17 aprile 2025: Nuove chat che compromettono il Sostituto della Segreteria di Stato e il Promotore di Giustizia vaticano + Un post del 17 aprile 2024 e un riassunto del “caso Becciu”
[Korazym.org/Blog dell’Editore, 17.04.2025 – Ivo Pincara] – TRAME E MISTERI IN VATICANO. Becciu, le chat con il braccio destro del papa. «Diddi fornisce informazioni a Chaouqui» di Enrica Riera su Domani del 17 aprile 2025 [QUI]: «Nelle nuove conversazioni depositate i messaggi di Ciferri, sodale di monsignor Perlasca, al sostituto Peña Parra, numero tre del Vaticano. La lobbista definita “collaboratrice di giustizia” del promotore vaticano. Che in passato, come la gendarmeria, ha smentito ogni rapporto».
Chi tace è complice
e altrettante colpevole
- “Se viene fuori che eravamo tutti d’accordo è la fine” – 14 aprile 2025 [QUI]
- Verso la fine della cospirazione dell’inganno e della tragica farsa della (in)giustizia vaticana: “Abbiamo cucinato il cardinale”. “I pm? Io lavoro per il Papa” – 16 aprile 2025 [QUI]
- Indice – Caso 60SA [QUI]
«Il Papa è stato ingannato su monsignor Angelo Becciu? La Procura di Roma che cosa farà? Continua sul «Domani» la pubblicazione di alcune conversazioni tra le due donne che avrebbero imbeccato il supertestimone nel processo all’ex Sostituto della Segreteria di Stato. Sono le chat messe a disposizione da Genoveffa Ciferri detta Genevieve, grande amica del monsignor Alberto Perlasca che di Becciu era collaboratore con la strettissima collaboratrice del Papa Francesca Immacolata Chaouqui. Parlano del memoriale che Perlasca si è falsamente autoattribuito e che contiene tutte le accuse contro Becciu, condannato in primo grado a cinque anni e sei mesi per truffa e peculato (senza essersi messo in tasca un centesimo) (…). La verità è stata manipolata, ma anche la Ciferri ha capito tardi di essere stata usata. Secondo il «Domani» avrebbe segnalato già allora alcuni strani comportamenti della Chaoqui, invano: «Per ben tre volte presso gli apparati si sicurezza dello stato della Città del Vaticano, e cioè presso l’ufficio del promotore di giustizia Giampiero Milano, presso il commissario Stefano De Santis e presso il promotore Alessandro Diddi», dichiara la donna» (Il Giornale [QUI]).
«Cosa c’entra Peña Parra? Come mai Ciferri è in collegamento con il Sostituto della Segreteria di Stato? Peña Parra non aveva preso le distanze da Perlasca, allontanandolo dalla Segreteria di Stato? Quante menzogne ci hanno fatto credere? E Ciferri a proposito di Chaouqui: “Per quel che riguarda l’attività del Tribunale le informazioni, nel dettaglio, vengono fornite, purtroppo, dal prof Alessandro Diddi, con cui Lei (Chaouqui, ndr) collabora in un non meglio precisato ruolo di ‘collaboratrice di giustizia’, questo spiega il fatto gravissimo per cui documenti riservati dell’inchiesta siano stati rinvenuti in casa sua, e il perché Lei possa conoscere dettagliatamente, e anticipatamente, ogni attività inquisitoria relativa al Segretario di Stato, alla Sua persona, a quella di monsignor Perlasca, e a quella di tutti gli indagati e di tutti i personaggi entrati a vario titolo nell’inchiesta. Ero a conoscenza, da tempo, che relativamente alla segretezza sull’attività investigativa l’anello debole del Tribunale era il prof Diddi, ma non avrei mai immaginato fino a tal punto”. Ecco perché una pregiudicata come Chaouqui, che detiene materiale illegalmente, collabora con la “giustizia” (quell’«anello debole» di Diddi); o la manipola? E senza essere perseguita! [QUI]. Ma noi amiamo la verità e crediamo nella Pasqua [QUI]» (Andrea Paganini).
«Le due arpie sono state capaci di smascherare denigrandolo anche il Papa, che sembra l’anticipazione di una tempesta perfetta. Il bianco avrà il suo gran da fare, gli conviene scegliere la Verità che sta venendo prepotentemente a galla» (Luciano Serra).
Il post del 17 aprile 2024 di Andrea Paganini: «Il 24 settembre 2020 Papa Francesco ha punito severamente – come nessun altro prima era mai stato punito – il Card. Becciu, suo stretto collaboratore, senza nemmeno che lui potesse conoscere le accuse e quindi difendersi.
Secondo me, perché quella punizione – impulsiva, comminata sull’onda di un articolo de L’Espresso – risultasse anche in futuro motivata, o se non altro giustificabile, era necessario dimostrare che il Papa avesse agito avendo in mano quantomeno una prova schiacciante, certa, verificabile, atta a dimostrare incontrovertibilmente la colpevolezza di Becciu.
Ora, dopo tre anni e mezzo di brutale accanimento mediatico e giudiziario e un processo interminabile, non solo non s’è vista la “pistola fumante”, ma non è emersa nemmeno l’ombra di una prova che possa dirsi tale. Solo insinuazioni, congetture, calunnie, e leggi modificate a procedimento in corso, e testimoni manipolati, e pregiudicati artefici di montature costruite ad arte, e trame oscure dei servizi segreti italiani. Insomma, il ventaglio di accuse scagliate simultaneamente e concentricamente contro Becciu si è sbriciolato al confronto con la realtà dei fatti.
Cosa vuol dire?
Vuol dire che la punizione del 24 settembre 2020 era infondata, totalmente arbitraria. Becciu è stato sacrificato “sull’altare dell’ipocrisia” (come ha detto il Papa a proposito di Mons. Aupetit).
Tutto questo però, cozzando contro i fondamenti inalienabili dei diritti umani, mette a rischio la credibilità stessa dello Stato della Città del Vaticano (dove il Capo dello Stato incorpora in sé tutti e tre i poteri dello Stato). e questo non è sostenibile.
E quindi? E quindi – per la ragion di Stato e per non perdere la faccia – per affermare che il bianco è nero, per sostenere che il freddo è caldo, per dimostrare l’indimostrabile insomma, i magistrati vaticani (sottoposti al sommo magistrato) si permettono di tutto, fino a sacrificare i principi basilari del giusto processo.
In sintesi: perché la punizione del 24 settembre 2020 fosse razionalmente accettabile, era necessario che emergesse una prova indiscutibile (non certo un sospetto o una mera insinuazione o un teorema alla Diddi). Non essendo emersa tale prova, quella punizione risulta abusiva ed eticamente illecita.
Orbene: essere stati ingannati non è cosa disonorevole, come non lo è sbagliarsi. anzi è umano. Disonorevole è non ammettere di essersi sbagliati.
I lusingatori e gli adulatori del Papa – che spesso vanno a braccetto con i calunniatori – non lo aiutano a fare il passo necessario. Necessario per lui e per la Chiesa.
Chi, allora, aiuta il Papa?
La verità ci farà liberi».
Inoltre, riportiamo la sintesi della questione, pubblicata da Andre Paganini su la Rassegna Stampa del “Caso Becciu”, che lui aggiorna in tempo reale dall’inizio [QUI] (e non ci risulta che gli scappa qualcosa di onesto, di vero e di giusto):
«Il 24 settembre 2020 il Cardinale Giovanni Angelo Becciu ha presentato a Papa Francesco la propria rinuncia – forzata – «alla carica di Prefetto della Congregazione dei Santi e dai diritti connessi al Cardinalato». Per più di nove mesi la Santa Sede non ha fornito nessuna spiegazione, ma alcune testate giornalistiche hanno attivato una campagna violentissima e martellante in cui hanno addossato numerose colpe al cardinale. Lui si è proclamato innocente, ha trovato la vicenda surreale e spera che l’equivoco si chiarisca. Per più di altri sette mesi il processo non è entrato in materia, poiché il Promotore di (In)Giustizia Alessandro Diddi non ha obbedito agli ordini del Presidente del Tribunale Giuseppe Pignatone, vale a dire consegnare il materiale probatorio integralmente («non cominceremo l’esame delle questioni di questo processo finché la difesa non avrà conoscenza completa degli atti»). Ciononostante, il Presidente ha deciso di passare alla fase dibattimentale. Il cardinale ha evidenziato come le accuse orchestrate contro di lui siano assurde, incredibili, grottesche, mostruose. In aula è anzi emerso che il testimone chiave Alberto Perlasca, la cui deposizione in istruttoria risulta piena di omissis, era manipolato; ma il Tribunale ha protetto la manipolatrice, cancellando l’interrogatorio di Francesca Immacolata Chaouqui calendarizzato per il 16 febbraio 2023 e tenendo nascosti 120 messaggi su 126 intercorsi tra lei e Genoveffa Ciferri (l’amica di Perlasca). Perché i magistrati non cercano e non servono la verità? Cosa nascondono?
“Amor mi mosse, che mi fa parlare”. Questa rassegna stampa – compilata per amore della Chiesa – intende aiutare a farsi un’idea compiuta della vicenda, nella certezza che la verità ci renderà liberi. Tutti. I contributi, vagliati con discernimento, propongono letture più o meno condivisibili (non necessariamente tutte concordanti); spero invece di evitare articoli disonesti o calunniosi.
Dopo aver subito infinite menzogne, è necessario mettere in circolazione la verità, come è necessario mettere in circolazione sangue sano per salvare un corpo in cui è stata iniettata una quantità enorme di veleno. Sempre nella convinzione della sacralità del principio della presunzione d’innocenza, che Papa Francesco ha definito “un diritto umano”; fino a prova contraria. Non si può sorvolare sull’ingiustizia inflitta a un uomo innocente e perbene.
Nell’agosto del 2022, nel settembre del 2023 e poi nel dicembre del 2024 il Papa ha invitato il Card. Becciu ai Concistori. Ai magistrati ha però detto che bisogna “evitare il rischio di ‘confondere il dito con la luna’: il problema non sono i processi, ma i fatti e i comportamenti che li determinano”. Ma se la luna non c’è? E se Becciu fosse davvero innocente, vittima di un colossale complotto?
Il Papa può essere stato tratto in inganno? Può essere stato fatto cadere in una trappola? Può aver condannato un innocente? Nel marzo del 2023 Francesco ha riconosciuto: “A volte mi sale il sangue alla testa. Poi si perde la pazienza e quando si perde la pace si scivola e si commettono errori. Bisogna saper aspettare”. Già, vale proprio per tutti. Sia chiaro: chi pretende che qualcuno – fosse anche il Papa – sia sempre infallibile non gli usa misericordia e lavora per una perversa ragion di Stato, anziché per la verità, per la Chiesa e per il Papa. L’importante è riconoscerli, gli errori, e agire di conseguenza, vale a dire rimediare, finché non è troppo tardi. Meglio ammettere d’essere stati ingannati che perseverare nell’errore. Che fare, allora? Io il 13 marzo 2023 ho scritto a Papa Francesco. E tu?
Il 26 luglio 2023, dopo due anni di processo e 67 udienze, livido di accanito furore, il Promotore di Giustizia Diddi ha chiesto una pena di più di 7 anni di carcere per il cardinale; ma senza fornire un briciolo di prova a sostegno dei suoi teoremi! Il 22 novembre e il 12 dicembre i legali Viglione e Marzo hanno smontato una per una tutte le accuse. Il 16 dicembre il cardinale è stato condannato a 5 anni e 6 mesi di carcere. I legali ricorreranno in appello.
Nella Settimana Santa del 2024 Becciu ha scritto una lettera ai suoi confratelli cardinali, ribadendo: “SONO INNOCENTE, NON SONO UN CORROTTO”. Il Vaticano con questo processo “ha perso un’occasione unica per mostrare al mondo come amministrare la giustizia nel rispetto dei diritti degli accusati”.
Ma nel frattempo è emerso che:
1) Almeno un magistrato italiano e un ufficiale della Guardia di finanza in servizio alla Direzione investigativa antimafia, a quanto pare in collaborazione con membri dei Servizi segreti (deviati?), hanno effettuato spionaggi e dossieraggi illeciti contro le persone coinvolte nel “processo del secolo” in Vaticano (chi sono i mandanti dentro il Vaticano?).
2) Il Presidente del Tribunale Giuseppe Pignatone è indagato per favoreggiamento alla mafia! Becciu è stato cacciato per molto meno, e senza neanche un avviso di garanzia!
3) Le sentenze della Giustizia britannica hanno radicalmente smentito i teoremi del promotore di (in)giustizia vaticano Alessandro Diddi.
4) È partita la rappresaglia contro coloro che difendono la verità e l’innocenza del Card. Becciu.
5) Nell’aprile del 2025, con la scoperta delle chat tenute colpevolmente nascoste dal promotore di ingiustizia Diddi (chat presentate in una denuncia all’ONU), emergono le prove del complotto imbastito contro Becciu dal trio Chaouqui-Ciferri-Perlasca, apparentemente con la collaborazione dello stesso Diddi, l’”anello debole” della catena (e quindi manipolabile?), il quale mentendo ha sempre detto di non essere stato in contatto con Chaouqui. C’è dietro un loschissimo “do ut des”?
La domanda è ormai imbarazzante, in Italia come in Vaticano: chi deve cercare la verità, se le persone sospette, coloro che si comportano in modo equivoco o losco, sono i magistrati e i membri delle forze dell’ordine (Diddi, Pignatone, Striano, Laudati, Cafiero De Raho, Natoli, Scarpinato…)?
Se la giustizia vaticana non vuole dire la verità, lo farà la storia».
Preghiera
«Padre, le umiliazioni dei poveri e dei giusti, il loro avvilimento di fronte all’arroganza dei potenti, la loro impossibilità a difendersi e a fare valere i loro diritti: il diritto soprattutto che si dica la verità nei loro riguardi, sia la preghiera che ti tocchi il cuore e ti faccia intervenire in loro difesa: fa’ questo almeno per amore del tuo figlio che ha gustato il calice dell’insulto e della menzogna come nessuno: allora nessuno di noi, o Padre, si pentirà mai di averti invocato. Amen» (Padre Davide Maria Turoldo, OSM).





























