I Cattolici statunitensi in maggioranza vogliono un solenne culto liturgico riverente e ricevere la Santa Comunione sulla lingua
[Korazym.org/Blog dell’Editore, 19.10.2024 – Vik van Brantegem] – Il più grande sondaggio mai condotto tra i Cattolici degli Stati Uniti mostra che i fedeli vogliono un culto liturgico riverente solenne, e la fine della distribuzione della Santa Comunione sulla mano e dell’uso di ministri straordinari della Santa Comunione. Il 15 ottobre 2024, la Real Presence Coalition (RPC) ha pubblicato [QUI] i risultati del suo ampio sondaggio di luglio 2024, volto a identificare le cause della mancanza di fede nell’Eucaristia tra molti Cattolici dichiarati negli Stati Uniti. Al riassunto dei risultati del sondaggio, facciamo seguire la nota La comunione ricevuta sulla lingua e in ginocchio, pubblicata il 17 novembre 2009 dall’Ufficio delle Celebrazioni Liturgiche del Sommo Pontefice.
Il sondaggio ha ricevuto circa 16.000 risposte, tra cui 14.725 Cattolici statunitensi laici, provenienti da tutte le diocesi latine del Paese. 780 risposte sono state inviate dai partecipanti al Congresso Eucaristico Nazionale dei vescovi statunitensi a Indianapolis.
Il sondaggio è stato condotto con la collaborazione dell’istituto di sondaggi nazionale Public Opinion Strategies (POS) [QUI], una società di ricerca statunitense riconosciuta a livello nazionale, che ha condotto 25.000 progetti di ricerca e 11 milioni di interviste in 50 stati. POS è stata incaricata di assistere nella progettazione del sondaggio e nell’interpretazione dei suoi risultati.
“Questo è il più grande sondaggio sui Cattolici mai condotto negli Stati Uniti”, ha affermato la portavoce dell’RPC, Vicki Yamasaki. “I sondaggi di organizzazioni come Pew Research e Center for Applied Research in the Apostolate (CARA) non si avvicinano minimamente al numero di Cattolici che hanno partecipato a questo sondaggio”.
Un numero considerevole di Cattolici non credono alla presenza reale di Gesù nell’Eucaristia, fondamenta della Fede – 17 giugno 2024
Un nuovo sondaggio ha rivelato che il 69% dei Cattolici che vanno a Messa crede nella reale presenza di Gesù nell’Eucaristia – un risultato che mette in dubbio l’accuratezza del sondaggio bomba del 2019 del Pew Research Center, che aveva rivelato che solo un terzo dei cattolici praticanti credono in questo principio fondamentale della Fede Cattolica, secondo il Catechismo della Chiesa Cattolica. Lo scrive Jonah McKeown in un articolo per la Catholic News Agency del 16 giugno 2024 [QUI], che riportiamo di seguito nella nostra traduzione italiana dall’inglese. La notizia è, che il 31% dei Cattolici praticanti non crede nella presenza reale di Gesù nell’Eucaristia e che essi si definiscono contemporaneamente come Cattolici. Prima che mancanza di fede è dissonanza cognitiva. Leggi tutto [QUI].
In particolare, il sondaggio RPC ha raggiunto in modo massiccio i Cattolici praticanti, con il 97% degli intervistati che ha affermato di partecipare alla Messa almeno una volta alla settimana e di credere nella presenza reale di Gesù Cristo nell’Eucaristia. La maggior parte degli intervistati, l’84%, si è identificata come Cattolica “fin dall’infanzia”.
Alla domanda su cosa abbia contribuito maggiormente alla perdita di fede nell’Eucaristia, gli intervistati hanno citato in modo schiacciante: la ricezione della Santa Comunione in mano, in piedi, con quasi il 58% che ha affermato che ha avuto il “maggiore” livello di impatto.
Hanno inoltre sottolineato lo scandalo dell’offerta della Santa Comunione a peccatori pubblici, che rifiutano l’insegnamento Cattolico, la mancanza di riverenza in presenza dell’Eucaristia, l’atteggiamento superficiale del clero nei confronti dell’Eucaristia, la mancata catechesi dei fedeli e lo spostamento del tabernacolo dal centro del tempio.
Oltre il 71% degli intervistati ha classificato “l’omosessualità nel sacerdozio” come avente un impatto “maggiore” o “molto maggiore” anche sul declino della fede nell’Eucaristia.
La maggioranza ha anche affermato che l’uso di ministri straordinari dell’Eucaristia, la sostituzione della musica sacra con musica contemporanea, la fine del culto ad orientem, la rimozione delle balaustre all’altare, la mancata celebrazione di eventi eucaristici come l’adorazione e le processioni, il declino della bellezza nell’architettura e nella liturgia delle chiese, la perdita del silenzio e la crisi degli abusi del clero hanno avuto un impatto “importante” o “il più grande”.

La Real Presence Coalition [QUI], un gruppo di importanti figure Cattoliche che include il Vescovo Joseph Strickland, il Vescovo Athanasius Schneider, Padre Donald Calloway, MIC, e l’amministratore delegato e co-fondatore di LifeSiteNews, John-Henry Westen, ha osservato che gli intervistati hanno espresso preoccupazione per “un generale declino della riverenza durante la Santa Messa, tra cui l’abbigliamento casual, il parlare ad alta voce e il trattamento della Santa Messa come un evento sociale”.
Gli intervistati hanno inoltre criticato la “condotta irriverente” del clero, “con segnalazioni di sacerdoti che si affrettano nelle preghiere liturgiche e non gestiscono l’Eucaristia con cura”, e la “debole leadership tra i leader della Chiesa, che mina l’autorità morale della Chiesa e causa scandalo tra i fedeli”.
“C’è una forte percezione che i leader della Chiesa, compresi i vescovi e il Papa, siano incoerenti e deboli nel sostenere il Canone 915”, che richiede che la Santa Comunione venga negata ai peccatori gravi, secondo la Presentazione di POS [QUI], nella quale si legge: “Molti intervistati hanno espresso preoccupazione per la mancanza di riverenza mostrata verso il tabernacolo, come la mancata genuflessione o inchino quando ci si passa davanti, il comportamento disinvolto nei suoi pressi e l’accesso da parte di laici”,
Gli intervistati hanno proposto numerose raccomandazioni alla Conferenza Episcopale degli Stati Uniti (USCCB) sul rinnovamento della fede nell’Eucaristia, con la raccomandazione principale che incoraggia la ricezione dell’Eucaristia sulla lingua in ginocchio (29%). La successiva raccomandazione era la catechesi dei fedeli, come sulla transustanziazione e la ricezione degna della Santa Comunione (24%).
Gli intervistati hanno inoltre esortato i vescovi a promuovere “una maggiore riverenza per l’Eucaristia”, ad esempio inginocchiandosi e genuflettendosi, ad eliminare i ministri straordinari della Santa Comunione e a negare la Santa Comunione ai peccatori pubblici.
Molti hanno anche sostenuto un ritorno alla Messa latina tradizionale o la sua maggiore accessibilità e il ripristino di pratiche tradizionali come la postura ad orientem e le balaustre all’altare.
Oltre il 20% degli intervistati erano partecipanti esclusivi della Messa latina tradizionale, e un altro 43% ha dichiarato di parteciparne periodicamente. Coloro che partecipano alla Messa Vetus Ordo erano in genere più giovani dei partecipanti della Messa Novus Ordo, “il che potrebbe riflettere un crescente interesse per le pratiche liturgiche tradizionali tra i Cattolici più giovani”, ha affermato l’RPC.
Anche tra gli intervistati che partecipano alla Messa Novus Ordo, il 65% ha affermato di preferire ricevere l’Eucaristia da un sacerdote o da un diacono, piuttosto che da un ministro straordinario.
La RPC ha pubblicato una Lettera aperta ai vescovi degli Stati Uniti [QUI], invitandoli a prendere in considerazione i risultati del sondaggio prima della loro assemblea plenaria di novembre.
La ricezione della Santa Comunione sulla mano è diventata diffusa negli Stati Uniti a partire dagli anni settanta, nonostante la Comunione sulla lingua sia stata la norma per la Chiesa per oltre 1.300 anni [QUI].
Come affermò l’Istruzione Memoriale Domini [QUI] del 29 maggio 1969 (preparata per mandato speciale del sommo pontefice Paolo VI, è stata da lui approvata il 23 maggio 1969, disponendo inoltre che per il tramite dei Presidenti delle Conferenze Episcopali fosse portata a conoscenza di tutti i Vescovi), che concedeva ai vescovi il permesso di consentire la distribuzione dell’Eucaristia sulla mano con l’approvazione della Santa Sede, la pratica di ricevere la Santa Comunione sulla lingua “deve essere mantenuta … soprattutto perché esprime la riverenza dei fedeli verso l’Eucaristia”.
Ricevere l’Eucaristia in mano aumenta notevolmente anche il rischio di profanazione del Santissimo Sacramento e porta inevitabilmente alla perdita di particelle dell’Eucaristia, che potrebbero cadere sul pavimento o altrove.
Il Cardinale Francis Arinze, Prefetto della Congregazione per il Culto Divino e la Disciplina dei Sacramenti sotto Papa San Giovanni Paolo II e Papa Benedetto XVI, ha confermato [QUI] che ricevere la Santa Comunione sulla lingua, in ginocchio, è la “forma preferita”.
Nel 2018, l’allora Prefetto della Congregazione per il Culto Divino e la Disciplina dei Sacramenti, il Cardinale Robert Sarah, criticò la ricezione della Santa Comunione sulla mano [QUI], definendola parte di un “attacco diabolico” alla fede nell’Eucaristia, e lodò la ricezione della Santa Comunione sulla lingua.
Anche l’uso di ministri straordinari della Santa Comunione è diventato comune in gran parte degli Stati Uniti, sebbene la Chiesa insegni [QUI: Capitolo VII,I,1] che si può ricorrere a loro “solo in caso di vera necessità”.
In un commento al sondaggio il sito Renovatio21 ha fatto un riferimento alla forma più pericolosa di abuso: con la ricezione della Santa Comunione nella mano si apre la strada alle messe nere dei satanisti, che utilizzano le particole consacrate ottenute in mano per poter consumare i loro riti diabolici ed aberranti, dove l’Eucarestia viene profanata in modo indicibile. È noto – osserva Renovatio 21 – il paradosso: i satanisti credono più nella presenza reale di Dio nell’Eucarestia rispetto a tanti vescovi, preti e fedeli che la considerano solo un simbolo, un ornamento cerimoniale. È grazie a tale miscredenza che l’oscuro mondo sotterraneo delle messe nere continua e prospera. Chi vuole tracciare il disegno del continuum tra l’inferno e la Chiesa dopo il Concilio Vaticano II parta da qui, conclude Renovatio21.

La più antica prassi di distribuzione della Comunione è stata, con tutta probabilità, quella di dare la Comunione ai fedeli sul palmo della mano. La storia della liturgia evidenzia, tuttavia, anche il processo, iniziato abbastanza presto, di trasformazione di tale prassi. Sin dall’epoca dei Padri, nasce e si consolida una tendenza a restringere sempre più la distribuzione della Comunione sulla mano e a favorire quella sulla lingua. Il motivo di questa preferenza è duplice: da una parte, evitare al massimo la dispersione dei frammenti eucaristici; dall’altra, favorire la crescita della devozione dei fedeli verso la presenza reale di Cristo nel sacramento.
All’uso di ricevere la Comunione solo sulla lingua fa riferimento anche San Tommaso d’Aquino, il quale afferma che la distribuzione del Corpo del Signore appartiene al solo sacerdote ordinato. Ciò per diversi motivi, tra i quali l’Angelico cita anche il rispetto verso il sacramento, che «non viene toccato da nessuna cosa che non sia consacrata: e quindi sono consacrati il corporale, il calice e così pure le mani del sacerdote, per poter toccare questo sacramento. A nessun altro quindi è permesso toccarlo fuori di caso di necessità: se per esempio stesse per cadere per terra, o in altre contingenze simili» (Summa Theologiae, III, 82, 3).
Lungo i secoli, la Chiesa ha sempre cercato di caratterizzare il momento della Comunione con sacralità e somma dignità, sforzandosi costantemente di sviluppare nel modo migliore gesti esterni che favorissero la comprensione del grande mistero sacramentale. Nel suo premuroso amore pastorale, la Chiesa contribuisce a che i fedeli possano ricevere l’Eucaristia con le dovute disposizioni, tra le quali figura il comprendere e considerare interiormente la presenza reale di Colui che si va a ricevere (cf. Catechismo di San Pio X, nn. 628 e 636). Tra i segni di devozione propri ai comunicandi, la Chiesa d’Occidente ha stabilito anche lo stare in ginocchio. Una celebre espressione di Sant’Agostino, ripresa al n. 66 della Sacramentum Caritatis di Benedetto XVI, insegna: «Nessuno mangi quella carne [il Corpo eucaristico], se prima non l’ha adorata. Peccheremmo se non l’adorassimo» (Enarrationes in Psalmos, 98,9). Stare in ginocchio indica e favorisce questa necessaria adorazione previa alla ricezione di Cristo eucaristico.
In questa prospettiva, l’allora Cardinale Ratzinger aveva assicurato che «la Comunione raggiunge la sua profondità solo quando è sostenuta e compresa dall’adorazione» (Introduzione allo spirito della liturgia, Cinisello Balsamo, San Paolo 2001, p. 86). Per questo, egli riteneva che «la pratica di inginocchiarsi per la santa Comunione ha a suo favore secoli di tradizione ed è un segno di adorazione particolarmente espressivo, del tutto appropriato alla luce della vera, reale e sostanziale presenza di Nostro Signore Gesù Cristo sotto le specie consacrate» (cit. nella Lettera This Congregation della Congregazione per il Culto Divino e la Disciplina dei Sacramenti, del 1° luglio 2002: EV 21, n. 666).
Giovanni Paolo II nella sua ultima enciclica, Ecclesia de Eucharistia, ha scritto al n. 61: «Dando all’Eucaristia tutto il rilievo che essa merita, e badando con ogni premura a non attenuarne alcuna dimensione o esigenza, ci dimostriamo veramente consapevoli della grandezza di questo dono. Ci invita a questo una tradizione ininterrotta, che fin dai primi secoli ha visto la comunità cristiana vigile nella custodia di questo “tesoro”. […] Non c’è pericolo di esagerare nella cura di questo Mistero, perché “in questo Sacramento si riassume tutto il mistero della nostra salvezza”».
In continuità con l’insegnamento del suo Predecessore, a partire dalla solennità del Corpus Domini del 2008, il Santo Padre Benedetto XVI ha iniziato a distribuire ai fedeli il Corpo del Signore, direttamente sulla lingua e stando inginocchiati.
[Nota La comunione ricevuta sulla lingua e in ginocchio dell’Ufficio delle Celebrazioni Liturgiche del Sommo Pontefice del 17 novembre 2009.
La pagina su cui è stata pubblicata questa Nota, creata sotto il pontificato di Papa Benedetto XVI, non è più presente sul sito Vaticano.va [QUI], però è consultabile dall’Internet Archive WaybackMachine [QUI], nonché su diversi siti Internet.
La foto in apertura della Nota, di Papa Francesco che offre la Santa Comunione sulla lingua e inginocchiato, ovviamente è stato aggiunto successivamente.
«Secondo la prassi ecclesiale, il fedele si accosta normalmente all’Eucaristia in forma processionale e si comunica in piedi con devozione, oppure in ginocchio, come stabilito dalla Conferenza Episcopale, ricevendo il sacramento in bocca o, dove è permesso, sulla mano, come preferisce» (Papa Francesco – Udienza generale, mercoledì 21 marzo 2018, dal tema La Santa Messa – 14. Liturgia eucaristica. IV. La Comunione).
Perché Papa Francesco non dà la Comunione
Perché, dice, tra i fedeli potrebbero infilarsi dei pubblici peccatori non pentiti e lui non vuole assecondare la loro ipocrisia. Il caso dei politici Cattolici fautori dell’aborto
di Sandro Magister
Settimo Cielo, 9 maggio 2013
C’è una particolarità, nelle Messe celebrate da Papa Francesco, che suscita degli interrogativi rimasti finora senza risposta.
Al momento della Comunione, Papa Jorge Mario Bergoglio non la amministra di persona ma lascia che siano altri a dare l’ostia consacrata ai fedeli. Si siede e aspetta che la distribuzione del sacramento sia completata.
Le eccezioni sono pochissime. Nelle Messe solenni il Papa, prima di sedersi, dà la Comunione a chi lo assiste all’altare. E nella Messa dello scorso Giovedì Santo, nel carcere minorile di Casal del Marmo, ha voluto dare lui la Comunione ai giovani detenuti che si sono accostati a riceverla.
Una spiegazione esplicita di questo suo comportamento Bergoglio non l’ha data, da quando è Papa.
Ma c’è una pagina di un suo libro del 2010 che fa intuire i motivi all’origine del gesto.
Il libro è quello che raccoglie i suoi colloqui con il rabbino di Buenos Aires Abraham Skorka [Jorge Bergoglio, Abraham Skorka, “Il cielo e la terra”, Mondadori, Milano, 2013].
Al termine del capitolo dedicato alla preghiera, Bergoglio dice:
“Davide era stato adultero e mandante di un omicidio, e tuttavia lo veneriamo come un santo perché ebbe il coraggio di dire: ‘Ho peccato’. Si umiliò davanti a Dio. Si possono commettere errori enormi, ma si può anche riconoscerlo, cambiare vita e riparare a quello che si è fatto. È vero che tra i parrocchiani ci sono persone che hanno ucciso non solo intellettualmente o fisicamente ma indirettamente, con una cattiva gestione dei capitali, pagando stipendi ingiusti. Sono membri di organizzazioni di beneficenza, ma non pagano ai loro dipendenti quel che gli spetta, o fanno lavorare in nero. […] Di alcuni conosciamo l’intero curriculum, sappiamo che si spacciano per cattolici ma hanno comportamenti indecenti di cui non si pentono. Per questa ragione in alcune occasioni non do la comunione, rimango dietro e lascio che siano gli assistenti a farlo, perché non voglio che queste persone si avvicinino a me per la foto. Si potrebbe anche negare la Comunione a un noto peccatore che non si è pentito, ma è molto difficile provare queste cose. Ricevere la Comunione significa ricevere il corpo del Signore, con la coscienza di formare una comunità. Ma se un uomo, più che unire il popolo di Dio, ha falciato la vita di moltissime persone, non può fare la comunione, sarebbe una totale contraddizione. Simili casi di ipocrisia spirituale si presentano in molti che trovano riparo nella Chiesa e non vivono secondo la giustizia che predica Dio. E non mostrano pentimento. È ciò che comunemente chiamiamo condurre una doppia vita”.
Come si può notare, Bergoglio spiegava nel 2010 il suo astenersi dal dare personalmente la Comunione con un ragionamento molto pratico: “Non voglio che queste persone si avvicinino a me per la foto”.
Da pastore sperimentato e da buon gesuita, egli sapeva che tra chi si accostava a ricevere la Comunione potevano esserci dei pubblici peccatori non pentiti, che peraltro si professavano Cattolici. Sapeva che a quel punto sarebbe stato difficile negare loro il sacramento. E sapeva degli effetti pubblici che quella Comunione avrebbe potuto avere, se ricevuta dalle mani dell’arcivescovo della capitale argentina.
Si può arguire che Bergoglio avverta lo stesso pericolo anche da Papa, anzi ancor più. E per questo adotti lo stesso comportamento prudenziale: “Non do la comunione, rimango dietro e lascio che siano gli assistenti a farlo”.
I pubblici peccati che Bergoglio ha portato ad esempio, nel suo colloquio con il rabbino, sono l’oppressione del povero e la negazione del giusto salario all’operaio. Due peccati tradizionalmente elencati tra i quattro che “gridano vendetta al cospetto di Dio”.
Ma il ragionamento è lo stesso che in questi ultimi anni è stato applicato da altri vescovi a un altro peccato: il pubblico sostegno alle leggi pro aborto da parte di politici che si professano Cattolici.
Quest’ultima controversia ha il suo epicentro negli Stati Uniti.
Nel 2004 l’allora Cardinale Joseph Ratzinger, Prefetto della Congregazione per la Dottrina della Fede, trasmise alla Conferenza Episcopale Statunitense una nota con i “principi generali” sulla questione [*].
La conferenza episcopale decise di “applicare” volta per volta i principi richiamati da Ratzinger affidando “a ciascun vescovo di esprimere prudenti giudizi pastorali nelle circostanze a lui proprie”.
Da Roma il Cardinale Ratzinger accettò questa soluzione e la definì “in armonia” con i principi generali della sua nota.
In realtà i vescovi degli Stati Uniti non sono unanimi. Alcuni, anche tra i conservatori, come i Cardinali Francis George e Patrick O’Malley, sono riluttanti a “fare dell’Eucaristia un campo di battaglia politica”. Altri sono più intransigenti. Quando il Cattolico Joe Biden fu scelto come Vicepresidente da Barack Obama, l’allora Vescovo di Denver Charles J. Chaput, oggi a Filadelfia, disse che l’appoggio dato da Biden al cosiddetto “diritto” all’aborto è una grave colpa pubblica e “quindi per coerenza egli si dovrebbe astenere dal presentarsi a ricevere la Comunione”.
Sta di fatto che lo scorso 19 marzo, nella Messa d’inaugurazione del pontificato di Francesco, il Vicepresidente Biden e la Presidente del Partito Democratico Nancy Pelosi, anch’essa Cattolica pro aborto, facevano parte della rappresentanza ufficiale degli Stati Uniti.
E tutti e due hanno ricevuto la Comunione. Ma non dalle mani di Papa Bergoglio, che se ne stava seduto dietro l’altare.
[*] La controversia negli Stati Uniti sul dare o no la comunione ai politici cattolici pro aborto, con il testo integrale della nota di Ratzinger del 2004 [QUI].
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Quando Papa Francesco dà la comunione a quelli che lo assistono all’altare, la dà in bocca e mentre sono inginocchiati. Proprio come faceva Benedetto XVI con tutti. Nel suo libro-intervista del 2010 “Luce del mondo”, Joseph Ratzinger motivò così questa sua scelta: “Non sono contro la Comunione in mano per principio, io stesso l’ho amministrata così ed in quel modo l’ho anche ricevuta. Facendo sì che la Comunione si riceva in ginocchio e che la si amministri in bocca, ho voluto dare un segno di profondo rispetto e mettere un punto esclamativo circa la presenza reale. Non da ultimo perché proprio nelle celebrazioni di massa, come quelle nella basilica di San Pietro o sulla piazza, il pericolo dell’appiattimento è grande. Ho sentito di persone che si mettono la Comunione in borsa, portandosela via quasi fosse un souvenir qualsiasi. In un contesto simile, nel quale si pensa che è ovvio ricevere la Comunione – della serie: tutti vanno avanti, allora lo faccio anch’io – volevo dare un segnale forte. Deve essere chiaro questo: ‘È qualcosa di particolare! Qui c’è Lui, è di fronte a Lui che cadiamo in ginocchio. Fate attenzione! Non si tratta di un rito sociale al quale si può partecipare o meno'”.


























