Aldo Gastaldi: un partigiano anomalo

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Ci si potrebbe chiedere perché la Chiesa abbia deciso di aprire una causa di beatificazione per un partigiano, anche se si tratta del primo partigiano d’Italia. Come è anche strano che, anni fa, in una scuola cattolica, insegnassero a suonare e cantare, tra gli altri innumerevoli pezzi , il brano Fischia il vento durante le lezioni di musica. Eppure delle ragioni ci sono. La Chiesa condanna la guerra e l’uso delle armi, ma la resistenza per portare alla libertà  e alla pace, può essere  svolta in molti modi, anche senza armi e un canto si può accorciare in modo che  sia semplicemente un simbolo di libertà al di là di ogni ideologia. Anche quest’uomo considerava più importanti la pace e la libertà in senso più spirituale e umano che politico e più avanti scopriremo perché.

Da una intervista al regista di uno dei film dedicati a Gastaldi, scopriamo che era considerato un ragazzo piuttosto silenzioso,ma le sue  lettere mostrano  la personalità di un uomo dal pensiero  profondo  e dalla grande fede. Per lui, i fascisti e i comunisti erano innanzitutto persone. Cercava  sempre di “abbracciare tutti,  evitando inutili stragi”. Inoltre, le  lettere raccontano la sua fede  semplice e dolce. Nelle missive,  Bisagno alias di Gastaldi, partiva da quel che viveva per porsi domande importanti sul senso della vita e su Dio, risultando un uomo certo in un periodo dove le certezze erano  traballanti. Giampaolo Pansa, a sua volta, si informò su Gastaldi per scrivere un libro circa la vita di questa figura.

Secondo il giornalista e scrittore il partigiano era ‘un personaggio anomalo, da favola, una sorta di re Artù. Un ragazzo bellissimo, molto religioso, primo di cinque figli. Era un apolitico’.  Lo definì anche ‘un monaco atletico, un Gesù Cristo con il fucile a tracolla, il ragazzo dell’oratorio diventato capo ribelle’. Sempre da questa fonte, scopriamo che Gastaldi impose ai suoi compagni un regolamento che includeva: non bestemmiare, non  molestare le ragazze, non importunare i contadini. Cose che, durante la guerra, venivano fatte da entrambe le parti.

Ma conosciamo di più la storia di questo ragazzo con tanti fratelli. In breve: Aldo Gastaldi nacque a Genova il 17 settembre 1921 in una famiglia cattolica. Studiò presso il Liceo Classico Cristoforo Colombo di Genova e successivamente si iscrisse alla Facoltà di Economia e Commercio dell’Università di Genova. Nel 1941 fu chiamato alle armi e nel 1942 prese servizio come sottotenente nel 15° Reggimento Genio a Chiavari. Dopo l’8 settembre 1943, Gastaldi decise di unirsi alla Resistenza e divenne uno dei leader della Divisione Cichero, una delle più importanti e attive formazioni partigiane della Liguria. Si distinse per il suo coraggio,  e la sua capacità di guidare i suoi uomini con fermezza e comprensione.

Gastaldi morì il 21 maggio 1945 a Desenzano del Garda, neppure un mese dopo la Liberazione. La versione ufficiale della sua morte è che cadde da un camion su cui stava viaggiando ma molti, tra cui Pansa, sospettano ancora oggi che sia stato assassinato.  Vediamo ora perché è stato pensato di aprire un processo di beatificazione. La causa di beatificazione di Aldo Gastaldi è stata autorizzata dal cardinale Angelo Bagnasco, Arcivescovo di Genova, nel 2019. La decisione nasce dal riconoscimento da parte della  Chiesa della  fama di santità e della testimonianza di fede e di valori umani di Bisagno.

I motivi della decisione, oltre alla sua testimonianza di fede esplicita, sono: il riconoscimento dei Gastaldi come un esempio di vita cristiana autentica, la sua attività partigiana e la sua leadership nella Resistenza attuate in modo da  essere un esempio di servizio e di sacrificio per il bene comune. L’amore per la sua gente e la sua terra è dimostrato anche dal ‘nome di battaglia’ scelto: il Bisagno è un torrente della Liguria (23 km, bacino di 93 kmq). La sorgente  è situata a 650 m, presso il Passo della Scoffera. Dopo un corso abbastanza  accidentato,  attraversa  ‘abitato di Genova e sfocia nel Golfo di Genova. Dove era nato Gastaldi? Eh già, proprio a Genova.

Fonti:Tempi.it, Meta ai, Traccani.it

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