Dietro l’attentato a Trump: sogno e realtà

Vignetta blasfema
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[Korazym.org/Blog dell’Editore, 18.07.2024 – Roberto de Mattei] – I delitti politici non caratterizzano solo la storia americana, con quattro Presidenti assassinati nello spazio di un secolo, ma fanno parte della storia del potere in Occidente. George Minois, uno storico francese che ha dedicato un libro a questo tema (Il pugnale e il veleno. L’assassinio politico in Europa (1400-1800), Utet 2005), afferma che l’omicidio entra a far parte della pratica politica alla fine del Medioevo, nell’età dell’umanesimo e del Rinascimento. In quell’epoca il veleno e il pugnale erano i mezzi privilegiati per sopprimere l’avversario politico, senza che ciò significasse mettere in discussione i princìpi dell’ordine stabilito. Dopo la Rivoluzione francese il delitto politico acquisisce una dimensione ideologica sconosciuta ai secoli precedenti. Le congiure e gli attentati che si succedono non nascono da congiure di palazzo o da intrighi di corte, ma sono frutto di un progetto politico e ideologico.

Tra la fine del XIX e i primi anni del XX secolo, la sinistra rivoluzionaria insanguinò tutta l’Europa organizzando centinaia di rivolte e di attentati. Sotto i colpi degli anarchici e delle società segrete caddero lo Zar Alessandro II (1881), il Presidente della Repubblica francese Sadi Carnot (1894), l’Imperatrice Elisabetta d’Austria (1898), il Re d’Italia Umberto I (1900), il Presidente americano William McKinley (1901), il Re Alessandro di Serbia (1903), il Re Carlo I del Portogallo (1909), il Re Giorgio I di Grecia (1913) e finalmente l’Arciduca d’Austria Francesco Ferdinando. Fu quest’ultimo assassinio politico, il 28 giugno 1914, che innescò la Prima Guerra Mondiale.

Gli omicidi politici rivoluzionari non hanno niente a che fare con la teoria Cattolica del tirannicidio, esposta da San Tommaso d’Aquino, nella Summa Theologiae (I-II, q. 105, a. 1 ad 2) e nel De Regimine principum (I, 6). Secondo il Dottore Angelico, il tiranno che abusa del suo governo non può essere ucciso per iniziativa privata, tuttavia se ciò è necessario al bene comune e non esiste istanza superiore alla quale ricorrere, la nazione intera può sollevarsi contro di lui. Sulla scia di San Tommaso d’Aquino si collocano, tra Cinquecento e Seicento, i Dottori della Seconda Scolastica, San Roberto Bellarmino e Francisco Suarez, che autorizzano la rivolta contro il Principe, a condizione che il bene comune la richieda e che ci siano serie e concrete possibilità di buona riuscita. Su questa linea San Pio V incoraggiò i progetti di ribellione alla Regina inglese Elisabetta I, da lui scomunicata e dichiarata deposta dal trono nel 1570. A San Tommaso d’Aquino e ai congiurati tedeschi del 20 luglio 1944, si richiamò nella sua difesa il Colonnello Jean-Marie Bastien-Thiry, fucilato l’11 marzo 1963, dopo il fallimento dell’attentato del Petit Clamart al Presidente francese Charles De Gaulle.

Molti sono gli attentati politici del Novecento, alcuni ancora avvolti da un certo mistero, come quelli al Presidente americano John Fitzgerald Kennedy (1963) e al Papa Giovanni Paolo II (1981) ma mai privi di mandanti, o complici, politici e ideologici.

Il XXI secolo apre l’era degli attentati privi di ragione politica, ma spesso frutto dell’odio viscerale, della frustrazione, del protagonismo o della follia dei singoli. Tra le cause sociali che vengono addotte per giustificare gli atti di violenza politica in America c’è il libero accesso al mercato delle armi, ma la patologia della violenza è abbondantemente diffusa anche in Europa e non ha bisogno della diffusione delle armi per esprimere il suo spirito distruttivo. La realtà è che in America, come in Europa, c’è una pandemia di malattie mentali, che costituisce il substrato della violenza di ogni genere.  Lo storico britannico Niall Ferguson, citando un suo collega della New York University, afferma che «negli Stati Uniti non c’è mai stata una generazione così ‘depressa, ansiosa e fragile’ come la Generazione Z, gli americani nati tra il 1997 e il 2012, con ‘tassi straordinariamente alti di ansia, depressione, autolesionismo, suicidio e fragilità’» (Il Foglio, 6 marzo 2023).

Gli atti follia dei singoli non rappresentano un caso eccezionale ma esprimono la situazione di labilità psichica della società occidentale che sta perdendo l’uso della ragione perché ha perso i cardini della fede e della legge naturale. Espressione di questa fragilità intellettuale è il successo dei movimenti virtuali QAnon e BlueAnon, espressioni speculari del neo-complottismo di estrema destra e di estrema sinistra. Il fallito attentato a Donald Trump del 14 luglio, nella cittadina di Butler, ha scatenato una pioggia di interventi sui social media, in cui, più importante di ciò che è accaduto, è la sua narrazione. QAnon, che aveva definito la pandemia di Covid una farsa organizzata per sottomettere l’umanità, si dice certa che a sparare a Trump sia stato un “terrorista antifascista”, in combutta con il Mossad israeliano.  BlueAnon ribatte che l’attentato è una messa in scena, organizzata con l’appoggio dei servizi segreti per fare di Trump un eroe. «Mai nella storia», scrive il giornalista Gianni Riotta, citando una ricerca del Luiss Datalab con l’Italian Digital Media Observatory UE, «un singolo evento ha scatenato tali masse di disinformazione, capaci di rivaleggiare, per mole e penetrazione online, con le fonti tradizionali» (la Repubblica, 16 luglio 2024).

La straordinaria istantanea dell’Associated Press, in cui si vede Donald Trump che alza il pugno con la bandiera americana sullo sfondo, offre l’immagine di un leader combattivo e risoluto. Ma la foto viene ritoccata dagli avversari attraverso l’intelligenza artificiale, mostrando l’agente in primo piano che ride soddisfatto. Per i globalisti di sinistra la sparatoria sarebbe stata incoraggiata e forse organizzata dallo stesso Trump. Per gli anti-globalisti di destra, il tentativo di eliminare Trump si inserisce invece in una serie di attacchi criminali già tentati contro il Primo Ministro slovacco Robert Fico e il Premier ungherese Victor Orbán a causa della loro opposizione al Nuovo Ordine Mondiale. Il punto forte delle opposte narrazioni è quello, in realtà debolissimo, del “cui prodest”.

Siamo sicuri. ad esempio, che l’eliminazione di Donald Trump avrebbe giovato solo alla sinistra globalista? In un articolo su Il Corriere della Sera del 15 luglio, Paolo Mieli osserva che Trump è un personaggio da cui ci si può aspettare di tutto e la sua elezione non offrirebbe nessuna certezza di vantaggio per i nemici dell’Occidente: «A Mosca, Pechino e Teheran, una guerra civile che travolga gli Stati Uniti conviene in ogni caso più dell’imprevedibilità di Trump».

La notizia dell’esistenza di un complotto iraniano per uccidere Trump (The New York Times, 16 luglio), ha confermato, il giorno successivo, l’analisi di Mieli. Ciò non significa ovviamente che dietro l’attentato di Butler ci sia la mano di Teheran, Mosca o Pechino, ma solo che non c’è nessuna prova per vedervi la mano del “Deep State”.

La corrispondente de la Repubblica a Mosca, Rosalba Castelletti, riferisce, il 16 luglio, che c’è un film che viene considerato come una profezia dagli analisti del Cremlino: Civil War, di Akex Garland. La pellicola evoca una prossima disintegrazione degli Stati Uniti, attraverso gli occhi di due fotografi che percorrono un paese devastato. A Mosca lo scenario viene visto come il destino dell’Occidente, frutto anche della confusione mentale in cui è immerso. Per questo, davanti a episodi come l’attentato del 14 luglio, prima di perdersi in narrazioni immaginarie, occorre attenersi alla realtà dei fatti, senza discostarsene. Donald Trump è vivo perché i proiettili sparati contro di lui hanno mancato di pochi millimetri il colpo e si appresta a divenire il prossimo presidente degli Stati Uniti. Tutto però è ancora possibile. Solo Dio prevede, ordina e conosce il mistero delle vicende storiche. Chi pretende di sapere la verità nascosta di tutto, attribuendo ogni evento alle manovre degli uomini, rischia di vivere in un mondo di sogni. Lo attende purtroppo un risveglio brusco e drammatico.

Questo articolo è stato pubblicato il 17 luglio 2024 dall’autore sul suo sito Corrispondenza Romana [QUI].

Foto di copertina: la vignetta sacrilega di ElleKappa su la Repubblica. Trump che consacra l’orecchio.

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