2 ottobre, memoria degli Angeli Custodi
[Korazym.org/Blog dell’Editore, 02.10.2024 – Vik van Brantegem] – L’uso di una festa particolare dedicata agli Angeli Custodi si diffuse nella Spagna nel Quattrocento, nel secolo successivo in Portogallo e più tardi ancora in Austria. Dal 1670 la Chiesa Cattolica celebra la memoria dei Santi Angeli Custodi il 2 ottobre, data fissata da Papa Clemente X. Un tempo questa memoria veniva celebrata il 29 settembre, insieme con quella di San Michele Arcangelo, custode e protettore per eccellenza. Tre giorni fa, a quella data, abbiamo ricordato i tre principali delle sette Arcangeli, ognuno con suo nome: Michele, Gabriele e Raffaele.
Oggi il tema degli Angeli (come quello di Lucifero e i suoi Angeli ribelli) è quasi scomparso dai sermoni liturgici, nonostante si tratta di un dogma di fede, definito più volte in maniera solenne dalla Chiesa: il Simbolo Niceno; il Simbolo Costantinopolitano; il Concilio Lateranense IV (1215), definì come verità di fede che molti Angeli, abusando della propria libertà caddero in peccato e diventarono cattivi; il Concilio Vaticano I (1869-70).
Specifici episodi del Vecchio e Nuovo Testamento, indicano la presenza degli Angeli: la lotta con l’Angelo di Giacobbe; la scala percorsa dagli Angeli, sognata da Giacobbe; i tre Angeli ospiti di Abramo; l’intervento dell’Angelo che ferma la mano di Abramo che sta per sacrificare Isacco; l’Angelo che porta il cibo al profeta Elia nel deserto; l’Angelo citato nel Libro di Giobbe l’annuncio ai pastori della nascita di Cristo; l’Angelo che compare in sogno a Giuseppe, suggerendogli di fuggire con Maria e il Bambino; gli Angeli che adorano e servono Gesù dopo le tentazioni nel deserto; l’Angelo che annunciò alla Maddalena e alle altre donne, la resurrezione di Cristo; la liberazione di San Pietro, dal carcere e dalle catene a Roma; senza dimenticare la cosmica e celeste simbologia angelica dell’Apocalisse di San Giovanni Evangelista. Gli Angeli sono citati dallo stesso Gesù, nel Vangelo di Matteo, quando indicante dei fanciulli dice: “Guardatevi dal disprezzare uno solo di questi piccoli, perché vi dico che i loro Angeli nel cielo vedono sempre la faccia del Padre mio che è nei cieli”.
Di solito si parla dell’Angelo Custode soltanto ai bambini, e per questo anche l’iconografia si è fissata sulla figura dell’Arcangelo Raffaele, che guida e conduce il giovane Tobia. Gli adulti, invece, dimenticano facilmente il loro adulto testimone e consigliere, il loro invisibile compagno di viaggio, il muto testimone della loro vita. E anche questo aumenta il senso della desolazione e addirittura dell’angoscia che caratterizza il nostro tempo, nel quale si sono lasciate cadere, come infantili fantasie, tante consolanti e sostenitrici verità di fede.
È infatti verità di fede che ogni Cristiano, dal Battesimo, riceve il proprio Angiolo Custode, che lo accompagna, lo ispira e lo guida, per tutta la vita, fino alla morte, esemplare perfetto della condotta che si dovrebbe tenere nei riguardi di Dio e degli uomini. L’Angelo Custode è dunque il luminoso specchio sul quale ogni Cristiano dovrebbe riflettere la propria condotta giornaliera. E per questo la Chiesa ha dettato una delle più belle preghiere che dice:
Angelo di Dio, che sei il mio custode,
illumina, custodisci, reggi e governa me,
che ti fui affidato dalla pietà celeste.
Così sia.
I Santi Angeli Custodi, chiamati in primo luogo a contemplare il volto di Dio nel suo splendore, vengono dal Signore anche inviati agli uomini, per accompagnargli nella vita e assistergli con la loro invisibile ma premurosa presenza nelle difficoltà e guidandogli verso Dio. La Sacra Scrittura parla di altri compiti esercitati dagli Angeli, come quello di offrire a Dio le nostre preghiere e sacrifici, oltre quello di accompagnare l’uomo nella via del bene. L’Angelo Custode ha il compito principale di tenere le persone lontane dalle tentazioni e dal peccato, e di condurre la loro anima a meritare la salvezza eterna in Paradiso. Il suo compito secondario è la realizzazione e la felicità terrena della singola persona, oltre l’umana debolezza e miseria.
Gli Angeli sono figure intermedie tra Dio e gli uomini, in quanto collegano e descrivono il rapporto esistente fra l’assoluta trascendenza divina e la sua attività nel mondo. La Sacra Scrittura suggerisce più volte che gli Angeli godono della visione del volto di Dio, perché la felicità alla quale furono destinati gli spiriti celesti, sorpassa le esigenze della natura ed è soprannaturale. Gli Angeli hanno il compito di preservare la trascendenza e il mistero di Dio. Nello stesso tempo, rendono presente e percepibile la sua vicinanza salvifica. Nella storia della salvezza, Dio affida agli Angeli l’incarico di proteggere i patriarchi, i suoi servi e tutto il popolo eletto.
Possiamo e dobbiamo chiedere al nostro Angelo Custode di intercedere per conto nostro, e lo dobbiamo chiedere! Molti non si rendono conto degli aiuti ricevuti attraverso queste creature spirituali. Ricordate, il nostro Padre celeste vuole fare ogni cosa possibile per aiutarci a spendere l’eternità nel Suo Regno. Però dobbiamo scegliere di usare tutto ciò che Lui ci dona per ottenere pienamente le grazie necessarie per accedere al Cielo. Che il nostro Angelo Custode possa condurci più profondamente nella pienezza della misericordia di Dio, del suo amore e della sua bontà.
Quanto spesso ci fermiamo a riflettere su quanto sia una benedizione aver ricevuto il dono un angelo che ci guida e che veglia su di noi? Molti di noi da bambini hanno pregato la preghiera dell’Angelo custode, ma da adulti tendiamo a dimenticare l’importanza e la potenza che gli angeli possono avere sulle nostre vite.
Preghiera all’Angelo Custode
Angelo benignissimo, mio custode, tutore e maestro, mia guida e difesa, mio sapientissimo consigliere e amico fedelissimo, a te io sono stato raccomandato, per la bontà del Signore, dal giorno in cui nacqui fino all’ultima ora della mia vita.
Quanta riverenza ti debbo, sapendo che mi sei dovunque e sempre vicino! Con quanta riconoscenza ti devo ringraziare per l’amore che nutri per me, quale e quanta confidenza per saperti il mio assistente e difensore! Insegnami, Angelo Santo, correggimi, proteggimi, custodiscimi e guidami per il diritto e sicuro cammino alla Santa Città di Dio.
Non permettere che io faccia cose che offendano la tua santità e la tua purezza.
Presenta i miei desideri al Signore, offrigli le mie orazioni, mostragli le mie miserie e impetrami il rimedio di esse dalla sua infinita bontà e dalla materna intercessione di Maria Santissima, tua Regina.
Vigila quando dormo, sostienimi quando sono stanco, sorreggimi quando sto per cadere, alzami quando sono caduto, indicami la via quando sono smarrito, rincuorami quando mi perdo d’animo, illuminami quando non vedo, difendimi quando sono combattuto e specialmente nell’ultimo giorno della mia vita, siimi scudo contro il demonio.
In grazia della tua difesa e della tua guida, ottienimi infine di entrare nella tua gloriosa dimora, dove per tutta l’eternità io possa esprimerti la mia gratitudine e glorificare assieme a te il Signore e la Vergine Maria, tua e mia Regina.
Amen.

È importante sapere cosa dice la tradizione della Chiesa Cattolica riguardo agli Angeli Custodi:
1. Gli Angeli Custodi sono reali – La Chiesa Cattolica non ha inventato gli angeli custodi per far addormentare i bambini. Gli angeli custodi sono reali. Ci sono innumerevoli esempi di angeli nelle Scritture. Hanno ministrato a chiunque, dai pastori a Gesù stesso.
“Ecco, io mando un angelo davanti a te per custodirti sul cammino e per farti entrare nel luogo che ho preparato. Abbi rispetto della sua presenza, ascolta la sua voce e non ribellarti a lui; egli infatti non perdonerebbe la vostra trasgressione, perché il mio nome è in lui. Se tu ascolti la sua voce e fai quanto ti dirò, io sarò il nemico dei tuoi nemici e l’avversario dei tuoi avversari” (Es 23,20-22).
“L’esistenza degli esseri spirituali, incorporei, che la Sacra Scrittura chiama abitualmente angeli, è una verità di fede. La testimonianza della Scrittura è tanto chiara quanto l’unanimità della Tradizione“ (Catechismo della Chiesa Cattolica, 328).
“Quando siete tentati, invocate il vostro angelo. Lui vuole aiutare voi più di quanto voi vogliate essere aiutati! Ignorate il diavolo e non abbiate paura di lui; trema e fugge alla vista del vostro angelo custode” (San Giovanni Bosco).
2. Tutti abbiamo un Angelo Custode – Non dobbiamo condividere gli Angeli custodi. Sono così importanti per il nostro benessere spirituale che Dio ci ha benedetti con un Angelo custode personale.
“Ogni fedele ha al proprio fianco un angelo come protettore e pastore per condurlo alla vita” (San Basilio Magno).
“Grande è la dignità dell’anima degli uomini, perché ognuno di essi ha dall’inizio della vita un angelo incaricato di proteggerlo” (San Girolamo).
3. Gli Angeli Custodi ci conducono in Cielo (se noi lo permettiamo) – I nostri Angeli Custodi ci proteggono dal maligno, ci assistono nella preghiera, ci spingono verso decisioni sagge, ci rappresentano davanti a Dio. Sono in grado di agire sui nostri sensi e sul nostro pensiero, ma non sulla nostra volontà. Non possono scegliere per noi, ma ci incoraggiano in ogni modo possibile a scegliere la verità, la bontà e la bellezza.
“Non sono essi tutti spiriti incaricati di un ministero, inviati per servire coloro che devono ereditare la salvezza?” (Ebrei 1,14).
Nel rispetto del libero arbitrio dell’uomo creato a immagine e somiglianza di Dio, l’Angelo Custode orienta, senza poterle determinare in senso causale, le scelte verso un atto conforme alla volontà divina, manifesta nei dieci comandamenti e nella legge mosaica, nella legge morale naturale, nel progetto di vita individuale che Dio possiede per ogni singola persone ed è pronto a rivelare, fino alla realizzazione dei suoi talenti come servitore e figlio, e alla sua felicità terrena.
4. Gli Angeli Custodi non ci abbandonano mai – Non c’è motivo per disperarsi e sentirsi soli, perché ci sono angeli che camminano al nostro fianco per intercedere del continuo per le nostre anime. Neanche la morte ci separerà dal nostro angelo. Sono continuamente al nostro fianco sulla terra, e di certo resteranno con noi nel cielo.
“Cari amici, il Signore è sempre vicino e operante nella storia dell’umanità, e ci accompagna anche con la singolare presenza dei suoi Angeli, che oggi la Chiesa venera quali ‘Custodi’, cioè ministri della divina premura per ogni uomo. Dall’inizio fino all’ora della morte, la vita umana è circondata dalla loro incessante protezione” (Papa Benedetto XVI).
5. Gli Angeli non sono nostri trisavoli – Gli Angeli non sono persone morte, a differenza di quanto spesso si crede e si dice, per consolare chi è in lutto. Gli Angeli sono creature spirituali con un’intelligenza e una volontà, creati da Dio per glorificare Lui e servire Lui per l’eternità. Non sono dei teneri cherubini che suonano l’arpa su una nuvola. Sono esseri spirituali potenti che lottano per la nostra anima.
“Cristo è il centro del mondo angelico. Essi sono i suoi angeli: ‘Quando il Figlio dell’uomo verrà nella sua gloria con tutti i suoi angeli“ (Catechismo della Chiesa Cattolica, 331).
Gli Angeli sono superiori agli uomini perché anche se mandati qui per servirci, sono costantemente alla Presenza di Dio. Hanno molti poteri spirituali e capacità che gli uomini non hanno. Non dobbiamo pensare al nostro Angelo custode come al personaggio di un cartone animato. Sono al nostro fianco per proteggerci, difenderci e vegliare su di noi.
“Sei stupito dal fatto che il tuo angelo custode ti abbia aiutato così tanto. Non dovresti, è per questo che Nostro Signore ne ha messo uno al tuo fianco” (San Josémaria Escrivà).

Le Gerarchie e i Cori celesti
La parola anghelos deriva dal greco e vuol dire messaggero. Non a caso, nel linguaggio biblico, il termine indica una persona inviata per svolgere un incarico, una missione. Ed è proprio con questo significato che la parola ricorre circa 175 volte nel Nuovo Testamento e 300 nell’Antico Testamento, che ne individua anche la funzione di milizia celeste, suddivisa in 3 Gerarchie di 3 Cori ciascuna: Cherubini, Serafini e Troni; Dominazioni, Potestà e Virtù; Principati, Arcangeli e Angeli.
La figura dell’Angelo come simbolo delle gerarchie celesti, appare fin dai primi tempi del Cristianesimo, collocandosi in prosecuzione della tradizione Ebraica e come trasformazione dei tipi precristiani delle Vittorie e dei Geni alati, che avevano anche la funzione mediatrice, tra le supreme divinità e il mondo terrestre.
Attraverso l’insegnamento del De celesti hierarchia dello pseudo Dionigi l’Areopagita, essi sono distribuiti in tre Gerarchie, ognuna delle quali si divide in tre Cori:
1. Cherubini, Serafini e Troni
2. Dominazioni, Potestà e Virtù
3. Principati, Arcangeli e Angeli
I Cori si distinguono fra loro per compiti, colori, ali e altri segni identificativi, sempre secondo lo pseudo Areopagita, i più vicini a Dio sono i Serafini, di colore rosso, segno di amore ardente, con tre paia di ali; poi vengono i Cherubini con sei ali cosparse di occhi come quelle del pavone; le potestà hanno due ali dai colori dell’arcobaleno; i Principati sono angeli armati rivolti verso Dio e così via. Più distinti per la loro specifica citazione nella Bibbia, sono gli Arcangeli, i celesti messaggeri, presenti nei momenti più importanti della Storia della Salvezza; Michele presente sin dai primordi a capo dell’esercito del cielo contro gli Angeli ribelli, apparve anche a Papa San Gregorio Magno sul Castel Sant’Angelo a Roma, lasciò il segno della sua presenza nel Santuario di Monte Sant’Angelo nel Gargano; Gabriele il messaggero di Dio, apparve al profeta Daniele; a Zaccaria annunciante la nascita di San Giovanni Battista, ma soprattutto portò l’annuncio della nascita di Cristo alla Vergine Maria; Raffaele è citato nel Libro di Tobia, fu guida e salvatore dai pericoli del giovane Tobia, poi non citato nella Bibbia, c’è Uriele, nominato due volte nel quarto libro apocrifo di Ezra, il suo nome ricorre con frequenza nelle liturgie orientali, Sant’Ambrogio lo poneva fra gli Arcangeli, accompagnò il piccolo San Giovanni Battista nel deserto, portò l’alchimia sulla terra.
Prima Gerarchia celeste
Primo Coro – I Serafini appartengono al più alto ordine di Angeli e si trovano il più prossimo a Dio. La Bibbia li raffigura come Angeli dotati di sei ali: due per volare, due per coprirsi il volto e due per coprirsi i piedi. Cantano continuamente le lodi di Dio: «Santo, Santo, Santo è il Signore degli eserciti. Tutta la terra è piena della Sua gloria». È anche detto che cantano la musica delle sfere, regolando il movimento del cielo, così come loro comandato, e che ardendo di amore e zelo per Dio, emanano una luce così potente e brillante che nessuno, se non occhi divini, può guardarli.
Secondo Coro – I Cherubini risiedono oltre il trono di Dio, sono i guardiani della luce e delle stelle. Essi rielaborano le intuizioni immediate dei Serafini traducendole in riflessioni e pensieri di saggezza riguardanti l’evoluzione dei sistemi planetari. La Bibbia li raffigura come esseri con quattro ali e quattro facce, ovvero una umana, una di bue, una di leone ed infine una di aquila. Vengono inoltre descritti come Angeli dediti alla protezione, posti a guardia dell’Eden e del trono di Dio. Ad essi è attribuita una perfetta conoscenza di Dio, superata soltanto dall’amore di Dio dei Serafini. Sempre secondo la Bibbia, le sculture di due Cherubini contrapposti erano rappresentate sul coperchio dell’Arca dell’Alleanza. Essi vengono menzionati di solito al plurale, ma anche al singolare.
Terzo Coro – I Troni sono esseri angelici dalla forma mutevole e dagli infiniti colori. Il loro compito è quello di tradurre in opera la sapienza e il pensiero elaborato dai Cherubini. Vengono descritti dalla Bibbia come ruote intersecate ad altre ruote, delle quali se una si muove avanti e indietro, l’altra si muove da un lato all’altro. Si tratta di ruote dotate di innumerevoli occhi, secondo l’immagine presente nel libro di Ezechiele, dove il profeta Ezechiele descrive la visione dei cieli; il profeta non descrive esplicitamente queste ruote come Angeli, ma come oggetti o “creature viventi” che possiedono uno spirito. L’apostolo Paolo usa il termine troni nella lettera ai Colossesi. Si deve ai Troni il fatto che l’universo esista in forma fisica così come lo conosciamo, grazie all’emanazione della loro stessa sostanza di calore, sviluppatasi in densità.
Seconda Gerarchia celeste
Quarto Coro – Le Dominazioni hanno il compito di regolare i compiti degli Angeli inferiori. Ricevono i loro ordini dai Serafini, Cherubini o direttamente da Dio, e devono assicurarsi che il cosmo sia sempre in ordine. Pseudo Dionigi usò il nome di Dominazioni per indicare una categoria di “intelligenze celesti” libere da qualsiasi legame con le dimensioni più basse, e volta interamente verso l’Essere Sovrano. Sono gli Angeli ai quali Dio affida la forza del dominare. Si suppone essi compongano l’esercito dell’Apocalisse, e da loro dipendano l’ordine universale e la disciplina ferrea alla quale gli Angeli inferiori si rivolgono per mantenerlo. Il termine Dominazioni è usato da Paolo di Tarso nella lettera ai Colossesi.
Quinto Coro – Le Virtù, anche chiamate Fortezze. Per Dionigi, «il nome delle sante Virtù significa coraggio saldo e intrepidità in tutte le attività, un coraggio che mai si stanca di accogliere le illuminazioni donate dal Principio divino». Sono menzionati da Paolo di Tarso nella Lettera agli Efesini (1,21). Spiriti combattenti, che presiedono ai grandi cambiamenti della storia.
Sesto Coro – Le Potestà, anche chiamate Potenza o Autorità, sono descritti dalla Bibbia come esseri angelici dai molti colori, simili a vapori nebbiosi, sono gli elementi portanti della coscienza e i custodi della storia. Sono descritti da Dante come accademicamente guidati e interessati alla sapienza, a discipline quali filosofia, teologia, religione, e ai documenti che appartengono a questi studi. Nella credenza popolare essi sono gli Angeli che accompagnano le decisioni dei padri e li consigliano nella cura della famiglia. Paolo di Tarso usa il termine Potestà nella lettera ai Colossesi e nella lettera agli Efesini. Egli tuttavia usa sia il termine Potenza che Autorità nella lettera agli Efesini, per riferirsi a questo tipo di Angeli: le Potenze sviluppano le ideologie, laddove le Autorità scrivono i documenti e le dottrine. Entrambe sono comunque coinvolte nella formulazione delle ideologie. Mentre però le Potenze comprendono tutto, le Autorità si focalizzano su particolari linee di conoscenza, specializzandosi nel codificare quelle idee, e nella produzione di documenti concettuali a quelle inerenti. Secondo la dottrina della Chiesa cattolica, le Potestà frenano l’azione dei demoni e con la loro virtù possono anche scacciarli.
Terza Gerarchia celeste
È composta dagli Angeli che assolvono la funzione di Messaggeri del Cielo:
Settimo Coro – I Principati sono esseri angelici dalla forma simile a raggi di luce, si trovano oltre il gruppo degli Arcangeli. Sono gli spiriti della storia e del tempo, guardiani delle nazioni e delle contee, e di tutto quello che concerne i loro problemi ed eventi, inclusa la politica, i problemi militari, il commercio e lo scambio. Paolo usa il termine Principati nelle lettere ai Colossesi e agli Efesini. Il compito dei Principati consiste nell’ispirare la nascita di nuove idee o invenzioni in grado di segnare una certa epoca, facendo anche in modo che l’uomo acquisisca sempre più consapevolezza del suo periodo storico, per trovare in questo il suo posto, non lasciandosi trascinare dal progresso della civiltà, bensì appropriandosene, per vivere pienamente il destino in cui si trova collocato.
Ottavo Coro – Gli Arcangeli tendono ad essere i più grandi consiglieri e amministratori inviati dal Cielo. Un Arcangelo ha normalmente un ruolo di grande importanza nei riguardi dell’uomo. Nella tradizione cattolica gli Arcangeli sono anche Cherubini o Serafini. Come è scritto nella Bibbia, Lucifero era “come un Cherubino”; in seguito alla sua ribellione a Dio, fu affrontato, sconfitto e gettato (per l’eternità) nel pozzo infernale da parte dell’Arcangelo Michele.
Nono Coro – Gli Angeli sono i più vicini agli uomini e ai singoli individui, sovraintendendo a tutte le loro occupazioni. Rappresentano la coscienza della singola persona, custodendo la memoria della sua vita. All’interno della categoria degli Angeli ci sono, in ogni caso, differenze di molti tipi.
I sette Arcangeli
I nomi dei sette nani li sanno in tanti. Ma i sette Arcangeli, quelli, chi li conosce? I più preparati arrivano a Michele, Gabriele e Raffaele; gli altri quattro non si trovano nemmeno nella Treccani. Eppure gli Arcangeli erano proprio sette: come i ministri assistenti al trono in Oriente, come i pianeti conosciuti nell’antichità ed a cui essi sarebbero preposti. Lo testimoniano pure un paio di passaggi biblici: “Sono uno dei 7 Angeli che stanno innanzi al trono di Dio per servirlo”, si svela l’Arcangelo Raffaele a Tobia; e l’Apocalisse segnala “i sette Angeli dritti davanti a Dio”. Perché allora quella schiera celeste oggi non la ricorda quasi più nessuno tra i cattolici, mentre la loro devozione è invece tuttora viva nella Chiesa copta? E pensare che gli Arcangeli avevano persino un nome.
Secondo alcune scuole teologiche gli Arcangeli ammonterebbero addirittura a nove, in modo da averne uno a capo di ogni Coro Angelico, gli “Archistrateghi” nell’angelologia ebraica. Fu per evitare abusi che alcuni sinodi e concili – quello di Laodicea nel 360, il romano del 745 e quello tenutosi ad Aquisgrana nel 789 – proibirono esplicitamente sotto pena di scomunica di dar qualsivoglia nome agli Arcangeli, aldi fuori dei biblici Michele, Gabriele e Raffaele. I Sette Arcangeli dunque scomparvero anche fisicamente e le loro icone – non infrequenti nelle chiese occidentali – vennero imbiancate. L’ultima loro apparizione risale al 1516, allorché nella chiesa palermitana di Sant’Angelo riaffiorò sotto la calce un antico affresco con la schiera completa degli “Angeli Capo”, rilanciandone la devozione popolare. In particolare un giovane sacerdote siciliano, il maestro di cappella don Antonio del Duca, ne diffuse con successo il culto, esportandolo prima a Roma e di lì in Germania e Russia. Lo stesso del Duca, con Girolamo Maccabei, compose una Messa per i 7 Arcangeli; una chiesa fu loro dedicata a Palermo, un’altra venne in parte realizzata nella capitale su progetto di Michelangelo. Pare inoltre che una loro raffigurazione danzante sia inserita nella facciata del santuario di Santiago di Compostela e un dipinto seicentesco del manipolo celeste al gran completo è tuttora conservato nell’ex convento di Santa Chiara a Solofra. Ivi appare con tanto di spada fiammeggiante Uriele, il quarto Arcangelo: un personaggio che, ai tempi d’oro, aveva fatto ombra addirittura al grande Raffaele. La stessa basilica di Santa Maria Maggiore a Roma doveva avere 4 cappelle dedicate agli Arcangeli “maggiori”, mentre il loro nome corrispondeva alle 4 divisioni dell’antica armata di Israele. Avendo osservato insieme agli altri tre Arcangeli lo sfacelo combinato dalla lotta tra uomini e giganti, fu inviato ad avvisare Noè che sarebbe arrivato un diluvio punitivo e ad insegnargli come costruire l’arca; è assegnato il compito di spezzare “le mostruose chiusure dell’Ade” per chiamare (talvolta infatti è raffigurato con la tromba) al giudizio universale e alla conseguente dannazione sia i titani delle origini sia “le anime dei peccatori che perirono con il diluvio” oltre a quelle degli adoratori di idoli; inoltre egli stesso punirà legandoli a ruote di fuoco i maghi e le streghe. Dunque Uriele aveva un ruolo di tutto rispetto nell’immaginario religioso occidentale, allorché il sinodo del 745 proibì d’invocarlo, sostenendo che non era un essere celeste bensì un demonio, e – quarant’anni dopo, da Aquisgrana – fu disposta addirittura la pena di morte per chi venerava “il grande Uriel”. La minaccia non impedì tuttavia a un Vangelo scritto molto tardo, quello di Barnaba scritto forse nel V-VI secolo, di richiamare in servizio il quarto Arcangelo insieme agli inseparabili compagni come scorta per far fuggire Gesù dall’Orto degli Ulivi fino “al terzo cielo”, così da sottrarlo al Calvario; né al poeta John Milton di affidargli nel 1667 una parte consistente nel suo Paradiso Perduto.
I compiti dei Sette Arcangeli
1. Michele (Chi è come Dio?) avversario di Lucifero, è l’Archistratega, il Princeps militiae caelestis (Principe delle milizie celesti), il Comandante in capo delle armate celesti, che insorge contro gli Angeli ribelli, difensore degli amici di Dio, protettore del suo popolo.
2. Gabriele (La mia Forza è Dio) annunciatore, rivela a Daniele i segreti del piano di Dio, annunzia a Zaccaria la nascita di Giovanni Battista e a Maria quella di Gesù.
3. Raffaele (Dio guarisce) soccorritore, accompagna e custodisce Tobia nelle peripezie del suo viaggio e gli guarisce il padre cieco.
4. Uriele (Dio è la mia luce o Fiamma di Dio) secondo il Vangelo di Bartolomeo fu creato per quinto, subito dopo Beliar (l’angelo ribelle) e i tre Arcangeli “ufficiali”, insieme ai quali venne posto a difesa del trono di Dio; viene inviato da Dio per istruire il profeta Esdra che pone a Dio una serie di domande; è spesso identificato come il cherubino che “sta a guardia dei cancelli dell’Eden con una spada fiammeggiante”, o come l’angelo che “veglia sul tuono e il terrore”; nell’Apocalisse di Pietro appare come l’Angelo del Pentimento, rappresentato come se fosse senza pietà come un qualsiasi demone; nella Vita di Adamo ed Eva, Uriele è visto come uno dei Cherubini del terzo capitolo della Genesi ed è anche identificato come uno degli Angeli che aiutarono a seppellire Adamo e Abele in Paradiso. Quando quattro Arcangeli sono associati ai quattro punti cardinali, Uriele viene generalmente utilizzato come quarto, in aggiunta a Michele, Gabriele e Raffaele. Sono destinati a governare i “quattro angoli della terra” e i “quattro fiumi del paradiso”: una posizione particolarmente prestigiosa, dal momento che i “quattro Angeli” appaiono pure nell’Apocalisse come coloro che trattengono i venti. Sono una sorta di guardie del corpo che occupano i punti cardinali intorno al trono di Dio e ad Uriele è assegnato il posto davanti.
5. Raguele (Amico di Dio) è l’Angelo della giustizia, dell’equità e della grazia di Dio, che ha il compito è portare armonia ed equilibrio nelle situazioni che sono fuori controllo o prive d’amore, un senso di calma e armonia nelle istituzioni e nei luoghi che hanno dimenticato la luce, per risolvere i conflitti nel cuore e nella casa degli interessati; è un giudice che si limita a osservare le leggi divine in vigore.
6. Sariele (Dio è il mio principe) è inviato da Dio insieme a Uriel per aiutare a salvare Adam ed Eva dall’inganno di Satana; il turifario che ha il compito di presentare a Dio le preghiere del popolo sulla terra; è il santo patrono di preghiera e adorazione; aiuta ad interpretare sogni, protegge bambine, presiede gli esorcismi, rompe dipendenze e governa la musica in Cielo.
7. Jeremiele (Dio eleva) è l’Angelo della Misericordia di Dio e della speranza; è responsabile delle visioni divine; risponde le domande di coloro che cercano la conoscenza di Dio, custode del potere antico e la conoscenza di come accedervi, che guida le anime dei fedeli al Cielo; è stato l’arcangelo responsabile della distruzione degli eserciti di Sennacherib, oltre che essere portatore delle istruzioni dei sette Arcangeli.

Nato a Strasburgo il 6 gennaio 1832, Doré si trasferì giovane a Parigi dove, a sedici anni, cominciò la sua carriera di disegnatore e illustratore. Iniziò come caricaturista per un giornale dell’epoca, affermandosi rapidamente per le sue doti tecniche e artistiche. L’arte di Doré ebbe dei grandi estimatori già tra i suoi contemporanei. Le sue edizioni Dante Alighieri, La Divina Commedia, Milano, Sonzogno, 1868 e La Sacra Bibbia. Vecchio e Nuovo Testamento, Milano, Treves, 1869 ottennero grandi successi.
Il Serafino Abdiel (Servitore di Dio) appare in Paradise Lost (1667) di Milton. Abdiel denuncia Satana dopo aver sentito che incitava la rivolta tra gli Angeli e abbandona Lucifero per portare la notizia a Dio. Però, quando arriva scopre che la preparazione per la battaglia sono già avviati.
La caduta degli Angeli ribelli
L’Angelo per la sua natura e spiritualità è immortale e immutabile; privo di quantità non può essere localmente presente nello spazio, però si rende visibile in un luogo per esplicare il suo operato; non può moltiplicarsi entro la stessa specie. San Tommaso d’Aquino afferma che tante sono le specie angeliche quanti sono gli stessi Angeli, l’uno diverso dall’altro.
Nella Bibbia si parla di Angeli come di messaggeri ed esecutori degli ordini divini e nel Nuovo Testamento essi appaiono chiaramente come puri spiriti. Nella credenza ebraica essi furono talvolta avvicinati a esseri materiali, ai quali si offriva ospitalità, che essi ricambiavano con benedizioni, promesse di prosperità, ecc.
L’Angelo in quanto essere spirituale non può essere sprovvisto della facoltà dell’intelligenza e della volontà; anzi in lui debbono essere molto più potenti, in quanto egli è puro di spirito; sulla prontezza e infallibilità dell’intelligenza angelica, come pure sull’energia, la tenace volontà, la libertà superiore. E nel Nuovo Testamento frequentemente viene stabilito un paragone fra uomini, santi e Angeli, come se la meta cui sono destinati i primi, altro non sia che una partecipazione al fine già conseguito dagli angeli buoni, i quali vengono indicati come “santi”, “figli di Dio”, “angeli di luce” e che sono “innanzi a Dio”, “al cospetto di Dio o del suo trono”; tutte espressioni che indicano il loro stato di beatitudine; essi furono santificati nell’istante stesso della loro creazione.

L’opera tratta il tema apocalittico del combattimento tra gli Angeli fedeli a Dio e gli Angeli ribelli. Il soggetto è una metafora del giudizio finale e trova la sua fonte biblica in Apocalisse 12,7. Una parte degli Angeli si ribella per superbia a Dio e in cielo scoppia una battaglia tra gli Angeli rimasti fedeli a Dio, guidati dall’Arcangelo Michele, e gli Angeli ribelli guidati da Lucifero. I ribelli, sconfitti, acquistano sembianze diaboliche e sono precipitati all’inferno.
Vediamo l’Arcangelo Michele che guida la schiera degli Angeli fedeli: indossa una corazza, si protegge con uno scudo (su cui è inciso il motto Quis ut Deus) e imbraccia un fascio di saette. Ugualmente armati di folgori ma privi di armatura sono i suoi seguaci della milizia celeste. In basso sono gli Angeli ribelli, ormai schiacciati dalla potenza degli avversari e in procinto di cadere tra le fiamme infernali. In evidenza è Lucifero: l’Angelo caduto è nudo e stringe nelle mani il serpente della tentazione biblica e nell’altra mano ha una fiaccola (etimologicamente Lucifero significa portatore di luce). Lucifero va ormai assumendo sembianze diaboliche nel volto e negli arti. Accanto a lui sono gli altri ribelli che hanno già il viso deformato in sembianze mostruose.
Il San Michele di Rubens, possente, armato di folgore, che occupa il centro della tela, cattura l’attenzione per l’atto che sta per compiere. La posizione del corpo, il drappo rosso che lo avvolge, lo sguardo, l’ala spiegata e la posizione della mano danno movimento e dinamismo al combattimento.
Tutti i Padri della Chiesa e i teologi hanno nelle loro argomentazioni espresso ed elaborato varie interpretazioni e concetti, riguardanti la loro esistenza, creazione, spiritualità, intelligenza, volontà, compiti, elevazione e caduta. San Tommaso d’Aquino affermò che l’Angelo poté commettere solo un peccato d’orgoglio, lo spirito celeste deviò dall’ordine stabilito da Dio e non accettandolo, non riconobbe al di sopra della sua perfezione, la supremazia divina, quindi peccato d’orgoglio cui conseguì immediatamente un peccato di disobbedienza e d’invidia per l’eccellenza altrui. Altri peccati non poté commetterli, perché essi suppongono le passioni della carne, ad esempio l’odio, la disperazione. Ancora San Tommaso specifica, che il peccato dell’Angelo è consistito nel volersi rendere simile a Dio.
La tradizione cristiana ha dato il nome di Lucifero al più bello e splendente degli Angeli e loro capo, ribellatosi a Dio e precipitato dal cielo nell’inferno; l’orgoglio di Lucifero per la propria bellezza e potenza, lo portò al grande atto di superbia con il quale si oppose a Dio, traendo dalla sua parte un certo numero di Angeli. Contro di lui si schierarono altri Angeli dell’esercito celeste capeggiati da Michele, ingaggiando una grande e primordiale lotta nella quale Lucifero con tutti i suoi, soccombette e fu precipitato dal cielo; egli divenne capo dei demoni o diavoli nell’inferno e simbolo della più sfrenata superbia.

Il nome Lucifero e la sua identificazione con il capo ribelle degli Angeli, derivò da un testo del profeta Isaia (14,12-15) in cui una satira sulla caduta di un tiranno babilonese, venne interpretata da molti scrittori ecclesiastici e dallo stesso Dante (Inferno XXIV), come la descrizione in forma poetica della ribellione celeste e della caduta del capo ribelle degli Angelii. “Come sei caduto dal cielo, astro del mattino, figlio dell’aurora! Come sei stato precipitato a terra, tu che aggredivi tutte le nazioni! Eppure tu pensavi in cuor tuo: Salirò in cielo, al di sopra delle stelle di Dio innalzerò il mio trono… salirò sulle nubi più alte, sarò simile all’Altissimo. E invece sei stato precipitato nell’abisso, nel fondo del baratro!”
I “Fini Ultimi”. E la caduta degli angeli ribelli spiegata da San Giovanni Paolo II – 21 maggio 2024 [QUI]
La Corona Angelica
o Rosario di San Michele
Nel Cattolicesimo, tutte le gerarchie angeliche vengono lodate dall’umanità grazie alla Corona Angelica, una Corona simile ad un Rosario, con la quale si pregano gli Angeli di ogni gerarchia e si chiede loro di intercedere presso Dio per ottenere delle grazie. Essa consente inoltre di ricevere, in particolari giorni, anche indulgenze, se opportunamente benedetta da un sacerdote.
Papa Pio IX approvò la Corona Angelica e il decreto fu firmato l’8 agosto 1851 dal Cardinale Luigi Emmanuele Nicolò Lambruschini, Prefetto della Congregazione dei Riti. Dopo che il 24 novembre dello stesso anno il Cardinale Prefetto Aquini aveva concesso le indulgenze per i defunti, il 3 settembre 1868 Papa Pio IX concesse l’indulgenza plenaria, da lucrarsi alle condizioni usuali.
Nel 1751 la Serva di Dio Antonia de Astonac, religiosa carmelitana portoghese, ha ricevuto una rivelazione da San Michele Arcangelo, con la richiesta di una preghiera particolare che, recitata quotidianamente, è legata alla promessa di continua assistenza in vita, e in Purgatorio dopo la morte, da parte dell’Arcangelo stesso.
La preghiera è composta da nove salutazioni, corrispondenti ai nove Cori angelici. Ogni salutazione è seguita da un Padre nostro e tre Ave Maria; alla fine si recitano quattro Padre nostro, il primo in onore di San Michele, il secondo di San Gabriele, il terzo di San Raffaele e l’ultimo in onore dell’Angelo Custode.
La preghiera inizia come è consuetudine nel Santo Rosario:
O Dio, vieni a salvarmi.
Signore, vieni presto in mio aiuto.
Gloria al Padre. Gloria al Padre. al Figlio. e allo Spirito Santo. Come era nel principio. ora e sempre. nei secoli dei secoli. Amen.
Prosegue con le nove salutazioni, precedute da un’invocazione a San Michele:
San Michele Arcangelo, difendici nella lotta, per essere salvati nell’estremo giudizio.
1. Per intercessione di San Michele e del celeste coro dei Serafini, ci renda il Signore degni della fiamma di perfetta carità.
Padre nostro e tre Ave Maria al primo Coro angelico.
2. Per intercessione di San Michele Arcangelo e del Coro celeste dei Cherubini, voglia il Signore darci la grazia di abbandonare la vita del peccato e correre in quella della cristiana perfezione.
Padre nostro e tre Ave Maria al secondo Coro angelico.
3. Per intercessione di San Michele Arcangelo e del Coro celeste dei Troni, infonda il Signore nei nostri cuori lo spirito di vera e sincera umiltà.
Padre nostro e tre Ave Maria al terzo Coro angelico.
4. Per intercessione di San Michele Arcangelo e del Coro celeste delle Dominazioni, ci dia grazia il Signore di dominare i nostri sensi e correggere le corrotte passioni.
Padre nostro e tre Ave Maria al quarto Coro Angelico.
5. Per intercessione di San Michele e del Coro celeste delle Potestà, il Signore si degni di proteggere le anime nostre dalle insidie e tentazioni del demonio.
Padre nostro e tre Ave Maria al quinto Coro Angelico.
6. Per intercessione di San Michele e del Coro celeste delle ammirabili Virtù celesti, non permetta il Signore che cadiamo nelle tentazioni, ma ci liberi dal male.
Padre nostro e tre Ave Maria al sesto Coro Angelico.
7. Per intercessione di San Michele e del Coro celeste dei Principati, riempia Dio le anime nostre dello spirito di vera e sincera obbedienza.
Padre nostro e tre Ave Maria al settimo Coro Angelico.
8. Per intercessione di San Michele e del Coro celeste degli Arcangeli, ci conceda il Signore il dono della perseveranza nella fede e nelle opere buone.
Padre nostro e tre Ave Maria all’ottavo Coro Angelico.
9. Per intercessione di San Michele e del Coro celeste di tutti gli Angeli, si degni il Signore di concederci di essere da essi custoditi nella vita presente e poi introdotti nella gloria dei cieli.
Padre nostro e tre Ave Maria al nono Coro Angelico.
Si recitano poi:
Un Padre nostro in onore di San Michele.
Un Padre nostro in onore di San Gabriele.
Un Padre nostro in onore di San Raffaele.
Un Padre nostro in onore dell’Angelo custode.
La preghiera prosegue:
Prega per noi, Arcangelo san Michele, Gesù Cristo Signore nostro.
E saremo resi degni delle Sue promesse.
Segue l’invocazione finale:
Dio onnipotente ed eterno, che con prodigio di bontà e misericordia, per la salvezza degli uomini hai eletto a Principe della tua Chiesa il glorioso San Michele, concedici, mediante la sua benefica protezione, di essere liberati da tutti i nostri spirituali nemici. Nell’ora della nostra morte non ci molesti l’antico avversario, ma sia il tuo Arcangelo Michele a condurci alla presenza della tua divina Maestà. Amen.
«We must live for God and according to God, with the Holy Spirit as our shield and Christ as our sword, hoping to join St. Michael and all the other angels in defending God and sending Lucifer and all his henchmen straight to hell [Dobbiamo vivere per Dio e secondo Dio, con lo Spirito Santo come nostro scudo e Cristo come nostra spada, con la speranza di unirci a San Michele e tutti gli altri Angeli nel difendere Dio e mandare Lucifero e tutti i suoi accoliti dritti all’inferno]» (Jim Caviezel [Il percorso individuale e tutte le sue scelte di vita dell’attore, nato in una famiglia fortemente religiosa, sono profondamente influenzati dalla fede cattolica]).
Foto di copertina: Angelo Custode, Carlo Ceresa (attribuito), 1660, olio su tela, 58×56 cm, chiesa parrocchiale di Santa Maria Assunta, Camerata Cornello.




























