La diga rotta. Due pesi e due misure

Bibbia, candele, rosario
Condividi su...

[Korazym.org/Blog dell’Editore, 08.07.2024 – Vik van Brantegem] – Il 21 aprile 2024, nella chiesa parrocchiale di San Vincenzo de’ Pauli in Chicago, è stato celebrato il primo “matrimonio cattogay” dal Parroco Padre Joseph S. Williams, C.M., e due lesbiche (una cattolica, l’altra un ex pastore metodista): conseguenza inevitabile di Fiducia supplicans [QUI], che ha rotto la diga.

Successivamente, in una dichiarazione dell’8 maggio, Padre Williams ha offerto delle scuse, dicendo che «si rammarica del linguaggio della benedizione e dell’uso dei paramenti e della chiesa stessa, che ora riconosce essere una violazione delle norme approvate dalla Chiesa».

Indossando paramenti sacerdotali, Padre Williams ha chiesto alla coppia se «si impegnano liberamente ad amarsi l’un l’altro come santi sposi e a vivere insieme in pace e armonia per sempre», a cui le due donne hanno risposto: «Sì». Padre Williams ha chiesto a Dio di «accrescere e consacrare l’amore» che le due donne nutrono l’una per l’altra, affermando che «gli anelli che si sono scambiate sono il segno della loro fedeltà e del loro impegno». Inizialmente, Padre Williams aveva suggerito che il Documento Fiducia supplicans consentisse il tipo di benedizione da lui amministrata. Il modo in cui ha condotto la benedizione «è avvenuto grazie al mio tentativo di offrire loro un momento significativo della grazia di Dio», ha detto nella dichiarazione: «Volevo farlo bene. Circa una settimana dopo il fatto, ho visto il video. Mi sono subito reso conto di aver preso una pessima decisione dalle parole e dalle immagini catturate nel video». La controversia «è stata una preziosa esperienza di apprendimento», ha detto nella dichiarazione. «Sono profondamente dispiaciuto per la confusione e/o la rabbia che ciò ha causato, in particolare per il popolo di Dio», ha scritto Williams nella dichiarazione, che è stata rilasciata dalla Congregazione della Missione, detta anche dei Vincenziani, che amministra la parrocchia del centro di Chicago.

La diga rotta
Dopo Fiducia supplicans

Il 7 ottobre 2023 è stata celebrata nella Sala del Tricolore a Reggio Emilia l’unione civile fra Marco Righi, 50 anni e Fabio Valentini, 53 anni. Certo, non era la prima volta, ma a fare la differenza quella volta, era il discorso pronunciato da una cugina di uno dei due “sposi”, storici attivisti della sezione reggiana di Arcigay. Suor Angela di San Giovanni in Persiceto, alias Paola Pederzoli. Augurandogli un “buon viaggio assieme”, ha citato l’Ecclesiaste 4,9: «Meglio essere in due che uno solo, perché due hanno un miglior compenso nella fatica», travisando la Parola del Signore.

La Dichiarazione Fiducia supplicans è stato il punto di rottura della diga, dopo decenni di infiltrazioni della lobby arcobaleno nella Chiesa Cattolica Romana, volte a cambiare la prassi e la dottrina.

Con la controversa Dichiarazione Fiducia supplicans sulla benedizione alle coppie omosessuali, il Prefetto del Dicastero per la Demolizione della Fede, Cardinale Víctor Manuel Fernández, benedice qualsiasi tipo di unione, incluso – e soprattutto – delle coppie dello stesso sesso, purché non si predisporre appositi rituali e che non si confonde con il matrimonio, nonché facendo delle sveltine: l’apparenza è salva, la dottrina no.

Il Cardinale Gerhard Ludwig Müller, Prefetto emerito della Congregazione per la Dottrina della Fede, in modo puntuale e duro ha immediatamente demolito la controversa Dichiarazione, che consente la benedizione delle coppie omosessuali e ha rivendicato il dovere di rifiutare tali benedizioni per amore della fede Cattolica: «Fiducia supplicans favorisce l’eresia».

In riferimento alla benedizione delle coppie dello stesso sesso, Fiducia supplicans che ha spaccato la Chiesa, è un accumulo tracciante di inganni: ha cambiato la dottrina affermando il contrario; ha falsificato il concetto di coppia; usa giochi di parole e applica formule ambigue; rifiuta il diritto naturale.

Le benedizioni di coppie dello stesso sesso sono atti malvagi che ogni sacerdote deve negare. Benedire una coppia omosessuale è un’azione intrinsecamente malvagia, secondo la Bibbia e il Magistero. Anche se un vescovo comandasse le “benedizioni” di Fiducia supplicans, un sacerdote non deve obbedire.

Le benedizioni sono legate ai sacramenti. Dire che le benedizioni delle coppie omosessuali non vanno collegate al matrimonio, come fa Fiducia supplicans, è un diversivo. Le benedizioni hanno un significato pubblico oggettivo, indipendentemente dalle intenzioni soggettive.

Rotta la diga con la Dichiarazione Fiducia supplicans, non c’è più freno e la pratica dell’unione civile più benedizione di un sacerdote prenderà sempre più piede.

Il prossimo 14 settembre, Hector Pautasso, 34 anni, originario del Cile, e Filippo Sanchi, 37 anni, originario di Rimini, si uniranno civilmente a Cartoceto in provincia di Pesaro, dove abitano insieme da due anni, dopo una convivenza settennale a Fano. La cerimonia sarà officiata dall’ex Assessore di Pesaro, Giuliana Ceccarelli. I due “sposi” sono convinti attivisti dell’ideologia LGBTQIA+: oltre ad aver partecipato al Marche Pride ad Ancona lo scorso 22 giugno, erano presenti anche all’incontro sull’omolesbobitransfobia tenutosi a Fano lo scorso 17 maggio.

Dopo l’unione civile, la coppia omosessuale riceverà anche la benedizione da un sacerdote. Una violazione persino di Fiducia supplicans, ma scontata nella prassi pastorale della rivoluzione anti l’ordine naturale. Filippo Sanchi ha raccontato a Il Resto del Carlino di ieri, 7 luglio 2024 [QUI]: «L’evento fanese è stato qualcosa di storico perché per la prima volta c’era anche un sacerdote, il nostro amico e incaricato diocesano per la pastorale LGBTQIA+, Don Giuseppe Cavoli». E poi aggiunge riferendosi al giorno in cui si uniranno civilmente: «Dopo la celebrazione in sala consiliare ci ritroveremo alla Locanda la Cerasa, dove tra parenti e amici saremo quasi 200. E durante la festa ci sarà un momento per noi importante e bellissimo: la benedizione religiosa di coppia che ci impartirà Don Giuseppe Cavoli, autorizzata dal Vescovo Andrea [Andreozzi, di Fano-Fossombrone-Cagli-Pergola]. Solo a pensarci ci assale l’emozione». Hector Pautasso aggiunge: «E poi ci piacerebbe adottare un bambino, ma al momento la legge ci impedisce di diventarne entrambi genitori».

In un Editoriale su La Nuova Bussola Quotidiana di oggi, 8 luglio 2024 [QUI], Tommaso Scandroglio articola alcune riflessioni sulla decisione di Don Giuseppe Cavoli di impartire la benedizione, che riportiamo di seguito.

Prima riflessione: «Víctor Fernández, Prefetto per il Dicastero per la Dottrina della Fede, ha scritto nero su bianco nella Dichiarazione Fiducia supplicans, documento che legittima la benedizione di coppie gay e irregolari, che tali benedizioni si potevano impartire a patto che non mimassero la benedizione degli sposi e che non si creasse in alcun modo confusione tra questo tipo di benedizioni e il matrimonio. Riportiamo il passaggio di Fiducia supplica che qui interessa: “Proprio per evitare qualsiasi forma di confusione o di scandalo […] questa benedizione mai verrà svolta contestualmente ai riti civili di unione e nemmeno in relazione a essi” (39). Lo sottolineiamo: la benedizione di una coppia omosex non deve essere svolta in relazione ai riti civili di unione. Benedire i signori Pautasso e Sanchi subito dopo che si saranno uniti civilmente e durante il loro ricevimento rientra appieno nell’ambito del divieto indicato da Fiducia supplicans, perché tale benedizione è palesemente in relazione con l’unione civile appena conclusa.
Ma questo accade quando si accetta il principio che è “moralmente buono” benedire una coppia omosessuale. Se è lecito benedire questa relazione perché buona, non si comprende il motivo per vietare la benedizione quando è successiva ad una unione civile. Se è cosa buona benedire religiosamente una coppia gay, è altrettanto cosa buona l’unione civile di una coppia gay. E allora perché vietare una benedizione che si affianca a tale rito civile? Solo perché si creerebbe confusione con l’istituto del matrimonio? Ma se la relazione omosessuale è una relazione moralmente lecita perché i due non potrebbero anche sposarsi? Dunque questo divieto è irragionevole e come tale è caduto immediatamente nella prassi pastorale con tanto di benedizione – per rimanere in tema – del Vescovo di Fano-Fossombrone-Cagli-Pergola, Mons. Andrea Andreozzi.
Sospettiamo fortissimamente che questa fuga in avanti verso il baratro, come altre simili, sia stata precisamente prevista dagli estensori di Fiducia supplicans e desiderata. Il giochino è sempre il solito: facciamo passare il principio X con mille paletti, certi che questi paletti presto cadranno perché antitetici al principio X. Fai cadere la prima tessera del domino e tutte le altre cadranno di conseguenza. Questa non è pastorale, ma strategia ideologica».

Seconda riflessione: «Il caso di Pesaro potrebbe inaugurare un’accoppiata vincente sulla ruota arcobaleno: rito civile più rito religioso. Un po’ come si fa in quelle nazioni dove, a differenza dell’Italia, il matrimonio canonico non produce immediati effetti civili. Ecco dunque due momenti separati, ma identici nel celebrare la medesima unione. Prima davanti al sindaco e poi davanti a Dio (per essere giudicati). L’evoluzione, o meglio, l’involuzione porterà rapidamente ad invocare effetti concordatari di carattere civile anche per le benedizioni di coppie gay».

Terza riflessione: «Infine è interessante sottolineare la continuità ideologica che esiste tra unioni civili e benedizioni di coppie gay. Entrambi hanno sferrato una ferita quasi letale al matrimonio. Infatti la legge Cirinnà ha elevato a rango matrimoniale le relazioni omosessuali in ambito civile, FS ha prodotto il medesimo effetto in ambito religioso. Scontato quindi che due iniziative così simili si intrecciassero, trovassero l’una nell’altra qualcosa di sé. Unione civile e benedizione gay – è proprio il caso di dirlo – non potevano che sposarsi, prima o poi, perché sono due anime gemelle nate nel seno della medesima rivoluzione contro l’ordine naturale».

«Il livore anticattolico di certe persone, quando parlano della Chiesa. Due pesi e due misure se a sbagliare è la Chiesa cattolica? Un conto è l’anticlericalismo ideologico, quello per cui la Chiesa cattolica è sempre in cattiva fede ed è sempre colpevole qualsiasi cosa faccia o non faccia. Un conto è la critica, anche severa, della Chiesa quando cerca di negare l’evidenza e giustifica apologeticamente i suoi errori. Il primo anticlericalismo è miope e sterile, il secondo coraggioso ed evangelico, per chi crede nel dovere morale della “correzione fraterna”» (Carlo Silini).

Due pesi, due misure
La scomunica dell’Arcivescovo Carlo Maria Viganò

A margine, alcune osservazioni in riferimento alla notizia che il Dicastero per la Dottrina della Fede ha dichiarato misericordiosamente la scomunica latae sententiae dell’Arcivescovo Carlo Maria Viganò, 83 anni, poiché ritenuto colpevole di scisma [QUI], secondo il breve Comunicato del Dicastero per la Dottrina della Fede, pubblicato il 5 luglio 2024 dalla Sala Stampa della Santa Sede [QUI].

La decisione è stata presa il giorno prima, il 4 luglio 2024.  Alcuni osservatori Statunitensi hanno visto nella scelta di questa data per votare il caso dell’Arcivescovo Viganò più che una coincidenza, visto che era il giorno della festa nazionale negli USA (Independence Day, che celebra la firma della Dichiarazione di Indipendenza nel 1776). L’Arcivescovo Viganò è stato Nunzio Apostolico negli Stati Uniti – uno degli incarichi più prestigiosi nel servizio diplomatico della Santa Sede – dal19 ottobre 2011 al 12 aprile 2016 (rinuncia per limiti d’età), sia sotto Papa Benedetto XVI (2011-2013) che sotto Papa Francesco (2013-2016).

Il 3 aprile 1992 fu nominato Nunzio Apostolico in Nigeria ed eletto Arcivescovo titolare di Ulpiana da Papa Giovanni Paolo II. Il 26 aprile seguente ha ricevuto l’ordinazione episcopale nella basilica di San Pietro in Vaticano dallo stesso pontefice, co-consacranti i Cardinali Franciszek Macharski, Arcivescovo metropolita di Kraków e Angelo Sodano, Segretario di Stato. Il 4 aprile 1998 fu nominato Delegato per le Rappresentanze pontificie nella Segreteria di Stato della Santa Sede. Il 16 luglio 2009 fu nominato da Papa Benedetto XVI Segretario Generale del Governatorato dello Stato della Città del Vaticano. La sua gestione, attraverso procedure contabili centralizzate e verificabilità dei costi, ha portato da un deficit equivalente ad oltre 10 milioni di dollari del 2009 a raggiungere un saldo positivo equivalente a circa 44 milioni di dollari l’anno successivo] In questa posizione diede inizio a diverse indagini su presunti appalti irregolari e casi di corruzione. Insistenti voci lo volevano allontanato da questo incarico per questo motivo e il 19 ottobre 2011 fu nominato Nunzio Apostolico negli USA. Scrisse a Papa Benedetto XVI lamentando «profondo dolore e amarezza» per una decisione che riteneva essere una punizione nei suoi confronti.

Sottolineiamo che l’Arcivescovo Viganò è stato condannato per scisma, non per eresia. Poi, va ricordato, in riferimento alla persecuzione della Santa Sede della liturgia tradizionale, che nella sua storia la Chiesa Cattolica Roma ha sempre perseguitato le eresie, mai i riti.

Riguardante la condanna dell’Arcivescovo Viganò, continuiamo a non commentarla, per il momento, essendo necessario la riflessione e la preghiera.

Il nocciolo della questione in sintesi è che ora c’è ufficialmente un nuovo scisma nella Chiesa. Questo lo dice in chiare lettere il Comunicato del Dicastero per la Dottrina della Fede: l’Arcivescovo Viganò, dopo aver lavorato per la Chiesa per mezzo secolo, dalla metà degli anni Sessanta fino al 2016 è “nello scisma”. Essere “nello scisma” significa essere diviso, separato, escluso. Tutti gli scismi nella Chiesa – anche se derivano da una battaglia sul vero magistero, sul deposito della fede, quando c’è bisogno di discernere la verità e chiarirla affinché sia restaurata la “retta fede”, l’ortodossia – sono dolorosi e causano dolore. Tali divisioni, separazioni, esclusioni – anche se possono essere necessarie per far emergere la verità – richiedono una via da trovare, una grazia da ricevere, per ripristinare l’unità e la comunione, affinché lo scisma non si approfondisca, cresca, si intensifichi e causa ancora più confusione. Fino a causare, in molti, la perdita della fede nel Salvatore crocifisso e risorto, Nostro Signore Gesù Cristo; e in tanti altri la perdita della carità verso i fratelli con cui è stata interrotta la comunione. Come, purtroppo, è accaduto troppo spesso nel passato. Da qui la necessità della preghiera, senza sosta, e dell’Adorazione di Gesù Eucaristia, perché la battaglia è spirituale. Quindi, preghiamo incessantemente per l’Arcivescovo Viganò. Lo Spirito Santo porti conforto e consolazione, saggezza e prudenza, molto coraggio.

L’Arcivescovo Carlo Maria Viganò ha annunciato sabato in un post su Twitter: «Come tutti i Primi Sabati del mese, oggi offro il Santo Sacrificio della Messa secondo le intenzioni degli Amici e Benefattori della Fondazione Exsurge Domine e di tutti coloro che mi hanno espresso la loro vicinanza spirituale e materiale in questi frangenti. Invito tutti ad unirsi a me nella fiduciosa preghiera al Cuore Immacolato di Maria, affinché il Signore conceda alla Santa Chiesa di trionfare ancora sui suoi nemici che oggi la eclissano e usurpano la sua sacra autorità».

Mentre l’Arcivescovo Carlo Maria Viganò è scomunicato, la stessa Santa Sede tollera e addirittura sostiene persone come l’ex Cardinale Theodore McCarrick e altri abusatori sessuali seriali [QUI], e coloro che e sfidano l’insegnamento della Chiesa [QUI], che non vengono scomunicati. Poi, cardinali, vescovi, sacerdoti che vanno d’accordo e non reagiscono per paura, e per poter andare avanti, dovrebbero temere l’aldilà. Gesù fu implacabile contro il clero agiato durante il suo tempo sulla terra: «Tutte le loro opere le fanno per essere ammirati dagli uomini: allargano i loro filattèri e allungano le frange; amano posti d’onore nei conviti, i primi seggi nelle sinagoghe e i saluti nelle piazze, come anche sentirsi chiamare “rabbì” dalla gente» (Mt 23,5-7).

Il Vescovo Joseph Strickland – che fu rimosso misericordiosamente dal governo pastorale della Diocesi di Tyler, apparentemente per il suo parlare della Verità e delle minacce alla Verità della Fede Cattolica: «Una flagrante ingiustizia nei confronti di un vescovo che ha fatto il suo dovere» (Mons. Schneider); «Mentre i vescovi eretici e immorali possono fare quello che vogliono» (Card. Müller)  [QUI, QUI, QUI e QUI] – ha osservato che la Santa Sede è più interessato a mettere a tacere l’Arcivescovo Viganò, che ad affrontare le documentate accuse che ha formulato. Ha scritto sabato in un post su X il commento che riportiamo nella nostra traduzione italiana dall’inglese: «Ci troviamo in uno strano momento della storia della Chiesa, quando l’Arcivescovo Viganò viene scomunicato rapidamente, mentre Theodore McCarrick rimane non scomunicato dopo che sono venuti alla luce, anni di crimini contro la Chiesa.
Dovremmo guardare da vicino una Santa Sede che opera in questo modo. Invece di affrontare le serie domande e accuse sollevate dall’Arcivescovo Viganò, viene sommariamente allontanato dalla Chiesa con l’apparente motivo di metterlo a tacere. Nel frattempo McCarrick e un lungo elenco di altri hanno promosso una cultura che ignora o vuole cambiare gli insegnamenti della Chiesa e le loro voci sono autorizzate e persino apertamente sostenute.
Sembra che ci siano rimaste solo pietre per gridare giustizia perché le voci dei discepoli fedeli sono mute, ignorate o addirittura messe a tacere.
Su San Pio V, di Roberto de Mattei: «Il nuovo Papa appariva un uomo mosso soltanto dal desiderio di restaurare l’antico splendore della Santa Sede mediante il miglioramento dei costumi e la lotta contro gli errori». Possa questa citazione ricordarci che lo “splendore della Santa Sede” riguarda sempre la gloria di Gesù Cristo. Non c’è splendore senza fedeltà a Cristo e l’unico valore dello splendore mondano è che ci indirizza a Dio».

Postsciptum

Clamoroso. Mentre leggiamo su Duc in altum dell’amico e collega Aldo Maria Valli il flusso di messaggi di sostegno e solidarietà [QUI], apprendiamo da Stilum Curiae dell’amico e collega Marco Tosatti [QUI], che Mel Gibson, l’indimenticato autore della Passione di Cristo, ha indirizzato una lettera all’Arcivescovo Carlo Maria Viganò («un Atanasio dei giorni nostri»), dopo la scomunica comminata nei suoi confronti dal discusso Prefetto del Dicastero pe la Dottrina della Fede, Cardinale Víctor “Tucho” Fernández:
«Caro arcivescovo,
Sono sicuro che non si aspettava altro da Jorge Bergoglio.
So che lei sa che non ha alcuna autorità – quindi non so che effetto avrà su di lei in futuro – spero che continuerà a dire messa e a ricevere i sacramenti lei stesso – è davvero un distintivo d’onore essere messo da parte dalla falsa Chiesa postconciliare.
Ha tutta la mia comprensione per il fatto che soffre pubblicamente questa grave ingiustizia. Per me e per molti altri lei è un eroe coraggioso.
Come sempre, ha colto nel segno per quanto riguarda l’illegittimità di Francesco. Lei esprime i problemi fondamentali dell’istituzione che ha eclissato la vera Chiesa e mi congratulo per il suo coraggio nell’esprimerlo, ma soprattutto nel mantenere la fedeltà alla vera Chiesa!
Lei è un Atanasio dei giorni nostri! Ho tutto il rispetto per il modo in cui difendi Cristo e la sua chiesa. Sono d’accordo con lei al 100% sul fatto che la chiesa postconciliare del Vaticano II è una chiesa contraffatta. Per questo ho costruito una chiesa cattolica che pratica solo il culto tradizionale. Lei è benvenuto se vuole venire a dire messa lì in qualsiasi momento.
Naturalmente essere chiamato scismatico ed essere scomunicato da Jorge Bergoglio è come un distintivo d’onore se si considera che egli è un apostata totale e la espelle da una falsa istituzione.
Ricordi che il vero scisma richiede innovazione, cosa che lei non ha fatto ma che Bergoglio fa ad ogni respiro.
È lui, quindi, lo scismatico! Tuttavia si è già scomunicato ipso facto con le sue numerose eresie pubbliche (canone 188 del Codice del 1917).
Come lei sa, non ha il potere di scomunicarla perché non è nemmeno cattolico.
Quindi gioisca! Sono con lei e spero che Bergoglio scomunichi anche me dalla sua falsa Chiesa.
Bergoglio e le sue coorti hanno i vestiti e gli edifici, ma lei ha la fede.
Dio la benedica e la protegga. Se ha bisogno di qualcosa chieda pure, farò del mio meglio per aiutarla.
Con ammirazione e rispetto eterno».

151.11.48.50