Larino celebra i 450 anni del suo seminario, la messa in parrocchia celebrata dal Prefetto della Casa Pontificia

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Larino, oggi è una piccola città in Molise di origini antiche romane, nella storia moderna della Chiesa si inserisce come la prima diocesi che ha attuato la riforma del clero voluta dal Concilio di Trento (1545-1563). Nel 1564  fu istituito il primo seminario diocesano nel mondo per la formazione e la cura dei futuri presbiteri. A gennaio prossimo la Diocesi di Termoli-Larino celebrerà il 450° anniversario di questo evento con mostre ed esposizioni di  documenti che lo testimoniano. Fu  Papa Giovanni XXIII  in tempi moderni a riscoprire questo realtà e ne parlò nel suo studio giovanile su “Gli inizi del Seminario di Bergamo e S. Carlo Borromeo”. Una “scoperta” che egli stesso rivelò nell’udienza privata del 12 agosto 1960 a mons. Costanzo Micci, vescovo titolare di Adriania ed ausiliare del Presule di Larino e di Termoli. 

La scorsa settimana a visitare la cittadina è stato il Prefetto della Casa Pontificia, mons. Georg Gänswein  che ha celebrato la messa nella parrocchia  tenendo l’omelia.“Per noi cristiani, il futuro ha un nome, si chiama Gesù Cristo”, ha detto,  Egli “ci guarda, ci accetta, ci perdona senza riserve e senza condizioni.”  La visita a Larino,era stata promossa dal centro di Servizio per il Volontariato “il Melograno” per  partecipare alla tavola rotonda sul tema “Essere Chiesa nel tempo dei ‘due Papi’”. 

Proponiamo qui la nostra edizione del testo intero dell’omelia di arcivescovo Gänswein. 

Cari fratelli e sorelle,

l’anno liturgico sta avviandosi verso la conclusione e la liturgia che celebriamo ci esorta di riflettere sulle cose ultime, sul giorno dove il fuoco sta per venire, come abbiamo sentito dal profeta Malachia e anche il brano del Vangelo di Luca sottolinea il tema delle fine dei tempi. Ma il linguaggio escatologico usato dall’evangelista non sta ad indicare letteralmente il crollo di tutto o la fine della terra, vuole simbolicamente indicare la fine del nostro tempo, del nostro mondo. La fine cioè di in un certo modo di concepire la vita, la fine di comportamenti che uniscono a certi ideali, a certe priorità lontane dalla giustizia del Vangelo. Io vorrei offrire quattro pensieri, non tre, ma quattro pensieri, che possano aiutare a capire meglio il Vangelo che abbiamo appena sentito.

Il primo pensiero è: gli avvenimenti tragici non devono sconcertare. Gli avvenimenti tragici non devono sconcertare. Quando l’evangelista Luca ha scritto il suo vangelo la sua generazione era impaurita dalle guerre, dai catastrofi naturali e terribili persecuzioni. Inoltre, si aggiungeva l’esperienza dell’ostilità di molti contemporanei nei loro cuori. E falsi profeti avevano abusato la situazione religiosamente e politicamente. E per di più, la mancanza del Ritorno, cioè della Parusia del Signore aveva logorato la fede e anche la speranza.

Luca non minimizza niente, piuttosto vede realisticamente gli avvenimenti che accadevano nel mondo di quei tempi. I tempi erano difficili. Basta pensare alla distruzione della città di Gerusalemme, anzitutto del Tempio, l’omicidio di migliaia degli ebrei, l’eruzione distruttiva del Vesuvio e anzitutto il martirio degli Apostoli. Tenendo conto di questi esperienze orribili, l’evangelista annunziò: Guardate di non lasciarvi ingannare, di non lasciarvi terrorizzare! Non seguite i salvatori “autonominati”.

Cari fratelli e sorelle, con fede rimanere nella serenità e la pace perché il Regno di Dio non viene con segni apparenti visibili. Sotto l’impressione delle situazioni minacciose dei cristiani  San Luca annuncia il lieto messaggio che la paura non appartiene a tutti quelli che credono in Cristo. La paura non appartiene a tutti quelli che credono in Cristo perché Dio sta dalla parte dei suoi in tutte le angosce. Le situazioni pietose per Lui non hanno dato il compimento del mondo (…) L’importante rimanere saldi. Nei tempi di crisi di allora e anche quelli nostri, nei tempi di cambiamenti profondi, non si deve cadere nel panico, ma camminare saldamente, fermamente per la strada giusta.

Poi, il secondo pensiero decisivo è vivere nel presente. Vivere nel presente. Gesù Cristo non mai ha promesso una vita senza problemi a tutti quelli che credono in Lui e Lo seguono. Tutt’altro, il Signore invita piuttosto ad accettare le sfide del presente e prendere delle decisioni che concordano con la volontà di Dio. Il Suo sguardo chiaro sul presente lascia conoscere anche oggi l’amore di Dio che ci accompagna sempre e dappertutto. Conviene percepire con attenzione la sua vicinanza in tutte le nostre azioni. Dove la nostra fede supera inerzia e indifferenza, Dio può agire anche oggi. Non dobbiamo fidarci delle speranze false che oggi vengono offerte, che si basano sui concetti fragili e considerazioni minori. Anche nel mondo di oggi fanno parte della scuola di salvezza nonostante i poteri che disprezzano l’uomo.

La presenza di Dio, cari fratelli e sorelle, ci da nella fede un approccio sicuro che neanche il terrore neanche le azioni dei fanatici possono distruggere. Dio guida la storia del mondo verso la sua fine. In questa speranza, in questa consolazione dobbiamo trasmettere Lui ognuno di noi al mondo, oggi come ieri l’evangelista Luca. Nello stesso tempo è nostro compito dare la voce a tutti quelli cristiani assediati nei diversi continenti di dimostrarci solidali nei loro confronti.

Il terzo pensiero, il futuro possiamo metterlo con fiducia nella mano di Dio. Per noi cristiani, il futuro ha un nome, si chiama Gesù Cristo. La nostra vita, tutto il mondo è orientato verso di Lui. Michelangelo lo scrive in un modo impressionante nel suo bellissimo affresco nella Cappella Sistina in Vaticano. Non un potere anonimo, non un potere oscuro decide la fine dell’umanità ed opera il passaggio del mondo, ma una Persona con un volto umano – Gesù Cristo Crocifisso e Risorto. Noi siamo sicuri nelle Sue mani. Egli ci guarda, Egli ci accetta, Egli ci perdona senza riserve e senza condizioni. Perciò è decisivo di fronte alle nostre angosce e preoccupazioni rispetto al nostro futuro. Non c’è un manuale che prescrive esattamente come ci si può comportare correttamente per aspettare il Signore che verrà. Ma non centra per noi sapere il giorno e il luogo quando tutta sulla terra dirà la luce, dove appare il senso nascosto delle sofferenze dei fedeli di Dio. Per chi crede nel Cristo Rivelato una perdita può diventare un guadagno.

Quattro e l’ultimo pensiero. Una testimonianza coraggiosa e limpida è l’antidoto richiesto da noi. Cari fratelli e sorelle, non c’è dubbio che i nostri tempi sono gravi, basti pensare a quanto sta accadendo in varie nazioni. Non somigliano questi tempi ai segni di cui ha parlato Gesù oggi nel Vangelo? Abbiamo sentito: “si solleverà popolo contro popolo e regno contro regno, e vi saranno di luogo in luogo terremoti, carestie e pestilenze; vi saranno anche fatti terrificanti e segni grandi dal cielo”. Ricorda tutto ciò che il Signore afferma: “Questo vi sarà occasione di rendere testimonianza”. Cioè in questi sconvolgimenti il Vangelo chiede a noi, ai discepoli una testimonianza coraggiosa e limpida e piena. Non è questo un tempo di accomodamenti e aggiustamenti, di compromessi per salvare il salvato. C’è bisogno che il Vangelo risplenda chiaro sul volto dei cristiani, chiaro sul nostro volto. In tale senso stiamo vivendo i tempi ultimi, i temi in quali o si brucia, o si risorge un giorno nuovo con l’aiuto del Signore.

Gli avvenimenti tragici non devono sconcertarci. Decisivo è vivere nel presente. Il futuro possiamo mettere con fiducia nella mano di Dio. Una testimonianza coraggiosa e limpida l’antidoto richiesto da Dio. Così sia.

 

 

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