleva il suo cuore! Ringrazio Dio per lo splendido dono di mia madre e di quello che lei è stata ed è per me. La sala operatoria torna ad essere per me un santuario al cui centro vi è un cuore che batte per me. La mia chiesa, la mia parrocchia oggi è lì, come dicevo nel mio SMS: il mio posto oggi è lì dove mia madre soffre e non in chiesa, perché la mia chiesa vera è là dove si soffre. Guardo con ammirazione e provo stupore per come il Creatore abbia fatto di ogni persona uno splendido capolavoro. Nel nostro corpo regna un perfetto ordine e tutto l’insieme assomiglia ad un prodigio. Il cuore pulsa ritmicamente, i polmoni portano ossigeno al corpo; contemplo una meravigliosa armonia che è forse il più bel segno di una armonia interiore che dà a mamma Santina la serenità con la quale incontra gli altri nella sua vita imbevuta di preghiera di silenzio ed anche solitudine. Prego il Signore della Vita che mi conceda di vivere ancora alcuni anni con il suo aiuto, con il suo consiglio, con la sua forza. Mentre formulo tale preghiera Paolo si sta lavando ed entra in sala con una scatola nella quale sono contenuti degli speciali occhiali e lenti con le quali eseguire il delicatissimo intervento. Le sue mani si mettono abilmente all’opera, Egli lavora su millimetri di tessuto e non può permettersi di sbagliare a motivo delle calcificazioni che cospargono le coronarie. È un minuzioso lavoro certosino in cui i punti di sutura sono quasi invisibili, un colpo di tosse, un piccolo spostamento possono causare danni irreparabili. La sua attenzione è al massimo, la sua esperienza e la sua capacità professionale non lo tradiscono: lavora con estrema precisione, calma e metodo. Piano, piano mi concentro su di Lui: siamo alla fase più delicata, dopo aver praticato tre by pass sulle coronarie, con la circolazione extracorporea Paolo apre il cuore per sostituire la valvola aortica calcificata. Il cuore aperto di mia madre porta il mio stupore e la mia ammirazione all’apice. Provo ammirazione incondizionata per il lavoro di Paolo un lavoro tanto delicato e importante quanto poco conosciuto perché gelosamente custodito nel santuario inaccessibile della sala operatoria. Le cose più belle e più grandi avvengono nel silenzio e nel nascondimento e non amano la piazza, avviene così anche nella vita di fede ed è molto simile alla vita di mia madre, tanto piccola ed umile quanto grande agli occhi di Dio.
La Vita dimora nel Cuore
Se anni prima avevo visto un intervento sul cervello, sulla sede dell’intelligenza e della volontà ed avevo confrontato la debolezza e la forza del malato con quella del neurochirurgo, l’intervento chirurgico eseguito da Paolo mi regalava il confronto di un cuore malato, quello di mia madre, aiutato e curato dal cuore di un generoso e motivato cardiochirurgo che metteva insieme all’anestesista tutta la sua scienza e competenza a favore del cuore di mia madre. L’abilità, la bravura e la scienza non sono nulla se non sono animate da una profonda e grande generosità che ha sede ancora nel cuore. È la generosità di quelle persone che molto mi ha colpito e quando la generosità si lega alla professionalità nasce la fiducia e la sicurezza che per mia madre si stava facendo tutto quello che si poteva. Entrato pieno di dubbi e di paure stavo per uscire dalla sala operatoria pieno di speranza e pace. Pensavo di essere vicino a mia madre in quel momento di difficoltà ed invece Lei è stata vicina a me in quel pomeriggio in un modo così profondo ed intimo che mai avrei pensato di realizzare. Mi sono sentito il suo cuore vicino come quando chiudeva le sue lettere con l’espressione che rivelava per l’ennesima volta il suo cuore di mamma, espressione che ancora oggi a distanza di anni mi commuove e che ho ritrovato in una vecchia lettera: Ti stringo al mio cuore con un grosso bacione, mamma (Bergamo, 7 Maggio 1983).
Pensavo di essere vicino a quei professionisti ed invece quei professionisti in quel pomeriggio mi insegnavano come nell’umiltà e nel nascondimento si poteva essere vicini anche a d un prete entrato in sala operatoria alla ricerca della Chiave della Vita. Michael Ende, in un romanzo dal titolo Momo diceva che “la vita dimora nel cuore” in quel pomeriggio ho potuto entrare così misteriosamente in contatto con la sorgente della mia vita, il cuore della mia mamma e capire come ogni gesto grande ed importante trova sempre nel cuore le sue più profonde motivazioni. L’intervento è riuscito perfettamente, ma alcuni giorni dopo un arresto cardiaco ha ricondotto mia madre in Terapia Intensiva dove ancora si trova. Non so quale sarà l’esito di questa malattia e prego Dio che possa ancora conservare a me mia madre per lunghi anni e spero tra alcuni giorni di poter con lei leggere queste righe che ora affido alla considerazione di amici, nella sicurezza che possano essere utili anche ad altri per trovare quella chiave della vita che da significato ad ogni nostro gesto e che si chiama cuore! (Lunedì, 1° agosto 2005).



























