Dott. Pedrizzi (UCID) racconta il contributo dei cattolici alla democrazia

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“Una democrazia senza valori si converte facilmente in un totalitarismo aperto oppure subdolo, come dimostra la storia”: così affermava san Giovanni Paolo II; e così ribadisce anche il documento preparatorio della 50^ Settimana Sociale, ‘Al cuore della democrazia’, in svolgimento a Trieste: “E la partecipazione alla vita civile assume nomi sempre nuovi: la possiamo riconoscere nella perdurante vitalità dell’associazionismo e del terzo settore; nell’emergere di una nuova economia civile animata da imprese e cooperative orientate alla responsabilità sociale; nell’attività di amministratori capaci di ascoltare e interpretare in modo responsabile e lungimirante i bisogni emergenti da città e territori; nella costruzione di percorsi di progettazione dal basso per una cura condivisa e partecipata del bene comune; nella spinta propulsiva dei giovani per la cura dell’ambiente, a partire dai loro contesti di vita; nell’impegno di tante Chiese locali per la costruzione delle comunità energetiche, preziosa eredità della Settimana Sociale di Taranto”.

Per comprendere meglio il motivo per cui i cattolici si interrogano sulla democrazia abbiamo incontrato il presidente regionale dell’UCID (Unione Cristiana Imprenditori Dirigenti) del Lazio, dott. Riccardo Pedrizzi: “La dottrina sociale della Chiesa intende essere un veicolo attraverso il quale portare il Vangelo di Gesù Cristo nelle diverse situazioni culturali, economiche e politiche che gli uomini e le donne di oggi devono affrontare. Il tema scelto per questa edizione della Settimana Sociale ‘Al cuore della democrazia’, rappresenta una questione molto importante per il nostro millennio. Anche se è vero che la Chiesa non offre un modello concreto di governo o di sistema economico (cfr Centesimus annus, n. 43), ‘la Chiesa apprezza il sistema della democrazia, in quanto assicura la partecipazione dei cittadini alle scelte politiche e garantisce ai governati la possibilità di eleggere e controllare i propri governanti, sia di sostituirli in modo pacifico, ove ciò risulti opportuno’.

La democrazia ai nostri giorni deve affrontare gravi problemi. Il primo fra tutti è la tendenza a considerare il relativismo intellettuale come il corollario necessario di forme democratiche di vita politica. Da tale punto di vista, la verità è determinata dalla maggioranza e varia secondo transitorie tendenze culturali e politiche. Quanti sono convinti che certe verità siano assolute e immutabili vengono considerati irragionevoli e inaffidabili. D’altro canto, in quanto cristiani crediamo fermamente che ‘se non esiste nessuna verità ultima la quale guida ed orienta l’azione politica, allora le idee e le convinzioni possono esser facilmente strumentalizzate per fini di potere. Una democrazia senza valori si converte facilmente in un totalitarismo aperto oppure subdolo, come dimostra la storia’ (Centesimus annus, n. 46).

Le altre questioni riguardano le sfide che nell’odierno mondo economico e tecnologico, finanziario e produttivo, organizzativo e creditizio, mediatico e informatico, trovano il terreno fertile per un attacco alle regole democratiche. Il tecnocrate, il bancocrate, il tecnoburocrate, il manager, costituiscono di fatto centri oligarchici che mirano a imporsi nel nome dell’efficienza, della competenza, della produttività, del profitto. Oltretutto nelle società post-industriali oggi non c’è un attacco frontale alla democrazia, agisce però una delegittimazione per vie interne del sistema democratico, che ne svuota progressivamente i presupposti. Predomina cioè l’idea che la politica sia il dominio dell’incompetenza e dell’inefficienza. Per cui occorre porsi la domanda se di fronte alle trasformazioni in atto la ‘democrazia dei moderni’, avrà la forza e la capacità di resistere”.

Quanto è importante per la Chiesa la partecipazione dei cattolici alla vita civile?

“Dinanzi alla pretesa laicista di relegare sbrigativamente nel «religioso» il cristiano e di fronte al pericolo di un pluralismo indifferente, occorre ridare al più presto slancio e contenuti ed una proposta che, partendo dalla fede, proponga una sua concezione dell’uomo, della storia e della società.

Da ciò discende che un impegno sociale efficace e fecondo non sarà possibile senza la ricerca e l’affermazione della verità sull’uomo e dell’uomo. Ma se questa verità non venisse ricercata ed affermata totalmente, se un’antropologia, cioè la dottrina sull’uomo, non esprimesse tutti i valori e non investisse tutti gli ambiti e gli aspetti della vita dell’uomo, si avrebbe come esito inevitabile ‘la mortificazione dell’uomo stesso, e non sarebbe possibile attuare una società a misura d’uomo e secondo il piano di Dio’.

E’ necessario perciò che il cristiano superi quel complesso di inferiorità creatogli dall’Illuminismo in base al quale la fede sarebbe conflittuale e concorrenziale con la ragione. Tra fede e ragione vi è differenza, ma non alternatività, ed è proprio alla luce della prima che il cristiano conosce l’uomo nella sua pienezza e costruisce un’antropologia non neutra o dimezzata o ad una dimensione. A questa visione dell’uomo il cristiano deve conformare la sua azione politica. Senza rassegnazione e senza compromessi che possano significare cedimenti o mimetizzazioni sulla propria verità dell’uomo.

Se ciò non avvenisse il cristiano si renderebbe clandestino, si mostrerebbe indifferente, si mimetizzerebbe e tornerebbe nelle catacombe, diventando complice dell’aggressione all’avvenimento cristiano. Proprio questo… ‘Non si può più affermare che la religione deve limitarsi all’ambito privato e che esiste solo per preparare le anime per il cielo. Sappiamo che Dio desidera la felicità dei figli anche su questa terra, benché siano chiamati alla pienezza eterna, perché Egli ha creato tutte le cose perché possiamo goderne, perché tutti possano goderne’, ha scritto papa Francesco nell’esortazione apostolica ‘Evangelii gaudium’”.

Quale contributo possono offrire i cattolici alla vita democratica?

“In questo scenario è estremamente importante che siano presenti i cattolici fedeli al Magistero di sempre che dovrebbero sapersi muovere con intelligenza e cautela in modo da poter essere in grado di rilanciare la Dottrina Sociale Cattolica come contributo sempre originale di idee, di programmi e di sentimenti, per affermare che l’unico programma politico, sociale ed economico è quello che ‘diverge radicalmente dal programma del collettivismo, proclamato dal marxismo e realizzato in vari Paesi del mondo…’ ed ‘al tempo stesso differisce dal programma del capitalismo praticato dal liberalismo e dai sistemi politici, che ad esso si richiamano’, cosi come testualmente recita l’enciclica ‘Laborem exercens’ di san Giovanni Paolo II. In particolare bisogna comunicare, applicare, vivere i due principali principi della Dottrina sociale cattolica: quello della solidarietà e quello della sussidiarietà.

Virtù umana e cristiana, la solidarietà (meglio sarebbe dire: la carità) supera ogni individualismo e consente a uomini e famiglie, gruppi e comunità locali, ordini professionali ed associazioni di categoria, nazioni ed organizzazioni internazionali di partecipare per il bene comune alla gestione delle attività economiche, politiche e culturali, senza che ne venga lesa per il principio di sussidiarietà la legittima autonomia dei vari corpi sociali intermedi”.

Cosa può offrire l’UCID all’Italia?

“La consapevolezza innanzitutto della necessità di creare e formare una classe dirigente imprenditoriale eticamente responsabile, applicando il criterio della meritocrazia che significa consentire di essere elites in politica, nella società, nell’economia, nella cultura, nella vita solamente a chi è bravo, studia, è competente e si sacrifica al servizio della comunità. Su questa lunghezza d’onda si mosse anche  papa Benedetto XVI in un’intervista del 26 settembre 2009: ‘Direi che normalmente sono le minoranze creative che determinano il futuro, e in questo senso la Chiesa cattolica deve comprendersi come minoranza creativa che ha un’eredità di valori che non sono cose del passato, ma sono una realtà molto viva. La Chiesa deve attualizzare, essere presente nel dibattito pubblico, nella nostra lotta per un concetto vero di libertà e di pace’.  

La Chiesa stessa, in tale contesto, è una minoranza creativa che deve essere presente nel dibattito pubblico con tutta la forza del messaggio di Cristo, anche nella società, auspicando che sopratutto i laici cattolici (dall’esperienza familiare a quelle associative, professionali come l’UCID) saldi nella sana dottrina, devono tornare ad essere quei poli d’attrazione che facciano interrogare nuovamente l’uomo del nostro tempo e convincerlo, con l’esempio, che è meglio vivere scommettendo su Dio piuttosto che farne a meno o metterlo tra parentesi”.

(Foto: UCID)

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