Le guerre che insanguinano il mondo – Parte 2. L’aborto, l’uccisione di bambini nel grembo materno: il maggiore genocidio del XI e XII secolo
[Korazym.org/Blog dell’Editore, 12.10.2024 – Vik van Brantegem] – Israele si è reso responsabile di crimini contro l’umanità nella Striscia di Gaza: lo ha stabilito la Commissione d’inchiesta internazionale indipendente delle Nazioni Unite sui Territori Palestinesi occupati, inclusa Gerusalemme Est, e Israele. “Il rapporto ha rilevato che le forze di sicurezza israeliane hanno deliberatamente ucciso, detenuto e torturato personale medico e preso di mira veicoli sanitari mentre rafforzavano l’assedio su Gaza e limitavano i permessi di lasciare il territorio per cure mediche. Queste azioni costituiscono crimini di guerra di uccisione e maltrattamento volontari e di distruzione di proprietà civili protette e crimine contro l’umanità di sterminio”, afferma il documento. “La Commissione ha anche indagato sul trattamento dei detenuti palestinesi in Israele e degli ostaggi Israeliani e stranieri a Gaza dal 7 ottobre 2023, e ha concluso che Israele e i gruppi armati Palestinesi sono responsabili di tortura e violenza sessuale e di genere”, si legge nel rapporto diffuso dalla Commissione.
Secondo il Ministero della Sanità di Gaza, dal 7 ottobre 2023 sono stati uccisi più di 14 mila bambini, e circa la metà di questi non è ancora stata identificata. Save the Children ha scritto [QUI]: “Si stima che almeno 21 mila bambine e bambini siano dispersi, scomparsi, detenuti, sepolti sotto le macerie o in fosse comuni. Nessun genitore dovrebbe scavare tra le macerie o in fosse comuni in cerca del corpo del proprio figlio. Nessun bambino dovrebbe essere solo, senza protezione, in una zona di guerra, detenuto o tenuto in ostaggio”.
Il Prof. Roberto de Mattei ha scritto sulla sua agenzia Corrispondenza Romana [QUI]: «Si piange sulla sorte dei bambini seppelliti sotto le bombe a Gaza, ma nessuna lacrima viene versata sul maggiore genocidio del Ventesimo e del Ventunesimo secolo, che è quello dell’aborto: milioni di bambini vengono smembrati, triturati, nel ventre delle madri, e tutto ciò è rivendicato come un “diritto civile”. Come negare l’esistenza di una guerra feroce e planetaria contro il diritto alla vita di questi piccoli esseri umani innocenti? E come negare che in questa guerra siano coinvolti Capi di Stato, quali il Presidente francese Macron, che vorrebbe introdurre l’aborto nella costituzione europea, e il Primo ministro belga Alexander De Croo, che vorrebbe impedire al Papa di pronunciarsi su questo gravissimo tema morale? Non sono anch’essi “sicari” come i medici che praticano l’omicidio in sala operatoria?»
Sulla questione dell’infanticidio nel grembo materno riportiamo due contributi dalla stessa agenzia Corrispondenza Romana:
- L’aborto secondo Papa Francesco e Re Baldovino del Belgio di Cristina Siccardi
- Perché reazioni così forti alle parole del Papa sull’aborto?
di Fabio Fuiano
L’aborto secondo Papa Francesco e Re Baldovino del Belgio
di Cristina Siccardi
Corrispondenza Romana, 2 ottobre 2024
«Un aborto è un omicidio, si uccide un essere umano», così ha dichiarato il Papa durante il ritorno dal suo recente Viaggio Apostolico in Belgio, il 46°, conclusosi il 29 settembre. Abbiamo così avuto modo di ascoltare parole di netta verità su un principio assolutamente inconfutabile e il Papa, nel farlo, ha usato parole senza pericolo di ambiguità: «I medici che si prestano a questo sono, permettetemi la parola, sicari». Quindi «su questo non si può discutere», perché «la scienza ti dice che al mese del concepimento ci sono tutti gli organi già… Si uccide un essere umano».
Non siamo più abituati, purtroppo, alla verità dei concetti, seppure evidenti come lo sono la cultura/politica a favore della vita e la cultura/politica a favore della morte.
A partire dagli ultimi decenni del XX secolo, l’assassino di una persona “in erba” è una pratica autorizzata per legge in numerosi Paesi nel mondo, soprattutto in Occidente, a discrezione della donna e nei primi mesi della gestazione. Nonostante ci sia, quindi, un’ampia diffusione di questa pratica legislativa, i dibattiti e i dubbi sulla liceità dell’aborto continuano ad essere parte integrante delle nostre società. Con l’edulcorata espressione linguistica «interruzione volontaria di gravidanza», questo tragico problema, che trafigge le coscienze, continua a circolare, e ciò avverrà fin tanto che non sarà chiara a tutti la sacro santa verità pronunciata dal Papa: «Un aborto è un omicidio, si uccide un essere umano», a cui si sono aggiunte le parole, altrettanto reali: «Le donne hanno diritto alla vita, la vita loro e la vita dei figli». Uccidere i figli significa commettere un abominio, indipendentemente da quanti mesi abbia la creatura destinata alla vita e indipendentemente dai problemi che può avere la madre. Non ha forse scandalizzato tutta quanta l’opinione pubblica l’orrenda fine dei piccoli, senza nome, che Chiara Petrolini ha sepolto in giardino a Parma? E che cosa c’è di diverso dai piccoli, senza nome, assassinati nel grembo materno?
Il Viaggio Apostolico in Belgio è stata anche occasione per annunciare una importante iniziativa del Pontefice: a conclusione della visita ha annunciato che avvierà il processo di beatificazione di Baldovino (1930-1993), Re dei Belgi dal 1951 al 1993, il quale, salito al trono in una fase di crisi politica, di cui peraltro fu costellato il suo lungo regno, affrontò la questione dell’aborto, manifestando la propria fede Cattolica; non gestendola, quindi, come fatto religioso privato, ma come realtà pubblica che ha inciso sulle sue scelte a livello nazionale. Atteggiamento ben diverso rispetto a figure di potere che dichiarano di essere Cattoliche e poi si comportano come non lo fossero, pensiamo, per esempio, a molti esponenti della vecchia Democrazia Cristiana oppure a contemporanei politici.
Figlio di Re Leopoldo III (1901-1983) e della Regina Astrid (1905-1935), Baldovino rimase orfano a cinque anni della madre, morta in seguito ad un incidente automobilistico. Durante la Seconda Guerra Mondiale, la famiglia reale fu tenuta prigioniera nel castello di Laken (1940-1944); successivamente, i sovrani furono deportati prima in un campo di prigionia tedesco e poi in uno austriaco, per essere poi liberati dagli Americani nel maggio del 1945.
Con la fine del conflitto bellico la famiglia reale visse in esilio, in Svizzera, fino al 1950, quando, dopo un referendum popolare, Leopoldo III ebbe poté far ritorno in patria. Tuttavia, il referendum aveva decretato che le Fiandre erano favorevoli al Re, mentre la Vallonia era contraria. Al fine di non dividere il Paese, Leopoldo III abdicò il 16 luglio del 1951 in favore del figlio maggiore Baldovino, che all’età di 21 anni divenne sovrano e quinto Re dei Belgi. Sono anni segnati dalla questione che vedeva contrapposti i sostenitori della scuola Cattolica, di cui il sovrano era fautore convinto, e quelli della scuola pubblica e sono anche gli anni della fondazione della CECA (Comunità Europee del Carbone e dell’Acciaio), 1951, e della CEE (Comunità Economica Europea), 1957. Intanto, pesanti rivolte si susseguono per l’indipendenza del Congo dal Belgio. Il 30 giugno 1960 Baldovino assiste alla cerimonia d’indipendenza a Leopoldville e, al Parlamento riunito in seduta comune, dopo una inaspettata ovazione da parte di tutti i deputati congolesi, il Re espone un elogio alla colonizzazione e a quanti progetti belgi erano stati messi in atto con ottimi risultati per i Congolesi in quella terra africana.
Proprio nel 1960 sposò nella cattedrale di Brussel la Contessa Fabiola de Mora y Aragón (1928-2014), che divenne la Regina Fabiola dei Belgi, la quale ebbe cinque gravidanze, ma tutte quante terminate con aborti spontanei: fu una pesante croce che la coppia reale dovette sopportare e lo fece con fede, speranza e carità. Pertanto, la successione dinastica passò al Principe Filippo, classe 1960, figlio del fratello Alberto II, classe 1934.
Nel 1976, con i fondi raccolti durante i festeggiamenti per il venticinquesimo anno di regno, venne istituita la Fondazione Re Baldovino con l’obiettivo di migliorare le condizioni di vita della popolazione sul piano economico, sociale, culturale e scientifico.
Nonostante il Belgio sia una monarchia parlamentare, dove il monarca non può esprimere pubblicamente le sue opinioni senza l’approvazione del Parlamento, Baldovino, molto amato dal popolo, ebbe sempre un’importante influenza sui governi che si susseguirono durante i suoi quarantadue anni di regno. Sotto il suo mandato il Belgio si trasformò in uno Stato federale e il suo Re difese profondamente l’unità della Nazione, benché, nell’ambito della questione linguistica, esistano delle divisioni con le due lingue ufficiali: il fiammingo [neerlandese] e il francese [inoltre, c’è anche il tedesco].
Il candidato all’onore degli altari, su espressa volontà di Papa Francesco, fu un uomo profondamente Cattolico e tutta la sua esistenza è stata testimonianza del suo credo. Nel 1990, non volendo firmare la legge favorevole all’aborto approvata dal Parlamento, espose le sue ragioni in una lettera all’allora Primo ministro Wilfried Martens. Fu così che il Parlamento, applicando una particolare interpretazione dell’articolo 93 della Costituzione (art. 82 secondo la precedente numerazione), prese atto di una temporanea «impossibilità di regnare» da parte di Baldovino, promulgando, in vece del Re, il provvedimento in data 3 aprile. Il 5 aprile seguente, con una nuova constatazione della pienezza delle funzioni del sovrano, quest’ultimo fu ristabilito dal Parlamento alle proprie funzioni.
Perché reazioni così forti alle parole del Papa sull’aborto?
di Fabio Fuiano
Corrispondenza Romana, 9 ottobre 2024
Negli ultimi giorni si è parlato a lungo delle parole che il Papa ha pronunciato sull’aborto in occasione del suo recente viaggio in Belgio. Papa Francesco si è anche recato nella cripta reale sottostante la chiesa di Nostra Signora di Laken, soffermandosi davanti alla tomba di Re Baldovino. Nell’occasione, il Papa, dopo aver elogiato il coraggio del Re di «non firmare una legge omicida nel 1990, ha esortato i Belgi «a guardare a lui in questo momento in cui si fanno strada leggi criminali». Proprio in questi giorni, ricorda Avvenire, il mondo politico belga sta discutendo se permettere l’aborto fino alla diciottesima settimana, dopo aver introdotto l’eutanasia anche per i bambini nel 2014. Come già ricordato dalla Prof.ssa Cristina Siccardi, il Pontefice ha annunciato di voler dare inizio alla causa di beatificazione di Re Baldovino, auspicando che «il suo esempio di uomo di fede illumini i governanti». Quindi, nell’intervista sul volo che lo ha riportato a Roma ha affermato: «Un aborto è un omicidio […] si uccide un essere umano. E i medici che si prestano a questo sono – permettimi la parola – sono sicari». Il Papa ha poi elogiato nuovamente la figura di Baldovino sottolineando come «il Re è stato coraggioso perché, davanti a una legge di morte, lui non ha firmato e si è dimesso. Ci vuole coraggio!».
Le reazioni sono state decisamente veementi, complice il clima innescatosi dopo le recenti deboli manovre del governo italiano per incentivare la natalità, viste come un attacco alla 194, nonché per il dibattito americano sull’aborto in occasione delle presidenziali. Dapprima, è stato pubblicato un comunicato della Federazione nazionale degli Ordini dei Medici Chirurgi e degli Odontoiatri (FNOMCeO). Il Presidente, Filippo Anelli, ha ricordato come «la Legge 194 è una Legge dello Stato e, come tale, è dovere di tutti i cittadini rispettarla e applicarla». Insomma, i medici invocano il rispetto e l’applicazione di una legge come giustificazione per il loro operato. Queste risposte fanno eco a quelle dei due gerarchi nazisti Hermann Göring e Adolf Eichmann che giustificarono gli orrori perpetrati dicendo che avevano solo eseguito degli ordini. Anche loro, dopotutto, “applicavano” le leggi.
Significativa però è la reazione del Primo ministro del Belgio, Alexander De Croo, il quale ha convocato il Nunzio Apostolico in Belgio, in seguito alle dichiarazioni di Papa Francesco sull’aborto, affermando: «Il mio messaggio sarà chiaro. Ciò che è successo è inaccettabile». Questa iniziativa del premier belga segna una significativa fuga in avanti nella guerra instaurata contro la Chiesa e il papato, soprattutto per quel che concerne temi legati alla morale. Mai prima d’ora, un leader politico aveva avuto l’ardire di contestare ad un tale livello le parole del Pontefice, supremo Pastore della Chiesa Universale e, per diritto divino, superiore a qualsiasi autorità terrena e indipendente da essa. Il Papa è il Vicario di Cristo, De Croo quale autorità può vantare? Di più, un Papa non solo ha il diritto di dire la verità sull’aborto, ma anche il dovere di manifestarla a tutti essendo in gioco la salvezza stessa delle anime, ancor prima della vita di esseri umani innocenti. Sia i medici Italiani che le autorità politiche del Belgio commettono un duplice errore ideologico: (1) pensare che la legge umana positiva, in quanto tale, possa essere vincolante, indipendentemente dalla moralità del suo contenuto e (2) ritenere che la legge, in quanto tale, possa sancire una soglia al di sotto della quale il concepito non è un essere umano. Il positivismo giuridico, ricordava il Prof. Mario Palmaro nel suo libro Ma questo è un uomo (Edizioni San Paolo, Milano 1996), consiste essenzialmente nel fatto che «una norma non è buona o cattiva, ma più semplicemente esiste, è stata posta da chi aveva autorità per farlo, e quindi ha forza di legge» (p. 213). È proprio quanto asseriva Thomas Hobbes (1588-1679) nel suo Leviatano: «Auctoritas, non veritas, facit legem». Proseguiva Palmaro dicendo che «nel mondo della giuridicità si è così aperta una crisi profondissima: un diritto che non trae la propria ragion d’essere dalla giustizia è avvertito come eteronomo, come esterno e sovrapposto alla coscienza». Obbedire tuttavia ad una legge frutto della volontà e non della ragione può generare mostri: le leggi razziali del Terzo Reich sono un esempio di questo, ma non meno lo sono le legislazioni abortiste. Palmaro sottolineava come «la legge 194/78, viene definita dai suoi difensori “sacrosanta legge dello Stato”, con un evidente spostamento dell’attenzione dal contenuto della norma alla sua correttezza formale. L’argomentazione è gracile: basterebbe opporre che ogni battaglia di depenalizzazione dell’aborto ha come obiettivo l’abrogazione di una legge preesistente, che potrebbe essere definita altrettanto “sacrosanta”. E tuttavia il confronto tra abortisti e antiabortisti si arena spesso di fronte a questo ostacolo della legge così com’è, all’argomento del rebus sic stantibus. Perché? Il motivo è semplice: in un contesto impregnato di positivismo giuridico la 194 è sacrosanta, per il sol fatto che è, esiste. Siamo al punto d’approdo del lungo percorso iniziato da Kelsen, siamo al capolinea del suo formalismo che ha fatto scomparire il problema della verità del diritto dietro la maschera della sua validità» (p. 214).
Con la c.d. “dottrina pura del diritto” il filosofo Hans Kelsen (1881-1973), si proponeva di realizzare un metodo di studio della realtà giuridica così come essa è e non come dovrebbe essere in base ad un’idea trascendente di giustizia o di diritto naturale. In tale prospettiva, per la scienza giuridica una legge non è né giusta né iniqua, né legittima né illegittima: essa, semplicemente, è. Com’è possibile infatti, si chiedeva Mario Palmaro, «stabilire se una legge è giusta o ingiusta se non conosciamo alcun parametro che ci indichi ciò che è giusto e ciò che è ingiusto?» Kelsen asseriva che le norme giuridiche «non sono valide in forza del loro contenuto. Ogni qualsiasi contenuto può essere diritto: non vi è nessun comportamento umano che, come tale, in forza del suo contenuto, non possa diventare contenuto di una norma giuridica. Una norma vale come norma giuridica, sempre e soltanto perché si è presentata in un modo particolarmente stabilito, è stata prodotta secondo una regola del tutto determinata, è stata posta secondo un metodo specifico. Il diritto vale soltanto come diritto positivo, cioè come diritto posto» (Lineamenti di dottrina pura del diritto, Torino, 1988, pp. 95-96). In questo modo Kelsen spezza il legame tra morale e diritto, cancellando con un terribile colpo di spugna la dottrina tomistica della legge ingiusta (Summa Theologiae, I-II, q. 95, a. 2). In un discorso pronunciato da Pio XII il 14 novembre 1949 alla Sacra Rota, il Papa ebbe a dire: «Il puro fatto che qualcosa sia stata dichiarata dal potere legislativo come norma obbligante dello Stato non è da solo e per sé sufficiente per costituire vero diritto» e proseguì osservando che il regime di Hitler aveva svelato il vero volto del positivismo giuridico teorizzato da Karl Bergbohm (1849-1927): «Tutti noi siamo stati testimoni di come alcuni che hanno agito secondo tale diritto sono stati poi chiamati a rendere conto davanti alla giustizia umana […]. Si è constatato come, in base ai principi del positivismo giuridico, tali processi avrebbero dovuto concludersi con altrettante assoluzioni».
Nazismo e abortismo, in fin dei conti, poggiano sulla medesima base del positivismo giuridico. Ad esso, va opposto il giusnaturalismo, secondo cui, affinché una legge positiva possa essere giusta, deve fondarsi sui princìpi metagiuridici della legge morale naturale che, in quanto tali, stanno al di fuori della legge scritta e la precedono. Tali principi oggettivi sopravvivono anche quando il legislatore, o la maggioranza, li ignora o li smentisce. In tale prospettiva, checché ne dicano i medici o i politici, l’aborto, in quanto intenzionale e diretta soppressione di un essere umano innocente è e rimarrà sempre un atto intrinsecamente malvagio, che la legge positiva lo consenta o meno. Il Papa si è limitato a mettere le coscienze di fronte a tale verità.
Parte 1: La terza guerra mondiale a pezzi e le guerre contro i bambini non nati, la famiglia, la Chiesa e la civiltà Cristiana [QUI]




























