A Casagiove la preghiera per la pace, col cuore di figli alla Madonna del Rosario di Pompei e a San Vincenzo de’ Paoli, il Santo della Carità

San Vincenzo de' Paoli
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[Korazym.org/Blog dell’Editore, 07.10.2024 – Vik van Brantegem] – Ieri, la XXVII Domenica del Tempo Ordinario – il cui tema era la bellezza del matrimonio, ossia dell’amore sponsale e indissolubile tra uomo e donna, e la verità delle relazioni interpersonali, il dono dell’uno all’altro – presso la chiesa parrocchiale di San Michele Arcangelo di Casagiove, la Città della Carità [1], nella Regione Campania, Provincia di Caserta e Arcidiocesi di Capua, il Parroco Don Stefano Giaquinto [2] e la Comunità parrocchiale, alla presenza del Sindaco, Prof. Ing. Giuseppe (Beppe) Vozza, hanno accolto in una solenne cerimonia Padre Tomaz Mavric, CM, il Superiore Generale della Missione di San Vincenzo de’ Paoli, insieme al Consiglio generale e ai membri della Curia generalizia della Congregazione.

Il 25° successore di San Vincenzo de’ Paoli ha presieduto la solenne Concelebrazione Eucaristica e ha tenuto l’omelia, di cui riportiamo di seguito il testo per intero. Nella Liturgia della Parola siamo stati introdotti dal libro della Genesi (Gen 2,18-24 – I due saranno un’unica carne) dove contempliamo l’atto della creazione di Dio, che dalla costola dell’uomo crea la donna perché siano una sola carne. “Questa volta è osso dalle mie ossa, carne dalla mia carne”. Il racconto della creazione ha fatto da sfondo alla pericope del Vangelo di Marco (Mc 10,2-16 – L’uomo non divida quello che Dio ha congiunto) dove Gesù è interpellato da alcuni farisei che lo mettono alla prova.

Omelia

Omelia del Superiore Generale dei Vincenziani

Carissimi fratelli e sorelle,
esprimo la mia gratitudine a Gesù per avermi dato questa bellissima opportunità di essere con voi qui a Casagiove insieme al Consiglio generale e ai membri della Curia generalizia della Congregazione della Missione di San Vincenzo de’ Paoli. Ringrazio il carissimo Don Stefano e tutti voi per la gradita accoglienza.
Qui a Casagiove noi tutti Vincenziani ci sentiamo a casa perché ad accoglierci c’è sempre il nostro Vincenzo, il “vecchiariello”. Era il 1785 quando i Missionari Vincenziani hanno predicato la missione al popolo di Casagiove e da allora Vincenzo de’ Paoli è nelle case, nelle strade e nel cuore dei Casagiovesi.
La Liturgia della Parola, come sempre illumina la nostra vita, illumina le nostre relazioni fatte di volti. Il volto dell’altro ci sta davanti e sempre ci interpella. Spesso ci dona serenità e gioia, ma altre volte ci mette in crisi, ci ricorda il nostro fallimento… nascono così i conflitti!
Il testo della Genesi ci ha sempre ricordato che tutto ciò che Dio aveva creato era buono e l’essere umano molto buono. Stamane il testo biblico afferma che qualcosa non è buono: “Non è bene che l’uomo sia solo”. Nella solitudine non c’è vita! L’uomo per vivere ha bisogno della relazione.
Il racconto biblico ci mostra che l’uomo e la donna contribuiscono all’armonia e alla bellezza del progetto divino quando stanno l’uno di fronte all’altra: “Voglio fargli un aiuto che gli corrisponda” e cioè un aiuto di fronte a lui.
L’essere umano si realizza ed è felice solo se ha qualcuno davanti a sé per condividere la vita, la felicità. Bellissima la fase finale del celebre film Into the wild: “La felicità è reale solo se condivisa”.
Dalla Parola nasce il nostro impegno a vivere relazioni autentiche e vere: non uno contro l’altro ma uno per l’altro; non uno sull’altro ma uno di fronte all’altro. Sentiamoci allora uniti nella carità.
Gesù ci insegna che è necessario sempre stare nella relazione, anche quando questa è complicata e si vuol fuggire per gettare tutto all’aria. Impegniamoci a vivere le nostre relazioni come dono; l’altro un dono per me, io sono dono per l’altro, Diversamente l’amore non fiorisce.
Al termine dell’omelia preghiamo la Supplica alla Madonna del Rosario di Pompei, che il Beato Bartolo Longo volle dedicare alla pace. Supplichiamo la Vergine Maria per la fine delle guerre. La volontà di Dio è un mondo di pace. Senza pace non c’è vita. Maria, Madre di Dio e Madre nostre, ci ricorda che siamo fratelli e sorelle tutti, perché per lei tutti sono suoi figli e figlie.
“O Madre, implora per noi misericordiao dal tuo Figlio divino e vinci con la clemenza il cuore dei peccatori. Sono nostri fratelli e figli tuoi. Mostrati a tutti quale sei, Regina di pace e di perdono”.
Amen.

Pregare col cuore di figli
alla Madonna del Rosario di Pompei

In questa prima domenica di ottobre il Santo Padre ci ha invitato di pregare per il dono della pace, con l’invocazione alla Vergine Maria affinché “l’odio faccia spazio all’amore, la discordia all’unione” e ciascuno sia “artigiano di pace”.

Come da tradizione, oggi prima domenica di ottobre – il primo di due appuntamenti, l’altro è l’8 maggio – alle ore 12.00 si recita la Supplica alla Madonna del Rosario di Pompei [4], celebrazione religiosa tra le più attese in Campania [5], ma non solo, che si tiene nel Pontificio Santuario della Beata Vergine del Santo Rosario di Pompei e in molti luoghi, per invocare la pace per le Nazioni travagliate, per l’Europa, per il mondo.

Anche la comunità parrocchiale di San Michele Arcangelo di Casagiove, ieri ha recita coralmente la Supplica, presieduta dal Superiore Generale dei Vincenziani, Padre Tomaz Mavric, CM, con il Parroco Don Stefano Giaquinto, nella cappella della Madonna di Pompei, ai piedi del quadro della Madonna del Rosario di Pompei.

Si è elevata una catena dolce che ci rannodi a Dio, vincolo d’amore che ci unisci agli Angeli, torre di salvezza negli assalti dell’inferno, porto sicuro nel naufragio: Madre di misericordia, vita, dolcezza, speranza, clemente, pia, dolce Vergine di Pompei aiutaci!

Il culto della Beata Vergine del Rosario di Pompei nasce alla fine del 1800 ad opera del Beato Bartolo Longo, che mentre si trovava nei campi, udì la Madonna dirgli: “Se propagherai il Rosario sarai salvo”. Il giovane Bartolo Longo rimase scosso da questo messaggio della Madonna, tanto da abbandonare gli ambienti satanici che frequentava e di iniziare la propria opera di diffusione della recita del Santo Rosario.

Le parole conclusivi del Sindaco

Al termine della Santa Messa, il Sindaco di Casagiove, Prof. Ing. Giuseppe (Beppe) Vozza, ha tenuto un breve discorso nella quale ha fatto gli auguri per la bambina di cui è stato celebrato il battesimo e per la coppia che ha rinnovato le promesse nuziali nel 50° anniversario di matrimonio. Poi ha preannunciato che, stimolato dalla Parrocchia di San Michele Arcangelo, è in preparazione il gemellaggio della Città di Casagiove – già gemellata con Pompei attraverso un progetto di pace –con il luogo dove è nato ed è vissuto San Vincenzo de’ Paoli, e da dove ha origine il Movimento Vincenziano. Non si tratta solo della devozione al santo, ha detto il Sindaco, ma di veramente mettere in pratica l’insegnamento di San Vincenzo de’ Paoli. Concludendo ha chiesto un grande applauso per i Vincenziani e le Vincenziane di questa Città.

Approfondimenti

Il 25 gennaio 1617, Vincenzo de’ Paoli predicò la prima missione, che segnò l’inizio della Congregazione della Missione. Più di quattrocento anni dopo, i sacerdoti e i fratelli vincenziani continuano ciò che egli iniziò, cercando di adempiere alla chiamata di Dio e alla visione di San Vincenzo. Il motto della Congregazione è: Evangelizare pauperibus misit me, cioè: Mi ha inviato a portare ai poveri il lieto annuncio (Lc 4,18).

I sacerdoti e i fratelli della Congregazione della Missione di San Vincenzo de’ Paoli e l’intera Famiglia Vincenziana celebreranno il 400° anniversario della sua fondazione nel 2025 e parteciperanno alle celebrazioni dell’anniversario a partire dal 2024.

Verso il Giubileo vincenziano 2025: “Mani per il pane” – segni di speranza per i poveri [QUI]

  • La Congregazione della Missione di San Vincenzo de’ Paoli verso i Giubilei del 2025: l’ordinario e dei 400 anni di fondazione – 23 luglio 2024 [QUI]
  • Le iniziative italiane per il Giubileo Vincenziano – 25 settembre 2024 [QUI]
  • 27 settembre. San Vincenzo de’ Paoli, padre dei poveri – 27 settembre 2024 [QUI]

Gli eventi per il 400° anniversario della fondazione si concentrano sulla rivitalizzazione della spiritualità missionaria della Congregazione e della sua cultura Vincenziana. Molte di queste celebrazioni si svolgeranno presso la Maison Mère, la casa internazionale della Congregazione della Missione e della Famiglia Vincenziana, a Parigi, che sta subendo una profonda ristrutturazione in vista di questo anniversario.

La Maison Mère ha servito i sacerdoti e i fratelli della Congregazione fondata da San Vincenzo de’ Paoli fin dal 1817 e ora si sta preparando per servire gli oltre 2 milioni di membri della Famiglia Vincenziana. Questa ristrutturazione mira a fare in modo che ogni membro, individualmente e collettivamente, possa servire meglio le persone che vivono in condizioni di povertà e che ne subiscono gli effetti più estremi.

Note

[1] La chiesa di San Michele Arcangelo già nel 1113 viene menzionata nella Bolla di Sennete, di proprietà del Monastero di San Giovanni delle Monache di Capua, in seguito donata agli abitanti del posto.

L’attuale chiesa sorge sulle rovine di una ben più antica, consacrato nel 1311, le cui fondamenta sono state scoperte durante i lavori di ristrutturazione della chiesa dopo il terremoto del 1980. Fu costruita nei primi del Seicento, come attesta l’iscrizione in latino scolpita sul piedistallo in pietra, utilizzato attualmente come portacero: Casanova struxit a.D. 1617 [6].
Il culto di San Michele Arcangelo, a cui la chiesa è dedicata, fu diffuso nella zona dai Longobardi, i quali trovarono nel santo guerriero il protettore del loro esercito. L’immagine del santo patrono è presente nella chiesa un po’ dappertutto: sulla facciata, nella volta, nella pala d’altare, in una statua lignea, nella cappella a Lui dedicata.
La facciata della chiesa si apre su piazza San Michele e vi si accede mediante otto gradini in pietra. Al di sopra del portale, in una nicchia, è collocata la statua del santo patrono, datata 1940. Una striscia ornamentale corre lungo tutta la facciata dividendola orizzontalmente in due parti; essa reca l’iscrizione: Casaiovis patrone Michael Arcangele protege civitatem.
Lateralmente, a sinistra, in facciata spicca la torre campanaria, di un piano più alto della chiesa, di un piano più alto della chiesa. S’inserisce perfettamente nella struttura architettonica della facciata, elevandosi in due ordini, contrassegnato da cornici marcapiano. Su ogni piano è presente una monofora, la qui più bassa è cieca. L’ornamentazione della superficie è completata dalla presenza di lesene ornate di capitelli. Influenze orientali sono ravvisabili nella caratteristica copertura a cipolla, dall’accentuata forma sferica, impostata su un basso basamento poligonale, ricoperta di maioliche policrome e coronata da un fastigio in ferro battuto munito di croce. Il foro della cella campanaria è una semplice monofora ad arco a tutto sesto; accoglie una campana azionata elettricamente.
La pianta rettangolare ad andamento longitudinale della chiesa, con la struttura portante in tufo campano, disegna una navata unica con abside semicircolare. Per ciascun lato si aprono tre cappelle, con transetto e presbiterio. Al piano superiore sul portale d’ingresso è collocata la cantoria che ospita un organo a canne ottocentesco.
L’interno della chiesa è tutto affrescato, ad opera di Raffaele Iodice, uno dei più autorevoli membri della prestigiosa scuola di decorazione napoletana, tranne i quadri su tela o su legno e pochissimi altri dipinti. Le pareti della chiesa sono ricoperte da pitture di finti marmi policromi, di iscrizioni in latino e di vari personaggi sacri collocati in particolari punti strategici della struttura. Ad osservare attentamente i dipinti, e cogliendone il significato, si entra in una vera e propria enciclopedia, nel senso letterale del termine, cioè “in un cerchio di bambini” che devono apprendere i principi della religione presentati attraverso le immagini caratteristiche di ciascun personaggio o episodio narrato.
All’entrata, sul lato destro, dov’era il fonte battesimale (oggi sul presbiterio), ci viene incontro il Battesimo di Gesù, quasi ad indicare che la chiesa accoglie ed ospita i battezzati. La volta poggia su otto archi, quattro a destra e quattro a sinistra. All’ingresso dell’aula, un arco a destra ricopre un altare, quello a sinistra fa altrettanto. Lungo i lati della navata sono evidenziati quattro pilastri, due per lato, che sorreggono due arcate della volta. Su di esse, sono rappresentati i quattro Evangelisti. Sui pilastri, al di sotto dell’arcata nei pressi dell’altare maggiore, sono raffigurati San Pietro e San Paolo. Si aprono, poi, due cappelle a destra e due a sinistra, ciascuna sotto un arco. In fondo, sul presbiterio, altri due archi, posti l’uno di fronte all’altro, chiudono la struttura e sottendono un piccolo ambiente di servizio a destra, e l’ingresso della sagrestia a sinistra. al centro di ognuno di essi, in un cartiglio, quasi la chiave di volta dell’arco, è riportata, in latino, una delle Virtù. Ciascun arco riporta, nella lunetta sottostante, una frase in tema con la cappella o con l’altare sottostante. Una lunga iscrizione in lingua latina, a grossi caratteri, tutt’intorno all’aula principale della chiesa, ricorda la battaglia fra il bene ed il male, che vide trionfante l’Arcangelo Michele cui la chiesa è dedicata.
A destra e sinistra della volta, dove campeggiano quattro pannelli decorativi, si aprono le cosiddette “unghie”: caratteristiche nicchie terminanti con una cuspide in cui sono raffigurati otto Dottori della Chiesa.
La parete dietro l’altare maggiore è illuminata da una grande finestra centrale decorata da vetri policromi, con a centro il trigramma di Cristo: IHS (Jesus Hominum Salvator, Salvatore degli uomini). Ai lati, in alto, si formano due vele: quella a destra ritrae Melchisedec in veste sacerdotale, che offre in sacrificio pane e vino; a sinistra è ritratto Mosè che scende dal monte Sinai recando le Tavole della Legge. A destra ed a sinistra dell’altare trovano posto due pannelli che sormontano la statua del Sacro Cuore di Maria e del Sacro Cuore di Gesù. Il dipinto di destra raffigura una donna fra gigli e rose, prefigurazione di Maria. Al lato sinistro fa da specchio il pannello di Gesù in veste di Buon Pastore.
Maestosa appare la Pala dell’altare maggiore, raffigurante la Madonna delle Grazie, incoronata dal Bambino che reca in braccio i Santi Michele Arcangelo e Sebastiano ai lati, e le anime del Purgatorio ai piedi, un coro di angeli attorno. In un cartiglio, a destra del dipinto, si legge il nome dell’autore e la data dell’opera: PIRRUS M ARTURIUS IADUANUS 1609.
Sulla volta campeggiano varie scene.
La prima raffigura I Patti Lateranensi. L’Italia, rappresentata da una figura femminile incoronata che regge il tricolore e lo scudo sabaudo, porge un ramo d’ulivo, alla donna che impersona la Chiesa. In secondo piano, avanza Cristo Re in veste bianca, con scettro e corona, in atteggiamento benedicente: la pace è fatta e sancita.
Il secondo pannello, il più grande, occupa la parte centrale della navata: rappresenta Il Trionfo di San Michele Arcangelo sul demonio.

Il terzo pannello rappresenta La Trasfigurazione di Nostro Signore, avvenuta sul monte Tabor. Arrivati all’altare maggiore, la volta forma un arco sul presbiterio, ormai privo dell’artistica balaustra di marmo bianco. Sotto quest’arco è raffigurata maestosamente L’ultima cena.

A destra e sinistra della volta, dove campeggiano i quattro pannelli decorativi, si aprono le cosiddette “unghie”: caratteristiche nicchie terminanti con una cuspide in cui sono raffigurati otto Dottori della Chiesa. Esse si aprono a destra e sinistra della volta, in corrispondenza con gli otto finestroni della chiesa. Ancora una volta l’architettura è funzionale alla religione con una similitudine: come le finestre danno luce all’ambiente, così questi Dottori illuminano con la loro parola la fede Cristiana.

[2] Don Stefano Giaquinto, Parroco di San Michele Arcangelo di Casagiove, in Provincia di Caserta, Arcidiocesi di Capua, il 29 febbraio 2024 su La Stampa ha spiegato, che cerca ogni giorno di rendere la parrocchia che gli è stata affidata, San Michele Arcangelo di Casagiove in provincia di Caserta, una casa dalle porte sempre aperte, come insegna Papa Francesco. Qui ha imparato a sognare una «Chiesa in uscita», con i suoi maestri, Don Peppino Diana, Don Tonino Bello e il Beato Pino Puglisi. Quando è arrivato, nel 2014, le idee non gli mancavano. Decisi di mettere su, con un gruppo di donne e uomini che si lasciarono coinvolgere, alcune opere di solidarietà per il prossimo più bisognoso. Oggi, dieci anni dopo, sono servizi che vengono offerte gratuitamente nel Centro Il Nazareno: la mensa e le docce per i poveri, il poliambulatorio, il centro raccolta di beni di prima necessità, il primo soccorso ai tossicodipendenti. Segni più che parole. Gli avevano etichettato subito come “prete strano e senza futuro”. Anche perché dinanzi a palazzi costruiti illegalmente e a tantissime “stranezze” burocratiche, ha iniziato ad affrontare e sfidare la criminalità organizzata. Con le uniche “armi” che realizzano il bene: le parole del Vangelo. Amore e misericordia. Il cammino non è stato semplice. Diverse volte i clan hanno tentato di ostacolare la via tracciata con agguati simbolici; hanno fatto trovare un cumulo di rifiuti ingombranti e speciali al Nazareno; hanno appiccato un incendio lì vicino; in sagrestia uno spacciatore ha assalito Don Stefano con un punteruolo; e “simpatiche sorprese” simili gli hanno preparate più volte sotto casa. Sottolinea che lo Stato gli è sempre stato subito presente. E anche tanti amici e punti di riferimento come Don Luigi Ciotti gli sono stati vicini. Afferma: «Sono convinto che la camorra non farà più paura se come società e come Chiesa riusciremo a gettare semi di speranza. Noi come credenti siamo chiamati a essere innanzitutto cittadini credibili e coraggiosi, a non fare passi indietro di fronte a minacce, collusioni e soprusi. Ricordo uno striscione che vedevo quando seguivo la Juvecaserta Basket in giro per l’Italia: “Coerenza e mentalità”. È ciò a cui dobbiamo aspirare per sconfiggere ogni mafia. Qualche tempo dopo il mio ingresso in parrocchia qualcuno obiettò che la nostra fosse una “Chiesa a tempo determinato”. Invece il sentiero della legalità vissuto in forma comunitaria in nome di Gesù si sta rivelando – seppure a tratti pericoloso – rigenerante, per la parrocchia e per il territorio. Questo impegno dai risvolti sociali diventa “profezia”, fondata sulla teologia della strada e non sulla “chiacchierologia”. Ora è il tempo di continuare a seminare. Contro la camorra. Ma, allo stesso tempo, per i camorristi che vorranno pentirsi e convertirsi, le porte sono sempre aperte, con mani tese per ripartire insieme, alla scuola del Vangelo».

[3] l legami tra la Città ed il Santo della Carità
Padre Tomaz Mavric l’11 settembre 2021 ha ricevuto dal Sindaco di Casagiove la cittadinanza onoraria con la consegna delle chiavi della Città, come segno di “profonda gratitudine per la Sua visita pastorale e per il Suo messaggio di carità sulle orme di Vincenzo de’ Paoli, energia forte per perseguire la ricerca del bene comune e l’affermazione dei principi di Giustizia e Legalità contro ogni forma di discriminazione”. Questa era la motivazione del conferimento dell’onorificenza letta, nel corso di una suggestiva cerimonia, dalla Dott.ssa Michela Perrotta, giovane Presidente del Consiglio Comunale riunito in seduta straordinaria nella bella cornice del restaurato Cortile del Quartiere Borbonico [7]. Era seguita l’intitolazione dell’ex piazzale delle Poste a San Vincenzo de’ Paoli e l’incontro con la cittadinanza nella Parrocchia di San Michele Arcangelo.
Nelle sue visite, con la sua umiltà, semplicità e tenerezza, che ne fanno un convincente testimone del carisma e della spiritualità vincenziana, Padre Tomaz Mavric ha tocccato il cuore dei fedeli e dei tanti volontari, riuniti dal Parroco Don Stefano Giaquinto in un’unica rete solidale con le migliori energie del territorio, i semplici cittadini, enti, istituzioni, associazioni. È sicuramente questa capacità di coinvolgimento e di aggregazione che ha consentito la nascita del Cantiere della carità, con il proliferare di iniziative a sostegno dei poveri nel nome della giustizia, della legalità e della solidarietà (l’Oratorio Maremoto, la Casa di Emmaus, la Locanda di Madre Teresa di Calcutta, la Casa de’ Paoli, l’Osservatorio delle Povertà “Mario Diana”, il Centro Il Nazareno, il Doposcuola, le Ali degli Angeli “Rider della Solidarietà”).
Anche Padre Mavric, durante la solenne Celebrazione Eucaristica della domenica, aveva ribadito la necessità di “fare rete” e di coinvolgere sempre più i giovani nella costruzione di una società più giusta ed accogliente, in cui i poveri da ultimi e invisibili vedano riconosciuti pari dignità e diritti. “Condividere sogni per farli diventare realtà” è il messaggio forte che era emerso dai due giorni di incontro, un messaggio riassumibile nel motto “Contro le povertà, agire insieme” dell’A.I.C., di cui fanno parte i Gruppi di Volontariato e tutta la Famiglia Vincenziana.
La visita pastorale di Padre Mavric del 2021 fu un ulteriore riconoscimento del forte legame che unisce Casagiove, la Città della Carità, a San Vincenzo de’ Paoli.
Ma come mai i Casagiovesi si sono rivolti proprio al santo nativo di Pouy, un villaggio agricolo della Francia meridionale, che nel lontano XVII secolo per primo guardò i poveri con occhi e cuore nuovi?
Vincenzo de’ Paoli non diventò cittadino con decisione burocratiche. “Lo divenne naturalmente, semplicemente per comunanza di sentimenti, per essere già uno di noi”, affermò l’Assessore alla cultura, Carlo Comes. È un legame che risale a quasi due secoli fa, con l’arrivo in Terra di Lavoro dei Missionari Vincenziani, seguiti dalle Figlie della Carità e dalle Volontarie Vincenziane, meglio conosciute come Dame della Carità.
La prima Casa Vincenziana in Italia venne aperta a Roma nel 1641 e nel 1668 la Congregazione dei Preti della Missione si insediò a Napoli. Tra i primi missionari vincenziani che nel 1668 giunsero a Napoli, c’era Cosimo Galilei, nipote diretto del celebre astronomo toscano Galileo Galilei e che ricoprì la carica di primo superiore della Casa Missionaria napoletana. Nel dicembre 1785, i Missionari Vincenziani si recarono a Casanova [6] “poco distante da Caserta”, casale che “fa(ceva) anime Duemila” e “divisa in due parrocchie una della Diocesi di Capua e l’altra di Caserta”, rispettivamente le parrocchie di: San Michele Arcangelo e Santa Croce.
Iniziata con la prima missione Vincenziana nel lontano 1795, da allora la Famiglia Vincenziana svolge la sua instancabile opera di carità per venire incontro ai bisogni spirituali e materiali di un popolo originariamente contadino, dalla religiosità semplice e naturale, con San Michele Arcangelo operoso ed accogliente, legato alle tradizioni ma proiettato verso il futuro, che ha trovato in San Vincenzo conforto e aiuto nei tanti eventi drammatici affrontati.
Considerata la devozione che gli abitanti di Casagiove hanno per Lui, San Vincenzo de’ Paoli è diventato compatrono della Città di Casagiove, con San Michele Arcangelo.
Tutta Comunità sangiovese conserva come bene prezioso il messaggio e l’impegno Vincenziano di solidarietà, giustizia, pace e fratellanza universale, di grande l’attualità ai nostri giorni, che Don Stefano Giaquinto porta avanti con i Missionari Vincenziani e tutta la comunità (mondo imprenditoriale, del volontariato, della politica, della scuola, famiglie, adolescenti e giovani), in un coerente impegno caritativo di ciascuno che è la testimonianza più vera di quanto il “vecchierello” è presente nel cuore di ogni Casagiovese.

[4] Madre di misericordia, vita, dolcezza, speranza, clemente, pia, dolce Vergine di Pompei aiutaci! – 6 ottobre 2024 [QUI], con la storia del culto della Beata Vergine del Rosario di Pompei e il testo della Supplica.

[5] La Madonna sotto il titolo del Santissimo Rosario gode nel Meridione d’Italia di una devozione popolare sincera e profonda. Il culmine di tale devozione mariana si raggiunse verso la fine del XIX secolo, grazie all’opera messa in atto dall’avvocato salentino, il Beato Bartolo Longo, a cui si deve non soltanto la costruzione del santuario di Pompei, ma pure delle opere di assistenza e beneficenza ad esso annesse. Il culto della Madonna del Rosario però, affonda le sue radici nel XIII secolo, quando, secondo il racconto di Alano della Rupe, nell’anno 1212, lo spagnolo San Domenica di Guzmàn, a seguito di una visione, ricevette dalla Vergine Maria la Corona del Rosario, strumento che il Santo usò per combattere senza violenza alcuna, le eresie. Un altro evento storico sancirà in maniera più solenne il legame tra i popoli Cattolici dell’Europa e la Regina del Santo Rosario: La Battaglia di Lepanto combattuta nell’anno 1571 che vide, per intercessione della Regina delle Vittorie, una schiacciante vittoria della Lega Santa sulle schiere musulmane dell’Impero Ottomano.

[6] Casanova era l’antico nome della Città di Casagiove, fino al 1810, quando fu unito alla villa di Coccagna e assunse il nome di Comune di Casanova e Coccagna. Il primo Sindaco del Comune di Casanova e Coccagna fu Michele Fusco, appartenente ad una delle maggiori famiglie benestanti di Casanova. Dal 1807 al 1809 la Villa di Coccagna era stata aggregata al Comune di Recale, insieme a Portico e Masserie, ovvero l’attuale San Marco Evangelista. In realtà a detenere il potere fu sempre il Casale di Casanova e Coccagna ne dovette in più occasioni subire le decisioni. Il cambiamento del nome in Casagiove avvenne con il Regio Decreto N. 695 del 17 febbraio 1872.
Oggi, Casagiove è un comune di circa 13.000 abitanti della Provincia di Caserta in Regione Campania, attiguo al capoluogo e parte integrante della vasta conurbazione che unisce numerosi comuni lungo l’asse della via Appia, da Maddaloni a Capua passando per Caserta.
Con Decreto del Presidente della Repubblica del 1º agosto 2003, Casagiove ricevette il titolo di Città.

[7] Il Quartiere Militare Borbonico di Casagiove deve la sua realizzazione al Re Ferdinando II di Borbone. In realtà, il sovrano delle Due Sicilie sfruttò i locali del vecchio Ospedale, e l’acquisto di casamenti confinanti. Re Carlo di Borbone aveva deciso di destinare ad uso di ospedale per accogliere coloro che si ammalavano durante i lavori di costruzione della Reggia di Caserta. In quell’occasione furono realizzate anche corsie diverse per tenere separati gli schiavi musulmani dai liberi operai cristiani, per i quali venne messa a disposizione una cappella dedicata alla Madonna del Rosario poi inglobata nell’odierna struttura della chiesa di Santa Croce Nuova. L’Ospedale cadde poi in disuso tanto da essere definito nei documenti un’abiura di belve. Nel 1985 fu rilevato dal Comune di Casagiove e presso tale sito è in corso un progetto di recupero strutturale denominato “Laltrareggia”.

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