Papa Leone XIV ai sacerdoti: siate missionari
“E’ per me una grande gioia trovarmi oggi qui con voi. Nel cuore dell’Anno Santo, insieme vogliamo testimoniare che è possibile essere sacerdoti felici, perché Cristo ci ha chiamati, Cristo ci ha fatti suoi amici: è una grazia che vogliamo accogliere con gratitudine e responsabilità”: all’Auditorium della Conciliazione per l’incontro internazionale ‘Sacerdoti Felici’, promosso dal Dicastero per il Clero papa Leone XIV ha chiesto una formazione che sia ‘cammino di relazione’, parlando della crisi vocazionale e rassicurando sul fatto che ‘Dio continua a chiamare’.
Dopo il saluto del segretario generale, il card. Mario Grech, papa Leone XIV si è rivolto ai membri del Consiglio Ordinario, sottolineando come ‘la sinodalità è uno stile, un atteggiamento che ci aiuta ad essere Chiesa, promuovendo autentiche esperienze di partecipazione e comunione’: “Le parole di Gesù ‘Vi ho chiamato amici’ non sono soltanto una dichiarazione affettuosa verso i discepoli, ma una vera e propria chiave di comprensione del ministero sacerdotale”.
Ed ha elencato alcune ‘caratteristiche’ sacerdotali: “Il sacerdote, infatti, è un amico del Signore, chiamato a vivere con Lui una relazione personale e confidente, nutrita dalla Parola, dalla celebrazione dei Sacramenti, dalla preghiera quotidiana. Questa amicizia con Cristo è il fondamento spirituale del ministero ordinato, il senso del nostro celibato e l’energia del servizio ecclesiale cui dedichiamo la vita. Essa ci sostiene nei momenti di prova e ci permette di rinnovare ogni giorno il ‘sì’ pronunciato all’inizio della vocazione”.
Quindi tre parole-chiave, di cui la prima è la formazione come ‘cammino di relazione’: “Diventare amici di Cristo significa essere formati nella relazione, non solo nelle competenze. La formazione sacerdotale, pertanto, non può ridursi ad acquisizione di nozioni, ma è un cammino di familiarità con il Signore che coinvolge l’intera persona, cuore, intelligenza, libertà, e la plasma a immagine del Buon Pastore. Solo chi vive in amicizia con Cristo ed è permeato del suo Spirito può annunciare con autenticità, consolare con compassione e guidare con sapienza. Questo richiede ascolto profondo, meditazione, e una ricca e ordinata vita interiore”.
Ed ecco il secondo punto, che riguarda la fraternità come stile di vita presbiterale: “Diventare amici di Cristo comporta vivere da fratelli tra sacerdoti e tra vescovi, non come concorrenti o da individualisti. La formazione deve allora aiutare a costruire legami solidi nel presbiterio come espressione di una Chiesa sinodale, nella quale si cresce insieme condividendo fatiche e gioie del ministero. Come, infatti, noi ministri potremmo essere costruttori di comunità vive, se non regnasse prima di tutto fra noi una effettiva e sincera fraternità?”
Infine, nel terzo punto papa Leone XIV ha sottolineato che occorre ‘formare’ i sacerdoti, come in molte occasioni aveva sottolineato papa Francesco in molte occasioni: “Inoltre, formare sacerdoti amici di Cristo significa formare uomini capaci di amare, ascoltare, pregare e servire insieme. Per questo bisogna mettere ogni cura nella preparazione dei formatori, perché l’efficacia della loro opera dipende anzitutto dall’esempio di vita e dalla comunione fra loro. L’istituzione stessa dei Seminari ci ricorda che la formazione dei futuri ministri ordinati non si può svolgere in maniera isolata, ma richiede il coinvolgimento di tutti gli amici e le amiche del Signore che vivono da discepoli missionari a servizio del Popolo di Dio”.
A questo punto non poteva mancare un accenno alle vocazioni: “Nonostante i segnali di crisi che attraversano la vita e la missione dei presbiteri, Dio continua a chiamare e resta fedele alle sue promesse. Occorre che ci siano spazi adeguati per ascoltare la sua voce. Per questo sono importanti ambienti e forme di pastorale giovanile impregnati di Vangelo, dove possano manifestarsi e maturare le vocazioni al dono totale di sé. Abbiate il coraggio di proposte forti e liberanti!”
Per questo l’enciclica ‘Dilexit nos’ è molto importante: “Essa ci interpella fortemente: ci chiede di custodire insieme la mistica e l’impegno sociale, la contemplazione e l’azione, il silenzio e l’annuncio. Il nostro tempo ci provoca: molti sembrano essersi allontanati dalla fede, eppure nel profondo di molte persone, specialmente dei giovani, c’è sete di infinito e di salvezza. Tanti sperimentano come un’assenza di Dio, eppure ogni essere umano è fatto per Lui, e il disegno del Padre è fare di Cristo il cuore del mondo”.
Ed ha chiesto un nuovo slancio missionario: “Una missione che propone con coraggio e con amore il Vangelo di Gesù. Mediante la nostra azione pastorale, è il Signore stesso che si prende cura del suo gregge, raduna chi è disperso, si china su chi è ferito, sostiene chi è scoraggiato. Imitando l’esempio del Maestro, cresciamo nella fede e diventiamo perciò testimoni credibili della vocazione che abbiamo ricevuto. Quando uno crede, si vede: la felicità del ministro riflette il suo incontro con Cristo, sostenendolo nella missione e nel servizio”.
Mentre prima della preghiera conclusiva papa Leone XIV ha richiamato alla’vicinanza’ cara a papa Francesco: “Cercate di vivere quello che Papa Francesco tante volte chiamava la ‘vicinanza’: vicinanza con il Signore, vicinanza con il vostro Vescovo, o Superiore religioso, e vicinanza anche fra di voi, perché voi davvero dovete essere amici, fratelli; vivere questa bellissima esperienza di camminare insieme sapendo che siamo chiamati ad essere discepoli del Signore. Abbiamo una grande missione e tutti insieme lo possiamo fare. Contiamo sempre sulla grazia di Dio, la vicinanza anche da parte mia, e insieme possiamo essere davvero questa voce nel mondo”.
In precedenza papa Leone XIV ha ricordato l’impulso al Sinodo dato da papa Francesco: “Papa Francesco ha dato un nuovo impulso al Sinodo dei Vescovi, rifacendosi, come più volte ha affermato, a San Paolo VI. E l’eredità che ci ha lasciato mi pare sia soprattutto questa: che la sinodalità è uno stile, un atteggiamento che ci aiuta ad essere Chiesa, promuovendo autentiche esperienze di partecipazione e comunione.
Durante il suo pontificato, papa Francesco ha portato avanti questa concezione nelle diverse Assemblee sinodali, specialmente in quelle sulla famiglia, e poi l’ha fatta sfociare nell’ultimo percorso, dedicato proprio alla sinodalità”.
(Foto: Santa Sede)


























