Leone XIV e il mondo tradizionalista
[Korazym.org/Blog dell’Editore, 07.07.2025 – Andrea Gagliarducci] – La pubblicazione di due rapporti interni della consultazione globale dei vescovi sulla ricezione della Messa Latina Tradizionale di Papa Francesco, la scorsa settimana ha riacceso una serie di controversie, tutte incentrate sul ruolo delle forme di culto più antiche nella vita della Chiesa e sul ruolo dei fedeli devoti a tali forme. Il modo in cui Papa Leone XIV deciderà di affrontare le controversie – o meglio, le questioni che le alimentano – la dirà lunga su come intende governare la Chiesa.
Papa Benedetto XVI nel 2007 aveva liberalizzato l’uso dei libri liturgici più antichi, con il Motu proprio Summorum Pontificum. Il suo scopo era quello di sanare una frattura creatasi in seguito al nuovo Rito della Messa di Paolo VI, promulgato per tutta la Chiesa latina nel 1969 e sostanzialmente imposto a tutta la Chiesa – sacerdoti e laici – con una veemenza particolare e senza precedenti. Papa Francesco, preoccupato che un crescente sentimento di devozione verso il cosiddetto “tradizionalismo”, non solo favorevole alle forme più antiche, ma attivamente ostile a quelle nuove, stesse facendo notevoli progressi, si convinse della necessità di abrogare la riforma liberalizzante di Benedetto.
Prima di ordinare l’abrogazione effettiva della riforma benedettina e la severa restrizione all’uso delle forme più antiche, Francesco raccolse il parere dei vescovi di tutto il mondo per valutare il loro parere sulla situazione nelle loro diocesi. Francesco fece preparare dalla Congregazione per la Dottrina della Fede – come si chiamava allora – un sondaggio, a cui i vescovi risposero. Fu presumibilmente sulla base delle risposte al sondaggio che Francesco decise di limitare l’uso dei libri antichi, cosa che fece attraverso il Motu proprio Traditionis custodes e una successiva decisione ancora più restrittiva su alcune disposizioni della Traditionis custodes da parte della Congregazione/Dicastero per il Culto Divino e la Disciplina dei Sacramenti. Questo è accaduto nel 2021 e nel 2022.
La scorsa settimana, la giornalista Diane Montagna ha ottenuto e pubblicato due sezioni del rapporto ufficiale della Congregazione per la Dottrina della Fede – mai divulgato ufficialmente né in tutto né in parte da Papa Francesco o dalla Santa Sede sotto la sua guida – che complicano la narrazione ufficiale della Santa Sede. I due rapporti dimostrano che, in realtà, i vescovi sarebbero stati favorevoli al mantenimento della liberalizzazione della Messa Latina Tradizionale, come definita dal Motu proprio Summorum Pontificum di Benedetto XVI.
Secondo la Santa Sede, i rapporti trapelati erano incompleti e parziali. Alcuni hanno sottolineato che i rapporti non contraddicevano le motivazioni fornite da Papa Francesco per la sua decisione, poiché non ha mai negato il fatto che ci fossero anche buoni Cattolici tra coloro che desideravano la Messa Tradizionale, ma che tuttavia non si potevano non notare alcune caratteristiche parascismatiche di coloro che si legavano al rito antico.
La pubblicazione dei documenti trapelati riapre il dibattito e probabilmente crea pressione su Leone XIV affinché prenda una decisione in merito.
Cosa farà allora Leone XIV? La domanda merita una risposta più ampia, che non riguardi solo la possibilità di celebrare secondo il rito antico.
Leone XIV è un Papa di nuova generazione. Ha sempre celebrato secondo il Novus Ordo. Il suo ingresso nella formazione con l’Ordine di Sant’Agostino, l’ordinazione, i primi incarichi e gli studi avanzati coincisero grosso modo con la controversia sulla Fraternità Sacerdotale San Pio X fondata dall’Arcivescovo Marcel Lefebvre, che portò alla sua scomunica e di altri quattro vescovi da lui consacrati illecitamente, insieme a tutto il clero annesso alla FSSPX. Solo sotto Papa Benedetto XVI le scomuniche sui vescovi superstiti sarebbero state revocate – non senza gravi controversie e una cattiva gestione della comunicazione – e la FSSPX continua a trovarsi in una situazione “canonicamente irregolare” con la Chiesa.
Benedetto XVI aveva legato la guarigione dello scisma a un preambolo dottrinale, nell’ambito del Concilio Vaticano II, che i lefebvriani avrebbero accettato. Non sono mai andati oltre. Era chiaro, quindi, che la questione liturgica fosse solo una parte di un problema più complesso.
Papa Francesco ha seguito una linea più ambigua. Ha chiamato i lefebvriani a far parte dei tribunali, ha esteso loro la validità delle loro confessioni e dei loro matrimoni, e ha persino riconosciuto le loro confessioni in occasione dell’Anno Straordinario della Misericordia. Allo stesso tempo, però, ha combattuto contro il rito antico, puntando il dito contro coloro che ha definito “apostati” e rendendo molto più difficile celebrare secondo il rito antico.
Papa Francesco, in breve, è tornato al modello preconciliare. Invece di cercare di risolvere la crisi con l’armonia, Papa Francesco ha creato la situazione prendendo decisioni che, per certi versi, sono state divisive. Sebbene nella Costituzione Praedicate Evangelium abbia sottolineato anche il primato del Concilio Vaticano II in materia di liturgia, Papa Francesco ha agito come un Papa preconciliare, certamente non in modo sinodale e non secondo una forma di governo condivisa. La liturgia tradizionale è solo un esempio delle numerose offerte del pontificato. In generale, Papa Francesco non ha scelto dialogo. Ha scelto l’esercizio del potere.
Leone XIV è chiamato a trovare il suo modello decisionale. La Messa con il rito antico è un tema superato, nel senso che riguarda un piccolo gruppo di fedeli e in definitiva non nuoce a nessuno. Non è illogico pensare che Leone XIV, che inviò anche un messaggio di saluto al pellegrinaggio tradizionalista Parigi-Chartres, torni ad un liberalismo pratico, senza cambiare le regole, ma chiedendo ai vescovi locali di non rafforzarle.
Ma da questa scelta, dobbiamo anche comprendere la/le modalità di governo che Leone XIV deciderà di attuare. Finora, i suoi gesti simbolici hanno sottilmente ammiccato al mondo tradizionale (pur senza mai annuire), le sue scelte politiche hanno invece generalmente guardato più al mondo progressista (sebbene derivassero principalmente da decisioni prese nel precedente pontificato).
Tuttavia, queste categorie non servono più come applicazioni pratiche a problemi reali o – quindi – come strumenti di analisi. Leone XIV è invece chiamato a ricreare l’armonia, e non può farlo prendendo decisioni impopolari senza considerare la complessità delle questioni in gioco. Il dibattito interno alla Chiesa è giunto a una sorta di bivio, ed è sulla strada che deciderà di intraprendere che si potrà giudicare il governo di Leone XIV.
Per ora, il Papa è immune da pressioni. Sta soppesando le sue decisioni, cercando una forma di governo personale e ascoltando quante più persone possibile. Non è facile immaginare che la questione della Messa con il rito tradizionale sia in cima all’agenda del Papa. Non è difficile immaginare che prima o poi si pronuncerà sulla questione.
Questa decisione dirà se il Papa sta cercando un equilibrio o se vuole intraprendere una specifica direzione ideologica. Tuttavia, le azioni del Papa non possono essere giudicate solo da questa decisione. Il tempo dirà se l’impressione iniziale di un Papa che ama celebrare la Messa ed essere in prima linea in ogni processione ed evento pubblico sarà supportata da fatti e decisioni concrete in questo senso.
Tuttavia, non ci si può aspettare un Papa ideologicamente allineato con i gruppi che da decenni guidano il dibattito nella Chiesa. È un Papa di una nuova generazione e, in quanto tale, affronterà questi temi.
Questo articolo nella nostra traduzione italiana è stato pubblicato dall’autore in inglese sul suo blog Monday Vatican [QUI].




























