Le Edizioni San Paolo danno la parola a “u verru” – Seconda parte

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[Korazym.org/Blog dell’Editore, 14.10.2024 – Ivo Pincara] – Con rammarico siamo costretti di osservare, che le Edizioni San Paolo, con la presentazione del libro a firma di Don Marcello Cozzi Uno così. Giovanni Brusca si racconta (Edizioni San Paolo 2024, 187 pagine), si qualificano come l’Editore Cantagalli, di cui abbiamo parlato ieri, nell’articolo Quando un libro, con una “mole” di materiale, nasconde la verità, dietro il trono e sotto l’altare [QUI], in occasione dell’uscita in libreria del libro a firma della giornalista Maria Antonietta Calabrò Il trono e l’altare. Guerra in Vaticano: una storia inedita (Cantagalli 2024, 376 pagine). Chirurgico nel dettagliare le accuse infondate e non provate contro il Cardinal Becciu, capo espiatorio vittima di complotto. La solita farneticante e vergognosa prestazione da portavoce del Promotore di Giustizia vaticano. La diffusione diffamante senza vergogna a mezzo stampa della montatura scandalosa di cui delle passaveline senza onore si sono prestati e si prestano è la decadenza del giornalismo.

In un mondo della comunicazione, nel quale non si cerca più di comunicare la verità, ma si cerca di arrivare per primi con il solo scopo di imporsi sulla narrazione, al fine di alterare la percezione della verità, noi non possiamo tacere e non possiamo accettare, che passino certi messaggi soprattutto se provengono da sacerdoti o entità comunicative riconducibili alla Chiesa Cattolica Romana.

A Don Marcello Cozzi, e alle Edizioni San Paolo, domandiamo che bisogno c’era di mettere in un libro le confidenze di uno dei killer più efferati della storia della mafia targata Totò Riina? Che bisogno c’era di tentare di “riabilitare” la figura di Brusca, “legittimando” di fatto per chi legge in un libro delle Edizioni San Paolo scritto da un sacerdote, l’eventuale percorso di penitenza e perdono che Brusca sarebbe intenzionato a fare? Percorso di penitenza e perdono che ricordiamo è accessibile a chiunque e sempre. Che bisogno c’era?

Soprattutto ci chiediamo, che bisogno c’era nei confronti della famiglia e della mamma del piccolo Giuseppe Di Matteo, la Signora Francesca Castellese, di farle rivivere nero su bianco dalle parole di “u verru” (il porco(, “scannacristiani”, i momenti più tragici della morte efferata subita dal suo figlio. Che bisogno c’era?

Quando la mamma di Giuseppe Di Matteo è stata sentita in tribunale per la strage di via D’Amelio ha detto con voce supplichevole: «Ma non fatemi ricordare…». Chiude gli occhi e scuote la testa quasi per allontanare il pensiero intollerabile di quel figlio tenuto prigioniero per 779 giorni, prima di essere ucciso e sciolto nell’acido [QUI].

Uno al giorno. Straziante ricordo del piccolo Giuseppe Di Matteo, vittima di mafia sciolto nell’acido l’11 gennaio 1996 – 11 gennaio 2021 [QUI]. «Ogni volta che avete fatto queste cose a uno solo di questi miei fratelli più piccoli, l’avete fatto a me» (Mt 25,40).

Siamo sereni nell’affermare, che tutti gli esseri umani hanno la possibilità di compiere nella loro vita un percorso di penitenza e perdono per gli atti cattivi e malvagi compiuti. Non per questo viene scritto un libro per ognuno di loro. Non sta a nessuno di noi, giudicare questi esseri umani, ma sappiamo per certo che la dottrina della Chiesa Cattolica Romana non preclude a nessuno questo percorso.

Siamo altrettanto sereni nel dire, che a giudicare le opere di Brusca non saranno gli uomini, sarà Dio. Per quanto riguarda questa vita terrena, i tribunali penali si sono già espressi sul suo operato criminale. Brusca è stato condannato penalmente, ha scontato la sua pena ed è tornato in libertà, poiché ha collaborato con la giustizia e se ora ha iniziato un percorso di pentimento preghiamo per lui affinché possa svolgere un percorso sincero di discernimento [QUI].

A Don Marcello Cozzi e alle Edizioni San Paolo possiamo dire, che ora attendiamo un libro sul martirio – percorso di vita terreno che porta alla santità – di un ragazzo di 12 anni, che è stato sequestrato e tenuto per 779 giorni in prigionia per finire strangolato e brutalmente sciolto nell’acido. Ci aspettiamo un libro sulla vita del piccolo Giuseppe Di Matteo, che per quanto ci riguarda, consideriamo già sulla strada della santità.

Don Cozzi come Mons. Curioni e Don Fabbri

Resta doveroso un altro approfondimento in questa faccenda opaca, poiché rimaniamo colpiti quando un sacerdote della Chiesa Cattolica Romana “intercede” nei riguardi di un criminale, e a maggior ragione per gli appartenenti a Cosa Nostra.

Ricordiamo che a consegnare il famoso “papello” nelle mani dell’allora Presidente della Repubblica, Luigi Scalfaro, sono stati Mons. Curioni e Don Fabbri [QUI e QUI].

La questione sorge spontanea. In una Chiesa Cattolica Romana, nel pontificato di Papa Francesco, dove la priorità non è la scomunica ai mafiosi perché “la mafia è un problema solo italiano”, come affermato dal Prefetto del Dicastero per il Servizio dello Sviluppo Umano Integrale, Cardinale Michael Czerny (di cui abbiamo ampiamento parlato nella nota [1] dell’articolo precedente [QUI]), Don Marcello Cozzi sente il bisogno di interrogarsi sui condizionamenti, che hanno condotto Brusca a diventare uno dei killer più spietati della mafia targata Totò Riina. In una Chiesa Cattolica Romana, dove la priorità non è la scomunica ai mafiosi, Edizioni San Paolo sentono il bisogno di uscire con un libro su Brusca, invece di uscire con un libro sui condizionamenti che hanno portato al martirio di Giuseppe Di Matteo.

Per non dimenticare
“Così abbiamo ucciso il bambino”, la ricostruzione audio dell’omicidio del piccolo Giuseppe Di Matteo

Giovanni Brusca dispone: “Liberatevi del cagnolino”. Enzo Brusca, Vincenzo Chiodo e Giuseppe Monticciolo eseguono l’omicidio. Vincenzo Chiodo: «Ho detto al bambino di mettersi in un angolo vicino al letto quasi ai piedi del letto con le braccia alzate e con la faccia al muro. Allora il bambino per come io ho detto si è messo faccia al muro, io ci sono andato da dietro e ci ho messo la corda al collo tirandolo con uno sbalzo forte me lo sono tirato indietro e l’ho appoggiato a terra. Enzo Brusca si è messo sopra le braccia inchiodandolo in questa maniera e Monticciolo si è messo sulle gambe del bambino per evitare che si muoveva. Nel momento dell’aggressione Monticciolo si sta già avviando per tenere le gambe gli dice “mi dispiace” – rivolto al bambino – “tuo papà ha fatto il cornuto”. Il bambino non ha capito niente perché non se l’aspettava. Non si aspettava niente. E poi il bambino ormai non era, come voglio dire, non aveva la reazione di un bambino sembrava molle. Anche se non ci mancava mangiare non ci mancava niente. Ma sicuramente la mancanza di libertà, il bambino diciamo era molto molle era tenero sembrava fatto di burro. Il bambino penso non ha capito niente, “sto morendo” penso non l’abbia neanche capito. Il bambino ha fatto solo un balzo di reazione, uno solo e lento. Ha fatto solo questo e non si è mosso più, solo gli occhi cioè girava gli occhi. Io ho spogliato il bambino e il bambino era urinato e si era fatto anche addosso dalla paura. Dopo averlo spogliato ci abbiamo tolto, insomma aveva un orologio da polso e tutto. Abbiamo versato l’acido nel fusto e abbiamo preso il bambino. Io ho preso il bambino, io l’ho preso per i piedi e Monticciolo e Brusca l’hanno preso per un braccio l’uno così l’abbiamo messo nell’acido e ce ne siamo andati sopra. Insomma sono uscito perché li dentro la puzza dell’acido era cioè si soffocava li dentro. E poi, poi siamo andati tutti a dormire».

«Liberatevi del cagnolino», così Brusca ordinò la morte del piccolo Di Matteo – A cura dell’Associazione Cosa Vostra, 6 luglio 2021 [QUI]

Prima parte [QUI]

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